A TUTTO TONDO IN VIAGGIO TRA LE CAVE E IL BITUMIFICIO DI GOSSOLENGO

Inizia da località Ponte Nuovo il nostro viaggio all’interno delle cave nel comune di Gossolengo. Qui c’è un gran via vai di camion che trasportano ghiaia. In questo luogo le cave sono state autorizzate dal piano provinciale del 2001 poi rinnovato nel 2011. Tutto ha seguito un iter regolare. A questo si aggiunge la proposta da parte di una società di realizzare un impianti di produzione di bitume della portata di 200 mila tonnellate annue. Un anno fa contro questo impianto si è formato un comitato No al bitume – Si al parco del Trebbia. Abbiamo raccolto le testimonianze degli ambientalisti, dei cittadini che fanno parte del comitato ma anche di coloro che hanno rappresentato e che rappresentano tutt’ora le istituzioni. Da una parte c’è chi denuncia una specie di sistema mirato a fare si che il territorio sia indirizzato ad ospitare questo genere di attività, utile sì ma nello stesso tempo impattante, dall’altro chi dimostra come tutto l’iter sia regolare ed autorizzato.

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CONTRO IL BITUMIFICIO, IL RICORSO AL TAR

Si sentono non ascoltati, ma soprattutto presi in giro e per questo proseguiranno con la loro battaglia. I cittadini del comitato No al bitume SI al parco del Trebbia e Legambiente hanno annunciato un ricorso al Tar contro la decisione dell’amministrazione comunale di Gossolengo di dare il via libera alla creazione del bitumificio a Pontenuovo, nel bel mezzo del Parco del Trebbia. Comitato e Legambiente da sempre contestano le legittimità del progetto sia nel merito che nella forma e la procedura seguita dalla amministrazione comunale e richiesta dalla ditta per ottenere l’autorizzazione. “Sarà una battaglia lunga e a tratti dolorosa – ha detto Giovanni Toscani del Comitato – ma l’affronteremo con coraggio perchè in questi mesi a Gossolengo si è formata un’appartenenza al territorio, una forte solidarietà che mai prima d’ora si erano manifestate così chiaramente”. I cittadini ritengono che “sussista una incoerenza fra l’impianto di bitume e il Parco del Trebbia e proprio la legge regionale n. 19 del 4 novembre 2009 istitutiva del Parco ne conferma a nostro parere l’illegittimità”. Nelle osservazioni presentate da Legambiente, condivise anche dal comitato, sono spiegate come “le motivazioni che conducono a ritenere e a pretendere che sul progetto o meglio sui progetti presentati dal gruppo CCPL nell’ambito della stessa area (cava del molinazzo, impianto di bitume e impianto stoccaggio inerti non pericolosi), e che di fatto vanno a costituire il cosiddetto “effetto cumulo”, debba essere effettuata una valutazione di Impatto Ambientale cumulativa, che studi e verifichi tutti gli effetti provocati dagli impianti complessivamente. Frammentare in modo artificioso un progetto per sottrarsi a questa specifica procedura di verifica non solo e’ in contrasto con la legge ma non rappresenta nè una decisione di buon senso oltre ad essere dalla legge stessa forte contrastato”. E’ proprio questo il nodo: perchè, si domandano i cittadini, l’amministrazione non ha proceduto con una Valutazione di Impatto Ambientale? “Sarebbe bastato un atto di coraggio – incalza Laura Chiappa presidente di Legambiente – e questo non è accaduto. L’intento di un’amministrazione non dovrebbe essere quello di perseguire il bene della collettività?” si domanda. Secondo il comitato sussisterebbero evidenti errori ed imprecisioni nella documentazione prodotta dalla ditta proponente la CCPL quali “il lacunoso studio sulla valutazione della ricaduta inquinanti” – chiarito da Giuliano Rasparini del Comitato, durante l’ultima assemblea pubblica – “o lo studio sul bilancio dei transiti di automezzi pesanti”. La battaglia dunque prosegue con azioni concrete: sono state raccolte oltre 1200 firme in una decina di giorni, e altre se ne stanno raccogliendo anche attraverso la petizione on line, oltre 700 adesioni. “Non si può dimenticare – ha ricordato Toscani – quando nei mesi scorsi il Comitato veniva definito uno sparuto numero di pagliacci, ebbene oggi questi pagliacci si sono trasformati in una comunità che saprà affrontare la sfida di un ricorso doveroso al Tar per far valere le proprie ragioni”.

no bitume