IKEA, NUOVI BLOCCHI AI CANCELLI

Nuovi blocchi e nuovi scontri davanti al magazzino Ikea di Le Mose. La protesta da parte dei facchini aderenti al Si Cobas non si placa. Anzi si riaccende proprio nel giorno in cui cinque militanti di alcuni collettivi di Bologna che sostengono la lotta degli operai dello stabilimento piacentino hanno ricevuto il foglio di via dalla città. Il provvedimento si riferisce agli scontri del 7 maggio scorso. Nonostante questo i militanti hanno comunicato che la protesta continuerà. Stamattina circa un centinaio di manifestanti ha bloccato l’ingresso dei camion ai cancelli dello stabilimento.

 

ikea blocchi

COBAS, PRONTI A BOICOTTARE IKEA

Non si fanno attendere le reazioni dei  lavoratori Ikea dopo i provvedimenti disciplinari presi dalla coop San Martino nei confronti dei 33 facchini aderenti al Si Cobas. Al momento il sindacato comunica che i licenziamenti risultano undici e annuncia l’avvio di una campagna di boicottaggio nei punti vendita del marchio svedese per sabato e domenica prossimi.

Qui di seguito riportiamo il testo completo della nota del Si Cobas.

Dopo aver ignorato l’accordo sottoscritto in Prefettura, esautorandola di fatto, la Cooperativa San Martino ha preso tempo per rafforzare la campagna antisindacale e giungere alla formulazione di numerosi licenziamenti colpendo il SI.COBAS e la struttura dei delegati nel Deposito IKEA.

Entro oggi dovremmo conoscere il numero esatto dei lavoratori licenziati. Al momento ce ne risultano 11 e voci di corridoio parlano di circa 20.
Licenziamenti politici in piena regola con IKEA a dirigere l’orchestra repressiva ed i reparti antisommossa, ospitati all’interno del Deposito della multinazionale, pronti ad uscire in caso di blocchi.
Nella fortezza IKEA, rimpinguata anche di decine di nuove “leve mutualistiche” a fare i facchini, l’aria è pesante ed il controllo sui lavoratori associati al nostro sindacato è pressoché marziale.

Intanto, nel gioco tra le parti, CGIL e FILT di Piacenza scoprono il tema dell’”applicazione integrale del contratto nazionale” badandosi bene dal denunciare che retribuzioni ed istituti erogati del “sistema delle cooperative” sono calcolati non in base alle ore contrattualmente previste, ma sulle ore effettive di lavoro ordinario, con una pesante erosione salariale che rappresenta la vera fortuna della lobby del mutualismo made in Italy e, al tempo stesso, la miseria della condizione del lavoratore, apparentemente socio ma sostanzialmente supersfruttato. 

Una CGIL che vede la soluzione attraverso “un vero tavolo di trattativa coordinato dalle istituzioni locali nel quale tutti i soggetti coinvolti (Ikea, San Martino, Sindacati Confederali) facciano due passi in avanti” attendendo fiduciosa, nel segno della legalità, “tutti quelli che ci vogliono provare insieme a noi”, ed una San Martino che gli fa eco dichiarandosi “disponibile a confronti che abbiano lo scopo di migliorare il clima aziendale”.

Questo balletto di buoni propositi e cortesie avviene proprio mentre sulle teste di decine di operai si è abbattuta la scure padronale dopo un’intensa campagna che li ha voluti bollare come “facinorosi e violenti”, quindi illegali, ed alla quale hanno partecipato attivamente proprio i cosiddetti soggetti coinvolti: ikea, San Martino, Istituzioni, Sindacati Confederali.
Operai da sacrificare alla “democratica dialettica” del profitto che pretende lavoratori ricattati e sottopagati, silenziosi e sottomessi. Il blocco sociale messo in piedi per questa “operazione chirurgica” è emblematico di un sistema corrotto e marcio che vuole soffocare ogni espressione di autonomia ed indipendenza dei lavoratori per salvaguardare lo status quo.

Nelle ultime settimane, mentre IKEA aveva spostato i volumi a Lione, la solidarietà ai lavoratori in lotta all’IKEA ha iniziato ad estendersi sul territorio nazionale con decine di iniziative davanti ai punti vendita.
Con un Deposito senza merce ed in attesa dei pronunciamenti sulle 33 sospensioni (del tutto prevedibili), negli ultimi giorni l’assemblea dei lavoratori ha deciso di sospendere lo sciopero ad oltranza per far rientrare i volumi, lasciando aperto lo stato di agitazione.
Ora che i volumi sono tornati ed il verdetto del boia è stato formalizzato, la risposta a questi licenziamenti politici non avverrà solo sul territorio piacentino.

Facendo appello alla solidarietà di classe, i lavoratori in lotta presso il Deposito Ikea ed il Sindacato SI.Cobas lanciano una CAMPAGNA DI BOICOTTAGGIO alla multinazionale IKEA invitando alla mobilitazione ed al sostegno attivo contro i licenziamenti politici

SABATO 24 e DOMENICA 25 maggio sviluppiamo iniziative di denuncia, controinformazione e boicottaggio presso i negozi portando a conoscenza della clientela cosa IKEA intenda per “stile di vita positivo verso le persone e l’ambiente”.

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CASO IKEA, PARLA MARIO SPEZIA

A pochi giorni dall’incontro con i soci lavoratori della coop San Martino al Palabanca e dal nuovo sit in davanti al comune per chiedere di poter lavorare senza minacce, abbiamo raccolto l’intervista del presidente della coop Mario Spezia con cui abbiamo ripercorso le tappe più di questa vicenda alla luce degli ultimi provvedimenti presi nei confronti di alcuni dei 33 facchini aderenti al comitato Si Cobas. 

La San Martino conta 350 soci lavoratori all’interno dello stabilimento, per lo più magazzinieri e facchini. 280 di questi sono stati assorbiti dal precedente appalto. “Con loro – spiega Mario Spezia presidente della coop San Martino – non abbiamo avuto modo, in passato, di costruire un rapporto. I nostri capi reparto, quelli con più esperienza, hanno lavorato in profondità per introdurre una nuova cultura e nuove regole trovando molta difficoltà nei rapporti con le persone. Regole – prosegue Spezia – che stanno alla base del documento redatto al termine dell’incontro con la base associativa che ha sfiorato le 800 presenze. Un documento improntato alla legalità e al rispetto delle persone che vogliono lavorare. Abbiamo deciso di procedere secondo gli ordinamenti della cooperativa, nel rispetto delle regole che determinano giustizia sociale, altrimenti il più forte vince”. 

Ripercorrendo le tappe di questa vicenda che ancora non si è conclusa, viene da domandarsi quanto questo “caso” sia stato oggetto di strumentalizzazione politica. “Per alcuni sindacati che vogliono imporre il loro simbolo sugli altri – risponde Spezia – la copertura politica è fondamentale, come in questo caso. Per recuperare tre voti ne distruggono molti di più. Deve essere il territorio ad emarginare quelle forze incapaci di fare politiche che favoriscano la crescita sociale”.   

IKEA, IN 300 CONTRO I BLOCCHI

“Non dobbiamo avere paura a chiedere di lavorare perché è un nostro diritto” . Gianni Lorenzetti rappresentante sindacale e dipendente Ikea da 10 anni ha chihso con questa parole il sit in in piazza Mercanti sotto il comune. Il sindaco Dosi li ha nuovamente incontrati confermando la piena solidarietà e l’appoggio delle istituzioni.

Il paradossale braccio di ferro tra i 33 lavoratori aderenti al Si Cobas e il resto delle maestranze che chiede ssemplicemente di tornare al lavoro continua e sembra lontano dal concludersi. “Fuori i violenti dai magazzini Ikea” e “siamo orgogliosi di lavorare in Ikea” erano alcuni degli striscioni esposti dai lavoratori che ben descrivono la distanza tra le parti.

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LAVORATORI IKEA, SABATO UN NUOVO SIT IN

Ancora incertezze e un nuovo sit in. Dopo la tregua armata che si erano date le parti coinvolte, coop San Martino e Si Cobas, poco o nulla è cambiato. Certo i facchini non hanno più bloccato l’entrata allo stabilimento di Le Mose ma la loro posizione non è ancora stata definita dalla coop San Martino che doveva valutarne eventuali provvedimenti disciplinari.  Intanto dopo la petizione on line, sabato i lavoratori hanno organizzato un sit-in sotto palazzo Mercanti e una raccolta firme per ribadire la volontà di continuare a lavorare.

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