PALAZZO XNL, TOSCANI: “SARA’ UNA MOSTRA PROVOCATORIA”

Domani si alzerà ufficialmente il sipario su palazzo ex Enel, il gioiello di via Santa Franca che la Fondazione di Piacenza e Vigevano ha recuperato per creare uno spazio nuovo da consegnare alla città, sarà il cuore dell’arte contemporanea. Si chiamerà XNL e ospiterà mostre, eventi culturali, concerti musicali, conferenze e interviste. Un luogo strategico tra il conservatorio Nicolini, il teatro dei Filodrammatici, a pochi metri dal teatro municipale, collegato ad una porta interna alla galleria Ricci Oddi, palazzo XNL sarà un luogo aperto agli eventi, non statico, nulla a che vedere con un museo ma un luogo in divenire. 

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A PIACENZA ARRIVA IL FESTIVAL DI MUSICA ELETTRONICA

Una tre giorni nuova per Piacenza che animerà Palazzo ex Enel di via Santa Franca. Arriva in città XNL | XPLORE NEW LANDSCAPES . “Data zero” per questa nuova proposta, un festival di musica elettronica, sperimentale e contemporanea con piccole incursioni performative, teatrali, di street-culture e contaminazioni di linguaggi. Tre giornate ad ingresso libero e gratuito per ballare, per vedere e sentire cose che vanno oltre la quotidianità, per testare un modello di divertimento sposato alla curiosità e alla cultura, per farci esplorare nuovi panorami e risvegliare gli istinti del musico fanciullo che alberga in noi. Quindici proposte tra live-set e dj-set di varia natura da Piacenza e da tutto il Nord Italia, cinque ogni giorno, cui vanno aggiunti i diversi momenti performativi del sabato pomeriggio. Live-visual in tutte le serate con tre vee-jay e quattro maxischermi. Una installazione multisensoriale. Una scultura-installazione basata sul riuso di materiali industriali. Ogni serata un crescendo di vibrazioni, ogni serata un colore: blu, verde e rosso. Parole chiave: innovazione, sperimentazione, multidisciplinarietà, contaminazione e scambio di linguaggi. Si comincia giovedì 23 fino a sabato 25 giugno.

XNL musica elettronica

PALAZZO EX ENEL, COMITATO: “RESTANO RISPOSTE INEVASE”

Un passo avanti seppur piccolo c’è stato rispetto al passato, certo forse con un po di ritardo. E’ quanto sostengono i membri del comitato contro il cantiere di Palazzo ex Enel a pochi giorni dall’incontro a Bologna con il sovrintendente Luigi Malnati. Il passo avanti consiste nel piano di valorizzazione che la Sovrintendenza ha proposto all’amministrazione per la tutela del patrimonio archeologico con l’elaborazione di una carta delle potenzialità archeologiche, l’allestimento e apertura al pubblico delle sezioni dedicate all’Età del Ferro e periodo romano della città all’interno del Museo Archeologico, l’analisi non distruttiva, effettuata con georadar e altri strumenti, di altri tratti di mura romane in una o più aree libere da edifici in modo da poter effettuare un intervento mirato in grado di fornire dati aggiornati e attendibili, alla luce delle moderne tecniche di scavo. Questo quanto riporta la nota della sovrintendenza, questo quanto concesso ai cittadini che, comunque non sono pienamente soddisfatti. “Non siamo del tutto soddisfatti – ha riferito l’architetto Manrico Bissi – perchè abbiamo chiesto di vedere il progetto tecnico e ci è stato detto che non è nella disponibilità della Sovrintendenza, allora abbiamo chiesto il verbale del sopralluogo del 2014, ci è stato risposto che non ve n’era copia”.

Il museo non si può fare, è la posizione della Sovrintendenza che apporta una serie di ragioni di conservazione, opportunità e utilità sostenendo che i dati di uno scavo effettuato con le tecniche di 34 anni fa sono scarsamente utilizzabili. “Non si può dire che non ci sono i soldi per portare alla luce questi reperti, quando non si fa neppure una stima di quanto costerebbe questa operazione – spiega Bissi – restano forti dubbi di carattere interpretativo”.

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EX ENEL, SOVRINTENDENZA: IL MUSEO NON S’HA DA FARE

Il museo non s’ha da fare, le procedure sono corrette. E’ la sintesi del parere espresso dal Sovrintendente Luigi Malnati che ha incontrato i rappresentanti del comitato contro il cantiere di Palazzo ex Enel. Malnati, si legge in una nota “ha chiarito l’assoluta trasparenza, coerenza e legittimità delle procedure seguite dalla Soprintendenza”. È stato spiegato che la trasformazione dei manufatti in sito musealizzato e fruibile dal pubblico non è praticabile per almeno tre ragioni di conservazione, utilità e opportunità. Ragioni che non convincono i membri del comitato che ricordano che “il proprietario acquistò l’area sapendo che vi era un vincolo di destinazione pubblica, che solo dopo subì una variazione a causa di un cambio di destinazione. I reperti erano stati accertati dalla Sovrintendenza di Bologna; il vincolo del 1981 prevedeva di lasciare coperti i reperti ma di mantenere la possibilità di lavorarvi”. Un risultato importante il comitato l’ha ottenuto: dare avvio all’istruttoria di vincolo per tutelare i beni in via definitiva. La Soprintendenza Archeologia dell’Emilia-Romagna proporrà all’amministrazione di Piacenza un piano per la tutela e valorizzazione del patrimonio archeologico strutturato su tre punti: 1) l’elaborazione di una carta delle potenzialità archeologiche (analoga a quella redatta a Modena o Cesena) in grado di mappare e valutare previsionalmente i depositi archeologici presenti in area urbana 2) l’allestimento e apertura al pubblico delle sezioni dedicate all’Età del Ferro e periodo romano della città all’interno del Museo Civico Archeologico, da troppi anni chiuse al pubblico non certo per volontà della Soprintendenza. 3) l’analisi non distruttiva, effettuata con georadar e altri strumenti, di altri tratti di mura romane in una o più aree libere da edifici in modo da poter effettuare un intervento mirato in grado di fornire dati aggiornati e attendibili, alla luce delle moderne tecniche di scavo

EX ENEL CANTIERE AEREO

PALAZZO EX ENEL, ARRIVA LA TROUPE DI LA7

Anche una troupe di La7 della trasmissione L’Aria che tira è arrivata a Piacenza per il caso del palazzo ex Enel. La giornalista ha approfondito in particolare la questione archeologica e la necessità di spazi e palestre per la vicina scuola. Le interviste e le immagini sono state registrate dai corridoi e dalle balconate del Liceo Classico Gioia. Un servizio di approfondimento che andrà in onda nella puntata odierna de L’Aria che tira condotta da Mirta Merlino, tra le 11 e le 12, compatibilmente con la scaletta della trasmissione.

Intanto su Facebook è nato il gruppo Comitato Ex Enel che, per ora, conta oltre un centinaio di adesioni. Prossimo passo quello di consegnare la petizione presentata alla stampa un paio di settimane fa con le osservazioni raccolte negli anni sul palazzo, ai consiglieri comunali affinchè chiedano un dibattito ad hoc sul tema in consiglio comunale. Il documento – petizione è stato inviato con raccomandata A/R al Comune, Amministratore delegato e Direttore generale di Enel, Soprintendenza per i Beni Archeologici dell’Emilia Romagna da cui finora non è arrivata alcuna risposta.

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PALAZZO EX ENEL, NE PARLA ANCHE IL FATTO QUOTIDIANO.IT

il caso palazzo ex Enel esce dai confini provinciali. L’archeologo Manlio Lilli ha pubblicato sul blog del Il Fatto Quotidiano.it un lungo post dal titolo Piacenza: dopo l’Enel, ancora cemento sul teatro romano http://www.ilfattoquotidiano.it/2015/03/18/piacenza-dopo-lenel-cemento-teatro-romano/1512125/. Nel pezzo si ripercorrono tutte le tappe che hanno portato all’abbattimento della struttura per la costruzione di appartamenti, negozi e uffici; dal 2009 quando si legge “il Consiglio comunale adotta il Piano che prevede anche la realizzazione di un  interrato di parcheggi pubblici da 50 posti auto, con il recupero e la musealizzazione dei resti romani, oltre a appartamenti, uffici e un primo piano interrato da 60 posti auto privati. L’operazione sembra definita, ma non è così. Nel Piano di recupero, approvato dal Consiglio comunale nel luglio 2010, viene eliminato il vincolo di uso pubblico a favore di una destinazione che ammette interventi edilizi, compresa la demolizione e la ricostruzione per usi privati. Nel luglio 2014 – si legge – la giunta comunale dell’amministrazione guidata dal Pd Paolo Dosi approva un ‘aggiornamento’ del Piano di recupero, con permesso di costruire, che cancella il secondo piano interrato di parcheggi e, quindi, la vista delle strutture antiche. Un aggiornamento si dice in occasione della presentazione del progetto nell’Auditorium Sant’Ilario, concordato con la Soprintendenza archeologica. Non è così”.

Intento le associazioni non si danno per vinte, evidenziando, nella petizione, aspetti poco chiari sia urbanistici che economici. Stasera consegneranno il documento con le firme di quasi 300 cittadini al prof. Salvatore Settis che sarà in Fondazione per un incontro dal titolo L’arte educa, educare all’arte. 

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PIACENZA QUALE PROGETTUALITA’? BARACCHI LANCIA LA PROPOSTA

Progettualità slegata o figlia di una pianificazione ragionata? In altre parole, quando si approvano progetti come quello recente di via Conciliazione nel quale sorgeranno un supermercato a pochi metri da uno già esistente, una nuova palestre a pochi metri da una già funzionante h 24 e nuovo abitativo, sorgono della domande, per altro più che lecite. La sensazione, sulle prime, è che manchi una visione generale di progettualità. Solo una sensazione, perchè se esistono norme che permettono al privato di costruire è giusto che lo faccia; se a monte la procedura attuativa è stata rispettata e le legge applicata, quale è il problema? Vista così non fa una piega. Ma proviamo a fare un passo avanti: cosa serve davvero alla città? “Il vero problema è: dove vuole andare Piacenza? si domanda Giuseppe Baracchi, Presidente dell’Ordine degli Architetti di Piacenza – cosa vogliamo fare e possiamo fare per dare alla città una visione legata e sensata nel suo sviluppo”.

Vent’anni fa attorno alla logistica si sono sviluppate le più grandi trasformazioni: oggi rincorrere quella progettualità non è più attuale. Non lo è neppure puntare sull’implementazione abitativa dal momento che gli studi ci confermano che Piacenza non è destinata a crescere numericamente. Di cosa allora ha bisogno la città? Dall’Ordine arriva una proposta, quella di sedersi intorno ad un tavolo per un incontro collegiale: architetti  nel ruolo di collaboratori dell’amministrazione insieme ai cosiddetti stakeholder per dialogare su Piacenza, bisogni e necessità. “Mi piacerebbe, e qui lancio la proposta – spiega Baracchi – metterci intorno ad un tavolo e farci promotori di un incontro collegiale magari partendo proprio da quel manifesto Piacenza 2020, di cui sono una quindicina di proposte ne sono state realizzate forse solo un paio, perchè il mondo è cambiato da allora. Proposta concrete fattive, coinvolgendo anche i soggetti economici, Industriali, Camera di Commercio e poi i privati che vogliono investire”.

Altro capitolo Palazzo ex Enel intorno al quale si sono alzate alte barricate tra cittadini, associazioni da una parte ad amministrazione dall’altra. Baracchi si spinge ad un monito deciso verso la categoria che rappresenta. “E’ un richiamo che mi sento di fare al rispetto deontologico della professione – ha spiegato il presidente dell’Ordine – nei confronti di colleghi prima iscritti all’Ordine e oggi non più che garantiscono progettualità gratuite e partecipano e fanno proclami, criticando l’operato di un collega. Credo sia una mancanza di rispetto nei confronti di un tecnico, collega, progettista, come mettere in dubbio che abbia sviluppato male la propria attività.  Il mio – continua Baracchi – è un richiamo ad un rispetto deontologico della professione, poi ognuno è libero di esprimere la propria opinione, nella massima libertà. Per chi invece è iscritto all’Ordine, mi sento di dire che ammiro molto la passione di questi colleghi che dimostrano nel perorare la causa di mettere in luce i reperti, ma se pensiamo di poter valorizzarli senza un costrutto più ampio, più condiviso, in modo da verificare ciò che esiste e metterlo a conoscenza di tutti, mi trovo in disaccordo”.

Il servizio con l’intervista nella prossima puntata di A Tutto Tondo 

pc dall'alto

EX ENEL: IL MERCATO GOVERNA ARCHEOLOGIA E URBANISTICA?

La rivolta contro il palazzo sale e, forse, arriverà anche in Comune. Dopo la petizione presentata da associazioni ambientaliste, culturali e liberi cittadini, contro la struttura che sorgerà al posto dell’ex Enel, in rete e sui social l’asticella compaiono nuovi post condivisi da un numero di cittadini sempre maggiore. Vittorio Melandri, occhio attento della realtà locale da molteplici punti di vista, sul profilo Facebook ha pubblicato un post intitolato A Piacenza una “scoria nucleare” grossa come una casa. Partendo dal fatto che in Italia le scorie nucleari sono difficili da smaltire, Melandri scrive che “a Piacenza è in bella vista una “scoria nucleare” grande come una casa, che invece di essere smaltita, tutte le cosiddette “autorità” investite del caso, hanno deciso di lasciare proprio dove da più di trent’anni è sempre stata”. Dopo un lungo excursus storico ripercorrendo le tappe più significative dalla costruzione di Palazzo Enel, Melandri arriva all’oggi “a bruttura abbattuta, e a cantiere aperto dall’ultima proprietà, “Società Immobiliare Campo della Fiera” per edificare quello che l’artista William Xerra ha definito un nuovo “insulto a Palazzo Farnese”. A cantiere aperto, e molto celere a quanto pare, un gruppo di associazioni e cittadini, anche se “armati” di speranze fragili, hanno deciso di provare ad opporsi al dispiegarsi ultimo di questo “insulto” a Palazzo Farnese e al bene comune di una intera città, ed hanno articolato una serie di domande che attendono risposte sollecite, esaurienti, documentate, trasparenti che hanno posto ai soggetti coinvolti: Comune, Soprintendenza ed ENEL.  A fronte del mitico “mercato” che sembra sia l’unico governatore di archeologia e urbanistica, associazioni e cittadini, intendono provare a battersi per le proposte che hanno avanzato, confidando in un sussulto di dignità, in un saggio ripensamento dei propri amministratori”. Ci riusciranno?

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PALAZZO EX ENEL, “PRONTI ALLA PROTESTA SOTTO AL COMUNE”

L’intenzione è quella di bloccare il cantiere, nonostante proceda a ritmo serrato, pensando, perchè no, ad una manifestazione di protesta pacifica, magari proprio sotto palazzo Mercanti. Stiamo parlando di ciò che sorgerà sulle ceneri di palazzo ex Enel di viale Risorgimento, ovvero un palazzo dove troveranno spazio residenziale, uffici e una palestra per gli studenti del liceo gioia, ribattezzata, da insegnanti e studenti, “palestrina” per la esigue misure di 15 metri per 15. Intorno al cantiere le voci di dissenso non sono mai mancate; comitati, associazioni, gruppi di ricerca, anche cittadini hanno aspramente criticato l’intervento approvato dall’amministrazione, denunciando soprattutto la parzialità nelle procedure di approvazione della variante e del rilascio dell’autorizzazione archeologica, l’insufficiente trasparenza nelle modalità di alienazione dell’immobile e il mancato coinvolgimento della cittadinanza. Tutti gli step della vicenda del tormentato cantiere, dal cambio di destinazione d’uso, alla lievitazione del valore economico ad oggi quasi 10 milioni di euro, dal rischio di abbandono dei reperti archeologici sotto il solettone di cemento, all’impatto ambientale che la nuova struttura avrà su palazzo Farnese, alla preoccupazione per le scelte urbanistiche, sono stati raccolti in una petizione accompagnata da oltre 280 firme che si vanno ad aggiungere alle oltre 400 raccolte on line. “Abbiamo inviato il documento a tutti gli enti competenti, dal Comune di Piacenza alla Soprintendenza, per avere le risposte che non abbiamo ricevuto. Sappiamo che i tempi sono molto stretti – conferma l’architetto Stefano Benedetti – stiamo pensando anche ad una manifestazione pubblica sotto il Comune perchè sappiamo che tanti cittadini sono contrari a questo progetto”. Una conferenza stampa che ha preso le sembianze di un incontro pubblico dove in molti hanno preso la parola preoccupati per l’impatto che l’opera avrà sul palazzo Farnese, chiedendo che l’area resti libera, così come testimoniano i documenti del 1862; e ancora l’attenzione ai reperti di indubbio valore storico come testimoniano le dichiarazioni dei sovrintendenti Calvani nel 1981 e Minoia nel 2014. Il filo del ragionamento che sottende tutto il documento è molto semplice: quali sono i bisogni dei cittadini in quella parte di città? Servizi per le scuole vicine che hanno un disperato bisogno di spazi per l’attività sportiva, certamente. Nuovi alloggi, con un sfitto che a piacenza oscilla tra 7 e 8 mila unità? Uffiici, spazi commerciali? La risposta vien da sé. Insomma l’impressione è che questa volta si voglia arrivare in fondo a chiarire questioni che, da mesi, sono state poste sul tavolo a cui nessuno ha mai risposto. “Insieme alle criticità – spiega Manrico Bissi dell’associazione Archistorica – facciamo alcune proposte, ad esempio la permuta che possa offrire alla proprietà un’altra zona dove costruire. Nel nostro documento/petizione – conclude – chiediamo una progettazione più ampia e partecipata”.

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DALLE CASE DEL POPOLO AL MUTUALISMO SOCIALE. SE NE PARLA A TUTTO TONDO

Un tempo c’erano le case del popolo, poi le società operaie. L’intento è lo stesso: garantire assistenza sanitaria ma anche scolastica a chi non se lo può permettere. I cosiddetti poveri assoluti che hanno raggiunto quota 6 milioni. Ci sta provando il Gap, gruppo di acquisto popolare, che sull’esempio di realtà vicine come Lodi, ha messo in piedi il dentista sociale el’ assistenza psicoterapeuta e neurologica, il tutto a prezzi fermi al minimo del tariffario del sistema sanitario nazionale. Ma c’è da fare i conti con chi parla di concorrenza sleale.

La storia sotto i nostri piedi continua a far discutere. Palazzo ex Enel torna a fa parlare di sé dopo la Consulta che ha contrapposto amministrazione e cittadini. Dove è finito l’intento iniziale del cambio di destinazione d’uso funzionale a quattro punti di pubblico interesse, si chiedono le associazioni? Le stesse che hanno indetto una petizione on line e promosso una mozione contro il comune in cui si chiede di tornare a discuterne.

Proprio sulle ceneri del palazzo di viale Risorgimento sorgerà una nuova palestra. Una boccata d’ossigeno per le scuole limitrofe che chiedono, da sempre, maggiori spazi per l’attività fisica? Neanche per sogno, uno spazio da 15 metri per 15 non è sufficiente. Per questo otto classi del liceo gioia hanno abbracciato la scuola in segno di protesta per chiedere quatto palestre, questa volta vere.

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