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POLLEDRI: “PRIORITA’: UN UNICO BRAND PER PIACENZA”

L’obiettivo è arrivare a presentare la candidatura entro settembre, traguardo che suona già come una vittoria. Perchè Piacenza si possa candidare tra le città italiane a Capitale della Cultura per il 2020 occorre la collaborazione vera a fattiva di tutti i soggetti. L’esortazione arriva dal neo assessore Massimo Polledri che, sul tavolo del suo nuovo ufficio nel cuore di Palazzo Farnese, si è trovato questa importante pratica da portare a termine in pochissimo tempo. Con lui abbiamo fatto una riflessione anche sulle priorità di Piacenza in tema di cultura.

PIACENZA SCOMMETTE SUL GUERCINO

Piacenza scommette sul Guercino. Piacenza scommette su una mostra dall’allestimento elegante e raffinato e su un percorso di ascensione all’interno della cupola del duomo per ammirare gli affreschi della cattedrale. Al centro c’è la figura del pittore settecentesco emiliano, originario di Cento che ha fatto tappa a Piacenza, Bologna e Roma. Due percorsi differenti in un unico grande evento visitabile dal 4 marzo al 4 giugno, con all’interno manifestazioni ed eventi speciali per celebrare la figura del Guercino, come il convegno del 22 marzo con i maggiori esperti del pittore di Cento. Un Piacenza scommette su quest’evento perché il 2017 sarà ricordato come l’anno del Guercino: grazie ad una coordinata rete di organizzatori, tra cui Comune, Diocesi e Fondazione di Piacenza che ha da subito fortemente creduto nell’evento. Il fulcro della manifestazione è la cattedrale la cui cupola ospita lo straordinario ciclo di affreschi realizzato da Guercino tra il 1626 e 27 valorizzato dall’illuminazione del designer delle luci Davide Groppi. La visita è introdotta da una sala multimediale che permette al pubblico di legger in modo innovativo il capolavoro e di provare un’inedita esperienza attraverso particolari visori 3D. La cappella ducale di Palazzo Farnese accoglie, contemporaneamente, la mostra Guercino tra sacro e profano: una selezione di 20 opere capaci di restituire la lunga parabola che lo ha portato ad essere uno degli artisti del 600 italiano più amati a livello nazionale dopo Caravaggio.

UNIONI CIVILI: IL PRIMO INTOPPO E’ LA LOCATION. PIROLI: “QUESTIONE ORGANIZZATIVA”

C’era da aspettarselo che alla prima si sarebbe incappati in qualche intoppo. Le legge sulle Unioni Civili è passata, ma a Piacenza si cade sulla location. L’amministrazione non intende destinare il salone Pierluigi di Palazzo Farnese per le celebrazioni delle unioni ma la sede municipale di viale Beverora; dall’altra parte i senatori Cirinnà e Lo Giudice bollano il provvedimento come illegittimo e si augurano che prevalga il buon senso. Il comune di Piacenza, attraverso l’assessore Giorgia Buscarini, si difende e, in una nota, risponde ” nessuna discriminazione, nè disparità di trattamento tra matrimoni e unioni civili. Il Comune – si legge – intende adempiere da subito alla legge dando già entro questo mese la possibilità, a chi lo aspetta da tanto, di sancire ufficialmente il proprio legame affettivo. E’ paradossale che questo sforzo di dare riscontro immediato alle nuove disposizioni, venendo incontro alle esigenze dei cittadini senza lungaggini, venga criticato anzichè riconosciuto. Ai senatori Cirinnà e Lo Giudice vorrei dire che se è importante lottare per la parità dei trattamenti, altrettanto doveroso è fornire gli strumenti adeguati a chi ha il compito di attuare le nuove regole. Ancora una volta ai comuni vengono attribuite funzioni aggiuntive, continuando nel contempo a tagliare le risorse economiche ed umane”.  Il problema sembra quindi organizzativo, nessun logica di sottovalutare l’importanza delle unioni civili, anche perchè prosegue Buscarini “il nostro regolamento cita esplicitamente non solo Palazzo Farnese, ma anche la casa comunale, che è la sede di viale Beverora”. Anche l’assessore alle Pari Opportunità Giulia Piroli ribadisce la linea dell’amministrazione per cui “non possono esistere discriminazioni tra matrimoni di serie A e unioni civili di serie B. Questa amministrazione ha sempre operato per sviluppare nella comunità piacentine le pari opportunità e per affermare i diritti civili di tutti i cittadini senza alcuna distinzione. La questione della sede da utilizzare per celebrare le unioni civili è meramente organizzativa. Anche questo ingranaggio sarà perfettamente oliato a breve termine, perchè è palese che non possano essere differenze rispetto ai criteri e ai luoghi che il comune utilizza per i matrimoni civili.

Anche Arcigay L.’A.T.OMO., Agedo e Famiglie Arcobaleno prendono parte al dibattito facendosi portavoce di alcune coppie che, “dopo aver saputo della negazione del Salone Pierluigi, hanno minacciato di andarsi ad unire civilmente in Comuni meno problematici del nostro. Dove sanno per certo che verranno trattate al pari degli altri cittadini, e non come una sotto categoria che, in un’occasione così importante, deve subire l’umiliazione di vedersi relegata in qualche angusto ufficio comunale”. Infine l’invito rivolto all’amministrazione: “vorremmo invitare chi di dovere a rivedere le sue posizioni e a rivalutare l’incompatibilità del Salone Pierluigi con le Unioni Civili, e non tanto per la minaccia di azioni legali paventata da due Senatori della Repubblica, quanto per una questione di principio e di uguaglianza. Anche perché negare l’accesso al Salone Pierluigi ha un significato simbolico che va ben al di là della semplice fruizione di uno spazio prestigioso, e ha un retrogusto che ricorda epoche e situazioni che non dovrebbero più fare parte della nostra cultura e della nostra società”.

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PALAZZO FARNESE SU RAI STORIA

Ci sarà anche Palazzo Farnese nel documentario Potere e bellezza in onda lunedì 14 dicembre sul canale 54 di Rai Storia. Il documentario composto da otto episodi di 50 minuti ciascuno, è dedicato alle mura farnesiane: accanto a Roma e Parma ci sarà anche Piacenza con le riprese di Palazzo Farnese, girate a settembre. L’iniziativa culturale, coprodotta dalla Rai e da Ballandi Multimedia, vuole raccontare la storia di otto famiglie regnanti che si sono contraddistinte in ogni parte d’Italia dal Piemonte alla Sicilia. Una bella vetrina per Piacenza che, troppo spesso, non valorizza a dovere quello che possiede, faticando a mettere in mostra reperti ed esemplari unici. Speriamo che la visione solletichi curiosità e attenzione del grande pubblico.

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IL GIARDINO MAI REALIZZATO DI PALAZZO FARNESE

Ci sarebbe stato anche un giardino a completare la mole di Palazzo Farnese secondo i desiderata della duchessa Margherita e degli elaborati progettuali di Vignola. Un giardino che, nella realtà, non fu mai realizzato molto probabilmente a causa della partenza della duchessa per le Fiandre e del suo successivo ritiro in Abruzzo. Secondo le ricerche degli architetti Roberta e Lucio Morisi, autori della ricostruzione compiuta in base alla osservazioni di piante storiche della città e di giardini coevi realizzati per altre ville, il giardino di Palazzo Farnese era stato pensato con una prima parte sviluppata all’italiana con parterres geometrici e simmetrici definiti da basse siepi e pavimentazioni di inerti . Il fondale scenografico d’architettura vegetale avrebbe mostrato fontane, specchi d’acqua, statue e rampe di scale, atte a superare il dislivello che ancora oggi interessa quest’area, quella che scende verso il campo Daturi. Come in altre ville e palazzi progettati dal Vignola, Palazzo Farnese doveva essere intrinsecamente connesso all’ambiente circostante e la progettazione dell’edificio era quindi strettamente legata a quella del giardino. Il progetto di ricostruzione è inserito tra le proposte realizzate per la promozione della città in occasione di Expo 2015. Domenica 6 dicembre, alle 16.30, a Palazzo Farnese, l’architetto Roberta Morisi illustrerà al pubblico l’ipotesi di ricostruzione del progetto.

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I MUSEI CIVICI SUL CARDO DI EXPO

Il Fegato Etrusco e i Museo Civici sono arrivati ad Expo in piazzetta Piacenza insieme al nuovo allestimento proposto nei sotterranei di Palazzo Farnese. La giornata è stata animata dagli operatori dell’Associazione Arti e Pensieri che da diversi anni collabora con i musei nelle attività didattiche che ogni anno coinvolgono con successo centinaia di studenti. Sono stati presentati alcuni dei materiali (una grande riproduzione a colori del famoso reperto e sagome delle divinità etrusche ridisegnate da un fumettista) protagonisti dell’attività didattica Il Cielo sopra gli Etruschi. Un attore professionista ha incarnato i panni di un aruspice che con una copia del fegato in mano e parlando esclusivamente in etrusco, ha invitato i visitatori ad entrare in un ‘bosco sacro’ che allude a quello recentemente ricostruito nei sotterranei del museo piacentino. Anche in Piazzetta Piacenza, quindi, è stato possibile provare l’emozione di indossare gli abiti sacri dell’aruspice e interpretare i messaggi degli dei attraverso la lettura del fegato di pecore sacrificate, arrivando così a comprendere come l’ordinamento del cielo secondo gli Etruschi si riflettesse sul fegato dell’animale e quindi come, mediante la sua lettura, si potesse interpretare il volere divino. Nel caleidoscopio e sugli schermi della Piazzetta si è potuto ammirare il video con l’animazione della grande immagine grafica del Fegato e uno slideshow relativo alle attività didattiche dei Musei Civici.

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MUSEI PALAZZO FARNESE PROMOSSI DA TRIP ADVISOR

La migliore attrazione in città è il comparto museale di Palazzo Farnese. Il riconoscimento è arrivato dal sito web Trip Advisor, il portale di viaggi più grande del mondo con oltre 200 milioni di recensioni dei viaggiatori. I Musei di Palazzo Farnese hanno ricevuto il Certificato di Eccellenza per l’anno 2015, collocandosi come seconda migliore attrazione dopo la chiesa di Sant’Antonino, con 69 recensioni e un punteggio di 4,5 su un massimo di 5. Questa è una buona notizia perchè è la prova del fatto che i turisti sono arrivati a Piacenza ed hanno visitato quello che la città offre soprattutto dal punto di vista culturale. Come ci siano arrivati, se sulla spinta di Expo o per caso poco importa, l’importante è che siano stati qui e che abbiano apprezzato quanto custodito nei musei. Certo se le recensioni avessero riguardato la bellezza e l’unicità dei reperti esposti anzichè il plauso per la pulizia degli spazi e per la cordialità e professionalità di custodi e guide, elementi certamente importanti ma non fondamentali, sarebbe stato meglio. Ma va bene anche così perchè c’è anche chi è rimasto stupito dall’inaspettata bellezza del palazzo e della collezioni. Avanti così.

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PIACENZA COME INVESTE SULLA CULTURA? SE NE PARLA A TUTTO TONDO

Piacenza e la cultura, o meglio come l’amministrazione gestisce il patrimonio culturale e museale della città. Strategie, obiettivi, impegni, risultati. Ne abbiamo parlato con il sindaco Paolo Dosi partendo da tre pezzi unici: il Tondo di Botticelli, l’Ecce Homo di Antonello da Messina e il Fegato Etrusco. Tre unici di pregio che la città possiede, e questo è già un grande passo avanti. Lo step successivo è la loro divulgazione, la loro promozione, che in termini pratici si traduce nella loro capitalizzazione, per fare di queste opere d’arte e della cultura, in generale, un volano per l’economia.

La liaison tra Confcooperative e Legacoop non è una questione di leadership: l’Alleanza delle Cooperative Italiane, costituita da qualche tempo anche a Piacenza, sarebbe un matrimonio d’intenti. I numeri del comparto sono importanti a partire dagli occupati: 10.500 lavoratori in tutto, per questo Aci chiede una rappresentanza all’interno della giunta camerale. Ma all’orizzonte c’è una data importante: il 2017 quando nascerà una unica rappresentanza dei cooperatori italiani.

Non c’è innovazione se non c’è uno sguardo spiazzante rispetto alle cose, se non si è eretici e se non si ha il coraggio di percorrere strade nuove. Antonio Calabrò, giornalista e saggista, dà la sua ricetta per produrre innovazione; la stessa contenuta nel libro “La morale del tornio”. Il convegno L’innovazione dell’industria piacentina ha raccontato la storia di alcuni noti imprenditori del territorio, veri testimoni dell’innovazione.

PIACENZA E LA GESTIONE DELLA CULTURA. INTERVISTA AL SINDACO DOSI

Piacenza e la cultura, o meglio come l’amministrazione gestisce il patrimonio culturale e museale della città. Strategie, obiettivi, impegni, risultati. Ne abbiamo parlato con il sindaco Paolo Dosi partendo da tre pezzi unici: il tondo di Botticelli, l’Ecce Homo di Antonello da Messina e il Fegato Etrusco. Tre unici di pregio che la città possiede, e questo è già un grande passo avanti. Lo step successivo è la loro divulgazione, la loro promozione, che in termini pratici si traduce nella loro capitalizzazione, per fare di queste opere d’arte e della cultura, in generale, un volano per l’economia. Certamente non è facile, ne è consapevole anche il primo cittadino che ammette che “oggettivamente non si è mai riusciti a trovare una chiave di volta pur nella consapevolezza che sono eccellenze, ma manca l’omogeneità fra i tre, c’è poca analogia” E allora che fare? Si sono cercate altre modalità per la promozione e la valorizzazione di questi pezzi unici: per la Madonna col Bambino di Botticelli si è puntato sulla trasferta al museo di Tokyo, proprio in queste settimane stanno arrivando a Piacenza i turisti giapponesi che avevano visto il quadro al Bankamura Museum. Per il Fegato Etrusco si è puntato sul nuovo allestimento recentemente inaugurato, per l’Ecce Homo si è avviato il coordinamento con il Collegio Alberoni in concomitanza con l’Expo che, si spera, dia i suoi frutti. Certamente però si tratta di un percorso lungo. Riuscire a capitalizzare il patrimonio culturale significa trarne vantaggi economici e ricadute positive per la città intera. “E’ vero – risponde Dosi – ma non dobbiamo creare l’aspettativa di un rapporto causa effetto tra i costi di gestione e le entrate che arrivano dai biglietti”, riferendosi al grande divario che esiste tra i costi di gestione di Palazzo Farnese e gli ingressi. “L’unico museo in attivo, in rapporto al numero dei visitatori, sono i musei Vaticani. Altra cosa è utilizzare il patrimonio per attirare turisti il cui contributo in termini economici va nella prospettiva di portare, indirettamente, ricchezza al territorio”. Una lunga chiacchierata che ha toccato anche la galleria Ricci Oddi, sulla quale il sindaco ha le idee chiare: modificare lo statuto che risale al 1931 troppo rigido e poco chiaro e rendere la galleria pubblica. “E’ assurdo che il Comune sia l’unico sovventore di una struttura che non è pubblica. Dal 1931 è cambiato il mondo e la galleria è diventato un bene di natura pubblica.”

L’intervista completa nella prossima puntata di A Tutto Tondo 

Dosi

PIACENZA E I SUOI TESORI, NASCOSTI. A TUTTO TONDO

Piacenza riuscirà a levarsi di dosso quella sindrome del bassotto che le impedisce di uscire allo scoperto mostrando al mondo le sue potenzialità? Parafrasando il famoso film della Walt Disney 4 bassotti per un danese, in cui il danese si comportava come i bassotti con i quali aveva vissuto, ci siamo chiesti come Piacenza sfrutta i suoi tesori, alcuni di questi unici al mondo, quale ruolo ha la cultura e come può fruttare da un punto di vista economico. La nostra riflessione è partita da Palazzo Farnese, un gioiello al cui interno si nascondono altri gioielli, racchiusi tra le mura dei musei. Un contenitore eccezionale per la cui gestione si spendono oltre 700 mila euro e le entrate raggiungono a mala pena i 30 mila euro all’anno. Cosa manca? La cultura della cultura? Una comunicazione più efficace? Un rilancio vero? Cominciamo dal Fegato Etrusco un unicum mondiale che possiede solo Piacenza, oggi contenuto in un nuovo allestimento e in attesa di una originale implementazione.