Neppure il nostro territorio è immune dalle infiltrazioni mafiose. La conferma è arrivata dal Rapporto 2014 per una Emilia Romagna senza mafia presentato da Salvatore Calleri presidente della Fondazione Antonino Caponnetto. Piacenza e la sua provincia non sono un’isola felice, anzi la posizione geografica e la ricchezza del territorio le rendono terreni fertili per le infiltrazioni mafiose.
La Provincia di Piacenza – si legge nel rapporto – è diventata importante crocevia per i narcotrafficanti italiani e stranieri. Hanno assunto livelli preoccupanti anche le problematiche connesse allo sfruttamento della prostituzione, all’immigrazione clandestina e alla riduzione in schiavitù. Rilevante è la presenza della criminalità organizzata soprattutto calabrese ma anche cosa nostra. Un sodalizio preoccupante che si manifesta soprattutto in attività estorsive e usurarie ai danni delle imprese. Come si manifesta tutto questo? Chi si sente sottomesso alla criminalità organizzata è indotto ad effettuare false fatturazioni, creando operazioni commerciali inesistenti diventando di fatto complici dei criminali. I settori in cui le mafie riescono meglio ad infiltrarsi sono l’edilizia pubblica e privata e le acquisizioni immobiliari e commerciali.
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