In occasione della Giornata internazionale dei diritti delle donne, le segreterie provinciali piacentine di Flc Cgil (istruzione, università, ricerca, AFAM) e Filcams Cgil (commercio, turismo e servizi) annunciano l’adesione allo sciopero generale proclamato a livello nazionale per l’intera giornata di lunedì 9 marzo 2026.
«L’astensione dal lavoro nasce dalla necessità di trasformare la ricorrenza dell’8 marzo in un momento di mobilitazione concreta contro una cultura patriarcale radicata e ancora dilagante – spiegano in una nota i sindacati piacentini – .Vogliamo denunciare l’irresponsabilità e l’arretratezza culturale della classe politica che oggi guida il Paese: una destra di governo di fronte alla quale è necessaria una reazione decisa, immediata e strutturata anche da parte del mondo del lavoro».
Tra le ragioni dello sciopero indetto a livello nazionale da Flc e Filcams vi è il persistente gender pay gap, la differenza salariale tra uomini e donne che – secondo le stime – a Piacenza arriva in media al 30%. A questo si aggiunge un fenomeno diffuso di lavoro povero, che colloca l’Italia tra i Paesi con i maggiori divari salariali. In una società in cui il lavoro di cura continua a gravare quasi esclusivamente sulle spalle delle donne, senza un adeguato riconoscimento economico e sociale.
«Questa mobilitazione – precisano i sindacati – non è un’iniziativa isolata, ma l’espressione di un impegno quotidiano nei luoghi di lavoro. Anche a Piacenza – concludono Flc e Filcams – precarietà e bassi salari colpiscono in particolare il terziario e il mondo della conoscenza. Nel turismo e nei servizi il lavoro femminile è spesso segnato da part-time involontari e frammentati, che impediscono una reale autonomia economica».
Al centro della mobilitazione vi è anche la critica al disegno di legge sulla violenza sessuale, accusato di introdurre dinamiche di vittimizzazione secondaria: la sostituzione del concetto di consenso libero e attuale con quello di dissenso rischia infatti di spostare la responsabilità sulla vittima, costringendo le donne a difendere continuamente la propria credibilità nei tribunali.
Infine, i sindacati denunciano la chiusura del Governo sull’introduzione dell’educazione sessuo-affettiva nelle scuole, ritenuta uno strumento fondamentale per contrastare l’aumento dei casi di violenza tra i più giovani e per intervenire sulle radici culturali del problema. L’appello delle segreterie territoriali di Flc e Filcams Cgil è rivolto a tutte le lavoratrici e a tutti i lavoratori, affinché partecipino alla mobilitazione per rivendicare diritti, dignità e un cambiamento profondo della società.
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