Dopo soli 15 mesi termine l’era Scaravaggi alla guida della Fondazione. A qualcuno potrebbe scappare di dire che forse non è mai neanche cominciata. Un pensiero che troverebbe conferma anche nelle parole dello stesso Scaravaggi al termine del suo ultimo consiglio; “il cda che mi sono trovato un anno e mezzo fa non era una scelta mia, completamente autonoma. In questi mesi – ha detto – mi sono sentito sorpassato nel mio ruolo, a volte venivo a sapere il giorno dopo quello che qualcuno aveva fatto il giorno prima”. Pare di capire che il clima non fosse quello che permette di lavorare serenamente.
Perchè passasse la mozione di Scaravaggi, che prevedeva l’azzeramento di tutto il cda (composto da Beniamino Anselmi, Giovanni Rebecchi, Renzo De Candia, Franco Marenghi, Stefano Pareti, Carlo Tagliaferri, oltre allo stesso Scaravaggi) occorrevano 13 voti favorevoli su 19 presenti. La mozione ne ha incassati solo 10. E qui pesano le assenze, come ha lasciato trapelare il consigliere Giorgio Milani al termine della seduta. Non erano presenti Lucio Rossi, Pietro Galizzi, Fabrizio Garilli, Angelo Grungo, e Boiardi neo nominato entrato in sostituzione di Alberici. A pesare soprattutto gli equilibri interni che si sono spezzati. “E’ successo che chi prima mi sosteneva, oggi mi non mi ha concesso la fiducia” ha detto Scaravaggi. Un consiglio in cui i ruoli si sono capovolti, nel senso che le voci più critiche nei confronti del presidente avrebbero votato a favore della mozione, mentre quelle a lui più vicine non lo avrebbero appoggiato.
Dopo l’uscita di scena di Francesco Scaravaggi, il consiglio generale dovrà tornare a riunirsi a breve, probabilmente su convocazione del consigliere più anziano, per eleggere il nuovo presidente, una situazione che non si è mai verificata nella storia della Fondazione. Chiunque prenderà le redini dell’ente avrà un ruolo molto delicato soprattutto perchè dovrà ristabilire equilibri interni che, ad oggi, sembrano irrecuperabili.
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