Dimissioni che sollevano e che non vengono prese come una sconfitta ma come un ulteriore segnale di estraneità ad un mondo che forse non gli è mai appartenuto. Francesco Scaravaggi ha presentato le dimissioni al termine di un consiglio generale estenuante, durato quasi 4 ore, intervallato da momenti ad alta tensione. “Ho proposto di mettere una bottiglia di champagne in frigorifero – ha detto ironico – se non avessi avuto la maggioranza per cambiare il cda, cosi è stato e allora festeggero'”. È andata proprio così: Scaravaggi aveva chiesto al consiglio di votare la mozione di sfiducia nei confronti di tutto il cda, ma la proposta non è passata. Nel dettaglio 10 consiglieri hanno votato a favore della mozione, 8 contrari e un astenuto. Su di 19 consiglieri erano necessari 13 voti affinché la mozione passasse. Assenti Rossi, Galizzi, Garilli, Grungo e Boiardi (nuovo ingresso al posto di Alberici).
“Sono tranquillo -ha detto – finalmente potrò curarmi la gastrite che mi ha fatto venire la Fondazione”. Passata la tensione il presidente dimissionario è un fiume in piena e trova uno sfogo sereno con la stampa. Nelle parole di Scaravaggi si avverte una volontà di cambiare, di girare pagina nei confronti di un cda troppo spesso criticato per investimenti rischiosi, ma l’intento, evidentemente, non è stato compreso, almeno non da tutti. “In questi mesi – ha detto – mi sono sentito sorpassato nel mio ruolo, a volte venivo a sapere il giorno dopo quello che qualcuno aveva fatto il giorno prima”. Ora che succede? Il consiglio dovrà essere convocato dal consigliere più anziano che nominera’ un nuovo presidente che a sua volta dovrà nominare un cda.
“Un po’ me lo auguravo che finisse così – confessa- per me la Fondazione è una bicicletta troppo pesante, io per questa Fondazione non sono adatto”.
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