Il caso di palazzo ex Enel e dei suoi reperti scatena, oltre che associazioni e cittadini, anche l’opposizione. Erika Opizzi e Tommaso Foti di Fratelli d’Itlaia chiedono che la questione venga discussa in consiglio comunale attraverso una mozione urgente. E se si torna indietro con la mente a quanto la pratica fu sofferta e dibattuta nel 2010 fino a provocare profonde spaccature nell’allora maggioranza, non c’è da stare allegri. I consiglieri chiedono al sindaco Dosi “i motivi per i quali, atteso che il Piano di recupero approvato dal Consiglio Comunale aveva caratteristiche differenti da quello approvato ora dalla Giunta Comunale, non abbia investito della questione – quanto meno a titolo informativo e/o consultivo, se riteneva che ciò non fosse specificatamente richiesto dalla lege – il Consiglio Comunale e se, comunque, non intenda farlo, anche se la decisione è già stata assunta”. Chiedono di sapere le ragioni per le quali “posto che il progetto inizialmente redatto per la ristrutturazione dell’immobile era stato trasmesso alla Soprintendenza per i Beni Archeologici dell’Emilia-Romagna, che al riguardo aveva espresso il proprio parere, alla detta Soprintendenza non sia stato inviato anche il progetto recepito nella delibera della Giunta Comunale”. Intanto il gruppo di ricerca Piacenza Romana, Archistorica, Fai e Italia Nostra stanno aspettando una risposta dalla Soprintendenza in merito alla richiesta di un sopralluogo sul cantiere.
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