A proposito di Sanità pubblica, una decina di giorni fa ho pubblicamente segnalato la determinazione della Corte dei conti sui tempi eccessivi di attesa di talune prestazioni sanitarie e sull’utilizzo (anch’esso in parte eccessivo) dell’attività libero professionale intramuraria. Il tutto accompagnato da una mia circostanziata esperienza personale.
A seguito di quella segnalazione ho ricevuto, specie sui social, molti riscontri.
Tralasciando i “leoni da tastiera”, pronti a insultare tutto e tutti, molte altre persone hanno colto l’occasione per ricordare la propria esperienza personale, rievocando i difficili momenti vissuti in attesa di una visita, di una diagnosi o di un intervento chirurgico ed evidenziando pregi e difetti del SSN.
Un Servizio, giova ricordarlo, a nostra disposizione. Non certo un privilegio…
In questo coinvolgente “bailamme” di sentimenti, emozioni e aspettative, un dato mi ha colpito e profondamente amareggiato: l’accettazione – quasi assodata dai più – di una condizione di subalternità del SSN alle logiche di business. A testimoniarlo, le tante parole spese: “è così da tempo… basta pagare… non è una novità… non ci possiamo far niente… se vuoi curarti devi comprare la prestazione…” e così via. Cruda realtà di un modello sanitario che, piano piano, ci sta portando sulla strada del mercimonio della salute. Dove ci
si cura a seconda della disponibilità economica. E chi non ne ha, deve arrangiarsi. Tutto ciò in spregio, profondo e irreverente, ai principi costituzionali che vedono lo Stato, grazie alle imposte che versiamo, tutelare la salute come fondamentale diritto riconosciuto, universale, inalienabile, essenziale e irrinunciabile dell’individuo (art. 32 della Costituzione). Contro questa deriva, che può facilmente portarci in acque melmose e ricche di insidie, dobbiamo batterci, per provare a scrivere – tutti insieme – un finale diverso. Andando controcorrente e stoppando ammiccamenti normativi a favore di presunte “scorciatoie” che servono soprattutto ad arricchire tasche e contesti già abbondantemente finanziati e sponsorizzati.
Ecco, se devo esprimere un desiderio per il Nuovo Anno, al netto delle aspettative personali, mi sento proprio di augurare alla nostra Comunità di riuscire a tenersi stretti i principali diritti acquisiti dai nostri genitori tra cui – in primis – quello alla Salute e alla Cura. Un diritto che si esercita non solo grazie alla realizzazione di un Nuovo, moderno e costosissimo Ospedale (che comunque sarà pronto fra sette anni) ma soprattutto investendo risorse, oggi e non domani, a favore del personale del SSN, implementandone la dotazione e valorizzando la capacità degli operatori di offrire tempestivo riscontro al bisogno di cura e di sollievo dei tanti pazienti che soffrono.
Pazienti, sia chiaro, e mai clienti…
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