FONDAZIONE, L’OPPOSIZIONE PROPONE TRE ALTERNATIVE A TOSCANI E MOLINARI

Giacomo Vaciago, Ettore Gotti Tedeschi e Corrado Sforza Fogliani. Sono le personalità che secondo l’opposizione in consiglio comunale potrebbero

ricoprire la carica di Presidente della Fondazione di Piacenza e Vigevano. La commissione consiliare 1, riunita per dibattere ancora una volta sul tema, non è certamente partita con le migliori premesse; accanto al presidente Perrucci non vi era alcun rappresentante della Fondazione. Non ha partecipato il presidente in regime di prorogatio Scaravaggi “per ragioni di opportunità”, non lo ha fatto neppure il vice Anselmi orma ex, ma soprattutto l’assenza più evidente è stata quella del sindaco Dosi, come ha sottolineato nel suo intervento il consigliere Marco Colosimo. “Rammarico per la mancata partecipazione del sindaco – ha detto il consigliere di Piacenza Viva – che si è dimostrato non adatto ad amministrare la  città”. Il leitmotiv dei consiglieri è stato “cosa ci stiamo a fare oggi qui, dal momento che non c’è nulla di nuovo e soprattutto non ci sono gli interlocutori richiesti?” Il consigliere della Lega Polledri si è scagliato contro la scelta di Toscani sostenuto dal Comune. “Che competenze finanziarie può avere questa figura? proponiamo un’alternativa alta, noi lo abbiamo fatto. Che fine ha fatto l’iter che la commissione si era data?” ha concluso Polledri. Gugliemo Zucconi ha preso le difese del primo cittadino: “non vi potete appigliare alla Fondazione per attaccare il sindaco. Su questo fronte non abbiamo potere”.

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VIAGGIO AL CAMPO NOMADE DI TORRE DELLA RAZZA

E’ un gruppo di 120 persone tutte di etnia sinti, tra cui una trentina di bambini. Vivono a cinque chilometri dalla città, tra autostrada e alta velocità. In via Torre della Razza si trova il campo nomade di Piacenza. Il nostro viaggio comincia proprio da qui per capire cosa fanno gli uomini e le donne del campo, qual è il rapporto tra vicini di roulotte, e come vengono coordinate le attività che il comune ha affidato alla cooperativa L’Arco che, essendosi aggiudicata il bando per i prossimi due anni, ha a disposizione quasi 200 mila euro per le attività interne.

Elvis Ferrari è il presidente dell’associazione Sinti e Rom insieme di Piacenza; in pratica è il portavoce del campo, il punto di riferimento, colui che organizza ogni estate il raduno dei pastori evangelici. Rispetto al passato qualcosa è cambiato, ci dice, nel 2008 è stato costituto un tavolo tra comune e campo che oggi, lentamente e con fatica, ha fatto sì che 13 sinti si occupino della manutenzione ordinaria del campo.

La gran parte degli uomini continua a dedicarsi alla rivendita del ferro per 15 centesimi al quintale. Alcune donne si sono offerte per il servizio di car pooling accompagnando a scuola i bambini utilizzando la propria auto. Questo ha portato ad un risparmio di 40 mila euro del servizio scuolabus a fronte del solo rimborso benzina.

La cooperativa L’Arco si è inserita in questa realtà da diversi anni investendo le risorse economiche in una serie di progetti volti a conoscere meglio la cultura sinta e l’affinamento delle competenze professionali. E’ attivo un servizio di segretariato sociale, uno sportello che fornisce informazioni per facilitare il raccordo tra gli abitanti del campo e gli uffci sul territorio nel settore sanitario, scolastico, abitativo. La mediazione scolastica invece si rivolge alle famiglie che necessitano di un supporto nel rapportarsi con le istituzioni scolastiche, il tutoring familiare per sostenere i sinti che hanno bisogno di sostegno dal punto di vista dell’organizzazione familiare o nel passaggio ad altre residenze, 7 famiglie oggi vivono in alloggi popolari. Da settembre dell’anno scorso è attivo il servizio di car pooling e di coordinamento di un gruppo di residenti per realizzare piccoli lavori di manutenzione, cura del verde, piccole riparazioni, pulizie e sgomberi.

CONSULTA SCUOLA:”TOGLIERE LA MERENDA DECISIONE AFFRETTATA E INADATTA”

Per la Consulta Servizi Educativi, scuola, formazione e giovani la scelta di togliere le merendine dalle scuole materna è “inadatta e affrettata”. La nota redatta dalla Consulta è critica verso la scelta dell’amministrazione sia perchè non sarebbe stata condivisa pienamente e discussa sia perche verrebbe meno ad alcuni principi cardine come l’importanza di una “corretta alimentazione per determinare un soddisfacente stato di salute e benessere soprattutto tra i bambini in età prescolare”.

Qui sotto il testo integrale:

Con la presente, la Consulta servizi educativi, scuola, formazione, giovani, trasmette parere riguardante la recente scelta di togliere la merenda in alcune scuole per l’infanzia, soluzione che è parsa immediatamente inadatta e affrettata, tanto che non ha stimolato, da parte dell’amministrazione, la richiesta di un parere, anche puramente rappresentativo, delle Consulte cittadine, la cui funzionalità dovrebbe esprimere, quanto più pienamente possibile, una costruzione partecipata delle scelte operative della città, anche laddove insistono i tagli. 

In tal senso, e ravvisando una certa insoddisfazione, per le aspettative di partecipazione, in questo caso lasciate inattese, le seguenti considerazioni, rappresentano un parere spontaneo, con il desiderio che le posizioni dell’amministrazione siano riviste, o perlomeno valutate più esplicitamente con le rappresentanze delle Consulte cittadine.

Il ruolo dell’alimentazione, per un’educazione civica

Una corretta alimentazione è fondamentale per determinare un soddisfacente stato di salute e di benessere. L’educazione alimentare rappresenta lo strumento più efficace che permette di ottenere comportamenti alimentari corretti e indurre scelte consapevoli. Questo è vero quando le strategie vengono messe in atto a partire dalla prima infanzia. E’ questa una fascia di età particolarmente importante, perchè sono proprio i bambini in età prescolare, i soggetti fisicamente più vulnerabili ed esposti a potenziali rischi provocati da una alimentazione quantitativamente e qualitativamente non adeguata. In quest’ottica, assume particolare importanza, il momento della ristorazione scolastica che con il suo duplice obiettivo, nutrizionale ed educativo riveste un ruolo primario per la salute e il benessere fisico dei bambini. Una corretta ed equilibrata alimentazione costituisce, infatti, per i bambini, un indispensabile presupposto per uno sviluppo psico-fisico ottimale. Cardiopatie, obesità, diabete, sono alcune delle conseguenze di una scorretta alimentazione cui possono incorrere i nostri bambini una volta raggiunta l’età adulta.

Secondo la definizione proposta dall’OMS e dalla FAO: l’educazione alimentare è il processo informativo ed educativo, per mezzo del quale si persegue il generale miglioramento dello stato di nutrizione degli individui, attraverso la promozione di adeguate abitudini alimentari, l’eliminazione di comportamenti non soddisfacenti, l’utilizzazione di manipolazioni più igieniche degli alimenti e un efficiente utilizzo delle risorse alimentari. L’alimentarsi non è soltanto l’espressione del bisogno di nutrirsi, ma anche il risultato di determinanti psicologiche, sociali, culturali,che insieme concorrono a formare l’atteggiamento alimentare.

Sono sempre più numerose le iniziative promosse da comuni ed enti locali sull’educazione alimentare nelle scuole, tema che sta avendo grande diffusione, a partire dalla scuola primaria, fino alla scuola superiore.

Per Expo 2015, l’Italia sarà capofila di un grande piano internazionale che ci permetterà di lasciare un’eredità culturale fondamentale, dando ai nostri bambini gli strumenti adatti per approfondire lo stretto legame che esiste tra cibo e ambiente. L’educazione alimentare è una vera e propria educazione civica.

Alla luce di queste premesse ci chiediamo come sia possibile che lo stesso Assessore Piroli (Assessore all’Istruzione) possa aver pensato di risparmiare denaro pubblico ai danni dei bambini?

Come sempre, con la certezza di avere fatto scelta gradita, relazionando un parere non richiesto, e tuttavia fondamentale, per i futuri rapporti consultivi e propositivi, e pur comprendendo gli sforzi dell’amministrazione e la forte risposta mediatica cui certe scelte vanno incontro, la Consulta servizi educativi, scuola, formazione, giovani ringrazia anticipatamente per l’attenzione che sarà posta al caso, e porge cordiali saluti.

per il comitato esecutivo della Consulta

Nicolò Morelli

scuola materna

MOLINARI: “VOLTIAMO PAGINA TUTTI INSIEME”

Di seguito le linee programmatiche del candidato Giuseppino Molinari. Anche per il presidente della Ricci Oddi è importante una svolta, un cambiamento rispetto al passato; fondamentale puntare sui giovani e sullo sviluppo del territorio. E propone una vision di futuro per la “ri-Fondazione”.

Di seguito la nota integrale

La mia candidatura e LA PROPOSTA che mi permetto sottoporre al Consiglio Generale sono finalizzati a mettere in campo un progetto che non vuole contrapporsi ad altre candidature né creare dannose spaccature, ma che intende arricchire il quadro d’insieme e consentire al Consiglio Generale una valutazione e una scelta più aperta e consapevole.

Una candidatura spontanea, totalmente libera da vincoli o condizionamenti e non subordinata ad accordi, patteggiamenti e interessi di parte e quindi tale da assicurare un profilo di garanzia. Le considerazioni che seguono sono il frutto di una esperienza di vita e di lavoro vissuta nel mondo universitario e nella sua complessa gestione sia economico-finanziaria che gestionale e organizzativa, a Piacenza e in altre importanti realtà del Paese (Università Cattolica di Milano-Roma-Piacenza-Brescia, Università degli Studi di Padova, Politecnico di Milano, Università degli Studi di Pavia), nella scuola e nella Galleria Ricci Oddi (pertanto nei primi tre settori rilevanti per la Fondazione) e con particolare sensibilità al sociale (i restanti due settori rilevanti) e mi consentono di ritenere bello e possibile mettere esperienze e professionalità al servizio della comunità, cercando di migliorare l’esistente, con grande umiltà, ma anche con la necessaria determinazione.
“Voltiamo pagina tutti insieme”
Non è uno slogan né un programma, ma un metodo di lavoro
Non si tratta infatti di perpetuare una analisi e un giudizio solo critico sul passato, perchè insistere su ulteriori discussioni rischia di fomentare una conflittualità con ripercussioni molto negative di credibilità e di immagine della Fondazione e di diventare un esercizio improduttivo e sterile quanto alla vita della Fondazione. Soffermarsi solo o troppo sul passato è un segno di decadentismo. Il nostro dovere è di guardare al futuro e di ripartire con passione ed entusiasmo per lo sviluppo della Fondazione
Voltare pagina non significa ignorare o ripudiare il passato e il presente, che devono essere visti da chi ha responsabilità nella Fondazione con rispetto per le cose positive realizzate, trasformando invece gli errori in opportunità per le scelte future
Il nostro segno distintivo dovrà esprimere: la positività, l’unità e l’unitarietà, il senso e l’orgoglio di appartenenza, l’orgoglio di essere chiamati a svolgere un servizio positivo e utile al territorio (Piacenza e Vigevano)

“il futuro è nelle nostre mani”
Ciascuno ricopre un ruolo di responsabilità nella Fondazione
Le responsabilità sono diverse e chiaramente definite dallo Statuto cui, in attesa di eventuali modifiche, occorre richiamarsi con rispetto e coerenza
Sulla base delle esperienze recenti, probabilmente occorre una riflessione “comune e condivisa” sulla definizione dei ruoli, delle competenze e delle responsabilità sulla base delle parole contenute nello Statuto
Ciò sarà possibile se ciascuno saprà far prevalere gli interessi della Fondazione e non quelli, ipotetici ma sempre in agguato, di gruppi contrapposti, schieramenti basati su logiche di potere, di interessi personali, di alleanze trasversali e improprie frutto di intrecci di pressione o di esercizio del potere come proprietà privata
I veri e unici portatori di interesse per la Fondazione sono le persone dei territori di Piacenza e Vigevano
Il futuro della Fondazione non teme errori o difficoltà se alla base dei nostri comportamenti prevale lo spirito di servizio nei confronti della Fondazione e dunque della Società

“vision per la ri-Fondazione”
la Fondazione è patrimonio di tutti e deve essere finalizzata al bene comune, in particolare –senza escludere gli altri settori rilevanti- al sostegno delle persone e delle famiglie deboli, che vivono situazioni drammatiche di povertà, di isolamento, di sofferenza e delle associazioni e istituzioni che lavorano per alleviare il disagio vissuto
La Fondazione non è fine a se stessa e le persone che la rappresentano devono sentire su di sé il carico di questa missione, come finalità primaria e prioritaria. Fatte queste doverose premesse fondative, cercherò di tracciare qualche proposta sulle linee programmatiche che si rivolgono sia a Piacenza che a Vigevano, anche se ritengo che il programma più articolato dovrà essere elaborato dal Presidente sulla base delle indicazioni che verranno espresse dai Consiglieri (del Consiglio generale e del Consiglio di amministrazione) e quindi sottoposto come proposta all’approvazione degli Organi competenti.

Obiettivi strategici

1. rispetto rigoroso dell’art. 7 e seguenti (Titolo II) in merito ai criteri dettati per la conservazione del valore, l’amministrazione, la gestione e gli investimenti del patrimonio – l’economicità della gestione – la destinazione del proprio reddito
2. investimenti: per quanto riguarda gli immobili, mi propongo di partire da una analisi e una valutazione della situazione attuale alla luce del dettato statutario, in particolare dell’art. 7, comma 4. La definizione delle strategie future per una gestione oculata dei beni immobili dovrà tenere conto innanzitutto delle finalità, delle priorità e dei vincoli dettati dall’art. 7, commi 1 e 2 dello Statuto, ma anche delle priorità che il Consiglio deciderà di scegliere sulla destinazione del patrimonio e sull’impiego del reddito
3. gestione finanziaria: il principio basilare su cui fondare le scelte della Fondazione sarà la tutela e la conservazione del patrimonio (-di cui va fatta una verifica rigorosa e professionale sulla reale consistenza-), attraverso una oculata e prudente gestione degli investimenti finanziari, alla ricerca di rendimenti il più elevati possibile -al fine di ottenere un reddito che consenta erogazioni elevate-, ma riducendo al minimo i rischi connessi
4. erogazioni: le erogazioni dovranno rispettare i criteri e le modalità che il Consiglio generale vorrà approvare nell’individuazione e nella selezione dei progetti presentati, possibilmente evitando le erogazioni a pioggia, ma privilegiando quelle rivolte direttamente alle istituzioni aventi quegli specifici scopi, onde evitare dispersione delle sia pur scarse risorse. Nel rispetto dell’art. 3 dello Statuto e tenuto conto sia della rilevante riduzione delle risorse disponibili sia della situazione generale del Paese che si rispecchia anche nei territori di Piacenza e Vigevano, mi impegno a sottoporre al Consiglio generale la proposta di privilegiare, nella destinazione del reddito, il welfare nelle sue varie articolazioni con particolare attenzione ai settori più deboli e bisognosi: povertà, anziani, bambini, famiglie. Essi costituiscono l’anello debole della catena, troppo spesso sono emarginati e a tutte queste tipologie va riservata una solidarietà concreta e non ideologica e una attenzione vigile e capace di riconoscere e intercettare le criticità vissute e i veri bisogni sociali
5. conseguentemente si dovrà effettuare una valutazione delle priorità dei settori ammessi e dei settori rilevanti, sulla base delle disponibilità esistenti, avendo presente che il sostegno dei settori deve essere orientato allo sviluppo del territorio (art. 7, comma 2). Questo principio deve saper coniugare le priorità di cui al precedente punto 4 con il sostegno degli altri settori rilevanti: istruzione, ricerca, cultura, con una impostazione che favorisca e incentivi obiettivi comuni e sinergici, privilegiando le eccellenze e i progetti strategici e innovativi per il rilancio del territorio
6. In questa ottica potrà essere valutata, accanto alle finalità e agli obiettivi di cui ai punti 4 e 5, la possibilità di incentivare e sostenere iniziative strutturali (start up, avvio di nuove attività) che garantiscano nuovo lavoro a giovani, disoccupati, famiglie in difficoltà
7. razionalizzazione dei rapporti con gli Enti e le Istituzioni pubbliche locali, attraverso piano e modalità di erogazioni condivisi sulla base delle priorità concordate e secondo il principio della sussidiarietà Al fine di garantire la realizzazione degli obiettivi strategici una particolare attenzione va dedicata agli aspetti metodologici e organizzativi, che ritengo possano essere impostati secondo i seguenti punti di attenzione

obiettivi di metodo

8. definizione “condivisa” delle responsabilità della Governance, in modo da evitare duplicazioni, sovrapposizioni, scarico di responsabilità con conseguente inefficienza nella catena decisionale. Sulla base di queste linee e nel rispetto di questi criteri verrà fatta la scelta del componenti il Consiglio di amministrazione, che dovrà essere costituito prevalentemente da personalità eminenti e di alto profilo, che rispecchi tutte le istanze e rispetti tutti gli orientamenti mediante una composizione integrata e aperta a tutti)
9. riflessione e conseguente emanazione di poche ma chiare regole e indicazioni fondative su indirizzo, procedure, controlli, soprattutto con riferimento alle materie sensibili: investimenti ed erogazioni
10. valorizzazione degli Organi, attraverso una filosofia improntata al coinvolgimento nelle scelte, alla partecipazione, alla responsabilizzazione
11. revisione dell’assetto organizzativo, che deve essere snello e corto, con attribuzione chiara delle responsabilità in relazione agli obiettivi assegnati e ai risultati che devono essere valutati con indicatori misurabili e il più possibile oggettivi
12. messa in cantiere del processo di elaborazione delle proposte da sottoporre agli organi: input interni e/o esterni, elaborazione di proposte, preparazione degli argomenti da mettere in discussione, attraverso un processo maieutico e di coinvolgimento che eviti il rischio dell’improvvisazione
13. revisione dello Statuto, che risale alla prima metà degli anni 2000 e che, sulla base dell’esperienza, richiede qualche opportuna integrazione o modifica
14. elaborazione di un Codice etico che, anche se da solo non risolve i problemi che possono insorgere dal comportamento dei singoli, deve diventare un punto di riferimento e di impegno comportamentale
15. valutazione circa l’istituzione di Commissioni istruttorie e/o Gruppi di lavoro consultivi sui principali argomenti e temi di gestione
16. garanzia di trasparenza e di partecipazione, pur nella salvaguardia dell’autonomia programmatica e decisionale degli Organi della Fondazione, sia nella definizione delle strategie sia nelle modalità di gestione sia nelle scelte che riguardano gli investimenti e le erogazioni. Dovrà quindi essere programmato un percorso di ascolto e confronto dei singoli, delle Istituzioni locali e religiose e delle organizzazioni sociali, imprenditoriali, sindacali, culturali, il cui apporto propositivo costituirà un contributo importante per il momento decisionale finale che compete responsabilmente alla Fondazione.

Le riflessioni di cui sopra costituiscono una presentazione sintetica che non vuole prevaricare le competenze del Consiglio generale e del Consiglio di amministrazione, ai quali compete la definizione delle linee strategiche e di indirizzo generale. A seguito dell’auspicata approvazione di queste indicazioni generali, verranno poi declinati in maniera più analitica e dettagliata i singoli punti.
Se la presente proposta verrà condivisa, mi impegno a un comportamento coerente con questa impostazione (perseguire il bene comune come un buon padre di famiglia senza intenti o metodi speculativi), con la necessaria flessibilità nel metodo ma con altrettanto rigore nella salvaguardia dei valori etici e dei principi fondanti.
Il metodo di lavoro e di relazione saranno improntate al dialogo e all’ascolto, pur garantendo le necessarie assunzioni di responsabilità per una conduzione efficace della Fondazione, in uno sforzo permanente di sintesi, di mediazione e di coordinamento. In questa ottica mi sembra opportuno dedicare una iniziale e adeguata attenzione agli amici che rappresentano il territorio di Vigevano e alle esigenze del loro territorio sia a livello di investimenti che di erogazione.
Il successo della Fondazione passa attraverso la coesione e l’unitarietà delle scelte e dei comportamenti, lo slancio e l’entusiasmo che ciascuno saprà trasmettere agli altri e che consentirà a tutta la squadra di superare qualsiasi divergenza e contrapposizione attraverso un rapporto sereno e leale, improntato all’ascolto e al dialogo costante. Mi permetto soltanto di chiedere a ciascuno di saper spersonalizzare le proprie singole e legittime visioni in una armonica composizione di finalità e di risultati per diventare vera comunità di intenti e di persone: solo così credo che si potrà recuperare la credibilità e l’immagine della Fondazione nei confronti dei nostri principali interlocutori e ridare slancio a una Istituzione storica e fondamentale per il sostegno e lo sviluppo della vita sociale di Piacenza e Vigevano.

TOSCANI:”FONDAZIONE COME CENTRO DI SERVIZI NON LUOGO DI POTERE”

Ecco il manifesto di Massimo Toscani qualora venga eletto nuovo Presidente della Fondazione. Una nota, che riportiamo integralmente,  nella quale viene descritto lo spirito che animerà il nuovo corso della Fondazione. Quello che salta all’occhio è lo strappo con il passato, sopratto rispetto agli ultimi mesi; ricorrono spesso le parole “trasparenza” “unità” ,”bene comune”. Al punto 10 Toscani chiarisce che la Fondazione non dovrà più essere intesa come un luogo di potere, ma come centro di servizi di cui possono e devono godere i cittadini.

Di seguito la nota del notaio Toscani:

La Fondazione di Piacenza e Vigevano come è ben noto, è nata per essere al servizio del Territorio della Provincia di Piacenza e del Comune di Vigevano.

Essa dunque svolge un ruolo rilevante per favorire la crescita e aderire alle necessità che provengono dalle comunità in cui opera.

Per usare parole molto semplici, la Fondazione è nata ” per far del bene” e poiché fare del bene è il più grande dei piaceri, la gestione della stessa, da parte di tutti gli organi a ciò preposti, non potrà che essere un vero piacere.L

a gestione e conduzione dovrà svolgersi in spirito di unità ed accordo e conformemente alle indicazioni del Consiglio Generale che, essendo espressione diretta del Territorio, costituisce l’organo propulsore della Fondazione.

Sarà assai utile costituire gruppi di lavoro a cui, in base alle proprie competenze e predisposizioni, possano partecipare tutti i membri del Consiglio Generale che bene potranno percepire le richieste che perverranno dai diversi settori in cui sarà possibile intervenire.

Il momento, non occorre ribadirlo, è difficile e complicato.

Sarà necessario e indispensabile rivolgere una particolare e continua attenzione ai deboli in genere con quello spirito di solidarietà e discrezione che ha sempre contraddistinto le nostre genti, il tutto nel rispetto di una assoluta trasparenza nell’impiego delle risorse.

Non andrà naturalmente trascurato il settore cultura anche nel rispetto degli impegni già esistenti.

Non ci si dovranno attendere, probabilmente, eclatanti risultati finanziari nella gestione del patrimonio, poiché si intenderà privilegiare la sicurezza degli impieghi e la riduzione dei rischi rispetto all’ottenimento di immediati risultati economici.I

l patrimonio della Fondazione appartiene alla collettività e per essa va conservato.

Indispensabile sarà la collaborazione con tutte le Istituzioni ed Enti Locali con i quali sarà magnifico lavorare per il progresso collettivo.

Da soli non si va da nessuna parte.

Solo insieme e con spirito unitario si potranno raggiungere gli scopi statutari che dobbiamo provare a realizzare.

Se oggi però si fossero presentati dieci candidati tutti avrebbero detto e scritto più o meno le stesse cose: siamo qui per unire, per lavorare insieme, per dimenticare le incomprensioni.

Lo avrebbero detto in termini diversi solo da un punto di vista lessicale, poiché ognuno usa il proprio linguaggio.

Mi viene in mente la risposta che mi diede un mio vecchio collaboratore alla mia domanda se una pratica complicata fosse andata a posto. E lui, allora in perfetto dialetto piacentino, mi disse “dottore, si sa dopo se tutto è a posto”.

E questo, a distanza di tempo, mi pare sempre una risposta giusta.

Pensiamo di essere capaci di risolvere un problema e poi non ci riusciamo, qualche volta accade anche il contrario.

L’importante, però è provarci con forza ed entusiasmo.

Bisogna però sapere con un po’ di chiarezza in quale direzione andare.

I miei colleghi notai reputano che io sia sintetico e quindi, in breve sintesi traccio i punti sui quali credo di dover lavorare:

 

1) Occorre conoscere che cosa si dovrà amministrare: il nuovo Consiglio dovrà procedere ad una precisa analisi del patrimonio della Fondazione, per riferire al Consiglio della sua consistenza e dei suoi attuali impieghi.

 

2) Si deve procedere ad una analisi della struttura della Fondazione per ottimizzare il patrimonio umano e per realizzare laddove possibile risparmi di gestione.

 

3) L’attuale patrimonio immobiliare andrà valutato con chiarezza al fine di definirne la utilizzazione e destinazione, con particolare riferimento in primis, all’ex Convento di Santa Chiara, nell’ottica sperabile di poter liberare nuove risorse;

occorrerà comunque chiarire la valorizzazione che si intenderà dare ai vari immobili di proprietà della Fondazione, proprio per ottimizzare i costi di gestione degli stessi.

4) La gestione del patrimonio sarà effettuata nell’osservanza scrupolosa dell’art. 7 e cioè “con criteri prudenziali di rischio”.

E’ possibile che ciò, a breve termine possa produrre una contrazione dei frutti prodotti dal capitale, ma è intuitivo che a maggiori rendimenti corrispondono maggiori rischi; il patrimonio della Fonazione è della collettività;

in ordine alla gestione del patrimonio occorrerà verificare con grande attenzione la scelta di consulenti ed advisors, non escludendo l’ipotesi di scelte diverse da quelle oggi in atto.

Ritengo poi che, in particolar modo nel primo periodo di insediamento del nuovo consiglio, tali rapporti debbano essere particolarmente stringenti; laddove lo statuto prevede una cadenza solo trimestrale, sarebbe opportuno fare riunioni iniziali a cadenza almeno bimestrale.

5) I rapporti tra gli organi della Fondazione dovranno rivestire carattere aperto e costante: posso dire di conoscere da vecchia data molti membri del Consiglio generale, del personale della Fondazione e del Collegio Sindacale, per cui sarà agevole lavorare e collaborare in sintonia.

 6) Le commissioni esistenti o che verranno create avranno il compito di riferire con continuità al Consiglio le esigenze del territorio.

7) La effettuazione delle erogazioni è una problematica che coinvolgerà l’intero futuro Consiglio; tuttavia, come già anticipato, nel rispetto delle norme statutarie, mi pare che la tutela dei più deboli sia una priorità a cui la Fondazione non può sottrarsi

8) E’ pacifico, per cui non ci si deve fare alcuna illusione, che il difficile momento economico potrà produrre una contrazione delle risorse attribuibili al territorio. Da qui la necessità di sostenere progetti precisi e condivisi, la cui realizzazione non sia fine a sé stessa, ma possa produrre una ricaduta favorevole nello stesso territorio. Per cui ci dovrà essere particolare attenzione alla valutazione dei progetti anche con la creazione di gruppi di lavori e ciò delegati, così come prevede del resto l’articolo 4 dello statuto.

Mi piacerebbe pensare alla Fondazione come organo propulsore che metta in moto un meccanismo collettivo per realizzare ciò che da soli non si potrebbe fare.

9) La trasparenza dovrà essere il cardine principale sul quale la Fondazione baserà il proprio operato.

A tal fine, come già detto, si dovrà dare piena attuazione all’articolo 4 dello statuto con la dotazione di un chiaro regolamento che individuerà e selezionerà i progetti da finanziare.

10) La Fondazione è oggi percepita come centro di potere.

Questo è ingiustificato e intollerabile. La Fondazione è un centro di servizi. Ogni membro della Fondazione è qui per svolgere un servizio alla collettività e non per esercitare un potere.

Anche se quasi ultimo in ordine questo è un punto al quale tengo particolarmente.

E proprio per dare un forte segnale in questo senso riterrei opportuna una riduzione degli emolumenti del Presidente e dei membri del Consiglio di Amministrazione.

Chi viene in Fondazione sa di dover venire per faticare e non per avere un ritorno economico.

Qualsiasi risparmio sarà utile per realizzare anche in questo contesto le finalità statutarie.

11) Credo che lo statuto abbia manifestato necessità di integrazione e miglioramento.

Auspico quindi la creazione di un gruppo di lavoro, possibilmente nell’ambito del Consiglio Generale e con il contributo eventuale di consulenti esterni, affinché siano evidenziate criticità e siano elaborate proposte di modifica ove necessario.

Ogni programma rappresenta comunque una speranza al cui realizzo occorrerà lavorare con umiltà, passione e continuità; la società si aspetta molto dalla Fondazione; con l’aiuto di tutti cercheremo di non deluderla.

 9) La trasparenza dovrà essere il cardine principale sul quale la Fondazione baserà il proprio operato. A tal fine, come già detto, si dovrà dare piena attuazione all’articolo 4 dello statuto con la dotazione di un chiaro regolamento che individuerà e selezionerà i progetti da finanziare.

10) La Fondazione è oggi percepita come centro di potere. Questo è ingiustificato e intollerabile. La Fondazione è un centro di servizi. Ogni membro della Fondazione è qui per svolgere un servizio alla collettività e non per esercitare un potere. Anche se quasi ultimo in ordine questo è un punto al quale tengo particolarmente. E proprio per dare un forte segnale in questo senso riterrei opportuna una riduzione degli emolumenti del Presidente e dei membri del Consiglio di Amministrazione. Chi viene in Fondazione sa di dover venire per faticare e non per avere un ritorno economico. Qualsiasi risparmio sarà utile per realizzare anche in questo contesto le finalità statutarie.

11) Credo che lo statuto abbia manifestato necessità di integrazione e miglioramento. Auspico quindi la creazione di un gruppo di lavoro, possibilmente nell’ambito del Consiglio Generale e con il contributo eventuale di consulenti esterni, affinché siano evidenziate criticità e siano elaborate proposte di modifica ove necessario. Ogni programma rappresenta comunque una speranza al cui realizzo occorrerà lavorare con umiltà, passione e continuità; la società si aspetta molto dalla Fondazione; con l’aiuto di tutti cercheremo di non deluderla.

Massimo Toscani

RBD SPA, SPIRAGLIO PER I 299 LAVORATORI

Un tavolo di confronto durato l’intera giornata, in cui le parti si sono prese una settimana per valutare una nuova proposta. Al centro dell’incontro al ministero dello Sviluppo economico a Roma c’era la proposta avanzata dalla Geve di Paolo Marini, ovvero l’offerta di 5 milioni di euro per l’acquisizione di Rdb spa. Nota dolente il discorso occupazionale, solo 120 lavoratori su 299. Stamattina, dopo una intensa discussione,  il numero è salito a 155 nell’arco di 15 mesi. Meglio della prima proposta certo, ma non del tutto soddisfacenti per i sindacati che hanno proposto a Marini il ricorso alla cassa integrazione straordinaria per ristrutturazione per i 299 dipendenti.  “Una proposta alla quale -ha riferito Roberto Varani della Cisl – Marini e’sembrato impreparato ma disponibile a prenderla in considerazione.  Ha lasciato aperta questa porta che per noi è fondamentale.  Ci siamo lasciati – spiega – con un verbale di confronto che lascia spazio a miglioramenti verso una positiva fase conclusiva”. Il nuovo incontro si dovrebbe tenere venerdì prossimo a Roma.

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FONDAZIONE, MOLINARI INCOMPATIBILE SECONDO ACRI?

Giuseppino Molinari incompatibile alla carica di presidente della Fondazione? La risposta potrebbe essere nella Carta delle Fondazioni di Acri, l’Associazione di Fondazione e Casse di Risparmio. Nel documento al sottocapitolo Incompatibilità e ineleggibilità si legge “la partecipazione agli organi delle Fondazioni è incompatibile con qualsiasi incarico o candidatura politica. Le Fondazioni individuano le modalità ritenute più idonee per evitare l’insorgere di situazioni di conflitto di interessi, anche ulteriori rispetto alle predette fattispecie. Nel capitolo Implicazioni  vengono elencate alcune situazioni di conflitto di interesse tra cui rientrano amministratori di enti, istituti o aziende soggetti a vigilanza da parte della regione, del comune, della provincia o dagli stessi organismi sovvenzionati in modo continuativo. L’incompatibilità starebbe proprio in quest’ultimo punto. Stando così le cose, i membri del consiglio potrebbero sollevare la questione.

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IL MUSEO SI VISITA CON IMAPP

Da oggi la pinacoteca di Palazzo Farnese si potrà visitare grazie al supporto di una mappa interattiva, pratica, veloce e smart. E’ la tecnologia di Imapp a permetterlo. E’ più facile a farsi che a spiegarsi: basta scaricare l’app gratuita su un qualunque cellulare smartphone, avvicinarsi ad un opera e sul telefono comparirà la scheda, con la possibilità di ascoltare la descrizione audio o guardare un video. L’ideatore di Imapp è Marco Boeri 40 anni piacentino d’adozione che avevamo conosciuto proprio mentre Imapp era in fase di elaborazione. Oggi è una realtà concreta che permette al museo di palazzo farnese di essere pioniere in italia dell’utilizzo della tecnologia beacons. Il progetto che porta la firma di Ultraviolet, è frutto di un proficuo lavoro di squadra. Hanno lavorato ad Imapp anche giovani sviluppatori informatici di Tualba un’azienda piacentina che produce software per banche. L’utilizzo di imapp è declinabile a adattabile anche in altri contesti come istituti di credito, fiere, ospedali, università, aeroporti, alberghi e stadi.

FONDAZIONE, E’ ANCORA CORSA A DUE

Massimo Toscani e Giuseppino Molinari. E’ ancora una corsa a due, come accadde un anno e mezzo fa, la conquista della presidenza della Fondazione di Piacenza e Vigevano. Poco prima delle 18 di ieri, anche Molinari ha ufficializzato la sua candidatura. Accanto al notaio Toscani, il cui nome circolava già dal luglio scorso, se ne contrappone un altro, esattamente come nel marzo del 2013 quando si fronteggiarono Francesco Scaravaggi e Sergio Giglio. Una realtà dei fatti che,  a dire il vero, un poco si scontra con le intenzioni manifestate da più consiglieri al termine del tormentato consiglio del 2 agosto scorso nel quale rassegnarono le dimissioni il presidente Scaravaggi (oggi in regime di prorogatio) e l’intero consiglio di amministrazione. Anche ai nostri microfoni in molti avevano dichiarato di voler voltare pagina, di dare alla Fondazione un nuovo volto lontano dalle divisioni e dagli scontri come è accaduto nell’ultimo anno. Ma ciò che sembra profilarsi, se non si può parlare di scontro, ha però tutte le caratteristiche di una contrapposizione. Toscani è sostenuto da 13 consiglieri su 25 (20 piacentini 5 vigevanesi) tra cui i rappresentanti delle istituzioni locale Comune, Provincia, Camera di Commercio, come riporta la nota diffusa dal comitato, Molinari da 6. Proprio su quest’ultimo, qualcuno ha paventato l’ipotesi di incompatibilità con la sua carica di presidente della galleria Ricci Oddi. Il diretto interessato avrebbe risposto all’accusa dicendo di poterlo dimostrare neri fatti. Se i consiglieri faranno richiesta di accertamenti sulla posizione di Molinari, il collegio sindacale, molto probabilmente, si avvarrà di una consulenza specifica dello studio Portale per verificare lo statuto. Il 26 settembre si giocherà l’ultimo round, dibattuto o meno che sia, l’auspicio è che alla fine le divisioni non caratterizzino più la Fondazione di Piacenza e Vigevano.

toscanigiuseppino molinari

FRA TAGLI E POLEMICHE AL VIA IL NUOVO ANNO SCOLASTICO

Emozioni ma anche senso di responsabilità. Dai più piccoli delle scuole materne alle superiori. Il ritorno sui banchi è per tutti, dai ragazzi ai genitori, un giorno da ricordare, nonostante i tagli, le graduatorie infinite dei supplenti e le migliaia di docenti che aspettano di essere assunti ma che, oggi, un lavoro non ce l’hanno.

Venendo a casa nostra il sindaco Dosi e l’assessore Piroli, nella prima giornata di avvio dell’anno scolastico, hanno deciso di cominciare dai più piccoli con un saluto ai piccoli della materna Andersen di Pittolo e alla elementare De Amicis.

Ecco il messaggio di inizio anno del sindaco Dosi

Cari ragazzi, oggi per molti di voi è il primo giorno di scuola, per i più piccoli l’inizio di una nuova fase della vita, per gli altri la ripresa di un discorso interrotto soltanto qualche mese fa. E’ una giornata importante perché la scuola rappresenta ancora oggi, nonostante le critiche che questa istituzione subisce di giorno in giorno, un elemento fondante per la formazione dei giovani. La scuola è il luogo in cui si apprende, ci si scambiano esperienze e si socializza; all’insegna della coesione il percorso di partecipazione di tutti alla vita scolastica è un dato che dovrebbe essere scontato. Ma la scuola è soprattutto il luogo dell’apprendimento, in cui molti di voi costruiscono un pezzetto di futuro e di storia e in questo senso, parafrasando le parole di un intellettuale come Roberto Vecchioni, alla scuola chiederei innanzi tutto di insegnare che cosa è bello, di divulgare l’armonia, di spiegare il senso dei valori. Per quanto riguarda coloro che si apprestano a intraprendere un nuovo viaggio all’interno di questo mondo, sono certo che vi sia la possibilità di crescere e di conoscere nuove storie, un nuovo modi di intendere la vita, ma anche la possibilità di avere come riferimento insegnanti che hanno scelto di essere prima di tutto educatori. Per chi invece è avanti nei corsi di studio è necessaria la giusta applicazione, il desiderio, il bisogno di far proprie nozioni e metodi che possono garantire più cultura, più responsabilità e più conoscenze. Occorre evitare che nella scuola si viva come dentro una specie di capsula senza collegamento con il tempo presente. A proposito di conoscenze: la consapevolezza che oggi molti di voi abbiano moltissime sollecitazioni che provengono dall’esterno non significa trascurare gli insegnamenti che può e deve dare l’istituzione scolastica. E’ scritto nell’articolo 33 della Costituzione che l’arte e la scienza sono libere e libero ne è l’insegnamento” e la scuola ha questo compito favorire una cultura di libertà attraverso lo studio come elemento determinante per la qualità di vita e per una crescita culturale appropriata, perché senza scuola e senza formazione non si va da nessuna parte. E’ un giorno importante per tutti questo: per gli studenti, ma anche per gli insegnanti che quotidianamente hanno il compito non facile non solo di insegnare nozioni, ma anche e soprattutto contenuti di vita ai loro studenti; per i dirigenti scolastici perché la scuola è sempre più azienda e quindi la necessità di far quadrare bilanci senza tralasciare aspetti di carattere scientifico e formativo, rappresenta una responsabilità di fronte alla quale non è più possibile tirarsi indietro. Ma è anche una giornata importante per i genitori, perché nel corso degli studi dei loro figli abbiano a comprendere che solo una scuola sana e vissuta può racchiudere il segreto di un’educazione qualificata. Per questa ragione, sono convinto che tutti debbano fare il proprio dovere perché la comunità scolastica è espressione diretta di una comunità molto più ampia, nella quale ognuno si trova a vivere, a fare i conti con il presente e il futuro, a capire le difficoltà, i doveri e gli aspetti positivi del nostro Paese, un Paese in cui nulla è facile, è vero, ma dove la scuola non può e non deve perdere la propria centralità. L’augurio è che possiate vivere la scuola, non come obbligo, come prigione mentale, ma come anelito di libertà.

Paolo Dosi