SI COBAS: “PASCAI AGGREDITO DAI MILITANTI DEL FRONTE VENETO SKINHEAD”

Alcuni funzionari de sindacato SiCobas erano presenti alla festa del rugby ed hanno assistito all’aggressione ai danni di Pascai. Ecco il racconto

“Il S.I. Cobas Piacenza esprime solidarietà a Marco Pascai, sindacalista CGIL, vigliaccamente aggredito dai militanti neonazisti del Veneto Fronte Skinhead.

Svariati nostri funzionari erano presenti dalle ore 21:00 alla “festa del rugby” in quanto amici del gruppo che doveva esibirsi, i Bull Brigade, di dichiarata fede antifascista.

Verso le 21:30 i neonazisti hanno invaso il prato dedicato ai concerti assumendo da subito atteggiamenti di sfida e minaccia verso i ragazzi giovanissimi presenti. Solo il frapporsi pacifico di alcuni ragazzi più grandi, schierati a difesa dei minorenni, ha impedito che la situazione degenerasse.

Il pubblico è rimasto saldo e fermo senza cedere alle provocazioni fino a che la band ha dichiarato dal palco di non volersi esibire alla presenza dei neonazisti.

Di questi, solo tre persone erano piacentine, gli altri erano volti altrettanto noti provenienti da Modena e Pavia, chiaramente giunti in città per compiere un agguato.

Quando la polizia è sopraggiunta hanno inscenato saluti romani e minacciato svariati funzionari del S.I. Cobas Piacenza, che tuttavia sono rimasti saldi e fermi prevenendo lo scontro.

Compreso di essere indesiderati dal pubblico e dalla band, i neonazisti sono stati scortati all’esterno dalla polizia, e durante l’uscita hanno lanciato birre e altri oggetti contro il pubblico.

Al termine del concerto, quando ormai il grosso dei partecipanti si era allontanato, il gruppo di neonazisti ha tuttavia fatto ritorno verso l’area della festa, non si comprende se sottraendosi al controllo delle forze dell’ordine o da esse autorizzato. In questo contesto, a poca distanza dall’ingresso, il gruppo ha sfogato la sua sete di violenza contro l’inerme funzionario della CGIL, colpendolo alle spalle e sotto la sguardo del figlio.

Una dinamica gravissima che non può che interrogare la collettività su come sia possibile che un ristrettissimo numero di persone arci note riproponga da venti anni le identiche modalità di terrorismo politico agendo indisturbato in un eterno ripetersi dell’uguale.

Lavoratori e organizzazioni sindacali non si faranno intimidire da chi semina violenza per aizzare poveri contro poveri e distrarre l’attenzione dalla drammatica situazione di precarietà economica e sociale che il nostro Paese sta attraversando”.

 

AGGRESSIONE PASCAI, TARASCONI “GRAVITA’ INAUDITA, CONDANNA NETTA E SENZA AMBIGUITA’ “. TUTTE LE REAZIONE

“Un’aggressione odiosa resa ancora più grave perché avvenuta davanti al figlio, un bambino” è il commento della sindaca Tarasconi sull’aggressione al sindacalista della Cgil Marco Pascai. “Chiunque abbia assistito a una scena del genere non può che provare indignazione. Colpire un uomo è grave. Farlo davanti a suo figlio è qualcosa di ancora più vile. Saranno le indagini a chiarire ogni responsabilità e a ricostruire con precisione i fatti. Ma se venisse confermato quanto emerge dalle prime ricostruzioni, ci troveremmo di fronte a un episodio inquietante che richiama modalità e culture politiche che la nostra democrazia ha già condannato nella storia e che non devono trovare alcuno spazio nel presente. La violenza, l’intimidazione e la prevaricazione non appartengono al confronto democratico. Nessuno può pensare di imporre le proprie idee con la forza, tantomeno prendendo di mira chi svolge un impegno sindacale, civile o politico. Piacenza è e deve continuare a essere una città democratica, antifascista e rispettosa delle persone. Per questo credo sia necessario che di fronte a quanto accaduto si levi una condanna netta, forte e senza ambiguità. Ci sono momenti in cui non è possibile restare neutrali: questo è uno di quelli”.

Anche la segreteria provinciale e cittadina del Partito Democratico hanno espresso solidarietà a Pascai e profonda condanna ad ogni forma di violenza “L’aggressione a Marco Pascai ferisce tutta la comunità civile, ma non scoraggia chi crede nella forza della democrazia e del rispetto. Non c’è onore nel mandare un uomo indifeso all’ospedale a suon di pugni, solo viltà e codardia. Non c’è forza nella violenza politica, solo frustrazione, debolezza e povertà di cuore e mente. Non c’è patriottismo nel rinfocolare vecchie e anacronistiche tensioni socio-politiche, ma soltanto incapacità di fare i conti con sé stessi e con le proprie paure. La forza del dialogo, dell’umanità e del rispetto reciproco ha già dimostrato di poter prevalere sulla visione barbara che alcuni hanno del confronto politico e civile. Gli inquirenti stabiliranno la realtà dei fatti e confermeranno o meno la matrice neofascista che sembra emergere dalle prime ricostruzioni. Ma qualunque sia l’esito degli accertamenti, nulla cambia nella gravità del fatto e nella necessità di una condanna ferma e unanime dell’accaduto. A Marco Pascai va la mia solidarietà e l’augurio di una pronta guarigione.”

Anche la segretaria cittadina Michela Cucchetti ha espresso la propria vicinanza “ci sono momenti nei quali le parole sembrano insufficienti. Quello che è accaduto è grave. È grave sempre quando qualcuno pensa di poter sostituire il confronto con l’intimidazione, la discussione con la prepotenza, le idee con la violenza. È ancora più grave quando tutto questo matura dentro un clima nel quale l’odio, l’aggressività e la delegittimazione dell’avversario sembrano diventati, per alcuni, strumenti accettabili di espressione politica. Non dobbiamo abituarci. Non dobbiamo minimizzare. Non dobbiamo cercare giustificazioni. La violenza non nasce mai all’improvviso: cresce dove si alimentano rancore, disprezzo e intolleranza. Cresce quando si smette di riconoscere nell’altro una persona e lo si trasforma in un bersaglio. A Marco va il mio affetto più sincero e l’augurio di una pronta guarigione. Piacenza è migliore di questo, nella sua storia democratica, antifascista e solidale e nelle tante persone che ogni giorno costruiscono relazioni, partecipazione e rispetto”.

Il segretario regionale del PD Luigi Tosiani ha definito l’aggressione inaccettabile e violenta a cui rispondere con la forza della democrazia “un fatto grave, che non va sottovalutato e che deve trovare la ferma condanna di tutta la comunità. Un’aggressione inaccettabile e violenta, a cui rispondere con la forza della democrazia e del confronto civile, valori profondamente radicati a Piacenza e in Emilia-Romagna. A Marco Pascai va la solidarietà e la vicinanza di tutto il Partito Democratico regionale.”

Solidarietà e ferma condanna di quanto avvenuto anche dal consigliere regionale Luca Quintavalla “ogni atto di violenza e intimidazione è incompatibile con i valori di rispetto, confronto e convivenza civile che caratterizzano la nostra comunità. Piacenza è una città democratica, aperta e solidale, che ha sempre saputo affrontare le differenze e i conflitti attraverso il dialogo e gli strumenti della partecipazione democratica. Nel pieno rispetto del lavoro delle forze dell’ordine e della magistratura, e in attesa che venga fatta completa chiarezza sulle responsabilità e sulle motivazioni dell’accaduto, è importante che la comunità piacentina si stringa attorno a Marco Pascai e riaffermi con forza il rifiuto di ogni forma di violenza”. Il collega Ludovico Albasi scrive “qualunque sia l’esito delle indagini, resta la gravità di un episodio che colpisce non soltanto una persona, ma l’intera comunità civile. In una democrazia il confronto deve sempre svolgersi nel rispetto reciproco e nella libertà delle idee. Quando prevalgono l’intimidazione e la violenza, viene ferito un principio fondamentale della nostra convivenza. Per questo è necessario che tutte le istituzioni, le forze politiche e sociali, insieme ai cittadini, sappiano esprimere una condanna ferma e unanime di quanto accaduto”.

“Piacenza è antifascista e non lascerà spazio a violenza squadriste” è il commento di Potere al Popolo, Collettivo 26×1 e Rifondazione Comunista  che prosegue “esprimiamo solidarietà a Marco Pascai, aggredito vigliaccamente alle spalle da un gruppo di persone aderenti a movimenti neofascisti. Pascai stava tornando col figlio da un concerto di una band che esplicitamente si ispira ai valori antifascisti. È stato spintonato e poi colpito, e tutt’ora resta ricoverato in ospedale. Mentre, anche a Piacenza, i rappresentanti della destra fanno campagna elettorale parlando di ‘sicurezza’ in modo strumentale, sdoganando concetti razzisti intollerabili, come quello della ‘remigrazione’, chi partecipa ad eventi che promuovono la cultura antifascista, su cui è stata fondata la nostra Costituzione, subisce un’aggressione che ricorda i tempi più bui della nostra storia”.

“Una vigliacca aggressione neofascista” così la federazione piacentina di USB ha definito quanto accaduto a Pascai. “Il contesto non lascia dubbi: è stato il coronamento dell’azione squadrista con cui gli skinheads di destra hanno tentato di impedire il concerto di una band che ispira la propria produzione artistica ai valori della classe operaia e dell’antifascismo. Da troppo tempo, nella nostra città, vengono tollerate e autorizzate le iniziative pubbliche di questa destra cialtrona: dalle ronde antimigranti, alle parate per la remigrazione con il corollario di aggressioni e violenze.
A Piacenza la retorica securitaria ha sempre come unico obiettivo quello di colpire gli “extracomunitari” e le lotte determinate che animano il mondo del lavoro. USB ricorda che è sempre vigente la 12^ norma della Costituzione, quella che contrasta ogni forma di rigurgito fascista.
Ai tentennamenti e alle disattenzioni di chi dovrebbe vigilare sul rispetto delle norme Costituzionali deve sopperire lo spirito repubblicano della città di Piacenza medaglia d’oro per la Resistenza”.

Anche Alternativa per Piacenza parla di “violenza di matrice fascista che colpisce chi ogni giorno agisce per difendere il lavoro e i diritti.
L’aggressione subita da Marco Pascai, sindacalista della Filcams CGIL, non è un episodio isolato: è un attacco diretto a chi rappresenta migliaia di lavoratori, a chi negozia salari e diritti, a chi denuncia sfruttamento e insicurezza.
Picchiare un sindacalista significa picchiare l’idea stessa di confronto, di rappresentanza, di Costituzione nata dalla Resistenza, alla vigilia della festa per la fondazione Repubblicana.
Questi episodi non restano “tra militanti”. Mandano un messaggio chiaro: chi prova a organizzarsi per chiedere salari dignitosi, rischia l’intimidazione fisica. E se passa l’idea che si possa zittire un rappresentante sindacale con la violenza, domani il bersaglio può essere chiunque. La risposta non può essere solo la denuncia. Serve solidarietà concreta: presidî, comunicati unitari, presenza nei luoghi di lavoro. E serve memoria: il fascismo storico è stato sconfitto perché lavoratori, studenti, partigiani hanno scelto di stare dalla stessa parte.
L’aggressione si condanna. Il sindacalista si sostiene. La democrazia si difende ogni giorno, non solo quando fa notizia. Alternativa per Piacenza rende piena solidarietà a Marco Pascai. Ora e sempre: Resistenza.”

Intanto le indagini proseguono da parte delle forze dell’ordine per ricostruire la dinamica di quanto accaduto e comprendere se ci sia una matrice politica alla base dell’aggressione. Pascai stava partecipato, assieme al figlio, alla festa dei Lyons quando, all’uscita, sarebbe stato spinto e subito dopo colpito al volto da un pugno arrivato di spalle mentre era intento a prendere la bicicletta. Chi avrebbe sferrato il colpo si sarebbe prontamente dileguato. La dinamica sarebbe stata quella di un agguato vigliacco, che ha preso di mira una persona inerme in compagnia del figlio. Sul posto sono giunti i soccorritori che hanno trasportato il sindacalista all’ospedale per le cure del caso: al momento si trova ancora ricoverato.

Poco prima, vi erano già stati momenti di tensione per la presenza di un gruppetto di estrema destra non gradita ad altri partecipanti e alla band che si stava esibendo sul palco.

SINDACA TARASCONI: “GESTO ATROCE. SOLIDARIETA’ AI FERITI E ALLA COMUNITA’ MODENESE”

C’è anche Piacenza, rappresentata dal vicesindaco Matteo Bongiorni, al presidio “Modena Unita” organizzato in Piazza Grande dal Comune della città emiliana e sostenuto dalla Regione Emilia-Romagna dopo gli sconcertanti fatti di ieri. Un momento di raccoglimento e vicinanza ai feriti e alle loro famiglie, ma anche un’occasione per dire grazie ai cittadini che hanno prestato i primi soccorsi e, nonostante le ferite, hanno permesso la cattura dell’attentatore, alle Forze dell’Ordine e al personale sanitario .

A nome dell’Amministrazione comunale piacentina, la sindaca Katia Tarasconi ha espresso “vicinanza e solidarietà alla comunità modenese”, sottolineando “il coraggio, la solidarietà e lo spirito d’iniziativa dei cittadini intervenuti in un momento terribile, concitato, inspiegabile”.
E ha aggiunto: “Siamo di fronte a un gesto atroce difficilmente prevedibile, stando a ciò che emerge dalle informazioni ufficiali. Ma di certo certo questo non elimina il dolore e lo sconcerto. È il momento di unirci, di stare vicino a chi sta soffrendo e di ringraziare col cuore chi ha agito con solidarietà, empatia e grande coraggio mostrando al mondo il lato buono della nostra comunità”.

OMICIDIO VIA PASTORE: “E’ UNA TRAGEDIA DELLA DISPERAZIONE”. AL MARITO CONTESTATO IL REATO DI OMICIDIO AGGRAVATO

Una tragedia della disperazione. Così la Procuratrice Grazia Pradella ha definito l’omicidio di Milena Vitanova per mano del marito Aco Vitanov, avvenuto pochi giorni fa nella palazzina di via Pastore.
Un omicidio non dettato dalla volontà di prevaricazione e di odio verso la donna, ma dalla profonda sofferenza in cui, da qualche anno, versava la coppia. Per questo al marito non è stato contestato il reato di femminicidio ma omicidio aggravato.

Una situazione di profonda disperazione determinata dal grave lutto che ha colpito la famiglia sei anni fa quando uno dei figli, la coppia ne ha quattro, ha perso la vita in un gravissimo incidente stradale insieme alla cugina. L’auto si era scontrata contro un albero in via Gadolini e aveva preso fuoco.
Da quel momento in poi si era spezzata definitivamente l’armonia tra marito e moglie. Le indagini hanno appurato che tra il 2020 e 2021 la donna aveva subito un procedimento penale poi finito in assoluzione, per maltrattamenti nei confronti del marito e dei figli, due dei quali ancora minorenni. Inoltre dal 2018 la vittima soffriva di una forma preoccupante di depressione a cui si era aggiunto un abuso di sostanze alcoliche, aspetti che insieme portavano a comportamenti aggressivi nei confronti dei familiari.

Quanto è effettivamente accaduto nei dettagli è ancora a vaglio degli inquirenti; il giorno dell’omicidio la situazione sarebbe degenerata dopo che la donna avrebbe cominciato ad inveire contro uno dei figli. Il marito li avrebbe così fatti uscire di casa, da una parente. Di certo si sa che poco dopo l’uomo ha chiamato col proprio telefono i carabinieri costituendosi e finendo la propria fuga al cimitero davanti alla tomba del figlio.

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FEMMINICIDIO AURORA: 17 ANNI DI RECLUSIONE PER IL SEDICENNE. LA MADRE “GIUSTIZIA E’ FATTA. ORA FAREMO UN’ASSOCIAZIONE”

Diciassette anni di reclusione: è la sentenza emessa dal giudice del Tribunale per i minorenni di Bologna nei confronti del 16enne accusato di omicidio pluriaggravato di Aurora Tila. Un anno fa la 13enne era morta dopo essere precipitata da un balcone del settimo piano del palazzo in cui viveva con la madre. L’imputato è stato giudicato con rito abbreviato (che dà diritto allo sconto di un terzo della pena). Il pubblico ministero aveva chiesto 20 anni e 8 mesi, mentre la difesa aveva sollecitato l’assoluzione. Secondo l’ipotesi accusatoria, riconosciuta dal Tribunale, sarebbe stato proprio l’allora 15enne, con il quale Aurora aveva avuto una storia poi da lei interrotta, a spingerla dal balcone. Dopo che si era aggrappata alla ringhiera, la ragazza sarebbe anche stata colpita alle mani dal ragazzo nel tentativo di farla precipitare.

I giudici hanno riconosciuto tutte le aggravanti, compreso lo stalking, tasto sul quale batteva il collegio di legali della madre della ragazzina, Morena Corbellini. Nel complesso, l’unica attenuante riconosciuta al giovane, che si è sempre dichiarato innocente, è quella della minore età. Le motivazioni della sentenza saranno depositate nel giro di 90 giorni.

“Sono soddisfatta per la condanna a 17 anni, anche se 20 erano meglio. Ma almeno giustizia è stata fatta. Io ho sempre creduto nella giustizia, l’ho detto dall’inizio”, ha detto Morena Corbellini, la mamma di Aurora, che ha confermato l’intenzione di dare vita ad un’associazione in nome della figlia, “l’obiettivo è quello di andare in giro e informare e aiutare i ragazzi e le ragazze che hanno problematiche a non fidarsi di personaggi come il ragazzino incontrato da mia figlia”.

L’avvocato Ettore Maini, uno dei legali del 16enne, ha annunciato “Faremo senz’altro appello. C’è stata una condanna che non rispecchia le richieste del pubblico ministero e nel corso dell’arringa abbiamo evidenziato che le fonoregistrazioni delle dichiarazioni rese dai testi dicono qualcosa in più rispetto a quello che è stato verbalizzato, e soprattutto contraddicono certi aspetti delle verbalizzazioni, per cui l’attendibilità dei testi è in discussione”.

 

 

IMMIGRAZIONE CLANDESTINA: INDAGATI IL TITOLARE DI UN CAF E UN COMMERCIALISTA PIACENTINO.

Vasta operazione della polizia di Piacenza contro il favoreggiamento dell’immigrazione clandestina; gli uomini della Squadra Mobile, coordinati dalla Procura della Repubblica, hanno portato in luce un giro d’affari di oltre un milione, con nulla osta pagati anche 12mila euro. A finire nei guai il titolare di un centro di assistenza fiscale di Piacenza e un commercialista piacentino, destinatari di misure cautelari.  Un “illecito sistema di mercimonio” che vede coinvolti cittadini extracomunitari attraverso le procedure del Decreto Flussi” fa sapere la Questura piacentina in una nota.

“L’indagine viene avviata a febbraio 2024, quando un cittadino straniero si rivolge alla Prefettura di Piacenza, chiedendo se il nulla osta rilasciato per un suo cugino fosse autentico, spiegando di aver pagato 4mila euro per il suo ‘acquisto’. La Prefettura allertava immediatamente la Procura e la Squadra Mobile di Piacenza, e venivano immediatamente avviate indagini, anche attraverso la perquisizione delle persone che sembravano fin da subito coinvolti nello schema criminale, con il sequestro e analisi di copiosa documentazione cartacea e telematica”.

“Alla conclusione delle indagini svolte dagli investigatori della Squadra Mobile, – specifica viale Malta – anche con la collaborazione degli operatori dell’Ufficio Immigrazione e dei militari del Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Piacenza, è stato possibile accertare come i due destinatari di misura cautelari, in concorso tra loro, avessero creato un sistema illecito per far entrare i numerosi cittadini stranieri, in prevalenza cittadini egiziani, sfruttando il Decreto Flussi ed ottenendo illecitamente migliaia di euro a persona”.

“È stata ricostruita l’illecita emissione di complessivi 141 nulla osta all’ingresso ottenuti con modalità fraudolente per altrettanti cittadini stranieri, principalmente di nazionalità egiziana”.

“Alla conclusione delle indagini svolte dagli investigatori della Squadra Mobile, – specifica viale Malta – anche con la collaborazione degli operatori dell’Ufficio Immigrazione e dei militari del Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Piacenza, è stato possibile accertare come i due destinatari di misura cautelari, in concorso tra loro, avessero creato un sistema illecito per far entrare i numerosi cittadini stranieri, in prevalenza cittadini egiziani, sfruttando il Decreto Flussi ed ottenendo illecitamente migliaia di euro a persona”.

“Il titolare del Caf era il vero e proprio motore di un’attività criminale di carattere internazionale, volta ad ottenere e quindi a rivendere sul mercato estero i nulla osta all’ingresso in Italia – si legge nella nota della Questura -. Attraverso le false asseverazioni redatte dal commercialista, il titolare del Caf faceva compilare ai responsabili delle aziende, che si rivolgevano a lui per ottenere manodopera, richieste di assunzione di cittadini extracomunitari sproporzionate alle effettive esigenze, rassicurandoli che, con le richieste fatte in eccedenza, sarebbe stato più facile ottenere i lavoratori di cui avevano effettivamente bisogno, ovviamente omettendo di informarli che i loro limiti reddituali non avrebbero, in realtà, consentito di effettuare le richieste di nulla osta”.

“In alcune circostanze, – prosegue la Questura – addirittura falsificava la firma degli imprenditori per creare delle ulteriori false richieste di nulla osta. Sono complessivamente 18 le aziende coinvolte nell’indagine. Il commercialista si occupava di asseverare falsamente che le aziende avessero la capacità reddituale per assumere un numero elevato di lavoratori, di cui non avevano bisogno e che non potevano comunque permettersi, al fine di consentire il rilascio dei nulla osta da rivendere”.

“Infatti, è emerso come la maggior parte delle ditte coinvolte non avesse sufficienti redditi neanche ad assumere un singolo lavoratore. Pagando poche centinaia di euro per pratica al commercialista infedele, il titolare del Caf riusciva ad ottenere da questi delle false asseverazioni sulle capacità reddituali delle aziende tramite le quali ottenere i nulla osta. Quindi, retribuiva il commercialista infedele versandogli denaro tramite ricariche Poste Pay”.

“Il titolare del Caf otteneva in questo modo un’eccedenza di nulla osta, – spiega la nota – che provvedeva quindi a rivendere al mercato estero, in prevalenza egiziano, ove chi voleva entrare in Italia pagava fino a 12mila euro alla rete criminale per ottenere un nulla osta all’ingresso”. “Venivano sfruttate quindi le procedure di silenzio-assenso proprie del procedimento amministrativo in esame, saturando i portali con centinaia di richieste, rendendo impossibile per gli enti preposti al controllo, alcuna approfondita verifica sulle singole richieste”.

“L’indagine della Squadra Mobile, diretta dalla Procura di Piacenza, ha permesso di raccogliere numerosi indizi a carico degli indagati per un reato con pena edittale fino a 24 anni di carcere, raccogliendo prove tramite perquisizioni, analisi di innumerevoli faldoni ed assunzione di informazioni dai testimoni”.

“L’Ufficio Immigrazione ha svolto un’attività certosina di studio delle pratiche, – precisa la Questura – coadiuvando la raccolta delle prove decisive alla ricostruzione degli illeciti. Inoltre, ha svolto una parallela attività istruttoria che ha consentito alla Prefettura di provvedere alla revoca di numerosi nulla osta, impedendo l’accesso in Italia dei cittadini extracomunitari che si erano rivolti ai servizi illeciti della rete criminale”. “La Guardia di Finanza piacentina ha svolto un accurato studio circa le capacità reddituale delle aziende coinvolte, riuscendo a cristallizzare le discrasie tra le asseverazioni del commercialista e le reali capacità reddituali delle aziende coinvolte”.

“Pertanto il titolare del Caf è stato destinatario delle misure cautelari del divieto di dimora nella Provincia di Piacenza, dell’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria e del divieto di esercitare attività riguardanti l’intermediazione nella ricerca di manodopera estera; al commercialista è stata inflitta la misura cautelare del divieto di esercitare la professione di commercialista. È possibile stimare – conclude la Questura – che la rete criminale, composta dai due soggetti e da altri terminali nei paesi di origine dei migranti, abbia tratto profitti superiori al milione di euro nell’ambito delle indagini in questione”.

 

PROCESSO AURORA: I GIUDICI TORNANO AL RITO ABBREVVIATO CONDIZIONATO PER IL 15ENNE ACCUSATO DI OMICIDIO

Non più rito ordinario, ma abbreviato; il processo a carico del 15enne piacentino per la morte di Aurora Tila si svolgerà con la formula del rito abbreviato condizionato ad ascoltare due consulenti. Una decisione che ribalta quanto stabilito lo scorso 26 giugno, quando la giudice Chiara Alberti aveva deciso per il rito ordinario, rigettando la prima richiesta di procedere con rito abbreviato. Il processo è stato rinviato al 10 settembre quando saranno sentiti i due consulenti della difesa (avvocati Ettore Maini e Rita Nanetti) e sarà fatto il confronto con il consulente del pm Simone Purgato. La decisione è stata presa questa mattina nel corso dell’udienza celebrata al Tribunale per i Minorenni di Bologna; dopo una lunga discussione il collegio ha accolto tale istanza che di fatto accorcerà i tempi per arrivare alla sentenza, concedendo la possibilità di una riduzione della pena per l’imputato, in caso di condanna.

Niente dibattimento né ascolto dei testi e ammissione di eventuali nuove prove fornite dalla difesa: il processo riprenderà il 10 settembre, quando saranno sentiti i due consulenti della difesa e si svolgerà il confronto con il consulente del pubblico ministero sull’esito dell’autopsia e la dinamica della morte della 13enne. Un confronto tra periti di parte, accusa e difesa, che a questo punto acquista una grande importanza nel procedimento.

 

 

PRIMARIO DELL’OSPEDALE ARRESTATO PER “PRESTAZIONI MEDICHE NON DICHIARATE E PAGAMENTO IN CONTANTI”

E’ stato arrestato con l’accusa di peculato continuato e truffa aggravata continuata ai danni dell’azienda Ausl di Piacenza. I carabinieri del Nas di Parma hanno tratto agli arresti domiciliari un medico dirigente, direttore di una Unità Operativa Complessa dell’ospedale Guglielmo da Saliceto a seguito di un’articolata attività investigativa condotta sotto la costante direzione della Procura della Repubblica presso il Tribunale di Piacenza.

Le indagini, avviate di iniziativa dal Nucleo Antisofisticazioni e Sanità di Parma nel mese di marzo 2025, hanno consentito di accertare – secondo quanto riportato dai Nas – “che il professionista, nonostante fosse formalmente autorizzato all’esercizio della libera professione intramoenia e percepisse dalla Ausl di Piacenza una indennità annua di esclusività pari a circa 18mila euro, avrebbe effettuato prestazioni mediche private anche in giorni e orari non autorizzati, in alcuni casi coincidenti con l’orario di servizio istituzionale, omettendo la registrazione delle visite e intascando i relativi compensi in contanti senza darne alcuna comunicazione all’Amministrazione di appartenenza”.

In particolare – secondo le indagini condotte dai carabinieri – “nel periodo compreso tra il 17 e il 22 maggio 2025, l’indagato avrebbe eseguito 37 visite mediche private, incassando un totale di 3.510 euro. I pazienti non risultavano regolarmente prenotati e i pagamenti venivano effettuati esclusivamente in contanti, con un compenso medio di 100 euro per ciascuna visita. Le richieste di appuntamento venivano gestite direttamente sul telefono cellulare personale del medico, eludendo completamente i canali istituzionali previsti per l’attività intramoenia”. “Le investigazioni, condotte mediante intercettazioni telefoniche e ambientali, hanno inoltre documentato – continua la nota dei Nas – che il professionista, oltre a trattenere per sé l’intero compenso senza riversare la quota spettante alla Azienda Sanitaria, in alcune occasioni si sarebbe anche appropriato di farmaci destinati alla dotazione dello studio ospedaliero, per poi regalarli ai pazienti visitati privatamente”.

Nel corso della perquisizione domiciliare svolta questa mattina dai militari, con il supporto dei colleghi del Comando Provinciale Carabinieri di Piacenza – presso l’abitazione dell’indagato, è stato rinvenuto e sequestrato denaro contante per un totale di 30.950,00 euro. Dopo le formalità di rito, l’arrestato è stato sottoposto alla misura cautelare degli arresti domiciliari presso la propria abitazione, a disposizione dell’Autorità Giudiziaria procedente.

“ESCALATION DI VIOLENZA E VENDETTA DESTINATA A FINIRE IN TRAGEDIA. QUESTA DERIVA VA FERMATA”

Alternativa per Piacenza denuncia la brutale aggressione di mercoledì scorso a danno di alcuni giovani cittadini. Come riportano le cronache, un gruppo di persone, vestite di nero come fossero in divisa, ha assalito due ragazzi stranieri, spedendoli all’ospedale.. Un episodio grave, un’aggressione organizzata che ricorda le squadracce fasciste, purtroppo nel solco delle sempre più frequenti manifestazioni di intolleranza e vandalismo. I social sono un proliferare di volgarità xenofobe e nostalgiche; su muri, monumenti, panchine compaiono svastiche e scritte ingiuriose. È una deriva che va fermata, prima che ogni pretesto sia valido per applicare la legge della strada, in una escalation di violenza e vendetta destinata a finire in tragedia. Sostituirsi alle forze dell’ordine, pretendendo di imporre il decoro e il rispetto delle regole a cinghiate, significa confondere il patriottismo con la delinquenza spiccia. Farsi giustizia da soli, in una società civile, è da criminali, da qualunque parte la si veda.

Esiste un problema sicurezza, il degrado è diffuso. La responsabilità coinvolge però cittadini di ogni specie. Discriminare addossando colpe è parte del problema, benzina gettata sul fuoco. Se il nemico per qualcuno resta “lo straniero” o “il diverso”, noi allora siamo diversi e stranieri, non ci riconosciamo in questa sottocultura fascista e razzista, che la nostra Costituzione relega all’abominio.

L’antifascismo è oggi un dovere ancora più forte, che sarebbe in capo, di fronte a episodi di così chiara matrice, anche a quei politici locali che strizzano l’occhio a certi ambienti. È il tempo di prendere distanze in modo chiaro, il tempo della responsabilità e della fermezza, prima che ci scappi il morto. In un mondo che sembra andare a pezzi, difendere la democrazia, la pace sociale e la sicurezza di tutte e tutti – a partire dalle persone più vulnerabili – è oggi un dovere che deve unire oltre ogni appartenenza.

SINDACA TARASCONI: “IL DEGRADO NON SI COMBATTE CON IL DEGRADO. QUANTO ACCADUTO E’ SQUALLORE ALLO STATO PURO”

La prima cittadina interviene sull’aggressione del Cheope: “il degrado non si combatte con il degrado; in attesa di capire come sono andate le cose e chi siano i responsabili, la considerazione che ritengo doverosa è questa: la violenza non è mai la risposta a un problema. Mai e poi mai”

Il degrado non si combatte con il degrado. E quello a cui la nostra città ha assistito ieri sera è, senza ombra di dubbio, degrado allo stato puro: violenza, botte, facce insanguinate, tavoli ribaltati, danni e paura tra i tanti ragazzi e ragazze che stavano semplicemente bevendo qualcosa o mangiando un gelato in centro. Degrado e squallore allo stato puro, indipendentemente dalle responsabilità penali che senz’altro verranno accertate dalle forze dell’ordine intervenute sul luogo dei fatti e che ora stanno svolgendo le indagini del caso.

Parlo di degrado che non si combatte con il degrado, perché giusto un paio d’ore prima degli episodi in questione, a poca distanza da dove sono avvenuti, si riuniva un presidio organizzato dalla Curva Nord, gli ultras del Piacenza Calcio, allo scopo – si legge in una nota dei promotori – di “portare all’attenzione un problema che ormai è noto a tutti, quello dell’insicurezza e della criminalità dilagante”.

Ebbene, stando alle prime ricostruzioni – che dovranno essere confermate dall’Autorità giudiziaria, l’unica titolata a ipotizzare collegamenti e formulare accuse – pare che alcuni giovani che poco prima avevano preso parte al presidio anti-degrado siano poi rimasti coinvolti negli episodi di violenza a cui in tanti hanno assistito e di cui vediamo ampi resoconti sui media locali; episodi che si sono conclusi con il ferimento e il ricovero in ospedale di due giovani di origine nordafricana.

Ora, in attesa di capire come siano andate le cose e chi siano i responsabili, la considerazione che ritengo doverosa è questa: la violenza non è mai la risposta a un problema. Mai e poi mai. La storia dovrebbe avercelo insegnato, ma ciò nonostante ci sono gruppi di persone che si riuniscono e inneggiano – come è avvenuto durante il presidio di cui sopra – a una sorta di ribellione contro un sistema che in qualche modo favorirebbe il dilagare della criminalità, della violenza, del degrado. E lo fanno con toni e concetti che trasudano violenza, durezza, intolleranza in nome di una situazione non meglio definita, tratteggiata in modo generico, superficiale, senza tener conto di ciò che dicono la Prefettura e le forze dell’ordine dati alla mano. Poco dopo il presidio sul Pubblico passeggio – e solo le indagini chiariranno se è stato un caso oppure no – assistiamo ad episodi criminali, violenti, degradati e degradanti. Episodi che hanno visto come protagonisti numerosi giovani prendersela con pochi. Alcuni organi di informazione parlano di “rissa a sfondo razziale”, e anche in questo caso sarà l’Autorità giudiziaria a chiarire se sia vero oppure no.

In ogni caso, promuovere la violenza per affrontare problemi (che si verificano in tutte le città italiane, e che qui a Piacenza sono tutt’altro che sottovalutati) non è il nostro modo di pensare e di agire. Anzi, sono convinta che certi toni, certi messaggi, certi slogan siano parte integrante del problema e ne aumentino la portata come benzina lanciata sul fuoco. E a farne le spese, come è avvenuto ieri sera, sono i cittadini per bene, ovvero quelli che si sono trovati ad assistere a uno spettacolo che oltre ad essere criminale è indecoroso e indegno; a farne le spese sono la sicurezza e l’ordine pubblico, che sono cose serie e complesse, e sono la materia di cui si occupano professionisti seri, preparati e titolati.