LA BRUSCA FRENATA DELL’EXPORT PIACENTINO PREOCCUPA I VERTICI DI CONFINDUSTRIA. “E’ UN MOMENTO MOLTO DELICATO”

Una brusca frenata come non si era mai registrata; uno sbalzo netto e drastico tra un +4% registrato nel mercato interno nel secondo semestre 2025 e, all’opposto un – 4,40% nel fatturato estero. Un dato che segna un’inversione radicale rispetto ad un anno fa, dove l’export aveva segno nettamente positivo.
Una fotografia che preoccupa moltissimo i vertici di Confindustria Piacenza emersa dall’indagine congiunturale semestrale tra le imprese associate che rappresentano 4 miliardi di fatturato e 8mila addetti.

Il settore meccanico chiude il semestre con una variazione del fatturato di -0,11%; il mercato interno cresce del +3,96, ma quello estero cede il -7,77%.
Tra i fattori critici che ostacolano la realizzazione di investimenti ci sono la disponibilità di personale qualificato per il 44%, la domanda attesa per il 42%,l’incertezza geopolitica, la burocrazia e i costi energetici.
Confortante invece il dato sull’occupazione che resta sostanzialmente stabile, con un +2,02% nella manifattura, e un 4,49 nelle industrie varie.

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CONFAPI INDUSTRIA: ECONOMIA IN STALLO TRA TENUTA E PRUDENZA

E’ una economia in stallo, non tragica, non di crisi ma sicuramente non agganciata a quella che è la crescita che invece è importante e ci si aspetta in ogni settore economico. Il direttore di Confapi Industria Piacenza Andrea Paparo riassume così quanto emerge dall’indagine congiunturale 2025 che ha coinvolto 150 piccole e medie imprese di Piacenza e provincia, elaborata appunto da Confapi.

Tenuta, cautela e investimenti mirati: sono le parole chiave che hanno caratterizzato il 2025 e che occupano anche i primi mesi del 2026. Lo rivela l’indagine di Confapi industria piacenza che ha coinvolto un campione rappresentativo di 150 piccole e medie imprese del territorio composto per gran parte da imprese manifatturiere. Nel corso del 2025 le imprese hanno mostrato una buona capacità di tenuta, una quota rilevate cresce ma in modo contenuto, senza una vera e propria fase espansiva. Nel 2025, le imprese piacentine hanno mostrato una buona capacità di tenuta. Il 43% delle aziende ha registrato un aumento, in molti casi contenuto, della produzione, mentre il 29% ha evidenziato una contrazione; per il restante 28% i livelli produttivi sono rimasti sostanzialmente invariati.

Le aspettative per il 2026, e in particolare per il primo semestre, sono dominate da un clima di cautela. Il 53% delle imprese di Piacenza prevede una produzione stabile, mentre il 24% si attende un aumento e il 23% una diminuzione. Anche il fatturato è atteso prevalentemente stabile dal 52% delle aziende, con una quota pari al 26% che prevede una crescita e il 22% che teme una flessione. Il 21% delle imprese piacentine prevede nuove assunzioni nel 2026, a conferma di un quadro occupazionale sostanzialmente fermo, mentre il 58% esclude un incremento dell’organico e il restante 21% prevede una sostanziale stabilità o possibili riduzioni.

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OSSERVATORIO ECONOMIA- LAVORO CGIL: “DIMINUISCONO I DISOCCUPATI MA IL LAVORO E’ PRECARIO”

Se da una parte gli occupati, nel 2024, aumentano di 4mila unità, e i disoccupati calano del 16%, dall’altra c’è il concreto rischio che la stagnazione dell’ultimo anno porti ad un rallentamento anche dell’occupazione. È una fotografia in chiaroscuro quella che emerge dall’Osservatorio sull’Economia e il Lavoro nella provincia di Piacenza a cura di IRESS Emilia Romagna per la Cgil.
Solo un piacentino su due ha un contratto a tempo indeterminato, sempre più il lavoro è precario e il salari bassi per quanto riguarda le occupazioni femminili e i giovani. “Si fatica ad arrivare alla terza settimana del mese” è  l’amara considerazione del segretario della Camera del Lavoro Ivo Bussacchini; perché anche chi il lavoro ce l’ha spesso non è sufficiente a garantire la sussistenza per sé stesso e per la famiglia.

 

PIACENZA, IL LAVORO MA I SALARI NON BASTANO. BUSSACCHINI, CGIL “COSI’ L’ECONOMIA ANNASPA”

In provincia di Piacenza l’occupazione continua a crescere, ma il quadro economico generale mostra segnali di stagnazione e criticità strutturali che potrebbero emergere con maggiore forza nei prossimi mesi. E’ quanto emerge dai dati dell’Osservatorio Economia e Lavoro realizzato da Ires Emilia Romagna per la Camera del Lavoro di Piacenza.

Nel 2024 gli occupati sono aumentati di oltre 4 mila unità (+3,2%), con una forte riduzione dei disoccupati (-16%) e un lieve calo degli inattivi. La crescita riguarda soprattutto il lavoro dipendente (+5,9%) e vede un ulteriore aumento dell’occupazione femminile (+3,1%), dopo il forte incremento già registrato nel 2023. Accanto a questi dati positivi, il rapporto segnala però un contesto economico complessivamente stagnante. Il valore aggiunto provinciale cresce solo dello 0,3% sia nel 2024 che nel 2025, in linea con la media regionale, con un’industria sostanzialmente ferma e una crescita dei servizi molto contenuta. Le esportazioni hanno registrato nel 2024 un forte aumento (+5,7%), ma l’analisi trimestrale mostra un brusco rallentamento nel corso del 2025, con segni negativi già evidenti nei primi tre trimestri dell’anno.

Dal punto di vista demografico, la popolazione residente torna a crescere lievemente: al 1° gennaio 2025 gli abitanti della provincia di Piacenza sono 288.187, circa 940 in più rispetto all’anno precedente. Una crescita che resta però legata soprattutto ai flussi migratori, mentre il saldo naturale continua a essere negativo.

Cresce l’occupazione, ma restano precarietà e disuguaglianze. A Piacenza solo un lavoratore su due ha un lavoro stabile. Meno nati, più anziani. A Piacenza le donne guadagnano 30 euro in meno al giorno degli uomini. Occupazione in aumento, ma salari e stabilità restano un problema. I dati dell’Osservatorio Ires-Cgil mostrano una provincia che regge sul piano occupazionale, ma che
invecchia e resta fragile sul fronte dei salari e delle prospettive per i giovani.

“Cresce l’occupazione, ma come? Restano precarietà e disuguaglianze. A Piacenza solo un lavoratore su due ha un lavoro stabile – ha commentato il segretario della Cgil Ivo Bussacchini – il tema centrale oggi sono i salari e la qualità del lavoro: la crescita salariale non è sufficiente a compensare l’aumento del costo della vita. La distanza tra capoluogo e aree interne resta marcata: nei comuni appenninici piacentini come Farini, Morfasso e Zerba i redditi medi restano tra i più bassi dell’intera Emilia-Romagna e ciò è diretta conseguenza dell’arretramento dei servizi. C’è un soffocamento in atto degli enti locali rispetto alle risorse a loro disposizione, da qui nascono le difficoltà verso le fasce deboli della popolazione, anziani e giovani. Se il sistema tiene con fatica il merito è di chi lavora, ma la “bomba” dei salari che non bastano più è scoppiata e bisogna porci rimedio. E in tutto questo le politiche industriali, di progetto, di sviluppo sono largamente insufficienti e non chiare. Così Piacenza annaspa, chi è ricco è sempre più ricco e chi faceva fatica ad arrivare alla quarta settimana ora fa fatica arrivare alla terza”.

I dati completi verranno presentati lunedì 26 nel corso dell’iniziativa pubblica di presentazione dell’Osservatorio da parte di Ires Emilia Romagna.

TIENE L’INDUSTRIA PIACENTINA, MA “I DAZI AL 50%, DI ACCIAIO E ALLUMINIO, NON SONO ACCETTABILI”

Il fatturato è tutto sommato buono, con un incremento dell’1,27%, grazie soprattutto al mercato interno cresciuto dell’1,35%, mentre il contributo del mercato estero si è limitato ad un +0,56%.
Sono i dati principali che si riferiscono al primo semestre 2025 raccolti nella consueta indagine congiunturale di Confindustria Piacenza basato sulla somministrazione di un questionario ad imprese che rappresentano circa 4 miliardi di fatturato e corca 8mila addetti.

Sono i dazi a preoccupare non poco anche gli industriali piacentini: se si tiene conto che gli Stati Uniti rappresentano il quindi paese di esportazione per l’Italia, e che dal 2020 le esportazioni piacentine, per i due terzi riguardanti la meccanica, sono cresciute dell’88%. Non solo, a rendere ancora più tesa la situazione c’è pure la percentuale dei dazi che si alza dal 15 al 50% per acciaio e alluminio, materie prime utilizzate per semilavorati anche dalle imprese piacentine.

Nonostante tutto, la tempra degli imprenditori è notoriamente forte; per cui le previsioni per i prossimi sei mesi indicano una tendenza positiva di incremento fatturato per il 37%, solo per il 15% un calo. In questa situazione occorre guardare ad altri paesi come India, Cina e Africa, la vera scommessa, oltre che dare massima priorità all’indipendenza energetica. Nella sua analisi il presidente Parenti non ha nascosto le perplessità in merito agli aiuti, certo importanti, arrivati dai fondi del PNRR, che però hanno portato ad una crescita dello 0,5; “mi sarei aspettato almeno un 2-3% mi domando cosa accadrà quando i finanziamenti termineranno nel giugno del 2026”.

E poi guardando a casa nostra, in merito alle recenti osservazione al PUG presentate anche dagli industriali, ciò che conta, hanno ribadito presidente e direttore, sono la visione di sviluppo e la flessibilità. In merito alla nuova sede annunciata nel corso dell’80esima assemblea di giugno, ad ottobre verrà depositata la domanda per i lavori, che vede un progetto molto corposo, con la priorità per spazi di attività di formazione per i ragazzi, con Its e post diploma: una cittadella dell’imprenditoria, ma anche di formazione.

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IL GRUPPO GIGLIO RILANCIA CON TRE OPERAZIONI IMPRENDITORIALI. “ENTRO CINQUE ANNI PORTAFOGLIO DA 800 MILIONI”

Tre operazioni imprenditoriali, del valore complessivo di 150 milioni di euro, che rilanciano il gruppo giglio sul mercato imprenditoriale.
La holding piacentina riacquista la maggioranza di Deenova con un investimento da 40milioni, investe sulla Santa Teresa energy per 60 milioni, ed entra nel cda di Comer con Sergio Giglio per 50 milioni di euro. Ambizioso l’obiettivo, entro 5 anni portare il portafoglio a 800 milioni.

Con una forte attenzione all’innovazione e alle persone, il gruppo giglio, che attualmente vanta un portafoglio da 500 milioni di euro, a tre anni dalla cessione del fondo EQT, ha deciso di rilanciare le iniziative imprenditoriali in tre direzioni che portano al centro innovazione e persone. Il gruppo tornerà ad investire nell’efficientamento energetico con la start up Santa Teresa Energy, oggi un centinaio di dipendenti, operante nel settore delle gestione del calore e dell’illuminazione pubblica.

Il Gruppo Giglio diventa anche azionista di maggioranza di Deenova, con una percentuale che supera il 50 per cento; presente anche in Francia e in altri 7 paesi europei, Deenova è specializzata nella gestione informatizzata del farmaco in confezioni monodose e nella razionalizzazione delle spese dei dispositivi medici.

Giglio è entrato anche nell’azionariato di Comer Industry, realtà reggiana leader mondiale nella trasmissione di potenza, è presente con 11 stabilimenti nel mondo e 4mila dipendenti. La nomina di Sergio Giglio nel gruppo consolida l’alleanza tra le società per un investimento con una durata di visione nel lungo periodo.
Presente alla conferenza stampa anche Giovanni Maria Giglio, consigliere di Deenova, Santa Teresa Energy e Santa Maria, che ha sottolineato l’importanza e il valore che il gruppo si impone di investire nelle persone, portando ad esempio la sua condizione di non vedente, che siede nel cda delle società.

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CONFINDUSTRIA: 120MILA EURO NELLA PARTECIPAZIONE DI PIACENZA EXPO

E’ stata approvata all’unanimità la proposta del presidente di Confindustria Piacenza Francesco Rolleri di portare a 120mila euro la quota di partecipazione all’interno del capitale di Piacenza Expo. “Un investimento importante in prospettiva futura” ha commentato il numero uno degli industriali; “A breve – ha annunciato l’amministratore unico dell’ente fiera Giuseppe Cavalli -, ci saranno ulteriori novità: ci sono tre trattative in corso con due soggetti interni e uno esterno a Piacenza Expo”.

CONFINDUSTRIA: BALZO DEL FATTURATO. BUONE LE PROSPETTIVE PER IL FUTURO MA RISCHIO AUMENTO DEI PREZZI

E’ stato il semestre dell’atteso rimbalzo: quello che si è appena concluso è stato per l’industria piacentina i periodo della vera e propria ripartenza, e sono i dati emersi dalla consueta indagine congiunturale svolta da Confindustria Piacenza, a confermarlo. Il fatturato del primo semestre 2021, nel settore manifatturiero, ha registrato un incremento del 18,95 per cento; un risultato supportato soprattutto dal mercato interno +25,38%, mentre quello oltre confine si ferma all’8,26%. Il settore meccanico è quello più rappresentativo dell’economia provinciale: +28,82%, fatturato interno 52,21, estero 10,15%.

CONFINDUSTRIA: “FATTURATO IN CRESCITA MA FIDUCIA IN CALO”

A Piacenza cresce il fatturato nell’ultimo semestre del 2018 ma cala la fiducia degli imprenditori per i prossimi sei mesi. E’ un dato preoccupante quello che esce dall’indagine congiunturale elaborata da Confindustria Piacenza che mette in luce, come principale ostacolo, la mancanza di risorse umane qualificate.

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CONFINDUSTRIA: CRESCITA IN CHIAROSCURO PER LA SECONDA META’ DELL’ANNO

E’ una crescita in chiaro scuro quello che emerge dai dati congiunturale relativa alle variazioni economiche del secondo semestre 2016 rispetto allo stesso periodo dell’ano precedente. L’indagine, che porta la firma di Confindustria Piacenza, è stata svolta su un campione di un centinaio di imprese che rappresentano circa 3 miliardi di fatturato e circa 9 mila addetti.  Il fatturato cresce complessivamente del + 5.29%, più consistente per quanto riguarda il fatturato estero +9.22% rispetto a quello domestico +3.94%. A livello settoriale continua il calo per le imprese del settore materiali edili -4.55% mentre prosegue positivamente il settore alimentare +2.46% e quello delle industrie varie +11.64% che comprendono i settori tessili, arredamento, legno, chimica, vetro; aziende, superiori ai 10 addetti, che rappresentano casi di eccellenza nelle loro nicchie di settore. Buone anche le performance del settore meccanico +5.71%.

L’occupazione cresce dello 0.83%: in generale il dato relativo all’occupazione cresce nelle aziende più strutturate con oltre 100 dipendenti. Le ore di cassa integrazione ordinaria, straordinaria e in deroga risultano in diminuzione rispetto allo stesso periodo dello scorso anno.

Capitolo investimenti: il dato complessivo dello 0.67% nasconde una grande diversità tra settori. I numeri positivi del settori alimentare +10.68% e delle industrie varie +9.06% fanno da contraltare a quello negativo del settore meccanico -24.33%.  Al primo posto degli investimenti c’è la formazione: il 53% degli imprenditori ha investito in quest’area seguito dall’ICT e da ricerca e sviluppo.

Le previsioni formulate dagli imprenditori sull’andamento dei primi sei mesi del 2017 confermano uno scenario di ripresa; il 42% di essi si aspetta un aumento di fatturato nella prima metà del 2017, contro il 6% che ne prevede una diminuzione.