ANTONINO D’ORO 2026 AD AFRICA MISSION COOPERAZIONE E SVILUPPO

L’Antonino d’Oro 2026 andrà ad Africa Mission Cooperazione e Sviluppo. Lo  ha pubblicamente annunciato Don Davide Maloberti attraverso i canali della Diocesi di Piacenza Bobbio. “Dare il premio a questa realtà – ha spiegato Don Davide – vuol dire capire cosa significa il servizio nei confronti degli altri, non  essere autoreferenziali o indifferenti davanti agli altri, ma ci aiuta a guardare gli altri e a interrogarci su ciò che hanno bisogno. Tutto questo mosso dalla fede in Cristo risorto, come fu per Don Vittorio e per Antonino a cui è dedicato questo premio che simboleggia il primo martire della nostra terra”.

Africa Mission Cooperazione e Sviluppo è nata nel 1972 a Piacenza proprio dal carisma di Vittorio Pastori, un laico che arrivò in città come segretario amministrativo del vescovo Manfredini. Africa Mission in tutti questi anni ha costruito una lunga storia di solidarietà, di aiuto con strutture sanitarie e di istruzione e di sostegno allo sviluppo di diversi popoli africani, in particolare della regione del Caramoja in Uganda. Vittorio Pastori aveva fin da piccolo la vocazione al sacerdozio e diventò sacerdote nel 1984 un anno dopo la morte del vescovo Manfredini. Dal suo carisma venne il coinvolgimento di tanti laici che ancora oggi portano avanti la sua opera.

CIVICA CENTRO DESTRA: “AGGRESSIONE PASCAI, GESTO INACCETTABILE”

Anche il gruppo consiliare civica di centro destra Barbieri -Libero condanna quanto avvenuto qualche sera al sindacalista della Cgil Marco Pascai.

‘Esprimiamo la più ferma condanna per l’aggressione avvenuta la scorsa sera all’esterno della festa del rugby in città. Si tratta di un gesto inaccettabile che non può trovare alcuna giustificazione. Al tempo stesso, rivolgiamo la nostra piena solidarietà e vicinanza a Marco Pascai e alla sua famiglia, augurando una pronta e completa guarigione.
Confidiamo che venga fatta piena luce sull’accaduto e che i responsabili siano individuati al più presto”.

Intanto gli inquirenti stanno cercando di fare luce sulla causa che ha scatenato l’aggressione sfociata un in violento pugno al volto costato a Pascai il ricovero in ospedale prima a Piacenza e ora a Parma. Le indagini della Questura puntano ad individuare l’autore del gesto per capire se alla base via una motivazione politica.

SOLIDARIETA’ A PASCAI DA BERTOLINI FDI “OGNI FORMA DI VIOLENZA VA RESPINTA SENZA DISTINGUO”

Solidarietà per quanto accaduto a Marco Pascai arriva anche dal presidente provinciale di Fratelli d’Italia Filippo Bertolini.

“Desidero rivolgere a Marco Pascai i miei auguri di pronta guarigione e la mia vicinanza personale per l’aggressione subita. Non può e non deve mai esserci alcuna giustificazione per chi sceglie la violenza come strumento di confronto. Confidiamo nel lavoro delle Forze dell’Ordine e della Magistratura affinché venga fatta piena luce sull’accaduto e siano individuati rapidamente i responsabili. E’ necessario ribadire con forza che il dissenso, qualunque esso sia, deve sempre esprimersi nel rispetto delle regole democratiche e della dignità delle persone. Ogni forma di violenza va respinta senza esitazioni e senza distinguo”.

SI COBAS: “PASCAI AGGREDITO DAI MILITANTI DEL FRONTE VENETO SKINHEAD”

Alcuni funzionari de sindacato SiCobas erano presenti alla festa del rugby ed hanno assistito all’aggressione ai danni di Pascai. Ecco il racconto

“Il S.I. Cobas Piacenza esprime solidarietà a Marco Pascai, sindacalista CGIL, vigliaccamente aggredito dai militanti neonazisti del Veneto Fronte Skinhead.

Svariati nostri funzionari erano presenti dalle ore 21:00 alla “festa del rugby” in quanto amici del gruppo che doveva esibirsi, i Bull Brigade, di dichiarata fede antifascista.

Verso le 21:30 i neonazisti hanno invaso il prato dedicato ai concerti assumendo da subito atteggiamenti di sfida e minaccia verso i ragazzi giovanissimi presenti. Solo il frapporsi pacifico di alcuni ragazzi più grandi, schierati a difesa dei minorenni, ha impedito che la situazione degenerasse.

Il pubblico è rimasto saldo e fermo senza cedere alle provocazioni fino a che la band ha dichiarato dal palco di non volersi esibire alla presenza dei neonazisti.

Di questi, solo tre persone erano piacentine, gli altri erano volti altrettanto noti provenienti da Modena e Pavia, chiaramente giunti in città per compiere un agguato.

Quando la polizia è sopraggiunta hanno inscenato saluti romani e minacciato svariati funzionari del S.I. Cobas Piacenza, che tuttavia sono rimasti saldi e fermi prevenendo lo scontro.

Compreso di essere indesiderati dal pubblico e dalla band, i neonazisti sono stati scortati all’esterno dalla polizia, e durante l’uscita hanno lanciato birre e altri oggetti contro il pubblico.

Al termine del concerto, quando ormai il grosso dei partecipanti si era allontanato, il gruppo di neonazisti ha tuttavia fatto ritorno verso l’area della festa, non si comprende se sottraendosi al controllo delle forze dell’ordine o da esse autorizzato. In questo contesto, a poca distanza dall’ingresso, il gruppo ha sfogato la sua sete di violenza contro l’inerme funzionario della CGIL, colpendolo alle spalle e sotto la sguardo del figlio.

Una dinamica gravissima che non può che interrogare la collettività su come sia possibile che un ristrettissimo numero di persone arci note riproponga da venti anni le identiche modalità di terrorismo politico agendo indisturbato in un eterno ripetersi dell’uguale.

Lavoratori e organizzazioni sindacali non si faranno intimidire da chi semina violenza per aizzare poveri contro poveri e distrarre l’attenzione dalla drammatica situazione di precarietà economica e sociale che il nostro Paese sta attraversando”.

 

AGGRESSIONE PASCAI, TARASCONI “GRAVITA’ INAUDITA, CONDANNA NETTA E SENZA AMBIGUITA’ “. TUTTE LE REAZIONI

“Un’aggressione odiosa resa ancora più grave perché avvenuta davanti al figlio, un bambino” è il commento della sindaca Tarasconi sull’aggressione al sindacalista della Cgil Marco Pascai. “Chiunque abbia assistito a una scena del genere non può che provare indignazione. Colpire un uomo è grave. Farlo davanti a suo figlio è qualcosa di ancora più vile. Saranno le indagini a chiarire ogni responsabilità e a ricostruire con precisione i fatti. Ma se venisse confermato quanto emerge dalle prime ricostruzioni, ci troveremmo di fronte a un episodio inquietante che richiama modalità e culture politiche che la nostra democrazia ha già condannato nella storia e che non devono trovare alcuno spazio nel presente. La violenza, l’intimidazione e la prevaricazione non appartengono al confronto democratico. Nessuno può pensare di imporre le proprie idee con la forza, tantomeno prendendo di mira chi svolge un impegno sindacale, civile o politico. Piacenza è e deve continuare a essere una città democratica, antifascista e rispettosa delle persone. Per questo credo sia necessario che di fronte a quanto accaduto si levi una condanna netta, forte e senza ambiguità. Ci sono momenti in cui non è possibile restare neutrali: questo è uno di quelli”.

Anche la segreteria provinciale e cittadina del Partito Democratico hanno espresso solidarietà a Pascai e profonda condanna ad ogni forma di violenza “L’aggressione a Marco Pascai ferisce tutta la comunità civile, ma non scoraggia chi crede nella forza della democrazia e del rispetto. Non c’è onore nel mandare un uomo indifeso all’ospedale a suon di pugni, solo viltà e codardia. Non c’è forza nella violenza politica, solo frustrazione, debolezza e povertà di cuore e mente. Non c’è patriottismo nel rinfocolare vecchie e anacronistiche tensioni socio-politiche, ma soltanto incapacità di fare i conti con sé stessi e con le proprie paure. La forza del dialogo, dell’umanità e del rispetto reciproco ha già dimostrato di poter prevalere sulla visione barbara che alcuni hanno del confronto politico e civile. Gli inquirenti stabiliranno la realtà dei fatti e confermeranno o meno la matrice neofascista che sembra emergere dalle prime ricostruzioni. Ma qualunque sia l’esito degli accertamenti, nulla cambia nella gravità del fatto e nella necessità di una condanna ferma e unanime dell’accaduto. A Marco Pascai va la mia solidarietà e l’augurio di una pronta guarigione.”

Anche la segretaria cittadina Michela Cucchetti ha espresso la propria vicinanza “ci sono momenti nei quali le parole sembrano insufficienti. Quello che è accaduto è grave. È grave sempre quando qualcuno pensa di poter sostituire il confronto con l’intimidazione, la discussione con la prepotenza, le idee con la violenza. È ancora più grave quando tutto questo matura dentro un clima nel quale l’odio, l’aggressività e la delegittimazione dell’avversario sembrano diventati, per alcuni, strumenti accettabili di espressione politica. Non dobbiamo abituarci. Non dobbiamo minimizzare. Non dobbiamo cercare giustificazioni. La violenza non nasce mai all’improvviso: cresce dove si alimentano rancore, disprezzo e intolleranza. Cresce quando si smette di riconoscere nell’altro una persona e lo si trasforma in un bersaglio. A Marco va il mio affetto più sincero e l’augurio di una pronta guarigione. Piacenza è migliore di questo, nella sua storia democratica, antifascista e solidale e nelle tante persone che ogni giorno costruiscono relazioni, partecipazione e rispetto”.

Il segretario regionale del PD Luigi Tosiani ha definito l’aggressione inaccettabile e violenta a cui rispondere con la forza della democrazia “un fatto grave, che non va sottovalutato e che deve trovare la ferma condanna di tutta la comunità. Un’aggressione inaccettabile e violenta, a cui rispondere con la forza della democrazia e del confronto civile, valori profondamente radicati a Piacenza e in Emilia-Romagna. A Marco Pascai va la solidarietà e la vicinanza di tutto il Partito Democratico regionale.”

Solidarietà e ferma condanna di quanto avvenuto anche dal consigliere regionale Luca Quintavalla “ogni atto di violenza e intimidazione è incompatibile con i valori di rispetto, confronto e convivenza civile che caratterizzano la nostra comunità. Piacenza è una città democratica, aperta e solidale, che ha sempre saputo affrontare le differenze e i conflitti attraverso il dialogo e gli strumenti della partecipazione democratica. Nel pieno rispetto del lavoro delle forze dell’ordine e della magistratura, e in attesa che venga fatta completa chiarezza sulle responsabilità e sulle motivazioni dell’accaduto, è importante che la comunità piacentina si stringa attorno a Marco Pascai e riaffermi con forza il rifiuto di ogni forma di violenza”. Il collega Ludovico Albasi scrive “qualunque sia l’esito delle indagini, resta la gravità di un episodio che colpisce non soltanto una persona, ma l’intera comunità civile. In una democrazia il confronto deve sempre svolgersi nel rispetto reciproco e nella libertà delle idee. Quando prevalgono l’intimidazione e la violenza, viene ferito un principio fondamentale della nostra convivenza. Per questo è necessario che tutte le istituzioni, le forze politiche e sociali, insieme ai cittadini, sappiano esprimere una condanna ferma e unanime di quanto accaduto”.

“Piacenza è antifascista e non lascerà spazio a violenza squadriste” è il commento di Potere al Popolo, Collettivo 26×1 e Rifondazione Comunista  che prosegue “esprimiamo solidarietà a Marco Pascai, aggredito vigliaccamente alle spalle da un gruppo di persone aderenti a movimenti neofascisti. Pascai stava tornando col figlio da un concerto di una band che esplicitamente si ispira ai valori antifascisti. È stato spintonato e poi colpito, e tutt’ora resta ricoverato in ospedale. Mentre, anche a Piacenza, i rappresentanti della destra fanno campagna elettorale parlando di ‘sicurezza’ in modo strumentale, sdoganando concetti razzisti intollerabili, come quello della ‘remigrazione’, chi partecipa ad eventi che promuovono la cultura antifascista, su cui è stata fondata la nostra Costituzione, subisce un’aggressione che ricorda i tempi più bui della nostra storia”.

“Una vigliacca aggressione neofascista” così la federazione piacentina di USB ha definito quanto accaduto a Pascai. “Il contesto non lascia dubbi: è stato il coronamento dell’azione squadrista con cui gli skinheads di destra hanno tentato di impedire il concerto di una band che ispira la propria produzione artistica ai valori della classe operaia e dell’antifascismo. Da troppo tempo, nella nostra città, vengono tollerate e autorizzate le iniziative pubbliche di questa destra cialtrona: dalle ronde antimigranti, alle parate per la remigrazione con il corollario di aggressioni e violenze.
A Piacenza la retorica securitaria ha sempre come unico obiettivo quello di colpire gli “extracomunitari” e le lotte determinate che animano il mondo del lavoro. USB ricorda che è sempre vigente la 12^ norma della Costituzione, quella che contrasta ogni forma di rigurgito fascista.
Ai tentennamenti e alle disattenzioni di chi dovrebbe vigilare sul rispetto delle norme Costituzionali deve sopperire lo spirito repubblicano della città di Piacenza medaglia d’oro per la Resistenza”.

Anche Alternativa per Piacenza parla di “violenza di matrice fascista che colpisce chi ogni giorno agisce per difendere il lavoro e i diritti.
L’aggressione subita da Marco Pascai, sindacalista della Filcams CGIL, non è un episodio isolato: è un attacco diretto a chi rappresenta migliaia di lavoratori, a chi negozia salari e diritti, a chi denuncia sfruttamento e insicurezza.
Picchiare un sindacalista significa picchiare l’idea stessa di confronto, di rappresentanza, di Costituzione nata dalla Resistenza, alla vigilia della festa per la fondazione Repubblicana.
Questi episodi non restano “tra militanti”. Mandano un messaggio chiaro: chi prova a organizzarsi per chiedere salari dignitosi, rischia l’intimidazione fisica. E se passa l’idea che si possa zittire un rappresentante sindacale con la violenza, domani il bersaglio può essere chiunque. La risposta non può essere solo la denuncia. Serve solidarietà concreta: presidî, comunicati unitari, presenza nei luoghi di lavoro. E serve memoria: il fascismo storico è stato sconfitto perché lavoratori, studenti, partigiani hanno scelto di stare dalla stessa parte.
L’aggressione si condanna. Il sindacalista si sostiene. La democrazia si difende ogni giorno, non solo quando fa notizia. Alternativa per Piacenza rende piena solidarietà a Marco Pascai. Ora e sempre: Resistenza.”

Intanto le indagini proseguono da parte delle forze dell’ordine per ricostruire la dinamica di quanto accaduto e comprendere se ci sia una matrice politica alla base dell’aggressione. Pascai stava partecipato, assieme al figlio, alla festa dei Lyons quando, all’uscita, sarebbe stato spinto e subito dopo colpito al volto da un pugno arrivato di spalle mentre era intento a prendere la bicicletta. Chi avrebbe sferrato il colpo si sarebbe prontamente dileguato. La dinamica sarebbe stata quella di un agguato vigliacco, che ha preso di mira una persona inerme in compagnia del figlio. Sul posto sono giunti i soccorritori che hanno trasportato il sindacalista all’ospedale per le cure del caso: al momento si trova ancora ricoverato.

Poco prima, vi erano già stati momenti di tensione per la presenza di un gruppetto di estrema destra non gradita ad altri partecipanti e alla band che si stava esibendo sul palco.

SINDACA TARASCONI: “GESTO ATROCE. SOLIDARIETA’ AI FERITI E ALLA COMUNITA’ MODENESE”

C’è anche Piacenza, rappresentata dal vicesindaco Matteo Bongiorni, al presidio “Modena Unita” organizzato in Piazza Grande dal Comune della città emiliana e sostenuto dalla Regione Emilia-Romagna dopo gli sconcertanti fatti di ieri. Un momento di raccoglimento e vicinanza ai feriti e alle loro famiglie, ma anche un’occasione per dire grazie ai cittadini che hanno prestato i primi soccorsi e, nonostante le ferite, hanno permesso la cattura dell’attentatore, alle Forze dell’Ordine e al personale sanitario .

A nome dell’Amministrazione comunale piacentina, la sindaca Katia Tarasconi ha espresso “vicinanza e solidarietà alla comunità modenese”, sottolineando “il coraggio, la solidarietà e lo spirito d’iniziativa dei cittadini intervenuti in un momento terribile, concitato, inspiegabile”.
E ha aggiunto: “Siamo di fronte a un gesto atroce difficilmente prevedibile, stando a ciò che emerge dalle informazioni ufficiali. Ma di certo certo questo non elimina il dolore e lo sconcerto. È il momento di unirci, di stare vicino a chi sta soffrendo e di ringraziare col cuore chi ha agito con solidarietà, empatia e grande coraggio mostrando al mondo il lato buono della nostra comunità”.

RITROVATI LA MADRE E DUE FIGLI SCOMPARSI IN FRIULI. PROCURATRICE PRADELLA: “SONO IN BUONE CONDIZIONI”

Sono stati e ritrovati e stanno bene. Sonia Bottachiari insieme ai due figli “sono in buone condizioni di salute, in un contesto di adeguate situazioni alloggiative e, in generale, di vita”. Lo ha riferito la procuratrice Grazia Pradella in una nota stampa proprio l’indomani in cui aveva manifestato ottimismo circa il ritrovamento della mamma e dei figli scomparsi da Castell’Arquato il 20 aprile scorso. “Non si intendono rendere pubblici ulteriori particolari, – ha aggiunto Pradella – in quanto la donna ha manifestato timori e preoccupazioni ove venisse scoperto il luogo ove si è rifugiata, esplicitando, ove ciò avvenisse, l’intenzione di rendersi nuovamente irreperibile”. “Si auspica che, attraverso un paziente lavoro di ascolto delle problematiche dalla medesima evidenziate, – aggiunge nella nota – si riesca a ricomporre una situazione familiare rappresentata dalla Bottacchiari come fortemente problematica, al fine di consentire un rientro della donna e dei suoi minori nel luogo di residenza”.

OMICIDIO VIA PASTORE: “E’ UNA TRAGEDIA DELLA DISPERAZIONE”. AL MARITO CONTESTATO IL REATO DI OMICIDIO AGGRAVATO

Una tragedia della disperazione. Così la Procuratrice Grazia Pradella ha definito l’omicidio di Milena Vitanova per mano del marito Aco Vitanov, avvenuto pochi giorni fa nella palazzina di via Pastore.
Un omicidio non dettato dalla volontà di prevaricazione e di odio verso la donna, ma dalla profonda sofferenza in cui, da qualche anno, versava la coppia. Per questo al marito non è stato contestato il reato di femminicidio ma omicidio aggravato.

Una situazione di profonda disperazione determinata dal grave lutto che ha colpito la famiglia sei anni fa quando uno dei figli, la coppia ne ha quattro, ha perso la vita in un gravissimo incidente stradale insieme alla cugina. L’auto si era scontrata contro un albero in via Gadolini e aveva preso fuoco.
Da quel momento in poi si era spezzata definitivamente l’armonia tra marito e moglie. Le indagini hanno appurato che tra il 2020 e 2021 la donna aveva subito un procedimento penale poi finito in assoluzione, per maltrattamenti nei confronti del marito e dei figli, due dei quali ancora minorenni. Inoltre dal 2018 la vittima soffriva di una forma preoccupante di depressione a cui si era aggiunto un abuso di sostanze alcoliche, aspetti che insieme portavano a comportamenti aggressivi nei confronti dei familiari.

Quanto è effettivamente accaduto nei dettagli è ancora a vaglio degli inquirenti; il giorno dell’omicidio la situazione sarebbe degenerata dopo che la donna avrebbe cominciato ad inveire contro uno dei figli. Il marito li avrebbe così fatti uscire di casa, da una parente. Di certo si sa che poco dopo l’uomo ha chiamato col proprio telefono i carabinieri costituendosi e finendo la propria fuga al cimitero davanti alla tomba del figlio.

https://www.facebook.com/share/v/1CHyGA46rn/

“MENO VALDITARA, PIU’ EDUCAZIONE SESSUALE” IL SIT IN DI ARCIGAY DAVANTI ALLA PREFETTURA

In occasione della Giornata Internazionale contro la Violenza di Genere, le venticinque realtà (associazioni e partiti) hanno organizzato un sit-in davanti alla Prefettura per denunciare pubblicamente il DDL Valditara, un disegno di legge che ostacola di fatto ogni percorso di educazione sessuale e affettiva nelle scuole italiane.
Durante l’iniziativa, una delegazione è stata ricevuta dalla Prefetta Patrizia Palmisani, alla quale è stata consegnata la lettera-segnalazione condivisa dalle associazioni. Una lettera che mette nero su bianco i rischi concreti del DDL: un passo indietro proprio mentre il Paese registra un aumento di femminicidi, violenze domestiche, bullismo, discriminazioni e mancanza di consapevolezza tra i più giovani.

Gli attivisti hanno sottolineato come l’educazione sessuo-affettiva – raccomandata dall’OMS e dalla comunità scientifica internazionale – sia uno strumento fondamentale di prevenzione, non un pericolo da censurare. Anzi: laddove manca conoscenza, aumentano paura, stereotipi e violenza.
I relatori hanno ricordato che, invece di investire in programmi educativi che aiutino ragazze e ragazzi a riconoscere i segnali della violenza, a costruire relazioni basate sul rispetto, a comprendere il consenso e a tutelare la propria salute, il DDL Valditara propone restrizioni che rendono ancora più fragile chi vive situazioni di vulnerabilità.

Il sit-in si è concluso ribadendo un messaggio chiaro: fare prevenzione significa educare. Le associazioni continueranno a monitorare l’iter del DDL e a mobilitarsi per difendere il diritto di ogni studente e studentessa a crescere in ambienti scolastici informati, sicuri e non discriminatori, scendendo nuovamente in piazza se necessario.
La lettera è stata inoltrata anche ai Parlamentari Sen. Elena Murelli, On. Paola
De Micheli, On. Tommaso Foti, in modo che possano agire per fermare l’iter di questo DDL.

Ecco le realtà che hanno aderito: Tavolo del Comune di Piacenza per le Politiche di Genere, Tavolo del Comune di Piacenza contro le
discriminazioni LGBTI+,  Arcigay Piacenza Lambda, Arci Piacenza, Centro Antiviolenza La Città delle Donne, Donne in Nero, Collettivo femminista R esisto, Rifondazione Comunista, Alternativa per Piacenza, Centro psicologico TICE, Agedo Milano, Famiglie Arcobaleno Piacenza, CGIL Camera del Lavoro, I Medici e gli infermieri dell’ U.O. Malattie Infettive dell’Ospedale di
Piacenza, Donne Democratiche, Punto Viola Piacenza, Femme Fest, Si.Cobas, USB, Collettivo Controtendenze, Potere al Popolo Piacenza, Partito Democratico Piacenza, Alleanza Verdi Sinistra Piacenza, Movimento 5 Stelle Piacenza, Libera Piacenza.

FEMMINICIDIO AURORA: 17 ANNI DI RECLUSIONE PER IL SEDICENNE. LA MADRE “GIUSTIZIA E’ FATTA. ORA FAREMO UN’ASSOCIAZIONE”

Diciassette anni di reclusione: è la sentenza emessa dal giudice del Tribunale per i minorenni di Bologna nei confronti del 16enne accusato di omicidio pluriaggravato di Aurora Tila. Un anno fa la 13enne era morta dopo essere precipitata da un balcone del settimo piano del palazzo in cui viveva con la madre. L’imputato è stato giudicato con rito abbreviato (che dà diritto allo sconto di un terzo della pena). Il pubblico ministero aveva chiesto 20 anni e 8 mesi, mentre la difesa aveva sollecitato l’assoluzione. Secondo l’ipotesi accusatoria, riconosciuta dal Tribunale, sarebbe stato proprio l’allora 15enne, con il quale Aurora aveva avuto una storia poi da lei interrotta, a spingerla dal balcone. Dopo che si era aggrappata alla ringhiera, la ragazza sarebbe anche stata colpita alle mani dal ragazzo nel tentativo di farla precipitare.

I giudici hanno riconosciuto tutte le aggravanti, compreso lo stalking, tasto sul quale batteva il collegio di legali della madre della ragazzina, Morena Corbellini. Nel complesso, l’unica attenuante riconosciuta al giovane, che si è sempre dichiarato innocente, è quella della minore età. Le motivazioni della sentenza saranno depositate nel giro di 90 giorni.

“Sono soddisfatta per la condanna a 17 anni, anche se 20 erano meglio. Ma almeno giustizia è stata fatta. Io ho sempre creduto nella giustizia, l’ho detto dall’inizio”, ha detto Morena Corbellini, la mamma di Aurora, che ha confermato l’intenzione di dare vita ad un’associazione in nome della figlia, “l’obiettivo è quello di andare in giro e informare e aiutare i ragazzi e le ragazze che hanno problematiche a non fidarsi di personaggi come il ragazzino incontrato da mia figlia”.

L’avvocato Ettore Maini, uno dei legali del 16enne, ha annunciato “Faremo senz’altro appello. C’è stata una condanna che non rispecchia le richieste del pubblico ministero e nel corso dell’arringa abbiamo evidenziato che le fonoregistrazioni delle dichiarazioni rese dai testi dicono qualcosa in più rispetto a quello che è stato verbalizzato, e soprattutto contraddicono certi aspetti delle verbalizzazioni, per cui l’attendibilità dei testi è in discussione”.