SCHIAVI: “DA NOI LE DONNE SI SENTONO SICURE”

Da anni si impegna per le donne e con le donne. Giuseppina Schiavi, presidente di Acisjf Piacenza e vice presidente nazionale, racconta cosa significa fare accoglienza amorevole. Dal 2014 Acisjf è entrata nel circuito nazionale dell’accoglienza migranti offrendo un alloggio alle donne africane in arrivo sopratutto dalla Libia. Alcune di queste sono storie drammatiche.

PONTI NON MURI PER FARE ACCOGLIENZA

Costruire ponti non muri, un dialogo su migrazione e pratiche di accoglienza. E’ il tema del forum che si svolgerà a Fiorenzuola sabato 9 settembre all’Auditorium San Giovanni. Al centro del dibattito il tema dell’accoglienza, con esperienze virtuose raccontate dai protagonisti.

ACCOGLIENZA PROFUGHI, VIAGGIO IN ASP. A TUTTO TONDO

Il nostro viaggio tra gli enti che gestiscono l’accoglienza dei richiedenti asilo questa volta parte da Asp. L’Azienda Servizi alla Persona, oggetto di verifica da parte di un funzionario Onu per i rifugiati, in base ad una convenzione firmata con la Prefettura un anno fa, ha in gestione, ad oggi, 130 profughi suddivisi in 16 strutture, appartamenti o micro comunità. Nelle strutture vengono accolti nuclei familiari, con bambini anche molto piccoli, e donne singole spesso incinta dopo aver subito violenza nella terre d’origine. La sfida è gestire l’accoglienza nonostante le difficoltà del sistema nazionale che fa acqua da tutte le parti: occupare il tempo, la giornata a queste persone che arrivano in Italia con un livello di alfabetizzazione bassissimo. Ma occorre andare anche oltre la mera accoglienza, verso l’autonomia nella gestione quotidiana. E sulla guerra di cifre scatenata qualche settimana fa con la Prefettura, abbiamo raccolto la testimonianza del direttore generale.

SINDACO GRUPPI:”QUESTIONE PROFUGHI VA AFFRONTATA A LIVELLO EUROPEO”

Si riaccende il dibattito intorno all’accoglienza dei richiedenti asilo. Il comune di Pontenure, attaverso una nota del primo cittadino Manola Gruppi, ribadisce che sul territorio non ci sono strutture adatte ad accogliere gli stranieri, ma lascia la possibilità ai cittadini che intendono ospitarli di accreditarsi presso la Prefettura. Ecco il testo della nota:

“Penso, scrive il Sindaco, che sia doveroso aiutare chi scappa dalla fame e dalla guerra, e come sta accadendo in numerosi Comuni della Provincia, conciliando gli aspetti legati al rispetto delle norme vigenti, di sicurezza e di una corretta assistenza e accoglienza. Come già comunicato in precedenza, anche in Consiglio Comunale, il Comune di Pontenure non ha strutture pubbliche idonee all’accoglienza, e non ha personale sufficiente per assistere le persone bisognose di aiuto. Tuttavia i cittadini che intendono accogliere profughi possono farlo dando la propria disponibilità alla Prefettura, che provvederà al collocamento dei profughi sulla base di apposite convenzioni. Il Comune vigilerà sul rispetto delle norme igienico-sanitarie previste dalla legge e, soprattutto, sugli aspetti legati alle condizioni di corretta assistenza e di integrazione, che devono essere osservate, al  fine di ottenere il contributo giornaliero messo a disposizione dall’Unione Europea per l’accoglienza dei profughi. I controlli previsti dalla legge che il Comune intende fare, permetteranno di evitare forme di lucro su queste persone in estrema difficoltà. Ci troviamo di fronte al più grande fenomeno migratorio del dopoguerra, una questione di dimensioni planetarie che può essere affrontato solo a livello internazionale e per quanto ci riguarda a livello europeo: nessuno può lavarsene le mani. Questo principio vale nel grande e nel piccolo. Esternazioni di rifiuto non cambiano la realtà per gente che fugge dalla guerra, dalla violenza e da situazioni di vita inaccettabili”.

LaPresse04-05-2011 Taranto (Italia)CronacaTaranto, arrivo dei profughi libici da LampedusaNella foto: l'arrivo dei profughiLaPresse04-05-2011 Taranto (Italy)NewsTaranto, libyan refugees from Lampedusa to the Taranto harbourIn the pict: libyan refugees

PROFUGHI, DON NOBERINI: “BASTA CON GLI SLOGAN”

Basta con gli slogan, accoglienza sì accoglienza no, è ora di rimboccarsi le maniche e di andare oltre la tentazione di dire ci pensi qualcun’altro. Don Maurizio Noberini, parroco di Santa Franca e presidente del movimento Africa Mission, definisce la questione legata ai profughi un banco di prova non solo per la chiesa, che per definizione dovrebbe essere dedita all’accoglienza, ma per l’intero occidente. “Evitiamo gli slogan accoglienza sì, accoglienza no – ha detto Don Maurizio – chiediamoci invece, come ha fatto Mons. Galantino dive stanno le grandi organizzazioni come l’Onu. E’ facile dire ci pensi qualcun’altro, stringi stringi l’accoglienza tocca anche a ciascuno di noi”. Diffidenza verso lo straniero, crisi economica, senza contare logiche che attingono prettamente alla sfera politica, sono le motivazioni che portano i più a chiudersi all’accoglienza. “Come presidente di Africa di Mission che da anni opera nei luoghi più poveri dell’Africa, ci siamo accorti, con i missionari, come questo bisogno dell’accoglienza venga da lontano. Dobbiamo farci carico del sud del mondo, non possiamo ricacciare queste persone in mare e sperare che ci pensino gli altri”. Intanto a Piacenza, con la partenza dei 16 profughi a Marsaglia, gli stranieri sono passati da 157 a 141. Non la soluzione al problema, secondo l’assessore al Nuovo Welfare Stefano Cugini, che continua vedere la questione troppo sbilanciata sul fronte logistico e poco sulla progettualità. “Finchè si considera il problema dal punto di vista logistico e progettuale – ha confermato – la soluzione è ben lontana. Certo ora a Piacenza ci sono 16 stranieri in meno, ma il problema di riversa su altre piccole realtà”. Qualità dell’accoglienza è il tema di fondo. Osservare e analizzare la questione da questo punto di vista, sarebbe come capovolgere la prospettiva rispetto a come si è agito finora. Partire dai progetti, dalle regole di convivenza, dall’insegnamento della lingua, per far capire il valore dell’accoglienza. “Accoglienza è prima di tutto riconoscere in chi ho davanti una persona – ha spiegato Cugini – con la sua dignità, i suoi diritti e i suoi doveri. Accoglienza significa far comprendere a queste persone che esistono progetti che iniziano, si sviluppano e finiscono in grado di creare i presupposti per dare autonomia. Tutte cose che, per ora si sono svolte a macchia di leopardo”. A parte gli esempi della Caritas, di Ponte dell’Olio, Rivergaro, Piacenza  sembra carente da questo di vista? “Direi di sì – ha confermato l’assessore – non sempre le risposte sono quelle che mi piacerebbe vedere. L’accoglienza non è solo economica, qualche gestore, secondo me, fatica a comprendere questa cosa”.

DOVE ARRIVA L’ACCOGLIENZA? SE NE PARLA A TUTTO TONDO

Accoglienza non significa solo offrire un pasto caldo e un letto. L’accoglienza fine a se stessa si presta a critica per la verità anche legittime. Il vero obiettivo è tenerli impegnati. Intorno all’argomento profughi si fa un gran parlare, e se il problema esiste andrebbe risolto alla radice cominciando da chi si occupa della loro gestione. La Caritas accoglie dieci richiedenti asilo, oltre ai corsi di italiano obbligatori del centro territoriale per l’insegnamento, ha organizzato corsi di sostegno di italiano, inglese e matematica con insegnanti, studenti e scout.

Fino a poche settimane fa l’emergenza minori stranieri non accompagnati era una bomba ad orologeria a rischio esplosione. Oggi la situazione è migliorata ma la guardia resta alta. Il sevizio minori del Comune, che per legge si deve fare tutore di questi ragazzi, privilegia la strada dell’affido omo culturale e non solo. Certo non è facile ma è vantaggi ci sono, prima di tutto l’opportunità di avere un rapporto diretto e continuativo con la famiglia, oltre che un risparmio per l’ente locale in termini di costi.

Il titolo ci ha subito incuriosito. Quando le formiche spostano un elefante non è una storia disegnata per bambini, ma il titolo di un libro scritto da genitori. Genitori che hanno incontrato la tossicodipendenza dei propri figli, che sono arrivati ad odiarli pur amandoli, che hanno imparato a conoscere il problema e sono riusciti a superarlo. Lo hanno fatto grazie ai gruppi di auto mutuo aiuto, all’interno dei quali si è tutti sullo stesso piano, ognuno porta la sua esperienza e ci si scopre capaci di affrontare problemi che sembrano insormontabili.