TIMPANO: “PER PIACENZA EXPO UNO SFORZO COLLETTIVO” ALTRIMENTI ADDIO FIERA

“Il futuro di Piacenza Expo dipende dalle scelte collettive che il sistema istituzionale e delle rappresentanze economiche piacentina vorrà fare”. A parlare è il vicesindaco Francesco Timpano in una nota in cui ribadisce che la “fiera di Piacenza è un bene di tutti e dobbiamo chiederci se vogliamo farlo diventare uno strumento in mano alle imprese del territorio, cercando anche una nuova mission utile per il nostro sistema locale”. In altre parole, la richiesta di aumento del capitale sociale di 1,5 milione di euro da diluirsi in tre anni proposto dal consiglio di amministrazione finalizzato ad ottenere un piano industriale realistico, va nella direzione di portare la fiera di Piacenza ad essere patrimonio di tutti. “Piacenza Expo – prosegue il vicesindaco – è una società che ha una gestione fieristica caratteristica che produce una marginalità positiva, ma che soffre essenzialmente per i notevoli ammortamenti legati agli immobili (su cui pesano dei mutui a lungo termine) e per il fatto di dover sostenere oneri finanziari rilevanti dovuti al forte carattere di discontinuità del flusso degli incassi (legati agli eventi fieristici). La struttura è snella, efficiente e ormai poco costosa e si sta operando a fondo per contenere al massimo i costi di gestione con risultati rilevanti. Questa situazione genera un’alternanza di risultati economici positivi e negativi a cui la Fiera fa fronte solo con proprie risorse, non avendo mai contato su forme di ripianamento delle perdite da parte dei soci”. L’amministrazione comunale è convinta che la Fiera debba essere rilanciata, “nonostante l’onere derivante dall’aumento di capitale sociale sia rilevante rispetto alla dinamica attuale del bilancio, e possa essere ancora uno strumento di promozione dello sviluppo del territorio”. Sta qui il nodo principale? Quanti credono che la Fiera costituisca un volano per il nostro territorio dal punto di vista economico? Solo se questo obiettivo sarà condiviso da tutto il territorio, l’amministrazione destinerà una parte del bilancio per far fronte all’aumento di capitale richiesto, anzichè destinarlo ad altri settori. “Ovviamente lo faremo- si legge nella nota – nella misura in cui questo obiettivo di rilancio sia condiviso da tutto il territorio. Abbiamo anche affermato, nel passato, come non vi fosse necessità di una fusione con altri enti fieristici, come da qualcuno suggerito in coerenza con uno scenario complessivo che promuoverà gli accorpamenti. Abbiamo però auspicato che si possa rafforzare la collaborazione a livello regionale per un migliore coordinamento tra fiere: peraltro questa dinamica non ci pare al momento nelle agende attuali degli altri quartieri fieristici”. Un aumento di capitale che deve essere concordato con tutti i soggetti partner; nell’ultimo consiglio della Camera di Commercio la richiesta di capitale è stata valutata e si è proposto di procedere con un aumento limitato al 2015 per una cifra di 500 mila euro. “Questa decisione – commenta Timpano – lascia nell’indeterminatezza il futuro della società e ovviamente non risolve il problema posto dal Consiglio di amministrazione di rafforzamento di medio periodo della società. A mio parere, rischia di diventare inutile anche lo sforzo di assicurare l’aumento limitato a un terzo delle richieste del Cda. Il Comune di Piacenza procederà nelle prossime settimane a una verifica conclusiva sulle intenzioni del sistema istituzionale e delle rappresentanze economiche su Piacenza Expo, nell’auspicio che si possa guardare con realismo e coraggio al futuro. Se da questo confronto scaturirà una valutazione complessivamente negativa, dovremo guardare alle soluzioni alternative che, comunque, prevederebbero un ridimensionamento del ruolo di Piacenza Expo, che costituisce attualmente un presidio prezioso per l’immagine piacentina e un generatore di business sul nostro territorio, creando un vuoto urbano significativo in un’area importante della città.”

FONDAZIONE, NUOVO CONSIGLIO A META’ SETTEMBRE

In via Sant’eufemia tutto è ancora chiuso per la pausa estiva, i riflettori della stampa nazionale si sono in parte abbassati ma sempre vigili. La grande macchina Fondazione ripartirà il primo di settembre. Già da quel primo giorno, il presidente in regime di prorogatio Francesco Scaravaggi avrà il compito di convocare il consiglio generale in vista della nomina del successore. C’è una prima novità rispetto a quanto si era annunciato nel corso dell’ultimo consiglio del  2 agosto, quello in cui cda e presidente rassegnarono le dimissioni. Il parlamentino composto dai 25 grandi elettori che eleggerà il nuovo presidente verrà, molto probabilmente, fissato per la metà di settembre. Questo leggero salto in avanti allunga anche la possibilità di presentare altre candidature al ruolo di presidente, oltre quella del notaio Massimo Toscani (inizialmente il termine era stato fissato per il 27 agosto). Dopo la pausa estiva riprenderà anche il lavoro del collegio dei Sindaci impegnato nella raccolta dei documenti che il Ministero del Tesoro ha chiesto dal 2000 in avanti, per fare chiarezza sui milioni di euro che hanno preso il volo dall’impegno economico in Gibuti, ai titoli Monte Parma, ai derivati sottoscritti prima della crisi finanziaria fino alle movimentazioni in conti svizzeri. Parallelamente prosegue l’indagine in corso da parte della Procura della Repubblica di Piacenza.

Scaravaggi ancora in ferie ci ha detto di essersi rilassato; “nell’ultimo periodo era un pò teso, la tensione accumulata nelle ultime settimane è stata parecchia. Rispetto alla graticola del mese scorso – ha detto – ora sto bene, poi gli aspetti importanti della vita sono altri anche se a volte le questioni lavorative assorbono tanto da essere le principali”. Rimaniamo in attesa della ripartenza della Fondazione con la nomina del nuovo presidente e del consiglio di amministrazione.

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FONDAZIONE, QUALI SCENARI FUTURI?

Dopo soli 15 mesi termine l’era Scaravaggi alla guida della Fondazione. A qualcuno potrebbe scappare di dire che forse non è mai neanche cominciata. Un pensiero che troverebbe conferma anche nelle parole dello stesso Scaravaggi al termine del suo ultimo consiglio; “il cda che mi sono trovato un anno e mezzo fa non era una scelta mia, completamente autonoma. In questi mesi – ha detto – mi sono sentito sorpassato nel mio ruolo, a volte venivo a sapere il giorno dopo quello che qualcuno aveva fatto il giorno prima”. Pare di capire che il clima non fosse quello che permette di lavorare serenamente.

Perchè passasse la mozione di Scaravaggi, che prevedeva l’azzeramento di tutto il cda (composto da Beniamino Anselmi, Giovanni Rebecchi, Renzo De Candia, Franco Marenghi, Stefano Pareti, Carlo Tagliaferri, oltre allo stesso Scaravaggi) occorrevano 13 voti favorevoli su 19 presenti. La mozione ne ha incassati solo 10. E qui pesano le assenze, come ha lasciato trapelare il consigliere Giorgio Milani al termine della seduta. Non erano presenti Lucio Rossi, Pietro Galizzi, Fabrizio Garilli, Angelo Grungo, e Boiardi neo nominato entrato in sostituzione di Alberici. A pesare soprattutto gli equilibri interni che si sono spezzati. “E’ successo che chi prima mi sosteneva, oggi mi non mi ha concesso la fiducia” ha detto Scaravaggi. Un consiglio in cui i ruoli si sono capovolti, nel senso che le voci più critiche nei confronti del presidente avrebbero votato a favore della mozione, mentre quelle a lui più vicine non lo avrebbero appoggiato.

Dopo l’uscita di scena di Francesco Scaravaggi, il consiglio generale dovrà tornare a riunirsi a breve, probabilmente su convocazione del consigliere più anziano, per eleggere il nuovo presidente, una situazione che non si è mai verificata nella storia della Fondazione. Chiunque prenderà le redini dell’ente avrà un ruolo molto delicato soprattutto perchè dovrà ristabilire equilibri interni che, ad oggi, sembrano irrecuperabili.

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