ECCO IL NUOVO EMPORIO SOLIDALE, OPERATIVO DAL 18 LUGLIO

Sarà operativo dal 18 luglio, l’emporio solidale di via I Maggio è pronto ad accogliere le prime famiglie. Un luogo in cui coopereranno Caritas, Svep e una sessantina di volontari, fortemente sostenuto dalla Fondazione di Piacenza e Vigevano. Ecco le immagini del magazzino e dell’area espositiva dei mobili.

ANNIBALE: TRA STORIA E MODERNITA’

E’ un viaggio straordinario alla scoperta di un grande condottiero attraverso una ricostruzione storica non archeologica di ciò che è stato con una evidente proiezione alla più assoluta modernità. Al centro di questa struttura perfetta c’è Annibale. Un mito mediterraneo, l’esposizione allestita nei sotterranei di Palazzo Farnese dal 16 dicembre al 17 marzo 2019.

Dopo duemila anni, Annibale torna in Italia e lo fa con la grandezza propria della sua statura: attraverso preziosi reperti storici e artistici provenienti da istituzioni culturali italiane e internazionali e oggetti perduti che rivivranno grazie alla tecnologia più avanzata.

UN’EQUIPE AL FEMMINILE PER LE CURE PALLIATIVE A DOMICILIO

Giulia Mazzoni, Giulia Bonfanti e Valentina Vignola. Medico palliativista, infermiera e psicologa. E’ l’equipe appositamente formata per le Cure palliative domiciliari (UCPD) che fa capo all’Unità operativa di cure palliative e rete cure palliative. Un’equipe tutta al femminile che da lunedì si integrerà come nodo domiciliare delle rete cure palliative di cui fanno già parte i due hospice del territorio (Piacenza e Borgonovo). Un progetto sperimentale, della durata di tre anni, che ha visto nella firma del protocollo lo scorso dicembre una dichiarazione di intenti ai cui hanno fortemente aderito Ausl, Ordine dei medici di Piacenza e Fondazione da un punto di vista economico. L’obiettivo è quello di sostenere i pazienti fragili nella fase acuta di qualsiasi malattia per garantirgli una migliore qualità della vita e, insieme, essere accanto alla famiglia. Oggi i pazienti possono decidere se curarsi a casa grazie all’equipe che si è formata in questi mesi. La casa, per molti pazienti, costituisce il contesto naturale di una persona; avere la possibilità di essere curati proprio lì permette la vicinanza dei familiari ma anche una maggiore possibilità di distrazione. “In questo modo le persone sono al centro dell’attenzione sia sanitaria che umana – ha detto il professor Giovanni Calza presidente della Commissione Welfare della Fondazione – e la rete tra Ausl, Ordine dei medici e Fondazione è risultata vincente”. Nel corso del primo anno di attività l’equipe seguirà i pazienti fra quelli dimessi dagli hospice del territorio in accordo con i medici di medicina generale. Si prevede di seguirne tra i 40 e i 50 all’anno.

cure palliative domicilio

FONDAZIONE: IL BILANCIO CRESCE DI 3 MILIONI DI EURO

La Fondazione di Piacenza e Vigevano può contare su un incremento del patrimonio netto di 3.225.157 euro arrivando così ad una liquidità disponibile di 349.893.760 euro. È il bilancio consuntivo 2014 approvato all’unanimità dal consiglio di via Sant’Eufemia. Il Presidente Massimo Toscani lo ha annunciato non senza soddisfazione al termine della seduta. “Un incremento – ha spiegato Toscani – dovuto al realizzo di plusvalenze e ad una politica di oculati investimenti”.  Certamente una liquidità notevole anche rispetto al 2013 quando il patrimonio si attesto’ a 346.668.603 euro. Ora la domanda è: come investire questi denari? “Stiamo studiando forme idonee e innovative – ha risposto il Presidente – i soldi non possono restare sul conto corrente e verrano in parte gestiti da istituti di credito locali e non”. Risposta pronta e senza indugi anche alla richiesta del consigliere della Lega Nord Massimo Polledri che ha caldeggiato investimenti in attività economiche. “Non possiamo investire in attività economiche – ha replicato Toscani – non ce lo permette lo statuto, ma solo in gestioni che rendano interessi”. Capitolo erogazioni: paradosalmente anche se la Fondazione non guadagnasse nulla dagli investimenti, potrebbe ugualmente garantire il futuro dell’ente grazie al fondo erogazioni future nel quale sono accantonati 11 milioni di euro.

rp_toscani-300x200.jpg

FONDAZIONE: SUL FONDO NOTRINE RISPOSTE INSUFFICIENTI

Un consiglio di amministrazione domenicale, prima delle festività natalizie. Un cda da veri stakanovisti. Il Presidente della Fondazione Massimo Toscani ha convocato i suoi consiglieri per una seduta prima della feste, lo ha fatto di domenica per sfruttare al massimo tutto il tempo. Di cose, infatti, da fare ce n’è eccome, per far ripartire quel motore  fermo ai box da troppo tempo,  e che da pochi mesi sta facendo gli straordinari. Liquidata la pratica Banca Monte con le vendita delle azioni per 28 milioni 500 mila euro, approvato il finanziamento per Expo 2015 per 250mila euro, sul tavolo rimane un argomento che scotta. Il fondo Notrine e la banca lussemburghese che conducono al milione di euro in una banca del Gibuti. Già nell’audizione in consiglio comunale, Toscani aveva confermato che il Ministero aveva chiesto chiarimenti su questo investimento della passata gestione Marazzi. La storia inizia nel 2006 quando l’ente di via Sant’Eufemia entra nel capitale della Notrine, finanziaria specializzata nell’assunzione di partecipazioni in banche internazionali con sede in Lussemburgo: capitale sociale 885mila euro suddiviso in 35.400 azioni ordinarie. Valore nominale 25 euro: la Fondazione ne acquista 5.310 al costo di 188 euro. Totale investimento: un milione di euro. Nel 2009 la Fondazione gira il capitale in una banca del Gibuti. Due anni dopo, nel 2011, la partecipazione viene azzerata. Si sarebbero occupati di fornire spiegazioni e chiarimenti riguardo questo investimento il collegio sindacale e il direttore generale Marco Mezzadri. Le argomentazioni presentate al Ministero però non sarebbero sufficienti, quindi sarà compito del Presidente e del nuovo cda mettere mano e vederci chiaro. Un compito non da poco anche perchè l’argomento è assai delicato. Compito demandato a dopo le feste, ai primi giorni del nuovo anno.

fondazione sede

FONDAZIONE: OK DEL CDA ALLA VENDITA DELLE AZIONI MONTE PARMA

Gli investimenti rischiosi non devono più riguardare la Fondazione di Piacenza e Vigevano. E’ il concetto che sottende ogni consiglio di amministrazione guidato dal presidente Massimo Toscani che continua a parlare di trasparenza e ripartenza per caratterizzare il nuovo corso dell’ente di via Sant’Eufemia. Anche nell’ultimo cda durato oltre 4 ore, il patrimonio e le erogazioni della Fondazione sono stati al centro della discussione. Il consiglio ha deliberato la vendita delle azioni Monte Parma, come riportava il documento programmatico. La Fondazione venderà a Banca Intesa la quota azionaria del 10% pari a 28 milioni 500 mila euro. Nella vendita è coinvolta anche la Fondazione Monte Parma che detiene un altro 10% della quota. Ricordiamo che la Fondazione ha visto svalutarsi pesantemente l’investimento in Banca Monte Parma compiuto dalla gestione Marazzi: un maxi investimento inizialmente pari a 72 milioni di euro. Nel 2011 ci fu una prima svalutazione di 24 milioni 500 mila euro, nel 2013 una seconda di 28 milioni. Con la delibera della vendita del 10% a 28 milioni 500 mila euro il saldo negativo dell’operazione arriva a quota 43 milioni 500 mila euro.

Nell’ultima seduta del cda è stata completata la composizione della commissione consultiva Arte e Cultura presieduta da Giorgio Milani. Al suo interno sono stati nominati Milena Tibaldi Montenz, Gilda Boiardi e Alberto Dosi consigliere nominato nell’ultimo consiglio generale. Le altre due commissioni, già completate, sono Ricerca Scientifica e Welfare.

 

CDA FONDAZIONE, PROSSIMO STEP LA NOMINA DI UN ADVISOR

La macchina della Fondazione si è riaccesa dopo mesi di stallo. Ne sono una conferma la riunioni settimanali del cda che, per il primo mese, ha deciso di seguire un cronoprogramma preciso sul quale lavorare in base alle priorità. E in cima all’elenco c’è senz’altro la necessità di stabilire a quanto ammonta il patrimonio dell’ente all’insegna della trasparenza e del coinvolgimento che il presidente Toscani ha più volte citato come capisaldi del suo mandato. Nell’ultima seduta del consiglio di amministrazione, terminato in tarda serata, si sono esaminati i numerosi contenziosi che la Fondazione ha in essere a partire dalla causa con l’advisor di Prometeia per l’acquisto dello Swap Fresch Monte Paschi, ma anche le azioni di Banca Monte Parma oggi in possesso della Fondazione. Non a caso nel prossimo consiglio, fissato per giovedì prossimo, all’ordine del giorno verrà discussa la nomina di un advisor che guidi e consigli le scelte finanziarie dell’ente. Per questo, l’intenzione sembra quella di istituire un bando di gara per l’incarico.

L’impressione, e non solo, è che la Fondazione nell’ultimo anno abbia davvero subito un brusco stallo: sono un numero davvero consistente, si parla di oltre un centinaio, le domande di finanziamento arretrate presentate da enti e associazioni. Per questo si è stabilito di costituire tre commissioni che vaglieranno i progetti finora presentati su arte, cultura e ambito scientifico. Ognuna di questa è formata da cinque componenti: un presidente e quattro consiglieri, che Toscani nominerà a breve. La commissione scientifica verrà presieduta da Cesare Betti che terrà i rapporti con le università, quella del welfare dal professor Giovanni Calza da sempre impegnato nel sociale e quella della cultura da Giorgio Milani. Le richieste pervenute verranno esaminate, sottoposte al cda e una volta approvate potranno essere finanziate.