BARACCHI: “IL NUOVO MERCATO E’ NELLA PROPRIETA’ PRIVATA”

Si parla di ricostruzione solo dopo un evento calamitoso naturale come un terremoto o dopo il crollo di una grande opera come è accaduto un mese fa a Genova con il ponte Morandi. E si cominciasse a parlare di costruzione ex novo e delocalizzazione come proposta per creare nuovi spazi urbani, sicuri, moderni con una precisa visione progettuale? È il tema che abbiamo sottoposto all’Ordine degli Architetti di Piacenza.

BARACCHI: “MUSEO DELL’AGRICOLTURA, E’ DAVVERO NECESSARIO?”

E’ stato presentato la settimana scorsa in fase preliminare, e già qualche mal di pancia se l’è portato con sè. Il progetto del museo della meccanizzazione agricola ha creato non poco disagio soprattutto tra gli addetti ai lavori, architetti in primis, che hanno sollevato dubbi e perplessità sulle modalità, tempi e luoghi a cui si è arrivati a questa progettualità. Giuseppe Baracchi, presidente dell’Ordine, si è fatto portavoce di questo imbarazzo, attraverso questa nota:

“Dopo l’articolo in cui si illustrava per giusti sommi capi il Museo Interattivo sull’Agricoltura, non nego che parecchi colleghi architetti mi hanno inviato sms, mail, WhatsApp,messenger, FaceBook (e’ questo il mondo della multimedialità) e altro per manifestare un certo disagio in merito alla notizia. Ora che da più tempo si sapesse di questa “progettualità” non ci sono dubbi, ma ciò che i colleghi hanno fatto notare sono i tempi, luoghi e modalità con cui si è arrivati a tutto ciò. Ho atteso e pensato molto prima di scrivere queste note ma essendo Presidente di Ordine Professionale che comprende tecnici liberi professionisti, professori universitari, tecnici comunali, dipendenti a vario titolo di società, ho l’obbligo di difendere la professionalità di alcuni colleghi e allo stesso tempo farmi portavoce di coloro che esprimono discrete e pacate contrarietà, il tutto nel puro spirito collaborativo e di chiaro ed onesto dibattito culturale.Vedo di porre in linea le criticità espresse:

  1. Uno dei punti riguarda l’incarico assegnato in modo diretto. Certo può essere incarico fiduciario sotto soglia ed ogni riferimento o allusione viene automaticamente cancellata ma i dubbi a molti sono rimasti sulle modalità;

  2. Se incarico (fiduciario o meno, pubblico, privato, misto) sono stati rispettati i parametri di riferimento del D.M. 143/2013 riguardante le tariffe prestazionali per le opere pubbliche?

  3. Con quale criterio e modalità si presenta un progetto su un’area ad oggi non ancora passata al Comune di Piacenza? Non poteva essere fatto un piccolo bando di concorso di progettazione nell’attesa che il bene diventi Comunale?

  4. Perché fare conferenza Stampa in Sala Consigliare per illustrare un progetto su un bene non ancora di proprietà Comunale? Dai messaggi che mi sono giunti è sembrato almeno improprio, certo, il bene vi arriverà con tempi forse anche brevi, ma ad oggi pare non ancora essere di proprietà ed una “pubblicità” gratis ha creato pacati malumori.

  5. Ma è veramente necessario un Museo dell’Agricoltura? Si sono fatti studi sulla reale capacità gestionale del bene? Con quali risorse (ad oggi paiono non esserci) si opererà per la sua realizzazione?

Personalmente invece rispondo pubblicamente ad alcune domande che ponevano dubbi professionali:

  1. Ho l’obbligo/dovere di difendere la professionalità di colleghi che svolgono la loro attività di architetti con decennale competenza;

  2. La presenza di un Consigliere dell’Ordine non ha nessun significato, in quanto la stessa collabora con capacità e professionalità da parecchi anni con lo studio che ha redatto il progetto;

  3. Sarà compito e ruolo dell’Ordine avere sempre più un ruolo collaborativo e propositivo, mai di diniego ma di eventuale critica costruttiva, nelle proposte che l’Amministrazione farà in ambito Urbanistico, ponendosi a servizio per le competenze che può esprimere.

Queste le domande espresse a cui sono seguite alcune precise risposte.

Cosa dire? Nulla di più. La speranza è che una buona volta si esca dalle progettualità “preconfezionate” sotto forma di tesi di laurea, di studi o ricerche universitarie, di progettualità sorte per proporre utilità alla città, spesso proposte con casualità, senza una strategia complessiva di che cosa Piacenza abbia realmente necessità. Piacenza deve si trasformarsi, non a spot ma su progettualità complessiva, d’insieme, sulle reali necessità dei cittadini, non per parti ma attraverso un ascolto che l’Amministrazione sta ponendo in atto. Tanti progetti sono pronti da mesi, ma ancora non vedono la luce. Per pastoie burocratiche, volontà politiche, difficoltà progettuali, di rapporti con enti ed istituzioni, di dialogo tra parti pubbliche e private, di mercato, a cui si aggiungono tempi lunghissimi di progetto e di approvazioni conseguenti. In conclusione, farsi portavoce di colleghi in situazioni come queste è assai difficile e complesso, si rischia o di rompere delicati equilibri, o di iniziare finalmente un vero dialogo di progetto per Piacenza, fattore che per molti Architetti sembra appunto non esserci. Credo che la via stia come sempre nel mezzo, porsi a servizio. L’Ordine cercherà il più possibile di essere collaborativo (come spero stia dimostrando) e non di rottura, gli Architetti possono portare il loro piccolo contributo e su ciò a breve l’Ordine proporrà alcuni temi su cui aprire un dialogo costruttivo”.

MUSEO AGRIC SLIDE2

AREE MILITARI QUALE FUTURO? ESPERIENZE A CONFRONTO

Problematiche e potenzialità. Benefit e palla al piede. Protagoniste le aree militari al centro del convegno organizzato dall’Ordine degli Architetti di Piacenza e dal Comune. Un confronto, si spera costruttivo, sui percorsi di dismissione del patrimonio immobiliare in uso alla Difesa e sulle possibili future per i territorio. Piacenza, grazie al protocollo firmato con l’Agenzia del Demanio, entrerà in possesso di sette immobili di proprietà statale, tra cui la caserma Nino Bixio, caserma Lusignani, caserma Nicolai, ex Arsenale, ex 3° centro automobilistico, ex ospedale militare, ex Pertite. La sfida è come sfruttare al meglio queste potenzialità affinchè non diventino palle al piede. E’ prevista una tavola rotonda a cui parteciperanno l’Ordine degli Architetti di Udine, la Fondazione Architetti del Friuli la regione italiana con 102 km quadrati di aree militari, la Fondazione Architetti di Parma e Piacenza, Assoimmobiliare per intercettare potenziali imprenditori. Appuntamento lunedì 15 dicembre dalle 14.30 al Polo di Mantenimento Pesante Nord di viale Malta. Per la partecipazione è necessaria una conferma telefonando ai numeri 0523.388464 o 0523.492240

bisotti baracchi

DOVE OGGI C’E’ UN CAMPO, SORGERA’ PIAZZETTA PIACENZA

Là dove oggi c’è un campo, domani sorgerà piazzetta Piacenza. A realizzarla saranno giovani studenti del Politecnico facoltà di architettura e professionisti iscritti all’Ordine di Piacenza. Una novità assoluta in termini istituzionali: mai prima d’ora architetti affermati si erano seduti al tavolo con giovani laureandi e laureati per scambiarsi opinioni, visioni, realtà in vista di un evento di portata internazionale quale è Expo 2015. Una novità anche perchè finalmente si sente parlare di Expo in termini concreti. Tra ritardi e rallentamenti che fanno quasi temere che all’evento si giunga con una certa impreparazione, finalmente si progetta un luogo fisico. Questo spazio si chiama, appunto, Piazzetta Piacenza, un luogo dove il nome della nostra città e con lei i simboli, verranno promossi, si spera, a dovere. 

Tre giorni dove work shop di una quarantina di giovani architetti divisi in quattro gruppi disegneranno e progetteranno lo spazio realizzando un layout; uno solo verrà scelto e realizzato. Entro la metà di dicembre si conosceranno anche i costi di realizzazione. 80 metri da vestire, seguendo le linee guida di Expo. 

Giovedì è in programma la presentazione del progetto che diventerà Piazzetta Piacenza

AREE MILITARI: OPPORTUNITA’ O PROBLEMA?

Quanti metterebbero la mano sul fuoco nel dichiarare che la dismissione e l’acquisizione delle aree militari costituiscono per la città esclusivamente un’opportunità? Tra chi ci penserebbe due volte, c’è il presidente dell’Ordine degli Architetti Giuseppe Baracchi che pone sul tavolo tematiche importanti per lo sviluppo di Piacenza dei prossimi anni, proponendo soluzioni che potrebbero essere prese in considerazione. Il tema è come il Comune può e deve ricavare benefit dall’acquisizione di alcune aree che sembrano ormai certe dopo l’accelerazione che la vicenda ha preso nelle ultime settimane? Proprio su questo l’Ordine di Piacenza, in collaborazione con l’amministrazione, sta organizzando per metà dicembre un convegno nazionale sulle aree militari a cui parteciperanno anche altre realtà come il Friuli Venezia Giulia che porterà il suo esempio. Di fatto le aree che il comune ha chiesto sono la Pertite, ex Ospedale Militare e Laboratorio Pontieri; una volta ottenute, con l’incognita di quanto tempo ci vorrà, si porrà il problema di come riempire questi enormi contenitori, facendo attenzione a che non diventino un costo per i cittadini.

Secondo recenti studi, le città di piccole medie dimensioni come Piacenza sono destinate ad avere un andamento demografico stabile, in pratica non saranno soggette ad un forte aumento della popolazione. Sarebbe quindi impensabile costruire nuovo abitativo nelle aree militari in una realtà già satura e soprattutto destinata a non crescere numericamente. 

In questo contesto di trasformazione urbana, trova spazio anche la riqualificazione di Piazza Cittadella che al suo interno ha il Laboratorio Pontieri, una delle zone che tornerà alla città e su cui c’è l’intenzione, dichiarata più volte dal presidente della camera di commercio Parenti, di allestirvi un museo dell’agricoltura. L’assessore Cisini ha dato il via al percorso partecipativo illustrando il progetto ai cittadini, che comprende unitariamente il rifacimento di piazza cittadella(secondo il progetto che vinse la gara d’appalto nel 2011) e quanto vi sta attorno,ovvero chiesa del Carmine, mercato rionale e Laboratorio Pontieri, come richiesto espressamente dalla soprintendenza nel 2013. Per quanto riguarda i lavori sulla piazza la tematica più importante riguarda gli scavi; la zona costituisce il primo insediamento romano databile 1300.

 

PSC, SI PUNTA ALLA FRUIBILITA’ DEGLI SPAZI ESISTENTI

Pensare alla città del futuro. Sembra un compito estremamente astratto ma in realtà non è cosi, anzi non deve essere così. È il piano strutturale comunale ad imporlo. Quella che si sta avviando è la fase più importante, quella cioè delle proposte operative, quella dove a parlare e presentare i progetti saranno cittadini, associazioni e ordini professionali.  Gli architetti avranno un ruolo fondamentale; Giuseppe Baracchi presidente dell’ordine degli architetti di Piacenza ha puntato l’attenzione sull’esistente, ai 5mila alloggi vuoti in città. L’obiettivo ambizioso è dunque riempire e rendere fruibile ciò che già esiste senza pensare al nuovo ma al contrario favorendo i cittadini attraverso incentivi a livello centrale.  L’assessore all’urbanistica Silvio Bisotti ha annunciato che a breve verrà presentato il progetto di riqualificazione di Borgo Faxhall comprensivo dell’area da barriera Roma alla stazione grazie alla recente concessione del piano caricatore da parte del ministero della Difesa.