PALAZZO EX ENEL: I REPERTI, QUESTIONE SEPOLTA

Il discorso legato alla riqualificazione dell’ex palazzo Enel va vanti a colpi di lettere. La questione è nota: dal luglio scorso attorno al progetto di recupero dell’immobile di viale Risorgimento si sono levate parecchie perplessità da parte di cittadini ed associazioni che chiedevano all’amministrazione di mettere in luce i reperti archeologici sepolti sotto il palazzo. Nulla da dire sulla destinazione finale dell’intervento, che ospiterà uffici, commerciale e due palestre per le scuole, ma la richiesta di mostrare e valorizzare ciò che sta sotto terra, come hanno fatto altre città. Lucca, ad esempio, con la Domus Romana Casa del Fanciullo sul Delfino, o Rimini con la Domus del Chirurgo che, oggi, ospitano entrambe siti archeologici. L’Associazione Archistorica aveva organizzato una serata pubblica proprio su questo tema portando l’esempio  di Lucca (questo il link del servizio  https://www.zerocinque23.com/?p=1216). A quella serata avevano partecipato anche gli assessori Silvio Bisotti e Tiziana Albasi in rappresentanza della giunta senza intervenire al dibattito. Qualche settimana fa in una lettera Pietro Chiappelloni di Legambiente aveva ribadito ancora volta le prese di posizioni di associazioni e cittadini a cui ha fatto seguito la risposta dell’assessore all’Urbanistica Bisotti che definisce le critiche e le polemiche intorno a palazzo ex Enel strumentali, invitando ad approfondire la legge e gli obblighi che ne conseguono. “I requisiti in base ai quali era stata concessa la variante che consentiva di modificare la destinazione d’uso del palazzo – scrive Bisotti – nulla hanno a che vedere con la valorizzazione dei reperti archeologici, né con il permanere di un’utilità pubblica. Qualora, a suo tempo, si fosse voluto far valere questo aspetto, esprimendosi contro le richieste della proprietà, sarebbe stato necessario inserire tale criterio negli atti programmatici di un ente pubblico, cosa che non è avvenuta”. Nella lettera l’assessore riporta tutto l’iter che l’amministrazione, in accordo con la Soprintendenza, ha seguito in questi anni. Ora il progetto è in fase avanzata. “Dopo quattro mesi di proteste e di prese di posizioni – lamenta l’architetto Manrico Bissi presidente del gruppo di ricerca Piacenza Romana – in cui abbiamo semplicemente chiesto di essere ascoltati, i toni utilizzati dall’assessore Bisotti ci risultano insoliti. Volevamo essere ascoltati perchè siamo i democrazia, ma questo non è avvenuto. Siamo giunti alla conclusione che ogni tentativo di dialogo è andato fallito”.

REPERTI EX ENEL

LA STORIA SEPOLTA SOTTO I NOSTRI PIEDI

Sotto i nostri piedi c’è una città nascosta. Sembra incredibile, eppure è così. Sotto l’asfalto di piazza Sant’Antonino, una trentina di centimetri, ci sono i resti medievali della cappella di santa Lucia e dei sepolcreti, ad esempio. In pochi sapranno che in piazza Duomo, sotto la colonna della dell’Immacolata, esistono, nascosti, i mosaici e i resti del Battistero paleocristiano rinvenuti nel 1857. Una storia sepolta che tanti cittadini vorrebbero riportare alla luce, sull’onda di quanto è accaduto con la demolizione di palazzo ex Enel, o meglio, di quello che era. Sotto una soletta di cemento giacciono resti dell’anfiteatro e delle mura civiche repubblicane. Perchè Piacenza vuole rinunciare a queste ricchezze che fanno la storia della città? Se lo sono chiesti l’associazione Archistorica e il gruppo di ricerca Piacenza Romana che hanno organizzato un incontro pubblico per mostrare come altre città, nelle stesse condizioni di Piacenza, hanno operato. A Lucca dal 2012, dopo un paio d’anni di lavori, esiste un sito archeologico Domus romana Casa del Fanciullo sul Delfino. Nel corso degli scavi a palazzo Orsucci, per la realizzazione di un luogo dove degustare prodotti tipici mediterranei, sono stati rinvenuti resti romani che il proprietario ha voluto riportare alla luce.

“UN TAVOLO DI CONFRONTO PER PALAZZO EX ENEL”

Una tavola rotonda che coinvolga cittadini, associazioni, Comune e proprietà. Il dibattito su palazzo ex Enel, nell’ultimo mese, ha suscitato molto interesse non solo tra gli addetti ai lavori, ma anche tra i cittadini, non tanto sulle valutazioni tecniche del progetto già in fase avanzata, ma soprattutto sul tema dei reperti archeologici. Insomma perchè non trovare un compromesso che non leda alcun intesse? Da questa domanda sono partite l’associazione Archistorica e il gruppo di ricerca Piacenza Romana lanciando l’idea di una tavola rotonda nella quale confrontarsi con tutti i soggetti coinvolti. “Senza ledere i diritti della proprietà che ha tutto il diritto di portare a termine il progetto che il comune ha approvato – spiega l’architetto Manrico Bissi di Archistorica – chiediamo che vengano ascoltate anche le nostre richieste, ovvero portare alla luce i reperti archeologici oggi nascosti sotto una soletta di cemento armato. Ci appelliamo al buon senso di tutti. Anche altre città hanno fatto una scelta come quella che ci auspichiamo, ad esempio Verona e Fano”.

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BISOTTI SU PALAZZO EX ENEL: “OCCUPIAMOCI DELLE PRIORITA'”

“L’ amministrazione non si attende nulla rispetto alla pratica di palazzo ex Enel”. L’assessore all’Urbanistica Silvio Bisotti risponde così in merito al caso dei reperti del  palazzo di viale Risorgimento sulla cui struttura i lavori di demolizione stanno procedendo a pieno ritmo per terminare con la ripresa dell’anno scolastico. Fai, Italia Nostra, Archistorica e il gruppo di ricerca Piacenza Romana invece qualcosa dalla Soprintendenza si aspettano, in particolare una risposta alla richiesta di sopralluogo avanzata nell’ultima lettera. “La Soprintendenza ai beni architettonici non è stata informata perchè non era richiesto il suo parere – ha spiegato Bisotti. Il progetto che riguardava il parcheggio nel secondo seminterrato, dove sono tutt’ora i reperti all’interno di una soletta di cemento, è stato accantonato nel 2009. Per questo non si è ritenuto di informarla, perchè nulla di sua competenza sarebbe stato toccato. Ho provveduto invece ad informare nel luglio scorso – prosegue l’assessore – la Soprintendenza per i beni artistici e paesaggistici dal momento che il progetto di ricostruzione del palazzo prevede l’utilizzo della pietra di Vicenza anzichè il cotto, ed abbiamo ottenuto l’ok”. Secondo l’assessore Bisotti quindi la Sovrintendenza non era al corrente dell’intervento semplicemente perchè non occorreva che lo fosse nel senso che il progetto, che originariamente prevedeva l’utilizzo del secondo seminterrato dove sono ricoverati i reperti, era stato accantonato nel 2009. “L’interesse per questi reperti – conclude Bisotti – si doveva manifestare nel 2010 cioè quando il consiglio comunale, in modo acceso e dibattuto, discusse e approvò il progetto attuale. Piacenza fa fatica a tutelare i beni che già possiede, occupiamoci delle priorità”.

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FERRARI FAI:”PIACENZA NON HA UN MUSEO DEI REPERTI ROMANI”

Domenico Ferrari delegato del Fai di Piacenza è pessimista sull’esito del caso dei reperti di palazzo ex Enel. “Purtroppo ho l’impressione che i giochi siano fatti – ci dice – anche se spero che la richiesta delle associazioni di effettuare un sopralluogo da parte della Soprintendenza venga accolta.” Con il professor Ferrari abbiamo allargato il discorso sul tema della valorizzazione dei beni archeologici. “Piacenza è ancora più povera di reperti romani di quello che pensassi – spiega – nel senso che sono numericamente moltissimi ma non vengono resi visibili e portati alla luce. Questo è un vero peccato. Siamo stati la prima colonia di Roma insieme a Cremona, capitale dell’Emilia per quanto riguarda i resti romani, ma nulla o poco più è visibile. C’è molto di sepolto – continua – e quel poco che si vede è stato mal trattato. Con il Fai siamo riusciti a visitare i reperti romani sotto al palazzo di via Trebbiola rivenuti durante gli scavi, quelli al Monte di Pietà e al salone Santa Margherita della Fondazione. Ma a Piacenza – conclude Ferrari – non esiste un museo che li racchiude, sono nei magazzini e di certo non visibili”.  Nel frattempo Fai, Italia Nostra, Archistorica e il gruppo Piacenza Romana sono in attesa di una riscontro delle Belle Arti per un sopralluogo sul cantiere.

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