ANCORA 10 DECESSI E 26 NUOVI CONTAGI. DA OGGI I PRIMI PAZIENTI AL CENTRO DI SAN POLO. DA LUNEDI’ DRIVE THROUGH ANCHE A PIACENZA

Sono ancora 55 i decessi registrati in regione Emilia Romagna, di questi 10 riguardano la nostra provincia. “Esiste un 20% di persone – ha detto il commissario per l’emergenza Venturi – che non riesce ad uscire a guarire a causa dell’aggressività della malattia. Molti dei decessi riguardano proprio persone che hanno trascorso molto tempo nelle terapie intensive nel mese di marzo e purtroppo non ce l’hanno fatta”. I nuovi casi di positività a Piacenza sono 26 in più rispetto a ieri che portano ad un totale di 3249 persone positiva al covid 19.

In Emilia-Romagna sono 21.486 i casi di positività, 457 in più rispetto a ieri. Un numero particolarmente alto di nuovi casi dovuto al numero di tamponi effettuati molto alti, 5956. Continuano ad aumentare le guarigioni: 316 le nuove registrate che portano al totale di 4980.

Complessivamente, 9.026 persone sono in isolamento a casa, poiché presentano sintomi lievi, che non richiedono cure ospedaliere, 316 i pazienti in terapia intensiva: nove in meno di ieri. E diminuiscono anche quelli ricoverati negli altri reparti Covid (-28).

Da ieri ha aperto il centro per la quaranta di San Polo “I primi cinque pazienti, stabilizzati e che non hanno bisogno di ricovero ospedaliero, sono arrivati ieri ha confermato Venturi – altri sei oggi, mentre per il fine settimana se ne attendono altri 15: si tratta di un luogo dove trascorrere gli ultimi giorni prima del ritorno al proprio domicilio”.
Venturi ha inoltre ribadito che l’emergenza Covid avrà bisogno di tempo, ricerca e studio per essere comprese e risolta fino in fondo. “Anche nelle fase 2 ci saranno dei casi di positività, sarà inevitabile, per questo dovremo adottare tutti dispositivi di protezione individuale non solo nelle fabbriche. Presto, mi auguro – ha concluso – che i bambini insieme ai loro genitori possano ricominciare a fare passeggiate vicino a casa, perché sono i soggetti che maggiormente soffrono questa situazione di isolamento”.

Da lunedì sarà potenziata l’attività di tamponi per valutare in tempi più rapidi le persone clinicamente guarite dal coronavirus e diminuire l’attuale lista d’attesa che si è creata per le migliaia di richieste. L’Azienda Usl di Piacenza è riuscita a incrementare la capacità dei propri laboratori di processare i tamponi e potrà quindi introdurre la metodologia  ‘drive through’ dal 20 aprile. “Stiamo lavorando, in sinergia con la Protezione Civile e il Comune di Piacenza, per attivare – spiega il direttore generale Luca Baldino – una tensostruttura davanti al Palabanca di via Tirotti”. Qui potranno recarsi le persone che devono fare i tamponi per essere dichiarate guarite a tutti gli effetti”. All’inizio saranno disponibili circa 120 posti al giorno, ampliabili fino a 400 se ci sarà disponibilità di reagenti per analizzare i tamponi. I cittadini che hanno già prenotato un appuntamento non devono fare nulla. Saranno gli operatori Ausl a richiamare direttamente le persone.  L’efficacia del sistema è già stata testata in altre province della Regione: il cittadino contattato dovrà presentarsi con la propria auto e, senza scendere dal mezzo, sarà affiancato da un operatore sanitario per effettuare il test. La modalità di prenotazione del tampone rimane al momento la stessa: chi ha ottenuto dal proprio medico il certificato di guarigione deve chiamare il numero 800.651.941.

 

 

 

CORONAVIRUS: IN EMILIA I PRIMI 4 PAZIENTI GUARITI

Partiamo da una buona notizia, ci vuole per infondere coraggio e mantenere dritta la rotta. Una buona notizia, non solo per i cittadini ma anche per i sanitari che in queste settimane stanno svolgendo un servizio encomiabile per la collettività con serietà, professionalità e fermezza. Una notizia che rincuora ancora di più dato che arriva dopo una giornata nera davvero; ieri solo a Piacenza si sono registrati 6 decessi.

E’ la regione Emilia Romagna a confermare che ci sono i primi 4 casi di pazienti affetti da Coronavirus “clinicamente guariti”, si tratta di 2 pazienti di Lugo di Romagna, uno di Rolo e uno di Castelnuovo.

Intanto la Protezione Civile ha allestito in tutta l’Emilia Romagna 14 punti triage di cui 3 in provincia di Piacenza (Fiorenzuola, Castel San Giovanni e Piacenza); i posti letto di Terapia Intensiva sono raddoppiati tra Piacenza e Castel San Giovanni, arrivando nel week end a 33-35.

All’Agenzia Protezione civile sono state richieste le attrezzature e l’allestimento di strutture provvisorie esterne con funzione di servizi e spogliatoi, da montare presso gli spazi attrezzati del distaccamento aeroportuale di San Polo di Podenzano. Il sito è stato identificato dal Dipartimento nazionale di protezione Civile per ospitare le persone del nord Italia, in particolare dalla Lombardia, che non possono svolgere il periodo di quarantena presso il proprio domicilio. Un supporto logistico verrà assicurato anche dai volontari di Croce Rossa italiana e dal volontariato regionale di Protezione civile.

DOSI SU ALLUVIONE: “NESSUNA ACCUSA DEL COMUNE ALLA REGIONE”

“E’ avvilente, per me e per tutte le persone che da un mese stanno lavorando insieme per la ricostruzione, leggere titoli di giornale che riducono l’impegno di queste settimane a inesistenti atti di accusa tra le istituzioni. Ancor più se guardiamo al costruttivo percorso di collaborazione instauratosi sin dall’inizio tra Comune e Regione Emilia Romagna, finalizzato a dare risposte efficaci, in tempi brevi, ai cittadini colpiti dall’alluvione del 14 settembre scorso”. Questo il commento del sindaco Paolo Dosi alla notizia pubblicata oggi in prima pagina sulla stampa locale, secondo cui l’Amministrazione piacentina imputerebbe a Bologna un’eccessiva genericità nella diramazione dell’allarme. “Nella ricostruzione degli eventi che l’ingegner Gaetano Fedele, dirigente comunale competente per la Protezione Civile, ha effettuato ieri in commissione consiliare – rimarca il sindaco – tale presunta attribuzione di colpa alla Regione non c’è in alcun modo stata e mi preme che questo sia ben chiaro”. “Ho semplicemente ripercorso i fatti di quella drammatica notte – precisa a questo proposito lo stesso Gaetano Fedele – con l’esecuzione di tutte le procedure previste dal Piano di Protezione Civile vigente. Le mie parole sono state travisate, trasformandole in un’accusa che in realtà non ho mai lanciato. Semmai, ed è una considerazione che abbiamo fatto nell’immediato, confrontandoci innanzitutto con la Regione, la portata eccezionale delle precipitazioni e le gravissime, ma imprevedibili conseguenze che si sono verificate ci hanno fatto subito comprendere la necessità di integrare il Piano, sia sotto il profilo della comunicazione e delle modalità di rilevamento dei fenomeni, sia per quanto concerne la condivisione delle informazioni e la diffusione delle allerte”. “Non è costume né del sottoscritto, né di questa Amministrazione, esercitare l’attività dello scaricabarile. Ci siamo sempre assunti la responsabilità degli atti di nostra competenza – prosegue Dosi – coinvolgendo gli organismi regionali nei tempi e nei modi previsti per gli interventi a loro richiesti e individuando, nel loro operato, un punto di riferimento solido e sempre presente sul nostro territorio. Spiace, oggi, dover rilevare la restituzione parziale, imprecisa e pretestuosa di quanto ha spiegato l’ingegner Fedele, peraltro sulla scia di quello che già il sindaco aveva ampiamente illustrato di fronte al Consiglio comunale, anche in quell’occasione senza chiamare in causa la Regione Emilia Romagna. La settimana prossima, quando parlerò io stesso alla Commissione, avrò modo di ribadirlo ulteriormente”. “Mai come in questa circostanza – conclude il primo cittadino – è stata fattiva e costante la cooperazione tra i Comuni, la Provincia, la Regione e il Governo centrale, proprio perché le istituzioni agiscono in sinergia e non una contro l’altra. E’ grave che l’ostinata ricerca di un colpevole, a fini prettamente polemici e strumentali, abbia avallato una ricostruzione carente e tendenziosa dei fatti, che non tiene conto dello sforzo collettivo messo in atto sin qui, né del lavoro che insieme, da Piacenza a Bologna, continueremo a svolgere”.

DOSI 1

ALLUVIONE, RIVEDERE I PROTOCOLLI DI INTERVENTO?

I lavori della commissione speciale d’inchiesta per far luce su quanto accaduto nella notte dell’alluvione tra il 13 e il 14 settembre entrano nel vivo. A parlare ai consiglieri è Gaetano Fedele il funzionario comunale con delega alla Protezione Civile che ha ricostruito quanto accaduto quella notte. La prima chiamata all’1.30 , la seconda alle 3 dalla Prefettura. Alle 4 è l’Aipo a chiamare il funzionario che fa partire la procedura prevista dai protocolli di Protezione Civile. Il nocciolo della questione sta nel fatto che nelle comunicazioni non sarebbero comparsi elementi che facessero intuire la gravità di ciò che stava accadendo in Val Nure, e in termini più limitati, in val Trebbia. In sostanza, che la forza del Nure a Bettola si stava “mangiando” una strada, quella di Recesio, è un’informazione che non è arrivata agli organi competenti, che se l’avessero saputo, avrebbero messo in moto la macchina dei soccorsi prima che l’ondata arrivasse a Roncaglia, alle 7.15/7.30 del mattino. Quindi quale è la conclusione? Come si è ribadito più volte una modifica dei protocolli di intervento per migliorarne l’efficacia soprattutto nella comunicazione, ammesso che la piena dello scorso settembre che si è abbattuta sul nostro territorio, è da classificarsi come evento eccezionale per l’abbondanza della precipitazione che, in poche ora, si sono riversate sulla provincia.

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ALLUVIONE, COME E’ FUNZIONATA L’ALLERTA?

Come è funzionata l’allerta nella notte tra domenica e lunedì? E più in generale come e in che modo vengono diramate le comunicazioni ai sindaci e agli organi tecnici competenti da Prefettura e Protezione Civile? Partendo dalla diga Boschi il guardiano ha l’obbligo di allertare telefonicamente la Prefettura quando il rilascio supera i 100 metri cubi di acqua. Nella fattispecie, nelle notte tra domenica 13 e lunedì 14 intorno all’ 1 la diga Boschi rilasciava già 200 metri cubi di acqua. A questo punto la Prefettura ha contattato telefonicamente i primi cittadini delle zone interessate, i soggetti tecnici competenti, tra cui Aipo, Vigili del Fuoco, Bacino Tidone e Trebbia, Carabinieri e Questura. All’1.25 della notte la diga aveva già rilasciato 600 metri cubi di acqua, una situazione assolutamente eccezionale, come mostrano i dati stessi; da 200 a 600 metri cubi in meno di mezz’ora. Contestualmente alle telefonate partite dagli uffici della Prefettura, sono stati inviati anche i relativi fax. Dalle 3 la sala operativa della Prefettura era operativa, la prima riunione con i soggetti tecnici e i carabinieri è avvenute alle 4.

Per quanto riguarda la situazione del Nure e del Trebbia, la Regione Emilia Romagna ha diramato per prima, tra le 4 e le 5 la comunicazione di allerta ai sindaci delle zone interessate e ai soggetti tecnici competenti. La modalità di comunicazione, in questo caso, è doppia, via sms e via fax. Anche la Prefettura, dopo la Protezione Civile della Regione, ha allertato sindaci e soggetti tecnici competenti con le stesse modalità.

ALLUVIONE VOLONTARI