SINDACATI: “SAIPEM SMOBILITA CORTEMAGGIORE, SCEGLIE CROAZIA E ROMANIA”

Il prezzo del petrolio è sceso ulteriormente e, di conseguenza, anche il numero di commesse arrivate alla Saipem di Cortemaggiore. Nel sito magiostrino è da mesi che non tira aria buona, a partire dalle voci sul ventilato trasferimento dello stabilimento in Romania, che pare oggi siano una realtà. L’incontro tra i rappresentanti dell’azienda e i sindacati di categoria Filctem Cgil, Femca Cisl e Uiltec Uil ha permesso di definire la situazione attuale. L’azienda ha lanciato nel 2015 un piano che prevede un cosiddetto saving complessivo per il triennio 2015-2017 pari a 1,5 miliardi, uno scenario che impatta anche sul sito di Cortemaggiore. Un impatto non certo positivo: nella nota si legge che “dopo le rassicurazioni arrivate da azienda e Confindustria nei mesi scorsi, Saipem smobilita da Cortemaggiore. Siamo di fronte ad un’altra perdita di competenze e attrattività per il territorio piacentino. Negli scorsi anni ruotavano su Cortemaggiore circa un centinaio di persone (trasfertisti, off-shore, somministrati ecc.) che oggi rischiano di essere persi per sempre”. Capitolo personale: i sindacati hanno chiesto ed ottenuto il mantenimento dei dipendenti diretti, 6 indeterminati e 1 determinato che verrà stabilizzato. “Nessuno perderà il proprio posto di lavoro – si legge – abbiamo stabilizzato un lavoratore e siamo riusciti a far mantenere la sede a Cortemaggiore in modo che in futuro ci possa essere la possibilità di intercettare un incremento occupazionale Saipem che confluisca nello storico sito produttivo di Cortemaggiore. Il rammarico è relativo al fatto che privilegiando siti esteri vedi Rijeka (croazia) e Ploiesti (Romania), per posizione geografiche più baricentriche alle attività Saipem, il ritorno di commesse favorevoli a Cortemaggiore non garantiscono la ripresa dell’attività vista la smobilitazione e che quindi si auspica un impegno di tutti gli attori sociali del territorio per la ripresa”.  

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SAIPEM, AZIENDA: OBIETTIVO MANTENERE IL SITO DI CORTEMAGGIORE CON IL PIANO FIT FOR THE FUTURE

Il prezzo del petrolio a livelli minimi e il mercato fortemente in crisi hanno portato Saipem a rimandare o, peggio, annullare, alcuni progetti di sviluppo oltre che il forte calo degli investimenti nel settore che si è tradotto in una diminuzione delle nuove commesse acquisite passate da 19 miliardi nel 2014 ai 5 nei primi nove mesi del 2015. Questo uno dei passaggi più significativi dell’incontro tra i vertici dell’azienda e sindacati di categoria Cgil, Cisl e Uil presso la sede di Confindustria.  Una congiuntura economica sfavorevole che ha pesato sui carichi di lavoro dell’azienda, compreso il sito di Cortemaggiore. La prima conseguenza è stata sul personale, quello a tempo determinato che non ha visto il rinnovo dei contratti. Diversa e più definita, sembra, la situazione per i sette lavoratori a tempo indeterminato. Nel corso dell’incontro l’azienda ha annunciato un piano di riorganizzazione chiamato Fit for the Future che ha l’obiettivo di fare azioni di saving, nel triennio 2015/2017, pari a 1.5 miliardi per preservare la competitività di Saipem. Dall’azienda è emersa la volontà di mantenere inalterato il livello occupazionale dei dipendenti a tempo indeterminato e il mantenimento dell’unità operativa di Cortemaggiore.

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SAIPEM, I SINDACATI CHIEDONO UN INCONTRO CON L’AZIENDA

I sindacati di categoria uniti chiedono un nuovo incontro alla Saipem in merito al paventato ridimensionamento del sito di Cortemaggiore. Lo chiedono Massimo Tarenchi (Filctem Cgil), Massimo Pelizzari (Femca Cisl) e Claudio Trivini (Uiltec Uil). “Quando si parla di un gruppo come Saipem, le cui sorti sono legate a doppio filo a fattori di congiuntura internazionale – scrivono in una nota i sindacati – chiarezza e trasparenza sono gli elementi di base su cui sviluppare i rapporti tra lavoratori, territorio e azienda. Sono molto controproducenti invece sia le speculazioni di basso rango politico sia le notizie infondate che in questi mesi sono state diffuse. Da parte nostra – prosegue la nota – oltre ad avere ben chiari i capisaldi di trasparenza e chiarezza nei rapporti industriali, terremo la guardia alta in difesa del livello occupazionale e delle specificità produttive del sito Saipem di Cortemaggiore attraverso tutti i canali, in primis quelli ufficiali: per questo sulla scorta del confronto avvenuto lo scorso 23 aprile in Confindustria a Piacenza, come associazioni sindacali abbiamo richiesto un incontro per parlare dei piani futuri dell’azienda”. 

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DE MICHELI: “NESSUN DISIMPEGNO DEL SITO DI CORTEMAGGIORE. BASTA STRUMENTALIZZAZIONI

Nessuna intenzione da parte di Saipem di trasferire o chiudere il sito di Cortemaggiore. A confermarlo è, ancora una volta il sottosegretario all’Economia Paola De Micheli che ha preso contatti con l’azienda dopo le notizie diffuse nei giorni scorsi sulla possibilità di un trasferimento di tutti i dipendenti entro il 29 febbraio prossimo. “Come già affermato più volte in questi mesi – scrive l’on. De Micheli – l’azienda sta affrontando serie difficoltà legate alla congiuntura del mercato petrolifero, ma si impegna a salvaguardare l’occupazione. Ho preso subito contatto con la dirigenza Saipem – afferma – dopo le notizie che si sono diffuse sulle sorti del sito di Cortemaggiore. L’azienda mi ha ribadito che non è in discussione il mantenimento degli uffici e del sito produttivo specializzato di Cortemaggiore. Mi ha confermato altresì il proprio impegno per la salvaguardia dei livelli occupazionali. Inoltre mi è stato precisato che non è stata inviata nessuna comunicazione ufficiale ai lavoratori. Non è un mistero che la situazione del mercato degli idrocarburi, con il prezzo del petrolio dimezzato, hanno costretto l’azienda da un lato a mettere in atto un piano di razionalizzazione, e dall’altro ad impegnarsi in una strategia di rilancio per l’acquisizione di importanti commesse che potrebbero portare nuove attività anche a Cortemaggiore. Il piano industriale dell’azienda è stato illustrato dai vertici in Parlamento e pone le basi per la ripresa della produzione e pert preservare la sua competitività nel mondo. A questo proposito voglio ricordare che in Confindustria Piacenza è aperto un tavolo di confronto sulla Saipem di Cortemaggiore e in quella sede saranno affrontate le prospettive dello stabilimento”. Oltre a questo il sottosegretario specifica che non ha ricevuta dal primo cittadino di Cortemaggiore Gabriele Girometta alcuna richiesta di incontro. “Come è noto – prosegue – ricevo tutti gli amministratori locali che me lo chiedono. A dimostrazione che la nostra attenzione è sempre alta, proprio ieri il collega parlamentare Marco Bergonzi ha posto un quesito alla dirigenza Saipem sullo stabilimento di Cortemaggiore, nel corso di un’audizione che si è tenuta alla Camera. Su una vicenda come quella della Saipem, che rimane delicata, visto il momento complicato dell’azienda, vorrei infine rispedire al mittente le critiche provenienti da esponenti politici che si sono distinti soltanto per la capacità di fare propaganda, senza mai aver ottenuto un solo risultato concreto per il proprio territorio. E’ deprecabile strumentalizzare questioni che riguardano lavoro e lavoratori, aziende dell’indotto e un’intera filiera produttiva.”

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SAIPEM, ENTRO FEBBRAIO TUTTI TRASFERITI. L’AZIENDA SMENTISCE

Saipem torna a far preoccupare. E a preoccuparsi dovrebbe essere il territorio intero, dato che si torna nuovamente a parlare di trasferimento dei lavoratori e quindi della perdita dello storico sito di Cortemaggiore. Ma anche in questa circostanza, come era accaduto 4 mesi fa, l’azienda smentisce attraverso il responsabile relazioni industriali e sindacali a cui i sindacati di categoria locali hanno chiesto un incontro quanto prima. La vicenda era salita alla ribalta delle cronache nel luglio scorso, se ne erano occupati anche alcuni programmi tv nazionali; poi l’allarme pareva essere rientrato anche se da un anno e mezzo si sta attuando una graduale riduzione del numero dei lavoratori. A partire dagli interinali ai quali non è più stato rinnovato il contratto, colpa, aveva detto l’azienda del crollo del prezzo del petrolio che aveva mandato in crisi il gioiello italiano. Ma oggi la situazione si arricchisce di nuovi particolari: ci sarebbe una data, solo una voce infondata per la direzione, il 29 febbraio, entro la quale l’azienda dovrebbe trasferire i lavoratori fissi rimasti. Ad oggi il quadro è questo: sei dipendenti fissi più trasfertisti italiani e romeni, per un totale di 52/55 persone. Di nuovi progetti – ci riferisce un dipendente – neanche l’ombra da mesi, anzi i macchinari da luglio sono stati trasferiti in gran parte nello stabilimento della Romania: un muletto, una sega per tagliare i tubi e un trapano a colonna a breve verrà imballato, l’unico rimasto a Cortemaggiore. Dei sei dipendenti fissi, tre dovrebbero essere ricollocati a Milano nella sede centrale, ai restanti potrebbe essere proposto un pensionamento anticipato. I trasfertisti invece farebbero ritorno nei paesi d’origine. Una voce arrivata anche al sindaco di Cortemaggiore Gabriele Girometta che aveva mandato una lettera all’inizio di luglio a consigliere di amministrazione Stefano Cao ottenendo rassicurazioni sulla non chiusura del sito. A settembre un nuovo contatto con la proprietà e l’invito, neanche troppo velato – ci ha confessato il primo cittadino – a rimanere ai margini, perchè la trattativa era strettamente sul piano sindacale. Anche il sottosegretario all’Economia Paola De Micheli, nei mesi scorsi aveva rassicurato sul futuro di Saipem, aggiungendo che insieme alla direzione si stava lavorando nell’ottica di un consolidamento della presenza dell’azienda e delle prospettive di crescita del polo formativo di Cortemaggiore. Ma di quali prospettive di crescita si più parlare se i dipendenti potrebbero essere in parte ricollocati e in parte mandati in pensione anticipata? Senza di loro non ci potrebbe essere neppure la formazione, ad oggi sono una decina gli ingegneri in addestramento.

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INCHIESTA DE L’ESPRESSO: “COSI’ HANNO DISTRUTTO LA SAIPEM”

“Così hanno distrutto la Saipem” lascia poco all’immaginazione il titolo dell’inchiesta pubblicata sul nuovo numero de L’Espresso. Un resoconto dettagliato da numeri e dati, a firma dei giornalisti Faieta e Vergine, in cui si racconta come non ci sia solo il crollo del prezzo del petrolio ad avere mandato in crisi il gioiello italiano che ha appena annunciato il licenziamento di un dipendente su cinque. I nuovi manager della compagnia hanno parlato di 8800 licenziamenti; la colpa non sarebbe solo del prezzo del greggio, dunque, ma anche di alcuni contratti i cui guadagni sarebbero stati gonfiati, permettendo ai manager di incassare bonus da record. Nel pezzo non c’è alcun riferimento al sito di Cortemaggiore, già nelle scorse settimane al centro dei dibattiti anche sulle reti nazionali, per un ipotetico trasferimento della produzione in Romania, ipotesi smentita più volte dall’amministratore delegato e anche dal sottosegretario all’economia Paola de Micheli. L’inchiesta tuttavia descrive come si sarebbe arrivati alla crisi che coinvolge un gioiello industriale italiano per il cui salvataggio si ipotizza l’ingresso diretto dello Stato. La Saipem negli anni ha costruito raffinerie in giro per il mondo, impianti petrolchimici, oleodotti e gasdotti con una capacità tecnologica così sviluppata che, si legge nell’articolo “anche la Russia di Vladimir Putin ci ha messo gli occhi addosso ora che l’azienda è in crisi”. I conti economici dimostrano che la crisi è iniziata ben prima del crollo del petrolio, e le cause sono da ricercare in alcune commesse i cui margini di guadagno sarebbero stati gonfiati dagli stessi manager: L‘Espresso ne dà conto rivelando alcuni particolari inediti, come i margini di guadagno gonfiati per 200 milioni di euro in un grande appalto da realizzare in Kuwait. L’inchiesta racconta di come la multinazionale italiana sia passata da guadagnare a perdere decine di milioni di euro nel giro di un solo anno, dal 2012 al 2013, dopo che i magistrati della Procura di Milano hanno ipotizzato il pagamento di tangenti per alcuni lavori da svolgere in Algeria. Un buco che si è aperto e che da allora non ha fatto che allargarsi. A pagare di più finora sono stati gli azionisti della Saipem, che per questo hanno fatto causa all’azienda. La società continua ad essere monitorata dalla Consob. La Procura di Milano ha aperto un’inchiesta contro ignoti per insider trading e aggiotaggio.

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SAIPEM, GIROMETTA: “CORTEMAGGIORE E’ LA STORIA DEL GRUPPO”

Lo scambio epistolare risale all’inizio di luglio, quando il primo cittadino ha chiesto all’amministratore delegato un incontro per chiarire la situazione dell’azienda. Stiamo parlando della Saipem di Cortemaggiore che da un anno e mezzo a questa parte ha drasticamente ridotto il numero dei lavoratori. La preoccupazione c’è, è innegabile, anche se dall’azienda arriva la conferma, attraverso una nota che “non è in atto nessuna chiusura del laboratorio di saldatura di Cortemaggiore.“ e questo è bene precisarlo. Ma se i contratti interinali non vengono rinnovati e, ad oggi, i dipendenti fissi specializzati sono solo sei, qualche domanda occorre porsela. “Nella lettera – conferma il sindaco Gabriele Girometta – si legge l’attaccamento al nostro territorio è vero, ma a me avrebbe fatto piacere incontrare un rappresentante dell’azienda. Tra le righe si legge anche che la trattativa è condotta su un piano sindacale con i lavoratori. E’ dallo scorso autunno che parlando con le maestranze abbiamo riscontrato il primo malcontento – spiega – commesse in calo e contratti interinali non confermati”.

L’azienda risponde “l’interruzione del rapporto di lavoro con parte dello staff interinale di Cortemaggiore va ricondotta al ridotto volume di commesse conseguente al negativo scenario di prezzo del petrolio”. E allora se Saipem resterà a Cortemaggiore, lì dove la fondò Enrico Mattei, quali numeri e quale peso avrà? “Quello che più preoccupa – spiega il sindaco – è che l’azienda possa essere trasferita in Romania e quindi il sito di Cortemaggiore in parte dismesso. Se qui rimanesse solo qualche dipendente fisso, sarebbe come chiudere l’azienda”. Quello che molti temono infatti è che lo stabilimento, conosciuto nel mondo per essere il migliore a livello di tecnologie nella realizzazione di gasdotti e oleodotti e rivestimento tubi, venga trasferito in parte in Romania. Queste immagini, fornite da alcuni lavoratori che qualche settimana fa si erano radunati fuori dai cancelli, mostrano i trasferimenti di container e macchinari in partenza.

“Noi siamo la storia del gruppo, il museo del gruppo – dice Girometta orgoglioso – se ci fosse un trasferimento all’estero sarebbe una perdita importante”. Le rassicurazione sulle sorti dell’azienda arrivano anche dal Sottosegretario all’Economia Paola De Micheli che fa sapere, in un nota dell’inizio di luglio, che “Non è in atto alcuna chiusura del laboratorio di saldatura della Saipem di Cortemaggiore, anche i nuovi vertici dell’azienda confermano la volontà di mantenere produttivo il sito. In questi mesi ho mantenuto un rapporto costante con la dirigenza Saipem – aggiunge – e insieme stiamo lavorando per un consolidamento della presenza dell’azienda e alle prospettive di crescita del polo formativo di Cortemaggiore. In questo contesto – scrive il sottosegretario –  i ripetuti falsi allarmi e le voci infondate di chiusura del centro di saldatura non sono certo di aiuto a questa strategia di rilancio”.

Dal canto suo il sindaco spera che tutto rimanga così come è e che, anzi, il rilancio di cui si parla sia effettivo. “Ci sono ancora molti pionieri che lavorarono con l’azienda ai tempi d’oro; si vuole puntare sull‘oil and gas, bene ma facciamolo concretamente, supportando seriamente le aziende del territorio, altrimenti che rimaniamo a fare? “ si domanda con un sorriso amaro.

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SAIPEM, LAVORATORI PREOCCUPATI: SITO VERSO LA CHIUSURA?

I lavoratori della Saipem vedono il loro futuro appeso ad un filo. Nonostante le rassicurazione da parte dell’azienda e della politica, la realtà sembra un’altra. I lavoratori della storica azienda di Cortemaggiore Eni, fondata nel ’49 da Enrico Mattei,  da settimane vedono container diretti verso la Romania carichi di materiale. Perchè questo trasferimento – si chiedono – se tutto va bene? Domanda più che lecita a cui nessuno, per ora, sa rispondere.Negli anni d’oro Saipem  è arrivata ad occupare oltre 120 lavoratori, di questi una settantina erano trasfertisti italiani ed internazionali. Ad oggi si sono ridotti a 6 italiani e 20 internazionali, i contratti interinali sono in scadenza e non verranno rinnovati. Starebbe proprio qui il nocciolo della questione: esternalizzare a trasfertisti stranieri anzichè italiani. “Nell’ultimo anno – ci dice un lavoratore con contratto in scadenza – le commesse sono arrivate con il contagocce e vediamo container carichi di merce diretti in Romania”.Si va dunque verso un progressivo svuotamento dello stabilimento magiostrino? “In un primo momento si parlava di settembre – ci racconta – poi abbiamo sentito parlare di marzo 2016. Stanno facendo spegnere la Saipem lentamente come una candela, portando al minimo i numeri dei dipendenti fissi, nove tra italiani e stranieri che verranno in qualche modo trasferiti nel nuovo sito”.

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MINISTRO GUIDI: “INNOVAZIONE E SICUREZZA DELL’AMBIENTE PER OIL AND GAS”

Riportare agli antichi splendori,un settore in cui Piacenza ha davvero brillato, per decenni, l’Oil and Gas. L’obiettivo è certamente da rincorrere proprio per la storia che il nostro territorio possiede, a partire da Cortemaggiore dove Enrico Mattei fondò l’Agip. Il convegno promosso da Pogam, il museo inaugurato lo scoso ottobre all’Urban Center, si è concentrato sul ruolo dell’innovazione e della formazione nell’industria petrolifera. Presenza illustre quella del ministro per lo Sviluppo Economico Federica Guidi. “Credo che questa sia una terra di grande eccellenze – ha detto il Ministro – qui c’è un grande passato e penso anche un grande futuro. Sono emiliana e questa è la mia terra, per cui spero che da qui si possa partire per uno sfruttamento intelligente delle risorse, ma severo, rigoroso, dove le precondizioni sono la sicurezza e la tutela dell’ambiente. Un binomio fattibile – ha sottolineato il ministro – perché penso si possano coniugare sicurezza e tutela dell’ambiente con uno sviluppo economico-industriale che porti anche ad avere nuovi posti di lavoro”. Le basi per qualcosa di effettivo si sono poste: Piacenza si candida ad essere scuola di alta formazione per operatori dell’Oil and Gas, dove sapere, conoscenza verranno coniugate all’idea di innovazione che il settore dovrà introdurre indispensabile per tonare alla ribalta. C’è da fare i conti infatti con le preoccupazioni delle ultime settimane per le voci di un possibile spostamento in Romania del laboratorio di saldatura Saipem di Cortemaggiore.

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M5S: LAVORATORI SAIPEM, SI FACCIA CHIAREZZA

I consiglieri comunali del Movimento 5 Stelle di Piacenza vogliono fare chiarezza in merito alle segnalazioni che arrivano dai lavoratori della Saipem di Cortemaggiore. Continui licenziamenti, tagli sui trasfertisti italiani e l’assunzione di stranieri fanno pensare che l’obiettivo dell’azienda sia la delocalizzazione e la chiusura del polo piacentino per uno spostamento in Croazia. I consiglieri piacentini hanno informato la parlamentare Spadoni che ne ha fatto una interrogazione parlamentare. Ecco il testo

Sono numerose le segnalazioni che mi sono giunte da parte di lavoratori della Saipem di Cortemaggiore (Pc) messi in ginocchio da contratti sempre più precari. I lavoratori denunciano continui licenziamenti, tagli sui trasferisti italiani e l’assunzione di stranieri, rumeni e croati, che arrivano con visti turistici e a cui vengono pagati vitto alloggio spesso  in alberghi. Secondo gli operai l’ obiettivo dei vertici è chiaro: far lievitare i costi affinché ci sia un motivo per de-localizzare. Il timore infatti è che ci sia una chiusura del centro e uno spostamento in Croazia. I lavoratori affermano come li assumano tramite la Global petroproject services,   del Gruppo Eni che ha sede in Svizzera o tramite la croata Saipem Mediterranean services  con sede legale a Fiorenzuola ma con cantieri nell’est Europa.Di fronte a queste dichiarazioni -raccolte con l’ausilio del Gruppo Consiliare M5S di Piacenza- che vanno a sottendere una situazione critica per i lavoratori, chiediamo maggiore chiarezza e trasparenza: il Ministro dovrà rispondere su ciò che sta succedendo in questa società facente parte del Gruppo Eni.

Maria Edera Spadoni

Cittadina alla Camera dei Deputati

Movimento 5 Stelle