COME SI EVOLVE IL MONDO DELLO SPACCIO. ANTONIO MOSTI A DI PROFILO

Cambiano le modalità di accesso alle sostanze, sempre più acquistate sul web. Il mondo dello spaccio si è spostato sulla rete, sulla cosiddetta dark net, quella rete oscura, su cui si può acquistare di tutto, dalla droga alle armi. Un fenomeno in forte evoluzione i cui rischi sono connessi a quelle sostanze che vengono classificate come nuove sostanze psicoattive che colgono di sorpresa anche gli stessi operatori sanitari. Un altro fenomeno da non sottovalutare fra i giovanissimi dai 14 ai 24 anni sono gli accessi al pronto soccorso. A livello regionale, nel 2015, sono stati 154.500: il 37% delle femmine accede per problemi ginecologici, mentre il 32% dei maschi per traumi, in cui non sono compresi i traumi sportivi. Un dato che fa riflettere e fa pensare che i giovani si rivolgano al pronto soccorso per una richiesta di auto che spesso va al di là delle condizioni fisiche in cui si trovano i quel momento. “Giovani in PS” è il progetto che la regione ha inserito nel piano regionale di prevenzione 2015/2018. Temi che abbiamo sviluppato nella chiacchierata con Antonio Mosti, direttore del Sert di Piacenza, ospite delle nuova puntata di Di Profilo.

DALLA PIAZZA ALLA RETE: COME CAMBIA LO SPACCIO. A TUTTO TONDO

Dalla piazza alla rete. Cambiano i luoghi dello spaccio, così come cambiano le modalità di assunzione. Nella piazza del web si trova di tutto dai cd, alla droga fino alle armi. Vi si accede non attraverso i motori di ricerca tradizionali, ma una volta all’interno si può acquistare di tutto. Questo è lo specchio di una modalità diversa del consumo che va conosciuto e studiato, corrispondente ad una evoluzione del fenomeno. Per questo motivo c’è un gran bisogno di sensibilizzare e informare i giovani sul tema del consumo di sostanze; legati alla tossicodipendenza esistono ancora troppi stigmi, il progetto Ops del Sert di Piacenza è nato proprio per questo.

Non esiste una classifica delle emergenze, sarebbe come aizzare una guerra tra poveri, ma non si può nemmeno far finta che la povertà che bussa ogni giorno alle porta delle parrocchie della città non esista. E’ il pensiero di don Pietro Cesena, parroco di Borgotrebbia, dove ogni giorno arrivano uomini e donne alla ricerca di un lavoro e ancora peggio di cibo per la famiglia. In mezzo a questa emergenza ne esiste un’altra, più recente ma altrettanto grave, quella legata all’accoglienza dei profughi. Ma se mancano le regole per organizzarla quest’accoglienza, inevitabilmente il malessere sarà sempre più diffuso e difficile da gestire.