GELICIDIO: MONTAGNA IN GINOCCHIO. STRADE E SCUOLE CHIUSE

Una provincia in ginocchio: 18 strade chiuse, scuole chiuse in cinque comuni, paesi isolati, black out, tratti di strade impercorribili. E’ il bilancio della nevicata di domenica ma soprattutto del giorno successivo quando, ininterrottamente, è caduta acqua ghiacciata che ha portato conseguenze devastanti sulle strade e non solo. La montagna ha ceduto all’imperturbabilità delle condizioni meteo, nonostante il maltempo fosse stato annunciato parecchi giorni fa. Ma non è bastato. In Val Trebbia sono caduti cinque alberi sulla SS 45, a Travo e Gazzola molte zone rimaste senza energia elettrica, a Ponte dell’Olio, Bettola, Farini, Ferriere e Ottone oggi scuole chiuse. Una paralisi totale, per alcuni mai vista.

L’ultima strada è stata chiusa alle 20.40 di ieri a Bettola, l’unica per ora riaperta insieme alla provinciale del Cerro e alla Caldarola. Quello che ha provocato maggior pericolo sono stati ghiaccio, rami e interi alberi sulle strade.

 

LEGAMBIENTE SU ALLUVIONE: LA PREVENZIONE DIVENTI UNA PRIORITÀ ASSOLUTA

Prevenzione, manutenzione del territorio e sicurezza idraulica: sono le priorità che Legambiente sottolinea dopo l’alluvione che ha messo in ginocchio mezza provincia.

Ecco il testo della nota

Di fronte alla gravità di quanto accaduto in val Trebbia e Val Nure, alle vite drammaticamente spezzate e ai danni materiali subiti dalle attività imprenditoriali di due intere vallate non si può che condividere il pensiero del presidente dell’ordine dei Geologi della nostra regione che, in un comunicato martedi, ha usato, senza mezzi termini, il linguaggio della verità, senza cercare, aggiungiamo noi, incredibili quanto inutili capri espiatori, come ad esempio verdi ed ambientalisti accusati paradossalmente di impedire la pulizia dei fiumi dall’eccesso di alberi e ghiaia. Una scomoda verità quella che riguarda decenni di scorretta gestione del territorio da parte di generazioni di amministratori nazionali e locali, refrattari a qualunque azione che avesse a che fare con il concetto di prevenzione ed ordinaria manutenzione del territorio, ma ben più prodighi a rilasciare autorizzazioni in fascia fluviale. Quegli stessi amministratori sempre pronti a chiedere risarcimenti a pioggia sulle emergenze determinate dal dissesto da essi stessi provocato.
Non è più tempo di parole e interventi emergenziali ma di fatti perche d’ora in poi l’agenda non la daranno più i piani dei Comuni o della Regione ma i fenomeni metereologici prodotti dai cambiamenti climatici, come quello accaduto domenica notte, le valanghe d’acqua che dobbiamo prepararci a gestire sul nostro territorio reso fragile da decenni di errori e di irresponsabilità. E’ un tema complesso quello del dissesto, non liquidabile in poche battute, ma vogliamo provare a dare il nostro contributo, perche la conta assurda delle vittime e dei danni materiali si fermi qui
Tre sono le concause, strettamente congiunte che hanno determinato questo disastro, le stesse in tutta Italia: i cambiamenti climatici in corso che hanno variato fortemente il regime delle piogge con precipitazioni di intensità devastante che producono vere e proprie valanghe di acqua; una gestione dissennata degli ambiti fluviali, sempre più canalizzati e con velocità della corrente sempre maggiore e più impattante, contro sponde sempre meno mantenute e correttamente gestite; abbandono del territorio di montagna che significa anche abbandono della gestione del deflusso ordinato delle acque.
La legna che a seguito di questi eventi il fiume si trascina nella sua inarrestabile corsa è solo un effetto e non una causa!
Non è più tempo di emergenze nè di polemiche sterili ma di promuovere da subito e tutti insieme, abbandonando contrapposizioni inutili, un diverso approccio alla gestione del territorio dove ognuno si assuma le proprie responsabilità, agisca conoscendo le dinamiche fluviali e del territorio di montagna in una ottica di pianificazione di bacino. Un’ottima occasione è il Progetto di Piano di gestione del rischio di alluvioni del Distretto idrografico del fiume Po, attualmente in fase di osservazioni. Sarebbe ora che le azioni previste da tale Piano fossero ben fatte conoscere ai Sindaci e che fossero finalmente attuate e non lasciate solo scritte sulla carte o chiuse in un cassetto.
Sarebbe anche ora verificare anche le responsabilità di chi avrebbe potuto o dovuto intervenire e si è invece astenuto, o scegliendo di dirottare le risorse pubbliche verso interventi di maggiore visibilità e di ritorno di immagine o scegliendo di chiudere entrambi gli occhi autorizzando opere inconciliabili con le norme e con il buonsenso.
A fronte di eventi atmosferici incontrollabili, e mai visti prima, occorrerà abituarsi all’idea di ridestinare al fiume gli spazi cementificati e occupati da anni di scorretta pianificazione nelle aree di fondovalle e di ripensare al contempo ad un sostegno vero e sostenibile del territorio della montagna e della sua popolazione residua che nonostante tutto resiste.
In un’ottica di questo genere vanno assolutamente ripensati gli spazi destinati a campeggi, campi sportivi, strade e costruzioni civili o produttive realizzate in alveo o in fascia di esondazione. Dovranno essere delocalizzati in ambiti più sicuri o, laddove è possibile e sostenibile, protetti da interventi di regimazione pensati per durare e non per essere ripetuti ogni due o tre anni, a tutto vantaggio delle imprese amiche ma danno delle tasche dei contribuenti.
Contro chi ci accusa di impedire di scavare gli alvei, di impedire la rimozione della legna, di contrastare le regimazioni con massicciate di cemento non abbiamo più fiato ed energia per rispondere. Rimandiamo a chi è davvero interessato alla sterminata documentazione prodotta dalle autorità scientifiche e dagli esperti del settore, che ci onoriamo di sostenere da decenni.
Da ora in avanti, la parola d’ordine dovrà diventare prevenzione, manutenzione del territorio e sicurezza idraulica; in pianura lo stop al consumo di suolo e alla cementificazione indiscriminata ed in montagna sostegno economico ai presidi sul territorio
Occorre altresì ripensare ai sistemi di allerta, alle procedure di rilascio dalle dighe, al sistema di protezione civile, al coordinamento tra amministrazioni e non meno importante, all’educazione alla gestione del rischio perchè le persone devono essere messe in condizione di sapere come comportarsi di fronte alle emergenze. La prevenzione deve diventare un abito culturale, prima ancora che un obbligo o un comodo alibi per la gestione delle emergenze.

bettola strada crollata

L’APPELLO DEI CITTADINI ALLUVIONATI: “NON LASCIATECI SOLI”

A tre giorni dall’alluvione la situazione in val Nure e val Trebbia è ancora molto critica. Dagli stessi cittadini delle zone più colpite, Farini e Ferriere in alta val Nure, arriva un appello accorato di aiuto. Alcune frazioni sono completamente isolate, in altre manca l’acqua potabile e il fango copre ancora ogni cosa. Chi può porti pale, camioncini per il carico dei detriti che la piena ha portato con sè, ruspe per la pulitura del fango.

Intanto è confermata per la giornata di domani la visita del presidente Matteo Renzi che, salvo cambiamenti dell’ultimo minuto, incontrerà i sindaci dei comuni più colpiti in Prefettura.

bettola alluvione 2

ALLUVIONE IL GIORNO DOPO, BETTOLA UN PAESE IN GINOCCHIO

La provinciale accartocciata su se stessa resterà una delle immagini simbolo della spaventosa alluvione che ha messo in ginocchio mezza provincia. Dove c’era una strada, oggi si snoda il Nure, seguendo, guarda caso, un percorso che appare assolutamente naturale. La provinciale per Bettola all’altezza di Recesio crollata rimarrà uno dei simboli di questo disastro impressionante. Proprio Bettola e l’alta val Nure restano le zone più colpite: strade, vie di comunicazione saltate, infrastrutture completamente distrutte, tutto ciò che animava il lungo Nure è stato spazzato via; dal nuovissimo campo giochi per bambini, ai campi da tennis inaugurati due mesi fa, dal campo da calcio alla piscina gravemente compromessa, nulla di tutto questo oggi esiste più. “Al di delle strade – ha detto il sindaco Sandro Busca – a Bettola sono state distrutte tutte le principali infrastrutture, tutti gli impianti sportivi; dal campo di calcio della BF al campo giochi per i bambini, dai campi da tennis alla piscina”. Il giorno dopo il disastro la situazione è surreale; nell’aria vola il fango ormai seccato, la strada è ricoperta di una spessa di coltre di melma. Saracinesche abbassate, i pochi negozi aperti in piazza danno una parvenza di normalità che faticherà ad arrivare. Nei comuni della val Nure e dall’alta val Trebbia c’è tanto da fare; da rimboccarsi le maniche e lavorare, come stano facendo i cittadini, la protezione civile e i tanti volontari che da ieri all’alba sono al lavoro per ripulire cantina e garage. “Siamo qui dalle 4 di ieri mattina – ci spiega un giovane volontario del Gruppo Cinofili La Lupa – stiamo ripulendo cantine e seminterrati. Lo facciamo da volontari perchè siamo animati dal buon senso, come se fossimo una famiglia dove c’è bisogno di aiuto”. Il presidente della Regione Stefano Bonaccini ha confermato che il Premier Matteo Renzi entro la settimana visiterà i luoghi del disastro, per rendersi conto della gravità della situazione e per approvare lo stato di calamità naturale. Intanto dalla Regione è stato confermato lo stanziamento dei 2 milioni di euro per far fronte all’emergenza e dei 200 milioni già a bilancio per l’intera Emilia Romagna. “Chiederemo che vengano fatti interventi di prevenzione su torrenti e affluenti che finiscono nel Nure – spiega Busca – se non si lavora sulla prevenzione questa cose possono riaccadere”. Il presidente della Provincia Francesco Rolleri ha assicurato che la situazione verrà riportata alla normalità nel minor tempo possibile, almeno per quanto riguarda il ripristino delle condizioni di sicurezza sulle strade principali e delle reti telematiche, Bettola, Farini, Ferriere e Coli sono isolate anche dal punto di vista della comunicazioni.