NASCE IL COMITATO “NUOVO PONTE LENZINO”. L’APPELLO DEL SINDACO CASTELLI “DATECI UNA MANO”

Sono esasperati e anche parecchio arrabbiati gli abitanti dell’alta Val Trebbia per tutto ciò che sta, o forse, non sta accadendo, su ponte Lenzino crollato ormai cinque mesi fa. E così nasce il comitato Nuovo Ponte Lenzino, a fondarlo i sindaci Castelli e Guarnieri.

Proprio il sindaco di Cerignale Castelli, che oggi compie 59 anni, affida ad un post su Facebook il suo commento e l’invito a compilare il modulo per aderire al comitato.

“Per il mio compleanno (oggi) Vi chiedo un super regalo per la Val Trebbia , per la Montagna, per il Piacentino, ma soprattutto per arginare le follie di ANAS e della Sovraintendenza.. che vogliono buttare in Trebbia 21.000.000 di euro che servono come il pane per darci un ponte sensato e una SS 45 sicura.. Oggi si è formalmente costituito il Comitato Nuovo Ponte Lenzino.. Vi chiedo di aderire, ma soprattutto di condividere, darci una mano nel far girare il modulo di adesione e se è possibile stamparlo e portarlo nei locali pubblici per far firmare il più possibile.. Siamo a mani nude ma se siamo tanti.. gli facciamo il MAZZO.. Grazie in anticipo”

GELICIDIO: MONTAGNA IN GINOCCHIO. STRADE E SCUOLE CHIUSE

Una provincia in ginocchio: 18 strade chiuse, scuole chiuse in cinque comuni, paesi isolati, black out, tratti di strade impercorribili. E’ il bilancio della nevicata di domenica ma soprattutto del giorno successivo quando, ininterrottamente, è caduta acqua ghiacciata che ha portato conseguenze devastanti sulle strade e non solo. La montagna ha ceduto all’imperturbabilità delle condizioni meteo, nonostante il maltempo fosse stato annunciato parecchi giorni fa. Ma non è bastato. In Val Trebbia sono caduti cinque alberi sulla SS 45, a Travo e Gazzola molte zone rimaste senza energia elettrica, a Ponte dell’Olio, Bettola, Farini, Ferriere e Ottone oggi scuole chiuse. Una paralisi totale, per alcuni mai vista.

L’ultima strada è stata chiusa alle 20.40 di ieri a Bettola, l’unica per ora riaperta insieme alla provinciale del Cerro e alla Caldarola. Quello che ha provocato maggior pericolo sono stati ghiaccio, rami e interi alberi sulle strade.

 

UNA STATALE 45 “NUOVA” CON I 70 MILIONI DI EURO DEL PIANO SPECIALE

Un investimento da 70 milioni di euro in due anni l’ammodernamento della ss 45 ma anche per la messa in sicurezza dopo i danni dell’alluvione del settembre scorso; lo ha confermato il Ministro per le Infrastrutture Graziano Delrio accompagnato dal presidente di Anas Gianni Vittorio Armani. Interventi fondamentali da anni richiesti dai sindaci del territorio per una strada di primaria importanza per l’alta val Trebbia ma anche di congiunzione tra due regioni, Emilia Romagna e Liguria. Due gli interventi in programma mirati al superamento definitivo delle criticità ormai permanenti legate alla conformazione del territorio e al tracciato. Il primo da 16 milioni di euro le cui procedure di appalto potranno essere avviate già nel 2016, il secondo da 54 milioni  per l’ammodernamento della sede stradale tra Cernusca e Rivergaro. 

Tra le priorità messe in luce dal Presidente della Provincia Rolleri in primo piano il tema del pendolarismo dei piacentini verso Milano esortando regione e governo a risolvere quelle problematiche da anni irrisolte; il completamento della tangenziale di San Polo-San Giorgio, il completamento della tangenziale di Piacenza e il collegamento alla via Emilia e all’A21; il tratto di Cis Padana che interessa la bassa Val d’Arda e i fondi messi a disposizione della provincia per i danni dell’alluvione, 5 milioni e mezzo di euro dei quali solo 1,4 milioni derivanti da contributi statali o regionali.

LEGAMBIENTE SU ALLUVIONE: LA PREVENZIONE DIVENTI UNA PRIORITÀ ASSOLUTA

Prevenzione, manutenzione del territorio e sicurezza idraulica: sono le priorità che Legambiente sottolinea dopo l’alluvione che ha messo in ginocchio mezza provincia.

Ecco il testo della nota

Di fronte alla gravità di quanto accaduto in val Trebbia e Val Nure, alle vite drammaticamente spezzate e ai danni materiali subiti dalle attività imprenditoriali di due intere vallate non si può che condividere il pensiero del presidente dell’ordine dei Geologi della nostra regione che, in un comunicato martedi, ha usato, senza mezzi termini, il linguaggio della verità, senza cercare, aggiungiamo noi, incredibili quanto inutili capri espiatori, come ad esempio verdi ed ambientalisti accusati paradossalmente di impedire la pulizia dei fiumi dall’eccesso di alberi e ghiaia. Una scomoda verità quella che riguarda decenni di scorretta gestione del territorio da parte di generazioni di amministratori nazionali e locali, refrattari a qualunque azione che avesse a che fare con il concetto di prevenzione ed ordinaria manutenzione del territorio, ma ben più prodighi a rilasciare autorizzazioni in fascia fluviale. Quegli stessi amministratori sempre pronti a chiedere risarcimenti a pioggia sulle emergenze determinate dal dissesto da essi stessi provocato.
Non è più tempo di parole e interventi emergenziali ma di fatti perche d’ora in poi l’agenda non la daranno più i piani dei Comuni o della Regione ma i fenomeni metereologici prodotti dai cambiamenti climatici, come quello accaduto domenica notte, le valanghe d’acqua che dobbiamo prepararci a gestire sul nostro territorio reso fragile da decenni di errori e di irresponsabilità. E’ un tema complesso quello del dissesto, non liquidabile in poche battute, ma vogliamo provare a dare il nostro contributo, perche la conta assurda delle vittime e dei danni materiali si fermi qui
Tre sono le concause, strettamente congiunte che hanno determinato questo disastro, le stesse in tutta Italia: i cambiamenti climatici in corso che hanno variato fortemente il regime delle piogge con precipitazioni di intensità devastante che producono vere e proprie valanghe di acqua; una gestione dissennata degli ambiti fluviali, sempre più canalizzati e con velocità della corrente sempre maggiore e più impattante, contro sponde sempre meno mantenute e correttamente gestite; abbandono del territorio di montagna che significa anche abbandono della gestione del deflusso ordinato delle acque.
La legna che a seguito di questi eventi il fiume si trascina nella sua inarrestabile corsa è solo un effetto e non una causa!
Non è più tempo di emergenze nè di polemiche sterili ma di promuovere da subito e tutti insieme, abbandonando contrapposizioni inutili, un diverso approccio alla gestione del territorio dove ognuno si assuma le proprie responsabilità, agisca conoscendo le dinamiche fluviali e del territorio di montagna in una ottica di pianificazione di bacino. Un’ottima occasione è il Progetto di Piano di gestione del rischio di alluvioni del Distretto idrografico del fiume Po, attualmente in fase di osservazioni. Sarebbe ora che le azioni previste da tale Piano fossero ben fatte conoscere ai Sindaci e che fossero finalmente attuate e non lasciate solo scritte sulla carte o chiuse in un cassetto.
Sarebbe anche ora verificare anche le responsabilità di chi avrebbe potuto o dovuto intervenire e si è invece astenuto, o scegliendo di dirottare le risorse pubbliche verso interventi di maggiore visibilità e di ritorno di immagine o scegliendo di chiudere entrambi gli occhi autorizzando opere inconciliabili con le norme e con il buonsenso.
A fronte di eventi atmosferici incontrollabili, e mai visti prima, occorrerà abituarsi all’idea di ridestinare al fiume gli spazi cementificati e occupati da anni di scorretta pianificazione nelle aree di fondovalle e di ripensare al contempo ad un sostegno vero e sostenibile del territorio della montagna e della sua popolazione residua che nonostante tutto resiste.
In un’ottica di questo genere vanno assolutamente ripensati gli spazi destinati a campeggi, campi sportivi, strade e costruzioni civili o produttive realizzate in alveo o in fascia di esondazione. Dovranno essere delocalizzati in ambiti più sicuri o, laddove è possibile e sostenibile, protetti da interventi di regimazione pensati per durare e non per essere ripetuti ogni due o tre anni, a tutto vantaggio delle imprese amiche ma danno delle tasche dei contribuenti.
Contro chi ci accusa di impedire di scavare gli alvei, di impedire la rimozione della legna, di contrastare le regimazioni con massicciate di cemento non abbiamo più fiato ed energia per rispondere. Rimandiamo a chi è davvero interessato alla sterminata documentazione prodotta dalle autorità scientifiche e dagli esperti del settore, che ci onoriamo di sostenere da decenni.
Da ora in avanti, la parola d’ordine dovrà diventare prevenzione, manutenzione del territorio e sicurezza idraulica; in pianura lo stop al consumo di suolo e alla cementificazione indiscriminata ed in montagna sostegno economico ai presidi sul territorio
Occorre altresì ripensare ai sistemi di allerta, alle procedure di rilascio dalle dighe, al sistema di protezione civile, al coordinamento tra amministrazioni e non meno importante, all’educazione alla gestione del rischio perchè le persone devono essere messe in condizione di sapere come comportarsi di fronte alle emergenze. La prevenzione deve diventare un abito culturale, prima ancora che un obbligo o un comodo alibi per la gestione delle emergenze.

bettola strada crollata

L’APPELLO DEI CITTADINI ALLUVIONATI: “NON LASCIATECI SOLI”

A tre giorni dall’alluvione la situazione in val Nure e val Trebbia è ancora molto critica. Dagli stessi cittadini delle zone più colpite, Farini e Ferriere in alta val Nure, arriva un appello accorato di aiuto. Alcune frazioni sono completamente isolate, in altre manca l’acqua potabile e il fango copre ancora ogni cosa. Chi può porti pale, camioncini per il carico dei detriti che la piena ha portato con sè, ruspe per la pulitura del fango.

Intanto è confermata per la giornata di domani la visita del presidente Matteo Renzi che, salvo cambiamenti dell’ultimo minuto, incontrerà i sindaci dei comuni più colpiti in Prefettura.

bettola alluvione 2

“PER PIGAZZANO CI VUOLE L’AIUTO DELLE ISTITUZIONI”

Non è solo un luogo oggettivamente bello da cui lo sguardo corre verso un’orizzonte infinito, ma è sopratutto un luogo del territorio, un luogo che connota e caratterizza una parte della nostra montagna. Pigazzano, che da lassù domina il Trebbia fino alla città, è quella terrazza. Quel piccolo lembo di cemento, che funge anche da sagrato della chiesetta, che oggi è transennato per sicurezza. Gli smottamenti del terreno avrebbero reso la struttura non idonea a sopportare pesi eccessivi, così, dopo un sopralluogo, il geometra della curia, in accordo con il parroco e il comune di Travo, ha predisposto il divieto di accesso alla terrazza come mostrano i cartelli e le fettucce bianche e rosse. “E’ da anni che la struttura è in queste condizioni – spiega Alessandro Castellani, pigazzanese e consigliere comunale di Travo – oggi si rendono necessari interventi più profondi. Per me questo luogo è unico, quando dico che abito a Pigazzano tutti lo collegano alla terrazza panoramica. Nessuno di noi può essere indifferente a questa situazione”. Un divieto che probabilmente si è reso necessario proprio in queste giornate in cui il borgo di Pigazzano si popola di turisti, tra feste di paese e festeggiamenti per il ferragosto. Ma sono gli abitanti stessi a mobilitarsi al grido La terrazza non deve chiudere. E’ già nata una pagina Facebook “salviamo la terrazza panoramica di Pigazzano”, ma i cittadini chiedono anche una mano alla politica e alla Curia. “Il sindaco ha già incontrato il vescovo – ha spiegato Castellani – per esporgli la situazione. Ha chiesto di poter avere la relazione in cui ci sarà lo studio che, effettivamente, conferma che il terreno è soggetto a smottamenti e che quindi è necessaria la chiusura”. Tra i residenti serpeggia il timore che la chiusura della terrazza sia la prima mossa verso la chiusura della chiesa, ipotesi esclusa dal parroco don Pierluigi Boracco che, confidando nella vendita della canonica attigua, conta di poter sistemare la terrazza, facendo affidamento anche sulla curia e su roma per salvare i santuari di provincia. La chiesetta di Pigazzano e la sua terrazza sono state sono state inserite dal Fai nei Luoghi del cuore, conquistando il primo posto a livello provinciale, il terzo regionale e il 47 esimo nazionale. “La terrazza non deve chiudere – conferma Valter Arianti titolare dell’omonima trattoria nella piazza del paese – ci mobiliteremo, raccoglieremo le firme come qualche anno fa con i Fai, 1700 firme in poco più di un mese, ma dobbiamo avere l’aiuto anche delle istituzioni”.