DEBORA: “COME SI PUO’ INTUIRE UN PERICOLO COSI’ GRANDE? ELISA, MI SENTO IN COLPA PER NON AVERTI PROTETTA”

“Elisa, la verità è che lui non è mai stato violento con le parole, ma lo è stato con i comportamenti e i piccoli gesti. Non volevi che tu uscissi con altre persone perché voleva tenerti tutta per sè. Era geloso, ma chi non ha mai avuto a che fare con una persona gelosa? Come si può intuire un pericolo così grande? Mi sento in colpa per non averti protetto”. Con queste parole ha concluso la lettera Debora Pomarelli, la sorella di Elisa uccisa lo scorso agosto da Massimo Sebastiani. Una lettera commovente scritta con il cuore, come se lì davanti ci fossero ancora il sorriso e gli occhi di Elisa. Debora ha partecipato, insieme ai genitori, al convegno “Insieme per prevenire e contrastare le condotte violente” organizzato dal tavolo provinciale di confronto contro la violenza alle donne. E’ stato un momento di confronto per raccogliere richieste e proposte da sottoporre al Governo per individuare azioni mirate di contrasto al fenomeno della violenza di genere.

“Massimo è entrato nella nostra vita circa tre anni fa, mentre vivevi un momento di crisi, uno di quei momenti in cui scopri che tutto ciò che ti ha sempre reso felice ora non ti soddisfa più. In quel periodo così difficile, Massimo ti è stato vicino e ti ha permesso di scoprire una nuova passione: l’agricoltura. Mi ricordo i tuoi occhi colmi d’orgoglio quando ci raccontavi ciò che avevi imparato insieme a Massimo. Lui si diceva innamorato ma tu, con sincerità, gli hai sempre detto che non avrebbe potuto sperare in nulla di una profonda amicizia. Sarò coraggiosa, vivrò il tempo che a te non è stato concesso”.

VIOLENZA DI GENERE: ANCHE UN CONVEGNO DEDICATO A ELISA POMARELLI

La prima arma è parlarne. Per portare alla luce il sommerso spesso intriso di violenza domestica occorre parlare e, in questo modo, far sentire le donne meno sole ma accolte e accompagnate. Quasi 400 donne all’anno vengono assistite dal Telefono Rosa di Piacenza; praticamente una trentina di telefonate al mese arrivano al centro antiviolenza. Numeri che non calano. E perché di violenza di genere non si parli solo in occasione del 25 novembre o dell’8 marzo il Comune insieme a numerose associazioni ha organizzato tante iniziative rivolte alla donne, ma anche ai compagni e ai bambini.

VIOLENZA DI GENERE, ANCHE LE PAROLE HANNO UN PESO

Chi può chiamare amore un cuore spezzato? La violenza di genere è un fenomeno complesso che esiste e che cresce nei numeri. Il convegno organizzato in Fondazione da comune di Piacenza, Castel San Giovanni, Fiorenzuola e Provincia ha cercato di dare strumenti per affrontare questa realtà. A partire proprio dalle parole e dal linguaggio con cui si affronta e si racconta la violenza di genere contro le donne. Chiara Cretella, assegnista di Ricerca in sociologia all’Università di Bologna ha spiegato quanto il linguaggio è importante per conoscere il problema; partendo dalla comunicazione dei cartelli fino alla pubblicità. “Bisognerebbe istituire il reato di stalking mediatico – ha detto – soprattutto nei casi di femminicidio” riferendosi alla morbosità con cui alcuni media pretendono di mostrare emozioni e situazioni assolutamente private, violando, in certi casi, il dolore e la privacy di una famiglia. Le parole hanno un forte peso nei casi di violenza: si dovrebbe evitare di utilizzare la parola raptus, così come vittima di violenza ma survival, ovvero sopravvissuta alla violenza.

Un convegno rivolto agli operatori del settore ma anche agli amministratori, un’occasione per fare il punto su quanto si è fatto e su quanto è ancora da fare. L’assessore al Nuovo Welfare Stefano Cugini ha ribadito l’impegno che più soggetti hanno messo per ampliare il centro antiviolenza e la casa rifugio antiviolenza che oggi può ospitare fino a 17 donne, oltre che un servizio di reperibilità grazie alle professionalità del Telefono Rosa. Da marzo a dicembre 2015 sono state accolte 14 donne e 17 bambini.

fondazione antiviolenza