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RIZZI: “SONO DELUSO DAL CONSIGLIO COMUNALE”

I toni, pur sedendosi dall’altra parte, quella della minoranza, non sono mai esasperati, né eccessivi, anzi. Paolo Rizzi ex candidato sindaco, oggi capogruppo in consiglio comunale, è fatto così, lo conferma lui stesso, non pensa neppure lontanamente di alzare la voce, ma da qui ai prossimi mesi promette di essere un po’ più severo, almeno nei giudizi verso linee di programma che definisce deludenti.

MONTI: “LA NUOVA AMMINISTRAZIONE FACCIA ANCHE SCELTE IMPOPOLARI”

L’amministrazione Barbieri deve avere il coraggio di fare scelte anche impopolari”. Mauro Monti, consigliere comunale del gruppo Liberi, ha analizzato il documento programmatico 2017/2022 che l’amministrazione ha presentato in consiglio comunale. “Un’analisi semi seria – come lui stesso l’ha definita – con un richiamo finale di aderenza alla realtà. Si deve governare per la tutta quanta la città”.

SPAZIO 4, SPAZIO 4, PULCHERIA: TAGLIATI I FONDI. LO SDEGNO DELL’OPPOSIZIONE

Un netto cambio di passo, in questa circostanza è innegabile. Il consiglio comunale, nell’ultima seduta, ha approvato il taglio delle risorse stanziate fino ad ora per Spazio 2, Spazio 4 e Pulcheria. E’ sopratutto su questo che si è consumato un aspro confronto tra la maggioranza e l’opposizione. L’ordine del giorno è stato il consigliere Antonio Levoni a proporlo insieme al collega Gian Paolo Ultori dei Liberali Piacentini. Non ha esitato a levarsi lo sdegno della minoranza; la consigliera Giulia Piroli ha definito la scelta “un fatto grave perché da’ il segno dei tempi bui che ci aspettano dove, per far capire che è cambiata la musica e con essa i musicanti , si vogliono cancellare esperienze significative che hanno permesso alla nostra città di farsi conoscere fuori dai confini provinciali.Spiace che sia avvenuto sulla pelle dei giovani e delle donne. Adesso sfido tutti coloro che dicevano che non c’era differenza rispetto al passato se avesse vinto il centrodestra”.

L’AFFONDO DI DOSI: “CHI VUOLE CHE ME NE VADA, LO DICA CHIARAMENTE”

E’ uno sfogo lucido quello che il sindaco Paolo Dosi racchiude in una nota che porta la sua firma. Il tema è la gara per l’illuminazione pubblica diventata, evidentemente, terreno per un forte e serrato scontro politico tra la maggioranza, come la definisce il primo cittadino “palese ferita nella maggioranza consiliare”. “Una pratica che doveva essere estremamente tecnica ha assunto un rilevante valore politico per volontà di qualche consigliere di maggioranza” scrive Dosi. Il riferimento è evidentemente al consigliere Federico Sichel, che avrebbe guidato la cordata di coloro che hanno avanzato dubbi sulla gestione della gara per l’illuminazione pubblica. In sostanza, è il pensiero del sindaco, “il contrasto interno, più che una reale incertezza interpretativa, ha guidato l’azione di chi, cercando e trovando naturale sponda nelle opposizioni, ha inteso attribuire il valore di banco di prova per la maggioranza, di verifica della reale tenuta della stessa, creando le condizioni per una presentazione di dimissioni del capogruppo del Pd e del dirigente competente per materia, a cui, insieme agli uffici, dobbiamo invece la massima gratitudine per la competenza e correttezza ancora una volta manifestata nello svolgimento di una pratica complessa. Le Istituzioni non possono essere trasformate da luogo di confronto politico ad occasione per regolare conti politici interni, perché è dannoso per tutti, in primo luogo per i cittadini che non lo meritano. L’estenuante trattativa interna che ha condotto a una sofferta sintesi e che ha prolungato di mesi una pratica “tecnica” destinata per sua natura a essere conclusa in pochi giorni, non ha ottenuto nemmeno il consenso di chi ha sollevato pesantemente e pretestuosamente il problema. A dimostrazione di come il tema non era reale ma fondato su ben altri e meno nobili obiettivi. Siamo al governo della città da quattro anni, stiamo affrontando il momento forse più difficile e ostile dal dopoguerra a oggi, cercando di intercettare ogni forma di finanziamento possibile a fronte di risorse di bilancio che vengono continuamente ridotte dai livelli di governo superiore. I circa 1100 dipendenti comunali attivi nel 2002 si sono oggi ridotti a 670, e sono chiamati a svolgere molte più funzioni nel frattempo trasferite in capo ai Comuni”. Nonostante le difficoltà, prosegue Dosi, i servizi essenziali sono stati mantenuti di alto livello, guardando anche agli interventi da realizzare entro la fine del mandato. Al temine della nota il sindaco definisce la vicenda dell’illuminazione pubblica “paradossale e motivata da ragioni reali, difficilmente comprensibili (e impossibili da accettare) ai non addetti ai lavori, che esulano dalle motivazioni ufficialmente spese. Ormai troppe volte, per quello che ho sempre inteso essere il bene comune, ho scelto la linea del basso profilo, cercando di evitare polemiche strumentali, non rispondendo, a rischio di trasmettere un senso di debolezza, a provocazioni maleducate e senza stile, o assumendomi responsabilità che, con la mia giunta, potrei ancor oggi, senza tema di smentita, addebitare a molti altri soggetti. Questa Amministrazione ha il pregio di potersi presentare ai cittadini a testa alta, essendosi sempre esposta in modo diretto”. Le ultime righe sono un vero affondo: “è arrivato il momento della definitiva chiarezza. Se qualcuno, all’interno della maggioranza, intende interrompere l’esperienza amministrativa in essere, lo dichiari in modo esplicito. Saremo tutti facilitati nell’assumere decisioni alle prossime elezioni comunali”.

DOSI 1

DOSI: “NURE ESONDATO IN ZONE NON PREVEDIBILI”. ALLERTA SENZA ALLEGATO SULL’INTENSITA’ DELL’EVENTO

E’ stato un resoconto dettagliato quello che il sindaco Paolo Dosi ha esposto ai consiglieri. E’ evidente che qualcosa non è andato nella tempestività dell’allerta, perchè se le comunicazioni fossero state più tempestive, i danni, almeno nella frazione di Roncaglia, sarebbero stati minori. Il primo cittadino ha ricostruito la piene del Trebbia e del Nure prima che questi arrivassero in pianura. Partendo dal Trebbia “le prime telefonate informali sul rilascio della diga Boschi dalla Prefettura alla Protezione Civile comunale sono arrivate alle 4 nella notte tra domenica e lunedì – spiega il sindaco – dalle 4 alle 5.45 è avvenuta l’attivazione degli operatori comunali per transennare i tratti stradali esondabili. Alle 4.39 è scattata l’allerta con fase di allarme, alle 5.44 una nuova allerta con aggiornamento fase allarme”. L’allerta si divide in due fasi: fase 2 di preallarme e fase 3 allarme. “In queste comunicazioni – specifica Dosi – è mancato l’allegato relativo all’intensità dell’evento. Tra le 7.45 e le 8 la piena è arrivata a Case Rocco e il Trebbia ha esondato nelle aree prevedibili”. Pare di capire che nonostante nelle comunicazioni mancasse l’intensità dell’evento, il Trebbia ha esondato nelle zone prevedibili e quindi transennate. Ben diversa la situazione del Nure: “alle 4 abbiamo ricevuto le prime notizie informali della Prefettura alla Protezione Civile – spiega il primo cittadino – tra le 4 e le 5.45 sono stati attivati gli operatori nelle aree prevedibili; alle 4.49 è scattata la fase di allarme senza che venisse specificata la portata d’acqua. Tra le 7.30 e le 8 del mattino la piena è arrivata a Roncaglia, dove il Nure ha esondato nelle aree non prevedibili. Nel rapporto di ARPA Emilia Romagna viene specificato che già nei giorni precedenti erano stati previsti fenomeni temporaleschi intensi, ma in particolare sulla Liguria ” spiega il sindaco. Dalla ricostruzione fatta dall’amministrazione risulta che le fuoriuscite di acqua sono avvenute in punti dove prima d’ora non si era mai verificato nulla di simile, così come, a memoria d’uomo, non ricordano eventi atmosferici di questa portata e di questa intensità. “Dobbiamo mettere in campo contromisure che prevedano variazioni – ha concluso Dosi – anche all’esterno di quelle aree fino ad oggi monitorate, per prevedere anche l’imprevedibile “. Il nocciolo della questione sta nell’imprevedibilità dell’evento, ma in situazioni di emergenza come quella delle settimana scorsa a non reggere è il sistema. Le varie allerte che si sono susseguite sono state inviate via email, ma in condizioni delicate forse bisognerebbe andare oltre, ad esempio chiamando telefonicamente, nel caso specifico, il sindaco che detiene la delega alla Protezione Civile. Alle 4 del mattino, viene da chiedersi, chi legge le email? Il capogruppo di Fratelli d’Italia Tommaso Foti ha parlato di “palleggiamento di responsabilità” mostrando come già dalle mezzanotte e mezzo ARPA avesse indicato che le precipitazioni avrebbero potuto generare allagamenti, “alle 2.30 – prosegue Foti – in quattro luoghi era già stato superato il livello di guardia. Solo alle 5 è arrivata la Protezione Civile. Ci sono responsabilità – ha detto – o si fanno saltare le teste o questi fenomeni di ripeteranno ancora. Ritengo si debba fare una commissione d’inchiesta e indagini interne. Il buco tra le 5 e le 8 deve venire a galla”.

CONSIGLIO MINUTO SILENZIO

GESTIONE DEL VITTORIO EMANUELE IN MANO AD ASP. MA TRA UN ANNO?

Alla fine la giunta ha raggiunto l’obiettivo, tutto sommato con un dissenso interno limitate. La reinternalizzazione della gestione dei 108 posti della casa per anziani Vittorio Emanuele è passata con 16 voti favorevoli, 13 contrari. Della maggioranza hanno votato contro il consigliere Stefano Perrucci, che aveva espresso la sua contrarietà anche nel corso del suo intervento, e i Moderati Roberto Colla e Lucia Rocchi. Giovanni Botti (PdL) non ha partecipato al voto, contrari i consiglieri di centro destra e Movimento 5 Stelle. Nella sostanza cosa è cambiato? La gestione dei posti passerà alla Asp ma tra un anno, in base ai risultati economici ottenuti, l’amministrazione valuterà le possibilità future, forme societarie e ipotetiche nuove esternalizzazioni. Un anno di prova dunque? Pare di sì, un anno nel quale di valuterà la gestione pubblica grazie alla quale si dovrebbe ottenere un risparmio di 300 mila euro. Poca cosa però se si pensa che il debito è di 1 milione 600 mila euro. Gli emendamenti presentati dal consigliere Daniel Negri sono stati tutti approvati e vanno nella direzione di chiedere una verifica puntuale e contabile del servizio, senza escludere l’ipotesi di tornare a nuove gestioni miste.

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FONDAZIONE: EROGAZIONI SOLO DOVE C’È DAVVERO BISOGNO

È una fotografia chiara, nitida e precisa fatta di dati, numeri e percentuali.  Il Presidente della Fondazione Massimo Toscani ha descritto l’ente, il suo bilancio, il suo futuro al consiglio comunale.  Una foto scattata, dicevamo, da tre istituti di credito differenti affinché ci fosse una rappresentazione il più possibile reale; una fotografia costata 4 mila euro. La stragrande maggioranza delle domande poste dai consiglieri,  per la verità tutti dell’opposizione a parte Giovanni Castagnetti della civica, verteva soprattutto sul patrimonio attuale della Fondazione, sulle erogazioni e sulle manovre rischiose degli ultimi anni in fatto di investimenti.  “La Fondazione è stata per troppo tempo considerata un bancomat – ha detto il Presidente – le erogazioni vanno fatte quando c’è bisogno e quando c’è un progetto effettivamente realizzabile” come dire che per molto tempo si è fatto il contrario. “Vorrei proporre per il futuro gli Stati Generali della Fondazione,  in modo che l’ente si apra al territorio per capire davvero dove e di cosa c’è bisogno”. Le cinque Commissioni recentemente costituite ( ricerca e istruzione, welfare, arte e cultura, investimenti, attivita’ istituzionale per Vigevano) hanno proprio questo scopo, ovvero valutare i progetti e, in seconda battuta,  sottoporli al cda e al consiglio.  Le erogazioni per il 2015 ammontano a 5milioni 250mila euro, 500mila euro in meno rispetto all’anno scorso considerando anche che le Fondazioni sono sottoposte da quest’anno ad una tassazione pesante, per Piacenza 800mila euro. Tasto dolente investimenti: azioni Monte Parma. Il consiglio ha deliberato di procedere alla vendita per 28milioni 500 mila euro, con una perdita per la Fondazione di 48milioni 500 mila euro. Enel: l’acquisto è stato fatto a 35 milioni,  oggi ne valgono 22. Iren: l’acquisto a 4 milioni,  oggi valgono 1milione e mezzo. Altro buco il milione di euro investito in una banca del Gibuti, “a titolo umanitario” fu la giustificazione dell’allora gestione Marazzi. Tutto fa capo a Notrine una societa’ lussemburghese. Di questa operazione non esiste una delibera, come ha specificato Toscani. Derivato Unicredit la cui opzione forward era in scadenza oggi:  acquistato per 20milioni oggi il valore è pari a 4 mlioni. La scelta è stata quella di acquistare 5 milioni in azioni, con una perdita di 14milioni 400 mila euro. “Ad oggi il patrimonio della Fondazione  – ha concluso il presidente – è di 340 milioni di euro, questa è la foto che emerge dai dati, noi dobbiamo ripartire da qui scegliendo di puntare su prodotti finanziari a basso rischio con capitale a restituzione garantita”. In programma c’è la revisione dello statuto e in futuro non esclude l’azione di responsabilità che la Fondazione potrebbe intentare contro le gestioni precedenti.  Un altro segnale di rottura con il passato.

BASTIONE BORGHETTO, UN BANDO DI GARA PER LA GESTIONE

Il tema delle acquisizioni delle aree militari tiene banco anche in commissione consiliare; da parte dei consiglieri sono arrivate richieste e chiarimenti: quali i tempi di acquisizione,  incompatibilità o meno con alcuni utilizzi privati. In procinto di compiere un passo così importante,  la sensazione è che si voglia essere sicuri che la partita sia un vantaggio e non un onere per l’amministrazione.  L’assessore Bisotti ha precisato che anche bastione Borgehtto e Porta Borghetto potranno entrare nell’elenco di quei beni di cui il Comune potrebbe entrare in possesso. L’idea per il futuro utilizzo è quello di istituire un bando pubblico con gestione a commistiobe pubblico/privato. Sul Berzolla regna ancora parecchia incertezza soprsttutto in merito al futuro utilizzo su cui si è dibattuto anche nella scodsa seduta ci consiglio comunale; la proposta iniziale di convertire l’edificio nella nuova sede del comando di Polizia Municipale sembra non mettere tutti d’accordo.

 

PD-PRC DIVORZIO IN VISTA

Alla fine la corda si è spezzata. Pd e Prc sono alla resa dei conti,  come titola oggi il Corriere Padano. La goccia che ha fatto traboccare il vaso è stata l’assenza in consiglio comunale del consigliere Carlo Pallavicini nella notte del voto al bilancio previsionale,  oltre che una serie di altre dichiarazioni ambigue sul provvedimento più imporatante preso dalla giunta.  Il segretario del pd Gianluigi Molinari e il capogruppo in consiglio Daniel Negri hanno preso carta e penna: “Rifondazione inviti Pallavicini a dimettersi dal Consiglio oppure saremo costretti a rivedere l’alleanza che governa il Comune”. Chiaro e tranchant. Non poteva essere altrimenti dopo che, da mesi, Pallavicini ha preso una posizione ben precisa sul caso Ikea ponendosi a fianco dei Si Cobas e contro alcune frange del Pd che difendono le cooperative impegnate nel polo logistico. Questo avra’, probabilmente, conseguenze anche sulla giunta? L’assessore Luigi Rabuffi di Rifondazione non aveva nascosto un certo imbarazzo per la sua posizione scomoda. Quondi o Sinistra per Piacenza fa la prima mossa chiedendo le dimissioni del proprio rappresentante oppure il Pd ne prendera’ atto traendone le proprie conclusioni. Se tutto avverrà secondo quanto prevede e chiede il Partito Democratico qualcuno dovrà prendere il posto di Rabuffi in giunta. Un esponente del Pd o dei Moderati i cui esponenti, Lucia Rocchi e Roberto Colla si sono sempre distinti per lealtà ma sono spesso critici nei confronti di alcuni provvedimenti della giunta. Il sindaco Dosi starà pensando proprio a loro?

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