Il Paese del Dopo: è il titolo della favola dal sapore amaro che ha scritto il consigliere Stefano Cugini; una fiaba che ha come protagonisti il Comune e la sua amministrazione chiamata a gestire le risorse pubbliche. L’ispirazione è arrivata dalla determina dirigenziale che ha previsto l’affidamento ad una società specializzata nella formazione del personale di un percorso rivolto a dirigenti a funzionari mirato allo sviluppo della leadership e al potenziamento delle competenze. Costo 60mila euro. Modalità: attività legate alla pratica del rugby.
Ma tornando alla favola, nel Paese del Dopo, il mondo si ritrova, magicamente, senza più guerre, né conflitti, grazie ad un accordo globale che pone fine a tutte le guerre. E una pioggia di fantastiliardi è destinata a cadere sulle città, compresa Piacenza e quindi anche su Palazzo Mercanti. “Ecco che nella Piacenza ideale, che ha il culto delle priorità e dell’etica come esempio, la povertà viene cancellata, le fragilità sostenute, ogni cittadino aiutato” recita il consigliere di Alternativa per Piacenza. “La primavera è perenne, i prati curati, le strade come piste da biliardo, nessuna crepa o buca, le barriere architettoniche lontani ricordi dei libri di storia. Ossigeno puro, viabilità nuova verso il polo logistica improntata alla sicurezza e alla fluidità. E poi il miracolo dei miracoli: il buco di Cittadella chiuso trasformato nella piazza gioiello della città. Eppure – prosegue Cugini – nonostante l’eden padano, c’è un avanzo di denaro che sindaca e giunta hanno pensato a come investire”. Sessantamila euro, appunto, che “l’amministrazione decide di spendere mandando dirigenti e funzionari a giocare a rugby. Nella fiabe questa si chiama ciliegina sulla torta, ma fuori dalla favola?” domanda il consigliere “la realtà fuori da qui è ben diversa”. Fuori dalla bolla l’aria che si respira è un’altra, insomma.
“Ci dite che non è un capriccio – prosegue Cugini – e chi lo hai mai detto? Ma ci sono i contesti da analizzare. Questa non è formazione ma distacco dalla realtà. Ci vogliono misura, capacità di leggere i contesti, rispetto del denaro pubblico; in questo caso è una meta fuori tempo massimo”.
Fuori dalla metafora della favola, Cugini ha definito quella della formazione sui campi da rugby “un dibattito fatto male, una formazione che costa 60mila euro, in questo momento storico, dove c’è chi muore attraversando la ferrovia per andare a lavorare (riferimento all’operaio pachistano del polo logistico travolto dal treno mentre si recava al lavoro ndr), pare davvero troppo; ci sono altre priorità, si poteva fare una formazione che costava meno, perché nel percepito delle gente, 60mila euro sono una botta. E fare ilarità su un tema così è grave”. Game over. Fine della storia.


