PROCESSO FALSI INVALIDI, ACCOLTO IL RICORSO DEL COMUNE

E’ stato accolto il ricorso proposto dal Comune di Piacenza per il processo falsi invalidi. La Seconda Sezione Penale della Suprema Corte di Cassazione ha accolto il ricorso proposto dal Comune di Piacenza avverso la sentenza di assoluzione, da parte della Corte d’Appello di Bologna, degli imputati nel processo per l’utilizzo abusivo dei pass Ztl riservati agli automobilisti invalidi. “La Cassazione – commenta la dirigente avvocato Elena Vezzulli – ha così cassato con rinvio la sentenza emanata il 28 febbraio 2014 dalla Corte d’Appello di Bologna che aveva annullato la sentenza di primo grado del 23 gennaio 2013 con la quale il Tribunale di Piacenza aveva condannato tutti gli imputati dei reati loro ascritti: falso e truffa ai danni della pubblica amministrazione. I quattro imputati, Giuliano Rigoni, Manuel e Silvia Monteverdi e Lorenzo Barratovi, difesi dagli avvocati Graziella Mingardi e Ettore Maini, sono stati condannati anche a rifondere le spese processuali al Comune e all’Ausl, parti civili nel processo”.

PROVINCIA OCCUPATA, SCATTA LA SOLIDARIETA’ TRA DIPENDENTI

“Meno controlli, più abusi, più interessi privati, uguale distruzione del servizio pubblico” e ancora ” più tagli, meno servizi, più palle uguale Renzi”. Dovunque si volgesse lo sguardo si vedevano cartelli così, pensieri diventati manifesti. I dipendenti della Provincia, la provincia l’hanno occupata. Proprio come succede nel privato, quando c’è aria di tagli, perchè è questo che sta accadendo. I dipendenti pubblici rischiano il posto di lavoro, quelli salvati dalla sicurezza di un’assunzione non sanno quali servizi resteranno in capo all’ente o se verranno delocalizzati. L’incertezza regna sovrana, ma i numeri, quelli, sono certi. Su poco più di 300 dipendenti impiegati nell’ente di via Garibaldi, la Legge di Stabilità impone il tagli di 161 unità, che a livello nazionale diventano 20mila.

Una situazione ancora più nera per i 6 lavoratori del settore agricoltura e per i 24 del centro per l’impiego contrattualizzati da agenzie interinali o cooperative. Alcuni di loro sono dipendenti precari della provincia da 16 anni e non sono mai stati stabilizzati. A loro non è stata concessa l’autorizzazione per partecipare all’occupazione. Il loro ultimo giorno di lavora sarà il 29 gennaio 2015.

comunicato Rifondazione Comunista: TAGLIO DELLE PROVINCE E LICENZIAMENTI, IL DIFETTO STA NEL MANICO.

Nella passerella degli esponenti del PD locale (il segretario Molinari e l’on. Bergonzi) alla manifestazione sindacale di questa mattina in risposta alla drammatica situazione occupazionale e di taglio dei servizi delle province derivante dalla Legge di Stabilità del governo Renzi, gli stessi hanno sparse lacrime di coccodrillo e ipocrisie come se il consiglio dei ministri e il suo presidente venissero da Marte e non rappresentassero invece la maggioranza al potere in questo paese. Molinari e Bergonzi, coadiuvati dalla vice presidente dell’amm.ne prov.le Calza, hanno invocato un’applicazione più dilazionata nel tempo delle misure previste dalla legge Del Rio ed attuate con la legge di stabilità in discussione in queste ore. La realtà è che il disegno di riordino istituzionale che ha trasformato le province in enti di secondo livello ha come filosofia portante quella della loro completa abolizione, del licenziamento delle lavoratrici e dei lavoratori in esse attualmente occupati, del taglio – e quindi di una loro privatizzazione – dei servizi erogati in particolare per ciò che concerne agricoltura, formazione e avviamento al lavoro. Questa prospettiva, peraltro, è denunciata dall’ottobre 2014 in un documento dell’Unione Province Italiane che indica nel 2017 la data in cui a causa del taglio dei finanziamenti da parte del governo ci saranno risorse economiche pari a 0 (zero) per dare ai cittadini quanto sino ad oggi avuto: sgombero neve, manutenzione delle scuole, manutenzione delle strade, controlli ambientali, protezione civile. Rifondazione Comunista, nel sostenere l’immediato reintegro dei “precari” licenziati, condivide quanto la CGIL ha messo al centro del recente sciopero generale e quanto sta facendo il sindacalismo di base perchè questa manovra economica venga respinta e si sviluppi nel paese la più ampia mobilitazione a difesa dei lavoratori pubblici, della democrazia e dei diritti. Sfida i parlamentari piacentini ad uscire dalla loro tortuosa ambiguità e ad assumersi la responsabilità di un voto contrario in parlamento se le loro scelte dovessero produrre licenziamenti e taglio dell’operatività dell’ente.

il segretario prov.le del P.R.C.
David Santi

Nel servizio, la voce dei dipendenti 

FONDAZIONE, UNO SGUARDO ALLA CRISI

In prima fila erano seduti accanto il presidente Massimo Toscani, l’ex Francesco Scaravaggi e l’ex membro del cda Stefano Pareti. Il prima e il dopo Fondazione, un prima e un dopo che Toscani rimarca, tra le righe, in ogni suo intervento pubblico.  E per proprio per tagliare con il passato, il Presidente ha annunciato la volontà di istituire in Fondazione un tavolo permanente di confronto aperto al territorio per decidere dove e come destinare le risorse. A proposito di risorse, Toscani ha deciso di destinare il budget assegnato alla strenna natalizia  alla Caritas diocesana. “La strenna – ha detto ai presenti- era destinata a voi, qui di dobbiamo ringraziarvi perche è come se la donaione l’aveste fatta voi”.

PIACENZA SI GUARDA “A TUTTO TONDO”

I fatti principali della settimana piacentina raccontati con una visione approfondita che possa condurre chi guarda a riflettere e farsi delle domandeA Tutto Tondo, il nostro nuovo format, cercherà di raccontare cosa succede a Piacenza; lo farà attraverso il web perchè crediamo che sia il nuovo linguaggio, raggiungibile e comprensibile a tutti. Una visione globale, tonda come richiama l’immagine stessa del titolo. Nella puntata zero ci occuperemo del tema profughi, di come i sindaci stanno reagendo alla possibilità che gli stranieri arrivino sul territorio, e vedremo anche alcuni esempi virtuosi. In primo piano anche il tema delle aree militari, il percorso di dismissIone che trasferirà sette caserme di proprieta demaniale al comune di Piacenza. Temi importanti che avranno ricadute importanti sulla città, positive solo se ben sfruttate. A tutto tondo sarà un appuntamento settimanale che potrete rivedere in ogni momento sulla nostra web tv.

TRASPORTO PUBBLICO, UN PESO SULLE SPALLE DEI SINDACI

I comuni dovranno far fronte, economicamente parlando, laddove non arriva più la Provincia. Accade così che il trasporto pubblico locale diventi un problema, e anche gravoso. Gravoso, ancora una volta dal punto di vista economico, nel senso che i singoli comuni dovranno sborsare cifre ingenti per mantenere il servizio adeguato. La nuova provincia, declassata al secondo livello, non è più in grado di stanziare risorse per il trasporto pubblico. Dall’altra parte c’è la contingenza, cioè la scadenza del contratto con Seta, il gestore a cui Tempi ha affidato il trasporto pubblico locale, al 31 dicembre 2014. La domanda è: come coprire quel milione 600 mila euro che fino ad oggi erano versati dagli enti proprietari di Tempi, ovvero Comune di Piacenza al 40 per cento e provincia al 60? La nuova amministrazione provinciale ha pianificato in una tabella i contributi che ogni singolo comune dovrà versare sulla base di tre criteri: fascia livello di servizio, densità abitativa, popolazione residente. Così risulta che il comune capoluogo dovrà versare una somma pari a quasi 650 mila euro; Fiorenzuola 91mila 900, Castel San Giovanni 82 mila 500; Rottofreno 71 mila 200; Podenzano 54 mila 400, solo per citare le cifre più esose. La gran parte dei primi cittadini, anche questa volta, non ci sta, e invita a delocalizzare la partita alle regioni, come il sindaco di Cortemaggiore Gabriele Girometta. D’accordo invece, con la proposta della provincia, il sindaco di Cerignale Massimo Castelli da poco responsabile Anci dei piccoli comuni al di sotto dei 5mila abitanti, che rilancia con alcune proposte, come razionalizzare laddove ci sono sprechi e la richiesta di contributo da parte della Fondazione di Piacenza e Vigevano.

INCREDIBOL 2014, TRE PROGETTI SONO PIACENTINI

Audiozone samples, Mentor.FM, C_Connect. Sono i 3 progetti piacentini su 18 selezionati per il bando Incredibol. I primi due hanno ottenuto, altre alla possibilità di utilizzare i servizi messi a bando, anche un premio in denaro di 5 mila euro. Il bando, presentato nel settembre scorso, permetteva di accedere ai servizi offerti dalla rete di partner a sostegno delle imprese culturali e creative, grazie alla consolidata collaborazione tra Regione Emilia-Romagna e Comune di Bologna, coordinatore del progetto. Tra i premi previsti: un percorso di servizi di formazione e accelerazione per sostenere al meglio la propria idea d’impresa, spazi affidati in comodato d’uso per 4 o più anni, fino a 10.000 euro di contributi economici e la possibilità di partecipare ad appuntamenti di rilevanza nazionale ed internazionale per il proprio settore produttivo di riferimento. Alla sezione quest’anno sono stati presentati in tutto 116 progetti da tutta la regione, di cui 51 provenienti dal’area metropolitana di Bologna: in testa Piacenza e provincia con 10 progetti.

 

DOSI: “SICUREZZA E SVILUPPO URBANO, UN ANNO DI SVOLTA”

I soldi sono pochi, gli enti locali sono vittime dei tagli statali, nelle casse resta giusto l’indispensabile che obbliga a fare delle scelte precise. Per il Comune di Piacenza, il 2014 non può essere abbinato ad un progetto bandiera, ma a piccoli grandi risultati che, solo se ben utilizzati, possono portare vantaggi concreti alla città. Nel consueto incontro con la stampa per lo scambio degli auguri di Natale, il sindaco Dosi ha ripercorso le tappe più significative dell’anno. Un anno nel quale sono state sbloccate pratiche ferma da decenni, come la riqualificazione dell’area di Borgo Faxhall, l’area Granella e il Polo del Ferro. Due in particolare le azioni che la giunta si fregi di portare avanti: il percorso di dismissione delle aree militari, che nell’ultimo periodo ha subito una decisa accelerata anche per la fortunata coincidenza dell’arrivo al Demanio di Roberto Reggi, e l’attenzione più costante al tema della sicurezza sia attraverso un’azione repressiva che propositiva come il Progetto Porta Galera 3.0. Non solo, tra gli obiettivi del 2015, per recuperare un poco quelle fiducia negli elettori colata a picco nella ultime elezioni regionali, Dosi e la sua squadra continueranno a privilegiare i servizi alla persona, affidandone in parte la gestione a privati, cosa questa che gli è costata l’uscita dalla maggioranza di Rifondazione. Carenti invece, ma bisogna fare delle scelte – ha detto Dosi – sulla manutenzione stradale e verde pubblico.

Recupero della scuola Vaiarini, un nuovo asilo internazionale, ma anche le azioni collegate ai servizi primari come la gestione del servizio idrico, rifiuti, trasporto pubblico, accoglienza profughi, sono i temi che occuperanno anche gran parte del prossimo anno.

Expo 2015? Un’occasione certamente da sfruttare, il Comune investirà sulla cartellonistica, sull’orario prolungato dei musei, sulla promozione di alcuni edifici simbolo di Piacenza come la basilica di Santa Maria di Campagna. “Contiamo – ha detto – sulle ricadute che Piazzetta Piacenza all’interno del Padiglione Italia avrà sul territorio”.

Sul tema sicurezza, il sindaco ha ribadito che in tre anni verranno assunti 15 nuovi agenti di polizia municipale che fanno parte delle 29 nuove assunzioni complessive concesse all’amministrazione. Proprio sul tema sicurezza, Dosi ha annunciato che sarà affiancato dall’ex questore Michele Rosato. I tempi e i modi della collaborazione sono ancora tutti da stabilire, ma costituirà un aiuto per la gestione di tematiche che incidono sulla percezione e sulla qualità della vita dei cittadini. “manterrò la delega alla sicurezza – ha confermato – dopodichè mi avvarrò del confronto e delle competenze di ognuno”.

Nel 2015 non aumenterà la tassazione per i cittadini, cosa che di questi tempi fa già notizia. Rispetto alle nuove povertà il primo cittadino  ha ribadito che, insieme alla giunta, ogni azione, a partire dai temi urbanistici, è pensata nella prospettiva di far rivivere alcuni luoghi e combattere il disagio.

AREE MILITARI E FUTURO UTILIZZO: COMUNE OTTIMISTA, ARCHITETTI SCETTICI

Progettualità e visione del futuro altrimenti l’opportunità diventa zavorra. Se il tema delle aree militari non viene trattato con idee e progetti precisi sul dopo-acquisizione è solo fatica sprecata. Di questi edifici di proprietà statali si parla da decenni, ma solo ora sembra esserci una svolta. In tutto sette edifici di cui tre caserme in particolare dovrebbero entrare, nel giro di pochi mesi, nella mani del comune Piacenza. E da qui? Per Giuseppe Baracchi presidente dell’Ordine degli Architetti la strada è ancora lunga. Piacenza in questa partita è la cabina di regia nella task force sulla dismissione delle arre militari insieme al Demanio e alla Difesa. “Occorre una strategia politica ben chiara, una progettualità su cosa si vuole fare della città” ha detto Baracchi. “Se mi chiedessero cosa farei nelle caserme, non saprei rispondere – confessa – ma se il residenziale oggi non è più il motore (come invece è stato per anni) del cambiamento, quale può essere il nuovo imput. Bisogna ripensare alla città, a cosa vogliamo ottenere insieme a tutti gli attori del cambiamento”. “Occorre che ci intendiamo su cosa significa progettualità – specifica l’assessore Silvio Bisotti – gli architetti sono preoccupati di acquisire aree che poi restino inutilizzate e di cui la città non può godere. Non sarà così per Piacenza – prosegue – per le riflessioni che si sono fatte in questi anni e per i presupposti che sussistono, non ci sarà nulla di sovrastrutturale, di eccessivo. Certo ci vuole una seria pianificazione perchè ci sono 800 mila metri quadrati di aree da ridisegnare, ma con senso di responsabilità si può fare qualcosa di produttivo.

Fondamentale risultano i privati, potenziali investitori che decidano di puntare sulla rinascita di questi luoghi. Assurdo sarebbe pensare a nuovi insediamenti abitativi, visto già il numero di invenduto nella provincia; anche in questo caso è fondamentale una progettualità che attragga. L’occasione per parlare del futuro delle aree militari è stato il convegno organizzato dall’ordine degli architetti di Piacenza e dal Comune al Polo di Mantenimento Pesante Nord di viale Malta. Esperienze a confronto, spunti di riflessione da fare propri per non rendere le caserme vere e proprie cattedrali nel deserto inutilizzate.

PROVINCIA: DIPENDENTI APPESI AD UN FILO

La questione profughi e il nodo dipendenti. Il presidente della Provincia Francesco Rolleri, a due mesi dal suo insediamento, è alle prese con due temi particolarmente delicati. Da una parte sta cercando di trovare uno spiraglio con quei sindaci che si oppongono ad ospitare profughi nel proprio comune, che si sono espressi negativamente verso il tentativo di alcuni colleghi di trovare una soluzione, seppur parziale, al problema. Dall’altra ci sono i dipendenti dell’ente che non trovano spazio nella nuova Provincia di secondo livello. A sei di loro, impiegati nel settore agricoltura, non sono stati rinnovati i contratti; non lo saranno neppure ai 24 dipendenti del Centro per l’Impiego che hanno avuto contratti subordinati a cooperative o agenzie interinali. Lavoratori a tempo determinato, insomma, il cui contratto è stato rinnovato ogni anno e che ora, per il taglio alla Legge di Stabilità, rischiano di trovarsi senza lavoro. Il discorso è diverso per i dipendenti pubblici a tempo indeterminato: “per loro – ha spiegato il Presidente Rolleri – abbiamo chiesto alla Regione il rinnovo dei contratti o la possibilità di reinserimento in altri enti regionali. Per alcuni, quelli con più anni di servizio,  stiamo attivando prepensionamenti”. Il contatto con la Regione sembra costante, anche se leggermente rallentato dal fatto che non è ancora stata formata la giunta. Mercoledì la vice presidente Patrizia Calza avrà un incontro con il Presidente Stefano Bonaccini proprio sul tema della riorganizzazione dei dipendenti. Rolleri, si aspettava una matassa così ingarbugliata? “Sapevo che con la nuova Provincia ci sarebbero stati tagli per 4 milioni di euro per il 2015, ma la Legge di Stabilità, entrata in vigore dieci giorni dopo la mia elezioni, sinceramente ha peggiorato il quadro generale. Comunque con serietà si va avanti”.

FONDAZIONE, TRA FUTURO E PESO DELLE SCELTE PASSATE

L’attuale gestione della Fondazione vuole segnare una netta linea di stacco dalla precedente.  Prova ne è la risposta che il presidente Toscani ha dato al Ministero su alcuni punti da chiarire. Si tratterebbe di una unica risposta divisa in due, la prima firmata dallo stesso Toscani l’altra dal direttore generale Marco Mezzadri. L’attuale presidente avrebbe risposto in merito alle azioni future dell’ente, ai settori di investimento da privilegiare, ai progetti del territorio.  La parte invece relativa ai precedenti investimenti, tanto per intenderci quelli che hanno in parte danneggiato il patrimonio della Fondazione, sarebbe stata redatta dal direttore generale. Una divisione dei ruoli precisa che ha un chiaro significato di rottura con il passato. Il Ministero aveva chiesto chiarimenti su Notrine, la società lussemburghese attraverso la quale la Fondazione di Piacenza investì un milione di euro in una banca del Gibuti. Un investimento quanto meno “anomalo” che necessita di  una o più spiegazioni.

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