PIACENZA, IL LAVORO MA I SALARI NON BASTANO. BUSSACCHINI, CGIL “COSI’ L’ECONOMIA ANNASPA”

In provincia di Piacenza l’occupazione continua a crescere, ma il quadro economico generale mostra segnali di stagnazione e criticità strutturali che potrebbero emergere con maggiore forza nei prossimi mesi. E’ quanto emerge dai dati dell’Osservatorio Economia e Lavoro realizzato da Ires Emilia Romagna per la Camera del Lavoro di Piacenza.

Nel 2024 gli occupati sono aumentati di oltre 4 mila unità (+3,2%), con una forte riduzione dei disoccupati (-16%) e un lieve calo degli inattivi. La crescita riguarda soprattutto il lavoro dipendente (+5,9%) e vede un ulteriore aumento dell’occupazione femminile (+3,1%), dopo il forte incremento già registrato nel 2023. Accanto a questi dati positivi, il rapporto segnala però un contesto economico complessivamente stagnante. Il valore aggiunto provinciale cresce solo dello 0,3% sia nel 2024 che nel 2025, in linea con la media regionale, con un’industria sostanzialmente ferma e una crescita dei servizi molto contenuta. Le esportazioni hanno registrato nel 2024 un forte aumento (+5,7%), ma l’analisi trimestrale mostra un brusco rallentamento nel corso del 2025, con segni negativi già evidenti nei primi tre trimestri dell’anno.

Dal punto di vista demografico, la popolazione residente torna a crescere lievemente: al 1° gennaio 2025 gli abitanti della provincia di Piacenza sono 288.187, circa 940 in più rispetto all’anno precedente. Una crescita che resta però legata soprattutto ai flussi migratori, mentre il saldo naturale continua a essere negativo.

Cresce l’occupazione, ma restano precarietà e disuguaglianze. A Piacenza solo un lavoratore su due ha un lavoro stabile. Meno nati, più anziani. A Piacenza le donne guadagnano 30 euro in meno al giorno degli uomini. Occupazione in aumento, ma salari e stabilità restano un problema. I dati dell’Osservatorio Ires-Cgil mostrano una provincia che regge sul piano occupazionale, ma che
invecchia e resta fragile sul fronte dei salari e delle prospettive per i giovani.

“Cresce l’occupazione, ma come? Restano precarietà e disuguaglianze. A Piacenza solo un lavoratore su due ha un lavoro stabile – ha commentato il segretario della Cgil Ivo Bussacchini – il tema centrale oggi sono i salari e la qualità del lavoro: la crescita salariale non è sufficiente a compensare l’aumento del costo della vita. La distanza tra capoluogo e aree interne resta marcata: nei comuni appenninici piacentini come Farini, Morfasso e Zerba i redditi medi restano tra i più bassi dell’intera Emilia-Romagna e ciò è diretta conseguenza dell’arretramento dei servizi. C’è un soffocamento in atto degli enti locali rispetto alle risorse a loro disposizione, da qui nascono le difficoltà verso le fasce deboli della popolazione, anziani e giovani. Se il sistema tiene con fatica il merito è di chi lavora, ma la “bomba” dei salari che non bastano più è scoppiata e bisogna porci rimedio. E in tutto questo le politiche industriali, di progetto, di sviluppo sono largamente insufficienti e non chiare. Così Piacenza annaspa, chi è ricco è sempre più ricco e chi faceva fatica ad arrivare alla quarta settimana ora fa fatica arrivare alla terza”.

I dati completi verranno presentati lunedì 26 nel corso dell’iniziativa pubblica di presentazione dell’Osservatorio da parte di Ires Emilia Romagna.

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