Si è infiammata nell’ultima parte della discussione la seduta di consiglio che ha visto l’assemblea chiamata alla voto sulla modifica del regolamento dell’assegnazione degli alloggi di edilizia residenziale pubblica. “Una revisione del regolamento dettata – come ha ribadito l’assessora alle Politiche Abitative Nicoletta Corvi – dalla recente sentenza della Corte Costituzionale che raccomanda a tutti i Comuni di assegnare gli alloggi in base ai bisogni e alle effettive criticità”, e non rispetto alla residenzialità. Ecco allora che gli uffici e l’assessorato hanno tempestivamente lavorato, in questi mesi, per arrivare ad una modifica del regolamento che prevedesse un cambiamento nei punteggi di assegnazione; i criteri principali del nuovo regolamento danno un maggior numero di punti ai nuclei famigliari in situazione di fragilità o che vivono in una forte precarietà economica, con un Isee tra 8.500 e 13mila euro e che quindi faticano a reperire sul mercato immobiliare un’abitazione. Di fatto il criterio di residenzialità nel territorio piacentino, che per anni è stato il principale per l’assegnazione di un alloggio popolare, è stato azzerato. “Un atto che vuole portare un valore aggiunto, benessere ed equità ai cittadini di questa città” l’ha definito l’assessora Corvi.
E se alcuni consiglieri di maggioranza, come la consigliera Angela Fugazza e il collega Luca Dallanegra, si sarebbero aspettati, a torto, un’approvazione più o meno unanime della delibera, il centro destra invece aveva ben chiare le critiche, anche pungenti, da sottoporre all’assessora; in particolare la capogruppo di Fratelli d’Italia Sara Soresi che è arrivata a definire non veritieri i dati riportati da Corvi e, ribaditi, dalla sindaca Tarasconi, a fine intervento. “I dati che si riferiscono al 2023 e 2024 sono diversi e ci dicono che gli alloggi sono stati assegnati, in maggioranza, a cittadini stranieri” ha detto Soresi. Particolarmente risentita l’assessora Corvi “mi ritengo offesa perché non ritengo di essere menzognera, per cui non c’è nulla di peggio della mistificazione” ha detto rivolgendosi a Soresi. “Delle 1891 residenze assegnate, 1362 sono andate a italiani e 528 a stranieri cittadini stranieri- ha precisato Tarasconi – questi sono i dati del 2025”. “Se lei ha in mano dati diversi, per il bene della città e di questo consiglio è doveroso chiarirlo subito – ha fatto eco il consigliere di Alternativa per Piacenza Stefano Cugini – non può andare avanti un consiglio senza stabilire un punto di verità”. “I dati del 2025, anno in cui è stata avviata la riforma del regolamento sono quelli che vi ho appena dato” ha ribadito Tarasconi. “Possiamo dire che sostenere che le case popolari vengono assegnate agli stranieri è una bufala?” domanda retoricamente Cugini alla sindaca. “Possiamo dirlo” risponde lei.
Questo il climax delle ultime battute prima del voto della delibera approvata con 20 voti favorevoli, 8 contrari (centro destra), un astensione (Cugini ApP) e un non partecipante (Putzu Liberali).
In mezzo una lunga discussione che ha evidenziato tutte le differenza tra la maggioranza di centro sinistra e l’opposizione di centro destra. “Una modifica dettata da una scelta politica e non giuridica, tanto che non è stato chiesto il parere né dall’Avvocatura né di Anci – ha accusato Soresi – con la conseguenza che saranno gli stranieri a vedersi assegnati gli alloggi, considerato che il criterio della residenzialità è stato azzerato”. Meno tranchant ma sulla stessa lunghezza la consigliera della civica di centro destra Federica Sgorbati, assessora alla politiche abitative e al welfare nella giunta Barbieri: “Togliere il criterio della residenza non è un messaggio corretto – ha detto – certo è bene evitare ricorsi, ma a parità di bisogno, mi pare giusto premiare chi ha un legame stabile con il territorio e quindi un’appartenenza più forte. Per questo sarebbe stato corretto diminuire il punteggio della residenza, ma non azzerarlo”. “E’ un atto di responsabilità politica – ha detto la consigliere di maggioranza Angela Fugazza – non adeguarci sarebbe irresponsabile. Chi ha più bisogno sale in graduatoria, non è operazione ideologica, ma di equità”. “Questa modifica è necessaria, oltre che giusta – è la posizione del consigliere di Piacenza Oltre Sandro Spezia – non approvarla significherebbe violare un principio costituzionale”. “La Corte Costituzionale ci dice che la residenzialità non è un passaporto – ha detto Matteo Anelli Piacenza Coraggiosa – è una
scelta di responsabilità, è un adeguamento necessario che prima o poi andava affrontato”. “Il bisogno deve restare centrale, per questo la residenza non è un indicatore – ha detto il consigliere del PD Salvatore Scafuto – l’edilizia residenziale pubblica è una politica sociale, serve a prevenire la marginalità, inoltre l’ente non si può sottoporre a rischi di non adeguamento”. “Noi vogliamo premiare chi vive qui da più anni, paga le tasse e contribuisce al benessere del territorio – è la posizione opposta alla maggioranza di Luca Zandonella della Lega – da nessuna parte è scritto che andava azzerato il criterio di residenzialità. Tra il tutelarsi e l’azzerare completamente, io sono per un punto di equilibrio”. “Noi avremmo operato una scelta inversa – ha ribadito la capogruppo Patrizia Barbieri -anziché mitigare avete scelto di togliere”.
“Questa è anche una scelta politica e come tale va rivendicata, qui dentro noi siamo chiamati a fare politica – ha detto Cugini di ApP – per quanto mi riguarda merita un plauso. La cosa importante è far capire alla gente fuori la realtà dei fatti e cioè che le case popolari non vanno tutte agli stranieri, come qualcuno vuole fare credere” riferendosi alla collega Soresi che ha ribattuto “io invece sono proprio convinta di questo. Il sistema, eliminando totalmente il requisito della residenza e aumentando quello della fragilità, favorirà i cittadini stranieri che sappiamo sono quelli che delinquono di più”.


