CENTRO SOCIO OCCUPAZIONALE, ECCO I NUOVI LOCALI

Spazi rinnovati, accoglienti e funzionali. Sono quelli che accolgono il nuovo Centro Socio Occupazionale di Asp trasferito dai locali di via Landi. Un risultato frutto di una ristrutturazione a cui hanno partecipato anche i richiedenti asilo ospitati presso ASP Città di Piacenza. L’obiettivo è dare alle persone con lieve disabilità la possibilità di imparare una professione e di inserirsi nel modo del lavoro.

 

PORTARE IL CARCERE NELLE PIAZZE, ACCADE A SORI. E A PIACENZA?

E se anche a Piacenza le penalità entrassero nelle piazze? Una provocazione? Al contrario perchè c’è già chi lo fa. E’ il caso del comune di Sori, cinquemila abitanti alle porte di Genova, dove il primo cittadino Paolo Pezzana ha portato il mondo della pena che passa dai detenuti, agli homeless, nella città. Se ne è parlato nel corso del convegno “Ripartire dal carcere: quale politiche per la città?” organizzato da Asp Città di Piacenza.

ASP, PARLA UN LAVORATORE: “PROBLEMI ORGANIZZATIVI NELLA GESTIONE MISTA”

Problemi organizzativi di gestione, mancanza effettiva di confronto tra i lavoratori sulle problematiche di una doppia gestione. E’ quanto emerge dalla testimonianza di un lavoratore dipendente di una delle cooperative che gestiva i servizi all’interno della Casa per Anziani Vittorio Emanuele, dopo l’ok del consiglio comunale alla delibera di reinternalizzazione dei servizi all’interno della struttura di via Campagna finora gestita per metà dalle cooperative Aurora Domus e Coopselios e per il resto dall’Asp (azienda servizi alla persona). Una gestione mista pubblico-privato, che vedeva impegnati un’ottantina di dipendenti delle cooperative da una parte e altrettanti dipendenti pubblici dall’altra, senza che ci fossero però – come spiega la nostra fonte che preferisce la strada dell’anonimato – “reali momenti di confronto tra lavoratori delle cooperative e dipendenti pubblici sulle problematiche inerenti la doppia gestione che rimaneva, di fatto, separata”. Una vera e propria guerra fredda, consumatasi giorno dopo giorno e che ha inciso pesantemente sulla qualità della gestione dell’ospizio. “Già dal giugno 2014 – racconta il nostro testimone – ci trovammo a dover fronteggiare il problema della mancanza di materiali necessari per assistere i ricoverati. Un accordo prevedeva che dopo sessanta giorni dall’inizio della gestione delle cooperative i materiali di Asp sarebbero stati ritirati e sostituiti con altri di proprietà delle cooperative. Ma di fatto le cooperative si limitarono ad utilizzare gli ausili in uso ai degenti, ovvero le carrozzine su cui erano materialmente seduti, mentre le attrezzature di proprietà dell’ente vennero deposte in un sgabuzzino chiuso a chiave. Il problema era però quello di riuscire a gestire le esigenze dei nuovi ingressi perché non c’era margine di manovra. Faceva rabbia sapere di tanta attrezzatura chiusa a prendere polvere e per questo, in momenti di emergenza, trovavamo il modo di accedere allo sgabuzzino per recuperare il necessario”. Ad emergere è una radicale differenza di priorità nell’offerta del sevizio di assistenza: “La cooperativa puntava su un servizio essenziale, cercando di rimanere sul minimo indispensabile. Ma anche se ci sono state mancanze sul piano organizzativo, forse dovute all’assenza di una fase di passaggio di consegne, è innegabile che queste siano state aggravate dalla guerra interna con l’ente che spesso metteva i bastoni tra le ruote, anche se non conosco i motivi a monte di questa faida interna. Tra i dipendenti della cooperativa non c’erano sentori sull’ipotesi che il bando potesse non venire rinnovato, ma c’era la sensazione che le soluzioni proposte per migliorare quello che non funzionava non venissero prese in considerazione dai dirigenti della cooperativa”. Altro aspetto determinante riguardava poi la mancanza di esperienza degli stessi coordinatori assunti dalla cooperativa: “Sono stati assunti ad hoc, non erano già personale della cooperativa. E non è facile gestire una situazione inedita per persone senza esperienza specifica nel settore”.

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GESTIONE DEL VITTORIO EMANUELE IN MANO AD ASP. MA TRA UN ANNO?

Alla fine la giunta ha raggiunto l’obiettivo, tutto sommato con un dissenso interno limitate. La reinternalizzazione della gestione dei 108 posti della casa per anziani Vittorio Emanuele è passata con 16 voti favorevoli, 13 contrari. Della maggioranza hanno votato contro il consigliere Stefano Perrucci, che aveva espresso la sua contrarietà anche nel corso del suo intervento, e i Moderati Roberto Colla e Lucia Rocchi. Giovanni Botti (PdL) non ha partecipato al voto, contrari i consiglieri di centro destra e Movimento 5 Stelle. Nella sostanza cosa è cambiato? La gestione dei posti passerà alla Asp ma tra un anno, in base ai risultati economici ottenuti, l’amministrazione valuterà le possibilità future, forme societarie e ipotetiche nuove esternalizzazioni. Un anno di prova dunque? Pare di sì, un anno nel quale di valuterà la gestione pubblica grazie alla quale si dovrebbe ottenere un risparmio di 300 mila euro. Poca cosa però se si pensa che il debito è di 1 milione 600 mila euro. Gli emendamenti presentati dal consigliere Daniel Negri sono stati tutti approvati e vanno nella direzione di chiedere una verifica puntuale e contabile del servizio, senza escludere l’ipotesi di tornare a nuove gestioni miste.

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PERRUCCI SU ASP: “L’UNICA COSA CHIARA E’ CHE NULLA MI È CHIARO”

“L’unica cosa chiara e’ che nulla o poco mi è chiara” così il consigliere del Pd Stefano Pertucci sintetizza la sua contrarietà verso la proposta della giunta di reinterbizzare la gestione della Casa per Anziani Vittorio Emanuele. La discussione in consiglio darà o meno il via libera alla delibera che prevede la ripubblicizzazione della struttura all’Asp togliendone di fatto la gestione alle due coop Aurora Domus e Coopselios come è avvenuto fino ad oggi. Ciò che non convince il consigliere Perrucci e’ prima di tutto lo studio commissionato al prof Eugenio  Caperchione dell’università di Modena Reggio. “Sarebbe stato opportuno indire un bando – ha detto Perrucci – e assegnare lo studio. Poca chiarezza anche sull’analisi dei costi e delle utenze, senza parlare dei posti di lavoro che andranno persi con una gestione totalmente pubblica. Ipotizzare un risparmio – ha concluso- sarebbe una follia”.

Il sindaco Dosi nella relazione iniziale ha ribadito i numeri: dei 592 posti gestiti dal pubblico privato solo 216 passerebbero ad una gestione totalmente pubblica. “Non è una scelta ideologica- ha ribadito il sindaco- ne’ aprioristica ma crediamo che in questo momento tuteli la qualità del servizio e la sostenibilità economica”.

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RIFONDAZIONE SU ASP: “SICURI CHE IL COMUNE VOGLIA PUBBLICIZZARE?”

Il tema Aps divide, prima di tutto la maggioranza di Palazzo Mercanti. La seduta di consiglio comunale di mercoledì e’ destinata a divrntare terreno fertile per uno scontro frontale tra le anime della maggioranza PD nonostante alcuni consiglieri stiano ultimando un emendamento nel quale di chiede un confronto con la Regione affinché avvenga il superamento della Asp in Asc, ovvero Azienda Servizi Comunali. Anche Rifondazione interviene nel merito raccogliendo in una nota molte domande e molti dubbi. “Sicuri che il comune voglia pubblicizzare?” è il titolo provocatorio. Prc pensa che la giunta non stia agenfo con chiarezza e che vi siano molte ambiguità rispetto alle effettive intenzioni. Un conto- spiega la nota- è parlare di titolarità dei servizi, un altro è la gestione degli stessi. La casa per anziani Vittorio Emanuele è già pubblica, quindi è inappropriato parlare di ripubblicizzazione.

Ecco la nota di Rifondazione:

Rifondazione Comunista pensa che, relativamente alla Casa Protetta “Vittorio Emanuele”, la Giunta comunale non stia agendo con la necessaria chiarezza e che vi siano ancora molte ambiguità rispetto alle effettive intenzioni di Palazzo Mercanti. Partiamo da questo punto: un conto è la titolarità dei servizi e un altro è la gestione degli stessi. Rispetto al primo aspetto, la Casa Protetta “Vittorio Emanuele” – poiché la sua “proprietaria” è l’Asp – era ed è pubblica. Era pubblica quando il Vittorio Emanuele era un ente a sé (attraverso la forma giuridica dell’Ipab, superata dalla Legge di riordino delle politiche socio-assistenziali del governo D’Alema), è pubblica oggi attraverso l’Asp, che ha unificato parte delle Ipab precedentemente esistenti grazie ad un’apposita legge regionale (mentre la già citata Legge Turco-Signorino spingeva nella direzione della trasformazione delle Ipab in Fondazioni, ovvero in soggetti privati). Quindi, sul piano della titolarità, è inappropriato parlare di ripubblicizzazione, poiché parliamo di servizi già pubblici: il passaggio della titolarità dei servizi dall’Asp a Comune – che è ciò che di fatto propone il Comune – non muta la natura dei servizi di cui stiamo parlando: pubblica era e pubblica rimane. Di certo, tra una titolarità pubblica esercitata direttamente dal Comune e una titolarità pubblica esercitata da un soggetto terzo come l’Asp, preferiamo la prima perché in questo modo a decidere direttamente su questa diventa chi è stato eletto dai cittadini, il Sindaco, la Giunta e il Consiglio Comunale, mentre nel secondo caso il Comune decide in forma più indiretta, attraverso un consiglio di amministrazione nominato dal Sindaco, e attraverso un’azione di indirizzo e di controllo. Il tema però “nascosto”, in questa vicenda, è quello della gestione, che riguarda il come il soggetto titolare dei servizi sceglie di gestire questi ultimi. L’Asp ha scelto di gestire il Vittorio attraverso una soluzione pubblico-privato, ovvero il personale è in parte alle dipendenze dirette dell’Asp stessa – e quindi si tratta di dipendenti pubblici – e in parte è dipendente di cooperative – Coopelios e Aurora – che hanno vinto un appalto bandito dall’Asp stessa. E’ quindi il consiglio di amministrazione nominato dal Sindaco di Piacenza, e che al Sindaco e al Comune di Piacenza dovrebbe rispondere, ad avere optato per l’attuale assetto gestionale. Se perciò ci sono stati errori gestionali, la responsabilità è anche soprattutto di chi governa l’Asp, che avrebbe dovuto individuare una modalità di gestione dei servizi efficace e vigilare sul lavoro svolto da chi ha vinto quel bando. Ci piacerebbe sapere che valutazione dà l’Amministrazione Comunale del consiglio di amministrazione dell’Asp: valutazione che fino ad adesso non abbiamo sentito. Ci piacerebbe sapere anche quali iniziative in questi mesi abbia assunto il consiglio di amministrazione dell’Asp – se erano già emerse inadeguatezze gestionali relative alla Casa Protetta – per migliorare la situazione. Detto questo, se il Comune si riapproppiasse della titolarità dei servizi legati alla Casa Protetta e optasse per una gestione del personale integralmente pubblica – ovvero tutte le lavoratrici e i lavoratori venissero assunti dal Comune, superando l’attuale assetto pubblico-privato – allora potremmo parlare di ripubblicizzazione del servizio, perché alla titolarità già pubblica si assocerebbe una gestione totalmente pubblica. Ma è questo ciò che l’Amministrazione Comunale vuole? Non ci pare, poiché a quanto pare il Comune vorrebbe trasferire la titolarità della Casa Protetta all’Asc – ovvero un ente pubblico, che al momento non esiste ma che il Comune sarebbe intenzionato a costituire, di gestione dei servizi sociali comunali – oppure ad una Fondazione, ovvero ad un soggetto di diritto privato. Ma se il Comune collocasse la gestione della Casa Protetta nell’Asc, come verrebbe poi gestita? Con quale personale? Dipendente da chi? Ci sarebbero altri bandi? Nel secondo caso, la Fondazione, andremmo addirittura ad una privatizzazione, sia sul fronte della titolarità che sul fronte gestionale. Il quadro non è certo chiaro, alle intenzioni dichiarate a voce dall’Amministrazione potrebbero corrispondere scelte sostanziali in direzioni piuttosto diverse. A maggior ragione se proseguono e verranno confermati i tagli del governo Renzi al welfare locale. Anche per questo, il Partito Democratico di Piacenza – più che prendersela con la legge istitutiva delle Asp – dovrebbe prendersela con il governo Renzi che – continuando i tagli dei predecessori – spinge per un coinvolgimento progressivo dei privati nella gestione delle politiche sociali. Ammesso ovviamente che voglia pubblicizzare sul serio, e non per finta.

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CASO ASP, LE COOP PRONTE ALL’AZIONE LEGALE

“Non ci sono ragioni oggettive che possano motivare una scelta, così improvvisa, dell’amministrazione”. Coopeselios e Aurora Domus prendono la parola spiegando la posizione delle cooperative in merito alla scelta  della giunta di reinternalizzare i servizi di assistenza alla casa per anziani Vittorio Emanuele. “E’ un caso unico in Regione – una cosa del genere non è mai accaduta – ha spiegato Guido Saccardi di Coopselios – siamo pronti anche ad un’azione legale nel caso la decisione dell’amministrazione venisse deliberato dal consiglio comunale, con richiesta di risarcimento pari a circa 10 per cento del valore del contratto pari a 40 milioni”. In sostanza ciò che i dirigenti delle coop non capiscono è la ragione che sta dietro alla scelta di rendere totalmente pubblica la gestione del servizio. “I controlli esterni non hanno messo in evidenza alcun disservizio – spiega Saccardi – siamo perplessi perchè non c’è stata alcuna segnalazione. Nel maggio dello scorso anno l’amministrazione ha deciso di esternalizzare il servizio, a distanza di alcuni mesi è come se ci sentissimo dire ci siamo sbagliati, tutto da rifare. Non abbiamo capito quale sia il futuro che l’amministrazione ha in mente per la gestione dei servizi alla persona. Difenderemo con tutti i mezzi il diritto di esercitare la nostra funzione di cooperatori sociali – conclude Saccardi.  Dal 2010 al 2013 l’Asp ha perso 4 milioni e 200 mila euro nel 2014, la perdita prevista parla 1milione e 600. Il comune era socio dell’Asp anche negli anni precedenti, ma è intervenuto solo quando la legge ha imposto l’obbligo di ripianare il debito per il 25 per cento. Capitolo personale: Coopselios ha assunto tutti i lavoratori a tempo indeterminato, soprattutto donne. Ester Schiaffonati, direttrice d’area Coopselios, ha sottolineato “la massima collaborazione da quando abbiamo assunto il servizio, mantenendo tutto il personale precedente che a livello assistenziale  ha maturato una importante esperienza professionale con una continuità di lavoro. La collaborazione con i supervisori e i tecnici delle due coop è quotidiana, con i familiari sono stati svolti diversi incontri e le criticità manifestate sono state tutte affrontate”.

ASP-COOP: E’ UN CASO POLITICO?

La vicenda legata all’azienda servizi alla persona, la cosiddetta Asp, sarà un altro duro banco di prova per la maggioranza. La discussione che sarebbe dovuta avvenire lunedì in consiglio, molto probabilmente è destinata a slittare dopo Pasqua. Nonostante le avversità e la tensioni dentro e fuori la maggioranza, sindaco dosi e giunta sono fermi sulla loro proposta di ripubblicizzare l’area anziani dell’Asp finora gestita attraverso una formula mista pubblico-privata: attualmente alla Casa di riposo del Vittorio Emanuele i 216 posti-letto sono gestiti per metà direttamente dall’azienda, per l’altra metà dal privato sociale con Coopselios e Aurora come coop accreditate. Il Comune vuole far tornare il Vittorio Emanuele a totale controllo pubblico per una ragione di risparmio, si calcolano circa 300 mila euro annui, e per una inerente la qualità del servizio offerto, perchè il punto fisso è l’anziano ospite della struttura. “Non dimentichiamoci che l’anziano ha il diritto di vivere la sua fragilità in un contesto che offre accoglienza di qualità sotto ogni punto di vista – ha sottolineato l’assessore al Nuovo Welfare Stefano Cugini – una presa in carico a 360°, assistenziale e relazionale. Noi abbiamo il dovere di garantire questo, insieme alla sostenibilità economica. A oggi, nella struttura di via Campagna, riteniamo che la condizione migliore sia data dalla gestione in capo ad un unico soggetto. La legge ci consente questa autonomia di scelta, noi intendiamo esercitarla – spiega Cugini -la Regione stessa avvalora questa linea”.

Coopselios e Aurora Domus, che si erano aggiudicate, nel 2014, l’accreditamento al Vittorio Emanuele, negli ultimi giorni messo in mano ai legali la delibera del Comune in quanto la considerano illegittima sotto il profilo normativo e sbagliata da quello politico. La sensazione, vista dall’esterno, è che si stia consumando una lotta tra Coopselios e Aurora da una parte Asp dall’altra. “Ad un anno dall’esperimento di gestione pubblico-privata -spiega l’assessore – abbiamo visto che questa forma convivenza forzata nella stessa struttura non ha portato i risultati attesi, quindi l’amministrazione ha fatto la sua scelta, ora tocca al consiglio comunale”. A proposito, sembra che il caso abbia preso una piega decisamente politica, proprio all’interno della stesso Pd ci sono parecchie contrarietà. “Il Pd è un partito nel quale le visioni differenti ci sono e ci saranno sempre – risponde Cugini – in questa partita però sarà doveroso lasciare da parte i personalismi. Sarà un banco di prova, in termini di maturità anche per il gruppo del Pd”. 

ASP, IL COMUNE ALLE COOP: “LA DURATA DELLA GESTIONE ERA ESPLICITATA NEL BANDO”

Dopo la presa di posizione delle cooperative Aurora Domus e Coopselios in merito alla decisione del Comune di rendere totalmente pubblica la gestione della Casa per Anziani Vittorio Emanuele, l’amministrazione giustifica la sua posizione attraverso una nota che riportiamo di seguito.

La gestione della struttura è stata affidata alle due cooperative attraverso una procedura di accreditamento provvisorio per la durata di un anno, con scadenza il 31 maggio prossimo, tramite avviso pubblico, manifestazione di interesse e selezione ristretta, in conformità con quanto stabilito dalla normativa regionale. La durata annuale era esplicitata chiaramente sia nel bando di selezione del Comune, sia nel contratto stipulato dalle cooperative con la Asp “Città di Piacenza”, rendendo Aurora Domus e Coopselios consapevoli della possibilità che il rapporto cessasse alla sua naturale scadenza. Nel quadro del programma di riordino delle forme di gestione pubblica, previsto dalla legge regionale 12/2013, la scelta discrezionale dell’Amministrazione di collocare in capo ad Asp la gestione del servizio è da ricondurre ai già noti motivi di ordine economico-finanziario che, da quest’anno, gravano direttamente sul bilancio comunale. Si tratta di una decisione avvalorata scientificamente dallo studio dell’Università di Reggio Emilia e Modena, commissionato da Asp: una ricerca che il Comune ha sottoposto a una analisi tecnica rigorosa e approfondita, verificando la piena fondatezza delle conclusioni cui si perviene. Per questa ragione, non è parso opportuno commissionare ulteriori studi analitici che, verosimilmente, sarebbero giunti al medesimo risultato. Per quanto riguarda il personale attualmente impiegato presso la struttura, se è vero che la Asp “Città di Piacenza” non potrà esimersi dal bandire un concorso pubblico, il Comune di Piacenza si impegnerà ad assicurare che, nell’ambito di tale selezione, siano valorizzate al massimo le professionalità specifiche maturate nei servizi analoghi.

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