COVID: POSITIVI ANCORA IN CALO. SOLO DUE CLASSI IN QUARANTENA

Scende ancora il numero dei positivi nel territorio piacentino: 53 nell’ultima settimana, con una flessione del 35.4% rispetto agli 82 della settimana precedente.

Diminuisce, anche se in misura più contenuta, la media regionale (-17,7%). Il numero dei nuovi positivi è di 19 su 100mila abitanti a Piacenza, 32 in Emilia Romagna. Anche in Lombardia e nel resto del Paese si va verso un calo, decisamente più limitato, rispettivamente con -0,2% e -1,7%.

Scende anche il numero di tamponi eseguiti nella scorsa settimana: 9995, a fronte degli 11.500 precedenti. Il numero di positivi rispetto ai tamponi è dell’0,5%, ancora in diminuzione rispetto al 0,7% della scorsa settimana.

I nuovi positivi appartengono, per la maggior parte, alla fascia di popolazione tra 0 e 17 anni.

Le persone complessivamente in quarantena o isolamento scendono da 629 a 470: 164 sono positive, 306 sono contatti stretti o rientri da zone a rischio.

Stazionario resta invece il numero di richieste giornaliere alla centrale Usca che passano dalle 205 della settimana scorsa a 213 di questa (a inizio mese erano 214).

Per quanto riguarda il monitoraggio delle scuole, sono 3 i nuovi casi positivi che riguardano gli studenti, suddivisi in altrettante classi. In questa settimana non si è registrato nessun contagio interno. Le classi in quarantena attiva il 17 ottobre erano 2.

In ospedale, gli accessi al Pronto Soccorso di pazienti sono mediamente 1 al giorno, mentre i ricoveri al 17 ottobre erano 29 (con una media settimanale di 30). Al momento sono quattro le persone in Terapia intensiva. In settimana si è registrato un decesso.

Per quanto riguarda la vaccinazione, sono state somministrate complessivamente 433.547 dosi.

Gli assistiti con almeno una dose sono 217.648 su una popolazione vaccinabile di 257.934 persone. Quindi, la percentuale di vaccinati rispetto alla popolazione vaccinabile è del 84,4%.

Le opportunità vaccinali

Considerato l’aumento di richieste di questi ultimi giorni per le prime dosi, è preferibile la prenotazione dell’appuntamento.

Vaccinazioni in libero accesso
È possibile fare la prima dose vaccinale senza prenotazione. Giorni e orari fruibili sono aggiornati https://www.covidpiacenza.it/prime-date-disponibili-per-prenotare-la-vaccinazione/#Sedute_vaccinali_con_libero_accesso

– Vaccinazioni in farmacia
Per persone maggiorenni senza alcun minimo fattore di rischio, è possibile prenotarsi in una delle farmacie provinciali aderenti e già abilitate: https://salute.regione.emilia-romagna.it/vaccinazioni-anti-covid-in-farmacia/farmacie-aderenti

TERZA DOSE
Chi è nato nel 1941 e anni precedenti (over 80) e ha ricevuto la somministrazione della seconda dose prima dell’ 19 aprile, può ricevere la dose aggiuntiva.

È possibile eseguire la vaccinazione dal proprio medico di famiglia o, in alternativa, prenotare con le seguenti modalità:

– chiamando il numero 800.651.941

– recandosi agli sportelli Cup

– sul sito www.cupweb.it
È anche possibile presentarsi in libero accesso, nei giorni e negli orari di apertura dei centri vaccinali (www.covidpiacenza.it). Si consiglia comunque la prenotazione.

Ambulatori di prossimità
È in programma l’organizzazione di ambulatori di prossimità, in zone disagiate o di confine, per facilitare le somministrazioni della terza dose nei pazienti over 80, con difficoltà a raggiungere i centri vaccinali: Bettola, Bobbio, Cerignale, Corte Brugnatella, Lugagnano, Monticelli, Morfasso, Nibbiano, Ottone, Pianello e Vernasca.

AUSL: NUOVA ONDATA DI CONTAGI. PEDRAZZINI: “SGOMENTO QUANDO SI PARLA DI DITTATURA SANITARIA”

Il numero dei nuovi positivi è in crescita costante: 249 i nuovi casi con un incremento del 79.1% rispetto alla scorsa settimana. Se i dati si osservano graficamente è evidente una verticalizzazione dell’andamento. A Piacenza si contano 88 nuovi casi ogni 100 mila abitanti, in Emilia Romagna 60, in  Lombardia 51 e in Italia 34. Nuova impennata anche nei tamponi: 10222 quelli eseguiti nell’ultima settimana, di cui il 2.4% sono risultati positivi a causa della variante Delta che copre il 90% dei nuovi casi.

Dopo settimana a zero nuovi casi, anche nelle CRA si è registrato un operatore positivi asintomatico.

L’età media dei nuovi casi è 30 anni; se si considerano le fasce d’età ogni 100 mila abitanti quella più colpita resta la 0-17 dove i positivi sono 114, quella 18-40 sono circa 200. In aumento anche le quarantena e gli isolamenti arrivati a 1090. Nuovo lavoro anche per le USCA: nella scorsa settimana hanno ricevuto 225 segnalazioni di intervento, per una una media giornaliera di 36.4 segnalazioni da parte dei medici di medicina generale.

I nuovi accessi medi giornalieri al pronto soccorso sono stati 3 con punti anche di 6; i nuovi ricoveri sono 12 con quadri moderati che non richiedono la terapia intensiva – ha detto specificato il direttore sanitario Guido Pedrazzini.

La terapia intensiva è nuovamente libera da pazienti, ma purtroppo si è registrato un decesso, dopo quattro settimane, si tratta di un uomo di 50 anni.

“L’incremento notevole dei contagi – ha detto Pedrazzini – è dovuto alla variante Delta che si propaga molto più velocemente della variante inglese. Abbiamo verificato che il rischio di contagio è molto alto per i non vaccinati, al contrario per i vaccinati è molto moderato e non comporta un quadro clinico preoccupante, inoltre la negativizzazione è particolarmente rapida. I casi più gravi sono non vaccinati e di giovane età”.

Rispetto alle manifestazioni “no green pass” che si è svolta anche a Piacenza Pedrazzini non ha dubbi “provo sgomento quando si parla di dittatura sanitaria, perché non si ha inteso a fondo il significato del vaccino. Vaccinarsi non comporta solo un vantaggio personale ma dell’intera collettività. Il filtro che occorre utilizzare è quello collettivo. La nostra paura è che la circolazione del virus determini nuove mutazioni che il vaccino non è in grado di bloccare. Torneremmo nella situazione di un anno e mezzo fa”.

Per quanto riguarda il personale sanitario non vaccinato i tempi si stringono: “per 290 è stata fissata una seduta ad hoc per la vaccinazione – ha detto Pedrazzini – per 150 stiamo valutando, con una commissione multidisciplinare, le motivazioni sanitarie che hanno portato al diniego per capire se realmente non possono vaccinarsi”.

Intanto la campagna vaccinale sulla popolazione prosegue a buon ritmo, con numero che superano le 2mila dosi al giorno. Il mese di luglio si concluderà con le inoculazioni delle seconde dosi, agosto sarà dedicato alle prime dosi dei più giovani. Il 64% della popolazione piacentina ha già completato il ciclo vaccinale e la percentuale degli over 70 e 60 vaccinato supera l’80%. Per reclutare i più recalcitranti l’Ausl sta adottando la politica degli ambulatori di prossimità in calendario per tutto il mese di agosto e la collaborazione dei medici di medicina generale.

COVID: QUELL’INVERSIONE DI TENDENZA CHE RIACCENDE LA SPIA

Gli esperti parlano già, con sicurezza, di inversione di tendenza. Ed è tutt’altro che tranquillizzante. Se fino metà giugno i dati sui contagi fotografavano un virus in “ritirata”, dalla fine del mese scorso non è più così. I numeri parlano chiaro. L’incremento dell’indice di contagio, Rt, è sopra 1 in 11 regioni italiane; l’andamento degli infetti ha fermato la discesa e ha cominciato a salire. La curva dei contagi riparte dopo tre mesi, in Italia si sono registrati quasi 1400 nuovi casi, dopo che per giorni il numero era rimasto sotto quota mille. Gli epidemiologi pongono questo dato in concomitanza alla variante Delta.

Senza fare allarmismi o essere tacciati di seminare panico nel bel mezzo dell’estate, una riflessione più di tutte è d’obbligo: il virus c’è eccome, circola ed è altamente contagioso a causa delle varianti. Quindi la prudenza non è mai troppa, direbbe qualcuno, e mai come in questo caso avrebbe ragione.

Anche a Piacenza sono evidenti i segni di un’inversione di tendenza: i contagi sono passati da 9 a 18 e la terapia intensiva dell’ospedale è stata nuovamente occupata, dopo settimane a zero, da un paziente 50enne non vaccinato che potrebbe aver contratto la variante Lamba, che sarebbe più pericolosa della Delta.

L’Ausl di Piacenza prosegue nell’organizzazione di postazioni itineranti sul territorio proprio per favorire l’adesione dei piacentini di quella fascia d’età che ancora mancano all’appello. Di fatto il vaccino resta l’unica arma, insieme al senso di responsabilità, per vincere il Covid. Domenica 11 luglio a Rivergaro, dalle 8 alle 16, sarà possibile sottoporsi alla vaccinazione, con accesso diretto e senza appuntamento. Basterà presentarsi nella fascia oraria indicata in via san Rocco: la postazione vaccinale sarà allestita di fianco al municipio.

La proposta è diretta ai cittadini con più di 60 anni. Il vaccino somministrato è Janssen (Johnson & Johnson), che prevede un’unica dose.

A Rivergaro, come in tutte le altre postazioni itineranti, sarà allestito una postazione  di check in. Le persone interessate alla vaccinazione saranno accolte da volontari e personale di supporto e potranno avere un colloquio di valutazione con un medico. Una volta completata la fase di anamnesi, avverrà la somministrazione del vaccino. Dopo l’iniezione, i cittadini dovranno attendere dai 15 ai 30 minuti e riceveranno il certificato di ciclo vaccinale completato. Queste occasioni di vaccinazione si affiancano alle sedute già organizzate nei centri hub vaccinali di Piacenza all’Arsenale e presso Expo L’iniziativa degli stand vaccinali itineranti proseguirà poi domenica 18 luglio sul mercato di Carpaneto.

Poi c’è il capitolo scuola, tra nodi e possibili soluzioni: ciò che tutti temono è che si arrivi al 13 settembre impreparati e con il personale scolastico non ancora del tutto vaccinato, mancano all’appello circa 15 mila insegnanti sul territorio nazionale. Allo studio del Cts c’è la possibilità di creare corsie preferenziali negli hub per il personale scolastico, sul dare la priorità anche ai ragazzi il Comitato Tecnico Scientifico è diviso.

Per evitare la didattica a distanza occorre allargare gli spazi e avere più docenti per creare più classi. Il governo ha stanziato 400 milioni per l’ampliamento dell’organico e 70 milioni per l’affitto di nuovi spazi.

 

 

COVID: RISALE LA CURVA DEI CONTAGI. “MASSIMA ATTENZIONE NELLE PROSSIME GIORNATE DI FESTA”

Torna a salire, a Piacenza, la curva dei contagi. Nella settimana appena trascorsa si è registrato un aumento dei positivi del 28%  rispetto alla settimana precedente. I casi sono stati complessivamente 735, a fronte dei 575 del periodo antecedente. In rialzo anche il rapporto tra nuovi positivi e tamponi effettuati.
Ma non sono  solo questi gli indicatori che tornano a registrare un incremento: sono in aumento anche i valori delle persone isolate e dei decessi.
“Come era nostro timore, questi dati – commenta il direttore generale Luca Baldino – si riferiscono al periodo in cui siamo tornati a essere zona gialla e le persone sono state più libere di muoversi. Era prevedibile che avremmo assistito a una nuova risalita dei contagi. L’invito non può quindi che essere quello di prestare la massima attenzione al rispetto delle regole nelle prossime giornate festive. Durante il capodanno, in particolare, chiediamo ai nostri concittadini di non creare situazioni che possano favorire nuovamente la circolazione del virus. Quanto avvenuto la settimana scorsa può considerarsi un campanello d’allarme che ci richiama tutti, alla prudenza”.

Nella settimana tra il 21 e il 27 dicembre, sono stati effettuati9082 tamponi, di cui 6039 molecolari e 3043 antigenici (“test rapidi”).

Il rapporto tra nuovi positivi e tamponi effettuati è pari all’8% (12% tenendo conto dei soli tamponi molecolari). Per confronto, la settimana precedente erano stati effettuati 11780 tamponi (7585 test molecolari e 4195 antigenici) e il rapporto era del 4,9% (7,6% considerando i soli tamponi molecolari).

Dei 735 nuovi positivi, 348 (47%) hanno manifestato sintomi: la settimana precedente la percentuale di sintomatici era del 55%.
La maggior parte dei nuovi positivi è stata individuata grazie alle attività di contact tracing (350 persone, il 48% del totale); 180 (24%) sono stati identificati a seguito di segnalazioni per sintomi e dalle USCA, 71 (10%) sono stati diagnosticati in Pronto Soccorso o in ospedale, 60 (8%) a seguito di screening nelle CRA; 50 (7%) in laboratorio privato e 24 (3%) hanno fatto il tampone in altri contesti.

Torna a salire il numero di persone in permanenza domiciliare fiduciaria, che passa da 2386 a 2992.
Di queste, 1209 sono COVID-positivi e 1783 sono contatti stretti o persone rientrate da aree a rischio; la settimana scorsa erano rispettivamente 1092 e 1294.
L’attività di indagine che coinvolge le scuole rimane ancora piuttosto consistente. I casi diagnosticati che riguardano studenti e personale docente e di supporto sono stati 165, con il coinvolgimento di 43 classi. In 26, è stato osservato più di un caso.
Nel corso della settimana le squadre USCA hanno effettuato 644 accessi domiciliari (-55 rispetto alla settimana precedente), di cui 8 in struttura (+3 rispetto alla settimana precedente).

Stabili sono invece i dati in ospedale, sovrapponibili alla settimana precedente: sono stati ricoverati mediamente per Covid 229 persone, di cui 14 in Terapia intensiva.
Infine, i decessi sono stati 39.

COVID, LA CURVA DEI CONTAGI RALLENTA. VICINI AL PICCO? “TROPPO PRESTO PER DIRLO”

Siamo vicini al picco? E’ ancora troppo presto per dirlo, ma è un’evidenza che si legge dai dati che la curva dei positivi si sta lentamente appiattendo, almeno nell’ultima settimana. Con tutte le precauzioni che la pandemia impone, questo dato apre uno squarcio di positività dopo settimane di buio.

La prudenza è massima, ha ribadito più volte il direttore generale Luca Baldino analizzando i dati, occorre aspettare anche la prossima settimana, ma resta il fatto che la curva sta, al momento, rallentando. I casi positivi registrati sono 1101, il 14% in più della scorsa settimana, (in regione Emilia Romagna il 27% in più), percentuale dunque in netto calo, ancora più bassa se si mettono a confronto le settimane ancora precedenti quando l’aumento era del 118%; i tamponi effettuati sono stati 10480, con un incremento del 5%. “Oggi i dati piacentini – ha detto Baldino – dimostrano che a Piacenza l’incremento è minore rispetto agli altri capoluoghi della regione, segno chele misure di restrizione stanno funzionando mitigando l’aumento. Ma per la valenza effettiva occorre ancora attendere”.

Le USCA hanno eseguito 679 interventi a domicilio, anticipando così la cura dei pazienti nelle proprie abitazioni evitando, nella maggior parte dei casi l’ospedalizzazione.

Il totale delle persone i isolamento e quarantena è di 4277: 2211 le persone in quarantena perché contatti stretti, 2023 quelle in isolamento perché Covid positive.

Aumenta il divario tra positivi asintomatici e sintomatici: il 56% ha i sintomi della malattia, il 44% è asintomatico. La tipologia dei pazienti è per la maggior parte segnalata dalle USCA o da coloro che hanno o sintomi (37%), contact tracing 28%, laboratori privati 22%. Nelle CRA il sistema sta tenendo molto bene, i positivi sono tutti asintomatici.

La suddivisione in età vede un aumento della fascia 41-64 che sale al 39%, 18-40 al 29%, 0-17 scende al 15%, 65-79 sale all’11%, oltre 80 anni è stabile al 5.5%.

L’impatto sul pronto soccorso è stabile come la scorsa settimana: circa la metà degli accessi per Covid (25) viene ricoverato (10/12). I pazienti ricoverati per polmoniti hanno un incremento molto lento (14), quelli in terapia intensiva sono 13 di cui 7 in UTIR e 6 in intensiva. Di questi ultimi 5 sono intubati.

Sono 167 i pazienti totali ricoverati per Covid, un incremento lineare ben lontano dai 716 del picco del 31 marzo. I decessi sono stati 7.

“Il livello di pressione attuale – ha spiegato il dg – non mette in difficoltà l’azienda, A Piacenza non sta accadendo quello che purtroppo vediamo in altre città. Il contact tracing sta rientrando nella normalità, non ci sono code di ore per i tamponi e il referto viene fornito in 24/36 ore”.

L’attività chirurgica continua a funzionare regolarmente, soprattutto per preservare la chirurgia elettiva, cioè tumorale e non differibile. Il dott. Patrizio Capelli ha spiegato che si è operata una delocalizzazione della chirurgia in aree covid free: Castel San Giovanni per la chirurgia generale, Casa di cura Piacenza per la senologia e otorino. A Piacenza è rimasta la chirurgia urgente. “I percorsi sono assolutamente sicuri – hanno ribadito Baldino e Capelli – per cui non occorre disdire nè rinunciare ad interventi o visite programmate”.

COVID: CASI AUMENTATI DEL 119%. “PREOCCUPANTE AUMENTO ESPONENZIALE”. 610 NUOVI POSITIVI IN UNA SETTIMANA

Sono passati da 279 della scorsa settimana a 610 con un incremento del 119%. i positivi al Covid 19 anche nella provincia di piacenza aumentano in modo esponenziale determinando una situazione fortemente preoccupante, ha evidenziato il direttore generale dell’asl Luca Baldino nel report settimanale dei nuovi casi.

Il rapporto tra i tamponi eseguiti, quasi 18 mila, e i positivi è dell’8%, una percentuale decisamente più alta rispetto alle settimane precendenti, ma pur sempre più bassa rispetto alla media nazionale. Il calcolo è di circa 90 positivi al giorno.

Le Usca, medici e infermieri che curano i pazienti a casa, hanno effettuato 525 interventi; le persone in quarantena perché contratti stretti di positivi sono 1178, quelle in isolamento fiduciario perché rientrati da aree a rischio 96 , quelle in isolamento in quanto covid positive 742; il totale delle persone in isolamento è 2016, la scorsa settimana 1761.

Capitolo scuole: 138 i positivi dell’ultima settimana, 127 le classi e 59 gli istituti coinvolti. Solo 20 le classi in cui si è accertata effettivamente la trasmissione del virus. Le persone in quarantena tra studenti e personale docente e non sono 1049, 280 in più rispetto alla settimana precedente.

Sul totale dei positivi aumenta il numero di sintomatici 54%, gli asintomatici sono il 46 %; per la quasi totalità il virus è ad alta carica virale. I pazienti positivi sono stati individuati per il 37% con il contact tracing, il 24% dai laboratori privati, il 16% dalle Usca. L’età dei contagiati colpisce per lo più la fascia 41-64 anni con il 36%, 0-17 con il 16% con 9 punti percentuali in meno rispetto alla scorsa settimana, 18-40 con il 31%, 65-79 con il 10%, oltre 80 anni con 7%.

Dai grafici è evidente un aumento di accessi al pronto soccorso, circa 140 al giorno. Sul totale degli accessi il 30% viene curato a casa, il 60% viene ricoverato nei reparti Covid. Attualmente i pazienti ricoverati sono 98 di cui 34 alla clinica Sant’Antonino a bassa intensità. Sette sono i pazienti in terapia intensiva di cui 6 in Utir non in gravi condizioni e 3 in terapia intensiva.

Tredici i pazienti ricoverati nella casa della salute di Cortemaggiore destinata a utenti provenienti dall’abitazione o in dimissione, 27 quelli nella struttura di San Polo destinata ad utenti in isolamento fiduciario non positivi.

Il numero dei decessi ha superato purtroppo quota mille: 1001 in totale, di cui 4 nell’ultima settimana.

“Come ci si aspettava l’incremento dei contagi è arrivato in modo sostanzioso – ha detto il direttore generale Baldino accompagnato dal direttore sanitario Guido Pedrazzini – il livello di complessità è di gran lunga minore rispetto a marzo, per la maggior parte i pazienti non versano in gravi condizioni. Oggi sottoponiamo al tampone anche gli asintomatici per questo il numero è esponenzialmente aumentato. Le rete sta reggendo bene- ha ribadito Baldino – la rete dei ricoveri è ben gestita, al pronto soccorso non ci sono attese né problemi per collocare i pazienti nei reparti. L’unica criticità è da rilevare sul contacr tracing a causa del forte aumento dei positivi il tempo dell’inchiesta per ogni singolo positivi richiede più tempo. Per questo abbiamo rafforzato il personale di igiene pubblica di 6/7 volte per garantire “normali” tempi di tracciamento”.

COVID, CASI PIU’ CHE RADDOPPIATI IN UNA SETTIMANA. STOP ALLE VISITE DEI PARANTI IN OSPEDALE

I positivi al covid sono passati, in una settimana, da 98 a 237 una crescita esponenziale che fa capire al volo la delicatezza delle situazione che sta attraversando la nostra provincia e l’Italia intera con dati ancora più allarmanti.

Su 7500 tamponi effettuati in una settimana, la percentuale dei positivi è del 3,1%, leggermente al di sotto della media nazionale.

Le persone in isolamento in quanto contatti stretti sono 1211, quelle in isolamento fiduciario perché rientrati da aree a rischio 111, quelle in isolamento fiduciario in quanto covid positive 382, in tutto 1704 persone.

Per precauzione, l’Asl ha deciso di sospendere le visite in tutti i reparti dell’ospedale fino al 31 ottobre.

COVID: AUMENTANO I CASI NELLE ULTIME SETTIMANE E SI ABBASSA L’ETA’ DEI POSITIVI

Rispettare le norme basilari di distanziamento, lavaggio della mani e mascherina per limitare i contagi. Lo ha raccomandato il direttore generale dell’Asl Luca Baldino nel fare il punto della situazione dei contagi al 31 agosto 2020. Sono 176 le persone in quarantena perché a stretto contatto con positivi, 271 quelle in isolamento fiduciario perché rientrati da aree cosiddette a rischio, 153 quelle in isolamento fiduciario in quanto positive al tampone.

Un altro dato su cui riflettere è l’età dei contagiati nel periodo 17- 30 agosto: il 9.5% ha tra 0 e 17 anni; il 44% tra 18 e 40 anni; il 28% tra 41 e 64; il 9% tra 65 e 79 mentre il 9.5% ha più di 80 anni. E’ evidente che l’età media si è ulteriormente abbassata; quella maggiormente risultata positiva al Covid è la quella tra i 18 e i 40 anni  nel periodo tradizionalmente dedicato alla vacanze.

L’Asul effettua tra i 5 mila e 6 mila tamponi a settimana nell’ultima di agosto sono stati riscontrati 60 nuovi positivi. “I dati sono in crescita ma non in maniera esponenziale – sottolinea Baldino -, da una percentuale di 0,5% di positivi rispetto ai tamponi effettuati in giugno – luglio, siamo passati a 1,2% alla fine di agosto”. Dal 17 al 30 agosto sono stati individuati complessivamente 106 nuovi positivi, di questi 69 sono asintomatici e 37 con sintomi.

Dal 17 al 30 agosto sono stati individuati complessivamente 106 nuovi positivi, di questi 69 sono asintomatici e 37 con sintomi.

COVID ESTIVO: TUTT’ALTRO CHE SOTTOTRACCIA. “ITALIANI REFRATTARI AL RISPETTO DELLE REGOLE” LA RICERCA DELLA CATTOLICA

I virologi più cauti lo cauti le avevano detto: il covid non andrà in vacanza neppure nei mesi più caldi. Magari avrà allentato un pò la presa, per fortuna, ma resterà tutt’altro che sottotraccia. Il rialzo delle temperature pare non influire per niente: se così fosse stato non si sarebbero registrati, negli ultimi giorni, oltre 350 contagi in 24 ore in Italia, più o meno in tutte le regioni. Tanto che l’Istituto Superiore di Sanità parla di “trasmissione diffusa” pur in presenza di numeri “contenuti” rispetto a tre mesi fa. In otto regioni l’indice Rt è superiore a 1, la soglia di sicurezza. A pesare sono i 736 cluster del Paese, 123 dei quali recenti.Il fattore caldo/temperature in aumento c’entra poco o nulla. 

Cosa è allora che ha portato a questi numeri che seppur non allarmanti possono diventare preoccupanti? Le maglie delle restrizioni che si sono allargate? Di fatto  oggi sono tre i comportamenti a cui ci dovremmo attenere fuori casa: lavaggio accurato e frequente delle mani, mascherina e distanziamento. Forse è proprio qui che sta il nodo. Questi tre “modus vivendi” non sono ancora entrati nella quotidianità d tutti, o meglio, forse lo erano ma una sorta di refrattarietà ha dominato. Anche casi eccellenti ce lo hanno dimostrato, esponenti politici compresi.

L’Università Cattolica ha pubblicato uno studio, attraverso il centro di ricerca EngageMinds-HUB, che rivela la difficoltà di molti italiani, in particolare giovani e laureati, più uomini che donne, ad adattarsi alla nuova normalità subentrata dopo la pandemia da Covid-19. Quattro italiani su dieci sono refrattari a rispettare le regole post Covid.

«Ben più di un terzo della popolazione italiana, il 38% per la precisione, trova molto difficile cambiare le proprie abitudini di vita, anche se in gioco c’è la tutela dalla pandemia». Con queste parole la professoressa Guendalina Graffigna, docente di Psicologia dei consumi della facoltà di Scienze agrarie alimentari e ambientali e direttore del centro di ricerca EngageMinds HUB, sintetizza la problematicità dell’adattamento della popolazione alle regole ancora necessarie dopo la Fase 1 e la Fase 2 dell’emergenza da Covid-19: indossare la mascherina, igienizzarsi spesso le mani e rispettare il cosiddetto distanziamento sociale.

Lo studio è stato effettuato su un campione di 1000 italiani rappresentativo della popolazione italiana: la difficoltà ad adeguare le proprie abitudini alla nuova normalità imposta dalla convivenza con il nuovo coronavirus è sentita maggiormente dagli uomini (43% contro il 38% medio complessivo), soprattutto se giovani (44% nella fascia tra i 18 e i 34 anni), residenti al sud e nelle isole (42%) e con un reddito di livello medio (47%). E tra coloro che vantano un titolo di studio elevato (laurea o oltre), la quota di italiani “in difficoltà” sale al 49%4.

La ricerca dell’EngageMinds HUB ha incrociato il dato di base con altri fattori psicologici. Coloro che percepiscono un rischio di contagio da Covid-19 elevato mostrano maggiore problematicità ad adattarsi alle misure di comportamento contro la pandemia rispetto alla popolazione generale, tanto che alla domanda “Sarà molto difficile per me cambiare le mie abitudini di vita durante la Fase 3?” rispondono “abbastanza vero” o “totalmente vero” il 47% degli intervistati» – precisa Graffigna.

A fare la differenza è il livello di coinvolgimenti psicologico delle persone nella prevenzione: secondo lo studio, coloro che risultano avere un alto livello di “patient engagement” percepiscono il cambiamento delle proprie abitudini di vita nel corso di questa Fase 3 come meno difficile rispetto alla popolazione generale, mentre coloro che sono in una posizione di basso coinvolgimento percepiscono più difficoltà nel cambiamento.

Il discorso legato alla comunicazione svolge un ruolo fondamentale:”il processo di educazione e sensibilizzazione è molto più complesso sul piano emotivo e psicologico, soprattutto per le fasce della popolazione più giovani e culturalmente più evolute – spiega Graffigna –spaventare o assumere toni troppo punitivi e severi può generare l’effetto opposto, di chiusura e di disattenzione verso il comportamento preventivo predicato. Al contrario veicolare una comunicazione valorizzante la possibilità delle persone di diventare protagoniste nella gestione della propria salute e che coltivi il loro coinvolgimento attivo nella prevenzione, può risultare più efficace», conclude Graffigna. 

 

COVID: NESSUN DECESSO IN REGIONE, TRE NUOVI CASI A PIACENZA

Giornata senza decessi in Emilia Romagna, a Piacenza si contano 3 nuovi casi.

Dall’inizio dell’epidemia da Coronavirusì si sono registrati 28.755 casi di positività, 49 in più rispetto a ieri, di cui 36 persone asintomatiche individuate nell’ambito del contact tracing e dell’attività di screening regionale a seguito di test sierologici.

Dei 49 casi, 40 interessano le province di Parma, Bologna e la Romagna. In particolare, su 13 nuovi positivi riscontrati in provincia di Parma – tutti asintomatici e in isolamento domiciliare – 9 fanno riferimento a lavoratori impiegati in attività produttive della Bassa parmense, entrati in contatto con i casi positivi relativi al focolaio in un’azienda cooperativa con sede legale in Lombardia, in provincia di Mantova.

Sono invece 16 i casi nel Bolognese, di cui 9 asintomatici. Complessivamente, sono 12i casi riferibili a focolai già noti e sotto controllo.

I nuovi tamponi effettuati sono 4.877, che raggiungono così complessivamente quota 531.089, a cui si aggiungono altri 1.611 test sierologici.

Le nuove guarigioni sono 38 per un totale di 23.415, l’81,4% dei contagiati da inizio crisi. I casi attivi, cioè il numero di malati effettivi, a oggi sono 1.071 (+ 11 rispetto a ieri).

Le persone inisolamento a casa sono complessivamente 962, 10 in più rispetto a ieri, 89,8% di quelle malate. I pazienti in terapia intensiva sono 10 (come ieri), quelli ricoverati negli altri reparti Covid sono 99 (+1).

Le persone complessivamente guarite salgono quindi a 23.415 (+38 rispetto a ieri): 238 “clinicamente guarite”, divenute cioè asintomatiche dopo aver presentato manifestazioni cliniche associate all’infezione, e 23.177 quelle dichiarate guarite a tutti gli effetti perché risultate negative in due test consecutivi.