FERRARI ATS: “IL DOPO EXPO E’ SU UN BINARIO MORTO”

La sensazione è che Expo si sia svolto ben più di due anni fa. In realtà dall’inaugurazione dell’esposizione universale milanese è trascorso davvero poco tempo e solo un anno fa, per la precisione nel febbraio del 2016, in Comune, nel corso di una conferenza stampa, da più parti, organi istituzionali in prima linea, era stata confermata la volontà di proseguire la collaborazione per il dopo expo. Oggi cosa è rimasto di quello spirito? E soprattutto, esiste ancora la convinzione a portare avanti quel “sistema Piacenza” di cui abbiamo sentito parlare per oltre un anno? A giudicare da quello che semplicemente si vede, sembra di stare su un binario morto. Ma il denaro speso dal territorio per la macchina expo non è stato poco: poco meno di 2 milioni di euro, tra enti istituzionali, Camera di Commercio e Fondazione in primis e privati. Abbiamo girato queste domanda a Silvio Ferrari, presidente di Ats Piacenza, l’associazione temporanea di scopo, formata da 18 associazioni e 4 istituzioni che ha lavorato per l’organizzazione di Expo in Piazzetta Piacenza.

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2015, UN ANNO DI CONTRASTI

E’ stato l’anno dei contrasti, l’anno delle luci e delle ombre, l’anno del chiaro scuro. Se dovessimo riassumere il 2015 piacentino, così come si fa al termine di ogni anno quando si archivia tutto ciò è stato pensando al nuovo, con propositi e progetti, potremmo individuare due macro eventi che hanno messo in luce potenzialità, per molti nascoste, e fragilità. Da una parte la partecipazione ad Expo, certamente non partita da subito con il piede giusto, forse per inconsapevolezza più che per incapacità; zoppicante all’inizio con piazzetta Piacenza che, in effetti, ci ha messo un po’ a decollare, ma con gli aggiustamenti in corso d’opera si è guadagnata un posto da spettatrice e da protagonista nel mezzo del Cardo a due passi dall’albero della vita e da palazzo italia. Dall’altra parte, quella più buia, dolorosa e drammatica dell’alluvione del 14 settembre. Una data che nessun piacentino dimenticherà, una data che ha messo in luce le fragilità di un sistema di allerta fallato, certamente da cambiare.

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EXPO, E’ IL CARITAS DAY

Qualcuno potrebbe ribattezzarla l’Expo dei contrasti: da una parte la giostra dei colori di padiglioni che sembrano opere d’arte, assaggi, piatti tipici, abiti, stoffe, balli, oggetti caratteristici dei popoli. Una grande fiera, mondiale, dove ognuno mette in mostra il meglio, per sei mesi in un contenitore splendente. E’ strano vedere da una parte il padiglione della santa sede, discreto nel suo grigio da cerimonia, accanto a bazar che vendono leccornie tipiche degli stati rappresentati, dalla patatine del Belgio, al cioccolato svizzero, ai biscotti francesi alle crepes olandesi. Questo è l’Expo. Senza dimenticare però che il tema è il nutrimento, tema davvero ben espresso nel padiglione zero: dalla genesi, all’evoluzione dell’uomo fino ai grandi sprechi alimentari, uno dei mali principali della contemporaneità. Il Caritas day, ha voluto riflettere proprio su questo. Portarci l’attenzione. La chiesa si è presentata in Expo con il volto dei 174 delegati delle Caritas attive in 85 paese che hanno aderito alla campagna Diritto al Cibo. Il 30% della produzione mondiale di cibo viene perduta o sprecata ogni anno, sia nei paesi in via di sviluppo che in quelli industrializzati, per un totale di 1,3 miliardi di tonnellate. Una quantità pari a quattro volte quella necessaria per nutrire quasi 800 milioni di persone che ogni giorni soffrono di fame cronica. Allo stesso tempo 42 milioni di bambini sotto i 5 anni sono sovrappeso e oltre 500 milioni di adulti soffrono di obesità.

Il servizio completo con le interviste nella prossima puntata di A Tutto Tondo 

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