EMERGENZA UCRAINA: RACCOLTI FARMACI PER 50MILA EURO

E’ di oltre 50mila euro il materiale raccolto dalle farmacie piacentine che hanno aderito alla raccolta di farmaci “We Cure Ucraina” organizzata da Croce Rossa Italiana Comitato di Piacenza, Federfarma e Rotary Distretto 2050.

In poche ore ha realizzato una perfetta macchina organizzativa di ritiro, raccolta, sistemazione e invio di farmaci e materiale da distribuire nei territori più colpiti dal conflitto.

Squadre di Volontari e Operatori CRI del Comitato di Piacenza, si alternano durante la settimana, per di ritirare quanto donato nelle farmacie di tutta la provincia. Una volta che il materiale raccolto sarà stato catalogato ed imballato, lo stesso verrà consegnato al Comitato Regionale che provvederà
ad inviarlo nei territori belligeranti, tramite convogli coordinati dal Comitato Nazionale CRI.
“I numeri della raccolta sono importanti – commenta il Presidente della Croce Rossa di Piacenza Alessandro Guidotti – sia in termini materiali sia in termini economici; più di 50.000 euro di materiale raccolto all’interno delle farmacie piacentine è già stato inviato alla Consorella Ucraina.
Un ringraziamento a Federfarma e ai 7 Rotary più 2 Rotaract del Gruppo Piacentino per la forte collaborazione e un ringraziamento alla popolazione della città e della provincia di Piacenza che sta dimostrando, come spesso accade, grande umanità.”
La raccolta non si ferma! Le farmacie aderenti, le indicazioni e i beni richiesti sono visionabili a questo link https://www.federfarmapiacenza.it/raccolta-farmaci-per-lucraina/ .

PROFUGHI UCRAINI: PER L’ASSISTENZA SANITARIA L’AUSL METTE A DISPOSIZIONE DUE HUB DEDICATI

Sono 1.163 i profughi ucraini per i quali è stato emesso emesso il codice STP (stranieri temporaneamente presenti).
I tamponi eseguiti sono 767; 15 i positivi finora accertati.
Delle 371 persone senza tampone, 183 sono risultate prive di un contatto telefonico, 90 sono minorenni. Per le 188 di cui si dispone il recapito telefonico, l’Ausl sta procedendo con un contatto tramite chiamata o sms con invito a presentarsi per il ritiro del codice STP e l’effettuazione degli accertamenti sanitari.

I profughi sono per la maggior parte donne (69%). Tra le classi d’età più rappresentate ci sono quella tra 19 e 49 anni (512) e i minori di 19 anni (539)

L’ambulatorio mobile attivo dietro alla Questura è aperto dal lunedì al sabato dalle ore 10 alle 18. Qui vengono eseguiti i tamponi antigenici rapidi per la diagnosi di eventuale infezione da virus SARS-CoV-2 e la verifica dello stato vaccinale con proposta di somministrazione di quelle mancanti. Ai bambini (fino a 14 anni) e adulti viene poi prenotato un appuntamento rispettivamente presso la Pediatria di Comunità o Medicina delle Migrazioni per la presa in carico specifica.

Per favorire la presa in carico dei profughi ucraini che nei giorni scorsi non hanno seguito il percorso per ricevere l’assistenza sanitaria offerta dall’Azienda Usl di Piacenza, è prevista l’attivazione di due postazioni:
– a Fiorenzuola, nel punto vaccinale (centro prelievi) ex Macello giovedì 24 marzo dalle ore 14 alle 17;
– a Castel San Giovanni, nel punto vaccinale in ospedale (sede Avis) venerdì 25 marzo dalle ore 14 alle 17.

Nei due centri è possibile, con accesso riservato a profughi ucraini, ritirare o generare l’STP, fare un tampone antigenico, fare la vaccinazione anti Sars-COV-2, verificare lo stato vaccinale e ricevere un appuntamento per la presa in carico in Pediatria di Comunità o Medicina delle Migrazioni, a seconda dell’età.

“DIETRO CASA PASSANO I CARRI ARMATI RUSSI”

Queste sono le immagini registrate da Victoria a Melitopol. Dietro casa è un continuo via vai di carri armati con la ben visibile lettera Z sul fianco, per tutto il giorno e in lontananza il rumore della bombe. Vive in questa condizione da quasi 20 giorni, da quando ha lasciato la sua abitazione per scappare nello scantinato di una casa a Melitopol. Insieme a lei c’è la sorella più piccola Katerina, il marito Artur e i nipotini Anastasia che ha 8 anni, Elia 6 che soffre di una malattia grave, e Ernrst di soli 3 anni.

Questi brevi video Victoria li ha inviati alla sua mamma, Zoia che vive a Piacenza da 13 anni. Qualche settimana fa l’ha raggiunta la figlia più piccola Albina. Lei al sicuro, qui con me, ci dice. Ma il cuore e la mente sono là, in Ucraina, dove la situazione è sempre più difficile. La guerra sta uccidendo anche i civili, le città sono semi deserte. Le sirene si susseguono. Il cibo ormai scarseggia. Uscire di casa – ci racconta Zoia – è un rischio troppo grande, non si è sicuri di rientrare vivi. Anche i solidati russi entrano affamati nei pochi negozi rimasti per rubare il cibo.

I nipotini chiedono della nonna che non sentono da giorni, anche comunicare sta diventando un problema. Non c’è linea, i collegamenti internet sono saltati. Restano gli sms, poche parole per dire Siamo ancora vivi.

CONFLITTO RUSSIA-UCRAINA. CRESCE LA PREOCCUPAZIONE DEGLI ITALIANI PER IL FUTURO. L’INDAGINE DELLA CATTOLICA

Tre italiani su quattro pensano che che la guerra tra Russia e Ucraina stia determinando l’aumento dei prezzi delle fonti energetiche anche in Italia. Mentre gli esperti spiegano che questa gravissima crisi internazionale stia certamente aggravando dinamiche in realtà già in atto e dovute anche ad altre cause, il 76% degli italiani, per quanto riguarda il gas e il 74%, per quanto riguarda il carburante, ne attribuisce i rincari esclusivamente alla guerra.

Sono i dati principali che emergono dall’indagine lanciata dall’EngageMinds HUB, il Centro di ricerca in Psicologia dei consumi e della salute dell’Università Cattolica, campus di Cremona.

Questo dà il segno della preoccupazione che si sta sviluppando rapidamente con il perdurare del conflitto e che si fa ancora più drammatica per quel 58% della popolazione italiana che teme il blocco dell’approvvigionamento di gas come conseguenza diretta della guerra in Ucraina. Ecco i dati. “Per l’81% della popolazione – spiega la professoressa Guendalina Graffigna, direttrice di EngageMinds HUB della Cattolica – l’Italia dovrebbe investire maggiormente nella produzione di energie rinnovabili, alternative a quelle fossili; e il 75% crede che il futuro energetico del nostro Paese sarà in quella direzione. Solo il 41% del campione dell’indagine della Cattolica  si è dichiarato a favore della fonte nucleare, verso cui si registra un minore favore rispetto ad altre fonti energetiche  probabilmente ritenute più sicure o più “green”.

Il pessimismo investe anche l’economia e la fiducia nel futuro: cresce – raggiungendo il 34% – la quota di italiani che ritiene a rischio la propria attuale situazione finanziaria; nell’indagine dello scorso settembre lo era solo il 26% del campione. Soprattutto, più che raddoppiata è la percentuale di italiani che guarda con sfiducia al proprio futuro economico individuale e familiare: dal 20% di settembre 2021 al 41% delle rilevazione  odierna.

Un mood negativo che si conferma guardando alle prospettive del “sistema Paese”. Sale infatti dal 22% di settembre scorso al 47% di queste settimane chi teme che la situazione economica del Paese non potrà che peggiorare tra un anno. Così come cresce dal 37% al 65% chi prefigura per il futuro un aumento della disoccupazione e una grave crisi economica. Tanto che il 36% pensa di rinviare spese familiari importanti. La psicologia dei consumi insegna che, al di là delle condizioni economiche oggettive, queste percezioni di “sentiment” sono fortemente predittive ed esplicative degli effettivi comportamenti di consumo.

MONS. CEVOLOTTO “CON IL SILENZIO APRIAMOCI ALLA SPERANZA” IN PIAZZA CAVALLI RISUONANO LE SIRENE DELLA GUERRA

In piazza, insieme nella preghiera cristiani, musulmani, ortodossi, evangelici. Una veglia per la pace che si è snodata dalla basilica di Sant’Antonino fino a Piazza Cavalli. Lì il momento più toccante: in piazza, nel buio delle notte, sono risuonate sirene di guerra e bombardamenti. Perché oggi la guerra in Ucraina è questo, una paura costante scandita dai rumori delle sirene del coprifuoco e dalla bombe. Quelle sirene sono risuonate anche in piazza Cavalli, seguite da una raffica di mitra e dal sibilo di una bomba che cade dal cielo. Per far capire quello che ormai da diciassette giorni sente e respira la popolazione ucraina sconvolta dalla guerra. Erano in 500 alla fiaccolata di pace nel cuore della città, insieme. Un gesto semplice dove la presenza va oltre le parole, con la speranza che quella fiamma di luce riscaldi i cuori.

La veglia ecumenica è iniziata in Sant’Antonino con la parole del vescovo, Mons. Cevolotto: “Questa sera lasciamo parlare il silenzio. Il silenzio scelto: necessario perché si crei uno spazio in noi abitato dall’invocazione di pace. Prima ancora che dal grido soffocato in gola di tanti nostri fratelli e sorelle in terra di Ucraina, prima ancora che dalle nostre labbra e dai nostri cuori appesantiti dalle immagini di distruzione e sofferenza che sono entrate con
violenza nelle nostre vite… è la pace che Dio stesso chiede. Non si rassegna alla guerra tra fratelli. Mai. Il silenzio che Dio con la sua Parola riempirà aprendoci alla speranza”.

Foto PiacenzaSera.it

DOMANDATE PACE: LA PREGHIERA SILENZIOSA DELLA DIOCESI PER L’UCRAINA

Domandate Pace: è la serata organizzata dalla Diocesi di Piacenza – Bobbio in programma venerdì 11 marzo alle 20.45, un momento di preghiera e di riflessione silenziosa aperto a tutti in relazione ai tragici fatti di guerra che stanno distruggendo l’Ucraina.

Presso al Basilica di Sant’Antonino si svolgerà la preghiera ecumenica presieduta dal Vescovo Mons. Adriano Cevolotto con tutti i rappresentanti delle confessioni cristiane presenti sul territorio.

A seguire, alle 21.30 dal piazzale della Basilica partirà un percorso a piedi fino a Piazza Cavalli al quale sono invitati a partecipare tutti i cittadini, saranno presenti anche i fratelli della comunità musulmana, si legge nella nota della Diocesi.

Il desiderio – conclude la Diocesi – è quello di unire le diverse provenienze, gli orientamenti religiosi, in un unico grande momento di solidarietà umana per invocare con voce unanime la fine dell’atrocità della guerra.

L’evento sarà trasmesso in diretta streaming sul canale piacenzadiocesi.tv 

DALLA CROCE ROSSA SOSTEGNO COSTANTE NELL’ACCOGLIENZA DI MADRI E BIMBI IN FUGA DALLA GUERRA

Prosegue il sostegno della Croce Rossa di Piacenza nell’accoglienza delle famiglie in fuga dalla guerra. Nei giorni scorsi sono arrivate tre donne con sette figli, cin loro c’era il loro cane.

Arrivati fino in Romania e non sapendo come raggiungere l’Italia, in particolare Pontenure dove vive e lavora una parente, si sono rivolte al Presidente di CRI Piacenza, Alessandro Guidotti che ha attivato nel primo pomeriggio di ieri due pulmini della Croce Rossa per il recupero di queste famiglie che nel frattempo erano riuscite a giungere all’Abbazia di Santa Fede a Cavagnolo, in provincia di Torino. Prima di essere caricate per raggiungere la nostra città, tutte e dieci le persone sono state sottoposte a visita medica e al tampone per COVID dove sono risultate tutte negative.

Provvisoriamente nei prossimi due giorni dormiranno in una frazione di Farini, ospitati da un’amica di famiglia della parente ucraina, per poi essere trasferiti  dalla Croce Rossa a Lugagnano dove saranno accolti dalla parrocchia che ha
messo a disposizione un appartamento gestito dalla Caritas parrocchiale e Caritas diocesana.

ZOIA: “LE MIE FIGLIE VIVONO IN NOVE IN UNA CANTINA PER FUGGIRE ALLE BOMBE”

Zoia è in Italia da 13 anni, vive a Piacenza dove ha sempre lavora come badante e domestica. Ha lasciato la sua città Cervinzi in Ucraina. Oggi ha il cuore pieno di dolore, vive da giorni l’angoscia di non poter vedere le figlie e i nipotini. Loro sono in ucraina, da una settimana vivono una cantina a Melitopol, in nove persone. Ci sono le due figlie Vika 30 anni e Katerina 28, insieme a loro il genero di Zoia Artur 28 anni e i nipotini Anastasia che ha 8 anni, Elia 6 che soffre di una malattia grave, e Ernerst di soli 3 anni.

Le figlie sono scappate perché la loro casa è stata distrutta dai bombardamenti, hanno fatto in tempo a caricare in macchina un borsone e un pò di generi alimentari per arrivare nel rifugio al riparo dagli attacchi. Il cibo scarseggia, gli adulti si accontentano del the zuccherato e lasciano pane e pasta ai bambini.

La figlia più piccola di Zoia ha 18 anni si chiama Albinka e vive a Cervinzi, vicino al confine con la Polonia, lì le bombe non sono ancora arrivata. Ma lei ha paura, è spaventata, forse oggi pomeriggio riuscirà a partire e raggiungere la mamma a Piacenza, nei prossimi giorni, dipende come andranno i controlli alle frontiere.

UCRAINA CHIAMA, PIACENZA RISPONDE, “SPAZI E ALLOGGI PER CHI SCAPPA DALLA GUERRA”

Dialogo costante tra le parti per costruire un ponte tra welfare e protezione civile. In mezzo ci sono le ucraine con le loro famiglie alcune delle quali stanno scappando altre affrontando la guerra. Il tavolo in municipio alla presenza del sindaco Barbieri e dell’assessore Sgorbati ha sottolineato che Piacenza c’è e si impegnerà concretamente per aiutare queste persone. Un canale di dialogo con tutte le istituzioni e le realtà umanitarie coinvolte: dalla Prefettura alla Protezione Civile, dalla Curia alla Croce Rossa e Anpas all’Azienda Usl. Nell’immediato, però, c’è l’impegno dell’Amministrazione comunale nel dare risposte tempestive. In particolare la comunità ucraina piacentina ha bisogno di un luogo dove incontrarsi, per ora possono contare solo sulla chiesa di San Savino una volta alla settimana, un magazzino dove staccare la merce raccolta e mezzi che in sicurezza possano arrivare in ucraina per portare gli aiuti.

L’ANGOSCIA DEL POPOLO UCRAINO E L’ABBRACCIO DEI PIACENTINI

Hanno gli occhi e il cuore gonfi di angoscia, perché là in Ucraina hanno i loro affetti. Oltre al dolore per una guerra che è sempre assurda, ci sta anche l’impotenza di essere lontani e di non poter stare vicini a condividere un momento di sofferenza collettivo

Sono composte le donne ucraine che si sono radunate in San Savino per la preghiera del sabato che oggi ha un altro sapore. Pregano e cantano perché questo gli è rimasto, affidarsi alla preghiera e alla speranza. E chiedono che tutti facciano così, cercano solidarietà e ringraziano commosse i piacentini per i gesti e le parole che ricevono. Anche il vescovo Adriano Cevolotto ha voluto portare la sua solidarietà, quella dell’intera comunità cristiana di Piacenza Bobbio.

La solidarietà al popolo ucraino è arrivata forte anche dalle oltre mille persone che hanno partecipato alla manifestazione sul pubblico passeggio. A sventolare vicine le bandiere arcobaleno e quelle giallo blu, un segnale forte, un segnale bello. Hanno partecipato numerose associazioni piacentine, sindacati e partiti, tanti ragazzi, e molti ucraini per dire no all’aggressione russa e per chiedere il cessate il fuoco.