MONS. AMBROSIO SUI MIGRANTI NEL MEDITERRANEO: “NON SI PUO’ RIFIUTARE IL SOCCORSO, NON E’ UMANO”

“Quando la vita è in pericolo non si può non intervenire e aiutare a uscire da una situazione di grave emergenza”. Così il vescovo di Piacenza Gianni Ambrosio ha risposto alla nostra sollecitazione in merito alla situazione che stanno subendo, da giorni, i 49 immigrati a bordo delle Sea Watch e Sea Eye nel Mediterraneo. Anche Papa Francesco, durante l’Angelus, aveva rivolto un appello accorato ai leader europei “perché dimostrino concreta solidarietà nei confronti di 49 persone che da parecchi giorni vivono sulle due navi nel Mediterraneo”. “Finché sarò ministro i porti saranno chiusi” ha risposto il ministro dell’Interno Salvini.

Monsignor Ambrosio, che in questi giorni si trova in ritiro spirituale, è sulla linea del Pontefice: “Non si può rifiutare il soccorso. Non è umano questo rifiuto. Occorrerà evitare per il futuro che si creino situazioni di così drammatica emergenza. A questo tutti dovrebbero cooperare”. Un appello che arriva forte e chiaro dalla chiesa piacentina, al di là delle questioni politiche, ma che ha il sapore del buon senso.

 

 

 

LA STORIA DI ABDINASSIR, MIGRANTE CON IL SOGNO DI VIVERE IN ITALIA

Abdinassir viene dalla Somalia. Il suo è stato davvero il viaggio della speranza. E’ arrivato a Piacenza nove mesi fa, prima a Trento per sei altri lunghi mesi. Oggi, nella nostra città, è alloggiato al Convento dei frati minori di Santa Maria di Campagna. Abdi è in attesa di conoscere se la sua richiesta di richiedente asilo verrà accettata. Nei suoi occhi si legge attesa e disincanto; laureato in ingegneria è un grande appassionato di lingua e letteratura italiana che sta studiano e approfondendo anche a Piacenza. Ma l’inizio non è stato facile: “Quando scappi dal tuo paese, sei lontano dalla tua famiglia che in parte non c’è più, non è facile. Quando alla mattina esci di casa e alla sera ritorni senza una parola di conforto da parte della gente, è una condizione molto triste. Ho sofferto la chiusura della gente”. Abdi è solo, ha perso gran parte della famiglia, gli sono rimaste la mamma e una sorella che vivono in Inghilterra con lo status di profugo. Colpisce, nonostante la difficoltà, sentir pronunciare da questo giovane somalo la parola sogno. “Il mio sogno – ci spiega – è quello di integrarmi, non solo di ricevere aiuti. Vorrei avere l’opportunità di avere e dare all’Italia, dove vorrei vivere. magari come soggetto strategico tra il mio paese di origine e il vostro paese”. La storia di Abdinassir, insieme a quella di altri migranti, è stata raccontata al convegno organizzato dalla Cgil per mettere a fuoco quali strategie Piacenza mette in campo per far fronte a questa emergenza: “la situazione è complessa – spiega il segretario della Camera del Lavoro Gianluca Zilocchi – a fronte di una buona collaborazione con la Prefettura e le istituzioni come Piacenza che si è fatta carico di un numero maggiore di migranti rispetto a quello previsto, ci sono ancora troppi comuni che girano le spalle. Sulla nostro territorio ci sono 250 profughi, basterebbero poco unità per ogni comune per risolvere, in parte, questa emergenza”. Presente anche l’assessore al Nuovo Welfare Stefano Cugini che ha accolto la proposta della Cgil: accanto ai viaggi della Memoria di potrebbero accostare i viaggi dell’emigrazione italiana, ad esempio partendo da Marcinelle.

 

 

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