QUARANTA PROFUGHI IN VIA ROMA? DOSI “DECISIONE ASSURDA”

Quaranta profughi alloggiati nella zona di via Roma: il sindaco Dosi si oppone. Lo ha fatto attraverso una nota in cui definisce la scelta assurda e avventata  tenendo conto del fatto che “urta contro le scelte di condivisione e inserimento che non sono mai venute meno i questi anni da parte dell’amministrazione, rischiando di incrementare la tensione sociale sull’intero territorio urbano”. Sarebbe un soggetto privato a prendersi carico dei profughi stessi, dopo essersi aggiudicato la gara d’appalto. “Sebbene l’amministrazione – continua Dosi – non sia direttamente e formalmente coinvolta nelle scelte sulla collocazione dei rifugiati e richiedenti asilo, ci pare quantomeno assurdo che, dopo anni di progetti e iniziative di riqualificazione della zona, si vada ora a collocare in un’unica struttura, nel cuore di un quartiere, quello di via Roma che richiede particolare attenzione, un così alto numero di persone che non hanno seguito alcun percorso di integrazione”.

 

“FARE L’ASSESSORE E’ STATO STRAORDINARIO” STEFANO CUGINI SI RACCONTA A DI PROFILO

Bilancio dell’esperienza amministrativa, gestione di questioni delicate come i profughi e i minori stranieri non accompagnati ma anche la volontà di proseguire l’esperienza da amministratore pubblico. E’ Stefano Cugini, assessore al Nuovo Welfare del comune di Piacenza, l’ospite della nuova puntata di Di Profilo. Una chiacchierata di mezz’ora nella quale l’assessore non esclude la possibilità di mettersi in gioco per la città anche nel ruolo di candidato sindaco e ripercorre i temi più caldi del suo assessorato, a partire dalla gestione richiedenti asilo e minori stranieri non accompagnati.

GRAGNANO: 15 PROFUGHI SU 18 HANNO FIRMATO IL PATTO PER IL VOLONTARIATO

Quindici profughi su diciotto hanno firmato il patto per il volontariato promosso dal Comune di Gragnano. E’ questo l’esito dell’incontro avvenuto a pochi giorni dall’accoltellamento che ha coinvolto due ospiti della struttura privata dove vivono i ragazzi. Un episodio condannato senza riserve da tutti i presenti, intollerabile che ha finito per gettare discredito sull’intero gruppo. All’ordine del giorno anche il discorso legato alla disponibilità e al coinvolgimento in lavori socialmente utili. “Questo – ha spiegato il sindaco Patrizia Calza -per inserirsi con più facilità nel tessuto sociale, per imparare un mestiere e per venire più facilmente accolti dalla popolazione locale”. Alcuni si sono detti da subito disponibili, altri meno, nel senso che il programma di protezione in cui sono coinvolti non prevede un inserimento lavorativo, seppur volontario. Alla fine però anche i più reticenti hanno accettato di firmare; solo tre sono, per il momento, esclusi perché occorre prima espletare altre procedure come quelle di tipo sanitario. Per i 15 che hanno accettato il patto per il volontariato dal primo gennaio 2017 si comincia con piccole attività come la pulizia della strade e la manutenzione del verde pubblico.

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RIQUALIFICAZIONE BORGO FAXHALL, SARA’ LA VOLTA BUONA? A TUTTO TONDO

Vetrine oscurate, negozi sfitti. Oggi, per la verità da troppo tempo, la galleria di Borgo Faxhall si presenta così. Il centro commerciale a ridosso della stazione ferroviaria, che dovrebbe fungere da biglietto da visita per chi chi arriva in città, sopravvive, diventando negli anni una sorta di roccaforte di questa parte di città, pur non volendolo. Da qui si spiegano gli investimenti in sicurezza a scapito di attività di promozione più spinte. Lunedì in consiglio comunale verrà discussa la pratica di riqualificazione, due i punti imprescindibili per la direzione del centro: il terminal della corriere e il trasferimento di buona parte degli uffici comunali.

Profughi e la loro gestione. Torniamo a trattare questo argomento sotto l’aspetto delle ricadute sociali sul territorio. Al di là dello scontro tra i numeri, il vero problema sta nella tenuta del sistema: a sostenerlo è Raffaele Veneziani, sindaco di Rottofreno oltre che coordinatore provinciale Anci Emilia Romagna. Il rischio è quello di minare il già precario equilibrio che esiste tra i cittadini e amministratori locali.

Riqualificazione del comparto Borgo Faxhall e gestione richiedenti asilo, sono due degli temi principali citati dal primo cittadino Paolo Dosi in occasione del consueto appuntamento dello scambio degli auguri con la stampa. Ma non solo: il sindaco non ha sciolto la riserva sulla sua ricandidatura per preservare l’operato della sua giunta che ha strenuamente difeso da ogni attacco. Una posizione che ha di fatto confermato la debolezza della squadra? Tutt’altro, ci ha risposto il primo cittadino.

ACCOGLIENZA PROFUGHI, VIAGGIO IN ASP. A TUTTO TONDO

Il nostro viaggio tra gli enti che gestiscono l’accoglienza dei richiedenti asilo questa volta parte da Asp. L’Azienda Servizi alla Persona, oggetto di verifica da parte di un funzionario Onu per i rifugiati, in base ad una convenzione firmata con la Prefettura un anno fa, ha in gestione, ad oggi, 130 profughi suddivisi in 16 strutture, appartamenti o micro comunità. Nelle strutture vengono accolti nuclei familiari, con bambini anche molto piccoli, e donne singole spesso incinta dopo aver subito violenza nella terre d’origine. La sfida è gestire l’accoglienza nonostante le difficoltà del sistema nazionale che fa acqua da tutte le parti: occupare il tempo, la giornata a queste persone che arrivano in Italia con un livello di alfabetizzazione bassissimo. Ma occorre andare anche oltre la mera accoglienza, verso l’autonomia nella gestione quotidiana. E sulla guerra di cifre scatenata qualche settimana fa con la Prefettura, abbiamo raccolto la testimonianza del direttore generale.

DALLA PIAZZA ALLA RETE: COME CAMBIA LO SPACCIO. A TUTTO TONDO

Dalla piazza alla rete. Cambiano i luoghi dello spaccio, così come cambiano le modalità di assunzione. Nella piazza del web si trova di tutto dai cd, alla droga fino alle armi. Vi si accede non attraverso i motori di ricerca tradizionali, ma una volta all’interno si può acquistare di tutto. Questo è lo specchio di una modalità diversa del consumo che va conosciuto e studiato, corrispondente ad una evoluzione del fenomeno. Per questo motivo c’è un gran bisogno di sensibilizzare e informare i giovani sul tema del consumo di sostanze; legati alla tossicodipendenza esistono ancora troppi stigmi, il progetto Ops del Sert di Piacenza è nato proprio per questo.

Non esiste una classifica delle emergenze, sarebbe come aizzare una guerra tra poveri, ma non si può nemmeno far finta che la povertà che bussa ogni giorno alle porta delle parrocchie della città non esista. E’ il pensiero di don Pietro Cesena, parroco di Borgotrebbia, dove ogni giorno arrivano uomini e donne alla ricerca di un lavoro e ancora peggio di cibo per la famiglia. In mezzo a questa emergenza ne esiste un’altra, più recente ma altrettanto grave, quella legata all’accoglienza dei profughi. Ma se mancano le regole per organizzarla quest’accoglienza, inevitabilmente il malessere sarà sempre più diffuso e difficile da gestire.

LE CONTRADDIZIONI DELL’ACCOGLIENZA. INTERVISTA A DON PIETRO CESENA

E’ una povertà crescente quella che ogni giorno bussa alla porta delle parrocchie delle periferie cittadine, succede anche dalle nostre parti, nonostante Piacenza sia una città ricca e benestante. Ma non per tutti. Padri e madri di famiglia che non ce la fanno con la spesa e le bollette a cui si aggiungono la mancanza di un lavoro stabile e la difficoltà a gestire i rapporti umani e gli affetti familiari, spesso i primi a risentire negativamente della situazione di difficoltà.  A questo si aggiunge un’altra emergenza quella dei profughi, che vanno a rinfoltire quel già troppo nutrito esercito di persone che non ce la fanno. Eppure non si può far finta di nulla, voltarsi dall’altra parte o fingere che il problema non esista. Mettere la testa sotto la sabbia e non pensare che uomini e donne sono disposti a fare migliaia di chilometri a piedi per poi imbarcarsi su mezzi di fortuna per arrivare in italia, non è corretto. Ma non si può nemmeno ignorare il disagio e le fragilità che ogni giorno si incontrano per le nostre strade, a due passi dalle nostre case. Di seguito la lunga intervista a Don Pietro Cesena, parroco di Borgotrebbia

MORCONE: “I SINDACI NON POSSONO DIRE NO ALL’ACCOGLIENZA”

“I sindaci non possono dire no all’accoglienza, si rendano protagonisti del territorio”. Suona come un monito quello che il prefetto Mario Morcone rivolge ai sindaci che si sono rifiutati, negli ultimi anni, di ospitare i richiedenti asilo nei loro comuni. E’ troppo facile dire no, insomma, al contrario si rendano protagonisti dei propri territori. Si parla di equa distribuzione, di responsabilità degli enti locali e di aspettative dei cittadini nell’incontro organizzato dalla Provincia. Ma quello che più viene contestato è un sistema accoglienza che non funziona. Nel senso che il richiedente asilo dovrebbe essere seguito, impegnato nel corso della sua permanenza, in modo da essere soggetto attivo della vita del territorio che lo ospita e nel contempo poter contare su un appoggio anche una volta terminato il percorso.

GESTIONE PROFUGHI: COSA NON E’ FUNZIONATO?

Prima o poi questo momento sarebbe arrivato. Opporsi costantemente all’arrivo e alla gestione dei richiedenti asilo ha portato a ben poco, praticamente nulla. Nel senso che ha solo posticipato un evento che sarebbe arrivato, prima o poi. Perchè, fin da un anno e mezzo a questa parte, alcuni comuni si sono detti disponibili all’ospitalità e altri no? Il risultato è sotto gli occhi di tutti: una netta sproporzione tra i territori della provincia. Perchè non si sono create regole che gestissero questa ospitalità, anche interne dal momento che per lo Stato basta dare vitto e alloggio senza alcun progetto di accoglienza a questi profughi? Eppure qualche esempio virtuosi esiste anche in provincia di Piacenza, in un caso due ragazzi del Mali sono stati assunti e oggi lavorano in un’azienda del territorio. Quello che è carente è la gestione dell’accoglienza. Ma non solo anche il post – accoglienza. Nel senso che terminato il periodo questi ragazzi sono fuori senza casa e soprattutto senza un lavoro, fatta eccezione di qualche raro caso. La Prefettura si trova a gestire una situazione che non le appartiene per vocazione, nel senso che non fa parte dei comuni che al contrario sono chiamati a gestirli, i propri territori. E allora in attesa che qualcosa cambi dall’alto, forse sarebbe il caso che ognuno si prendesse le proprie responsabilità.

LaPresse04-05-2011 Taranto (Italia)CronacaTaranto, arrivo dei profughi libici da LampedusaNella foto: l'arrivo dei profughiLaPresse04-05-2011 Taranto (Italy)NewsTaranto, libyan refugees from Lampedusa to the Taranto harbourIn the pict: libyan refugees

PROFUGHI, IL MONDO FUORI DOPO L’ACCOGLIENZA. A TUTTO TONDO

Siamo stati a Ponte dell’Olio, uno dei comuni della provincia che fin da subito, volente o meno, ha accolto i primi gruppi di richiedenti asilo. Dopo i primi mal di pancia da parte dei residenti, le acque si sono calmate e oggi tutto fila liscio. Questo grazie anche al percorso che comune e cooperativa Ippogrifo hanno impostato con questi ragazzi. Corsi di italiano, brevi periodi di lavori socialmente utili, corsi alla scuola edile per imparare un mestiere. E poi la costante ed assidua presenza degli operatori che, giornalmente, seguono i ragazzi anche le incombenze burocratiche. Due di loro hanno travato lavoro in un ditta del paese. Ma per la maggior parte la storia è diversa. Nel senso che terminati i due anni hanno i documenti ma nulla che li faccia sentire indipendenti. Non hanno un lavoro né una casa, sebbene il loro percorso sia terminato. Nulla di irregolare perchè questo è il sistema. La realtà però è un’altra.

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