Non una fatalità, ma una morte annunciata. Così in molti oggi definiscono la tragica morte dell’operaio lungo i binari della ferrovia, mentre si recava al lavoro. La Filt Cgil già “dal 2022 ha denunciato come le condizioni di sicurezza degli spostamenti da e verso i poli logistici del territorio – da Piacenza a Castel San Giovanni, da Monticelli a Fiorenzuola – siano gravemente inadeguate rispetto alle migliaia di lavoratrici e lavoratori che ogni giorno li raggiungono. Strade, percorsi e collegamenti non sono pensati per chi si muove a piedi o con mezzi pubblici, costringendo troppe persone a esporsi a rischi evidenti. L’attraversamento ferroviario tra via Bazzani e via Modena (dove è avvenuta la tragedia) pur essendo vietato, è da tempo utilizzato proprio per l’assenza di alternative sicure. È un passaggio noto, pericoloso, un vero e proprio passaggio killer che deve essere immediatamente chiuso, accompagnando questa scelta con soluzioni concrete che garantiscano un accesso sicuro ai luoghi di lavoro. Serve un’assunzione di responsabilità collettiva e immediata per interrompere questo passaggio prima di dover piangere un’altra vittima; mettere in sicurezza gli accessi ai poli logistici e costruire alternative praticabili, come un attraversamento sopraelevato. La sicurezza nel lavoro e negli spostamenti non è un optional. È un diritto che va garantito, sempre”.
Anche Legambiente si esprime sulla morte dell’operaio denunciando come “negli ultimi 30 anni abbiamo cercato in tutti i modi di dimostrare le gravi anomalie che hanno determinato lo sviluppo del polo logistico piacentino ma anche provinciale, soprattutto nelle procedure di pianificazione e di autorizzazione degli insediamenti, senza adeguate valutazioni ambientali e senza un governo complessivo dell’impattante comparto produttivo. Oggi ci limitiamo a sottolineare la questione della sicurezza del raggiungimento del posto di lavoro al polo logistico di Le Mose. Anche recentemente, in occasione della discussione del PUT (Piano Urbano del Traffico) di Piacenza abbiamo trasmesso all’Amministrazione una specifica osservazione riguardo il potenziamento della linea autobus 19. La soluzione non è tuttavia aumentare il numero delle corse ma studiare, in collaborazione con il mobility manager del Polo Logistico (se esiste) soluzioni per favorire l’utilizzo del trasporto pubblico e della bicicletta. Considerando che gli orari di inizio e termine dei turni sono diversi a seconda degli operatori logistici interessati si potrebbe attivare una
sorta di servizio “tuobus” per la logistica, supportato da un’adeguata e massiccia campagna informativa”. E’ stata recepita questa richiesta? E’ stata messa in sicurezza e completata la pista ciclabile sulla strada Caorsana? E sulla via Emilia Parmense? Perché con i fondi del PNRR non è stata
avviata la progettazione della linea ferroviaria di superficie (detta metropolitana leggera) che sfruttando i binari già esistenti avrebbe potuto agevolmente offrire una seria opportunità di movimento economica e sicura alle migliaia di lavoratori della logistica? Lo abbiamo chiesto nel PUG, nel PUMS, nel PUT, nel PTCP, nel PTAV, nel PRIT, ecc. purtroppo senza risultati”.
Alternativa per Piacenza, insieme a Alleanza Verdi Sinistra, Rifondazione Comunista e Movimento 5 Stelle, definisce quanto accaduto “non solo una tragedia individuale. È lo specchio di una città, la nostra. Una città in cui si sono consolidati negli anni, citiamo una frase della magistratura, rapporti vischiosi, dove il profitto e la voracità economica hanno spesso prevalso sulla solidarietà, sulla sicurezza vera e sulla tutela dei diritti del lavoro. Una città dove interi pezzi di economia si reggono su lavoratori invisibili, costretti a lunghe attese davanti agli uffici della questura per poter lavorare in regola, a condizioni difficili, a spostamenti insicuri.
La responsabilità morale di quanto accaduto non è di uno solo. È diffusa. È di un sistema che tollera, giustifica, chiude un occhio. Noi di ApP non ci stiamo.
Già nel 2022, nel nostro Libro Giallo, indicavamo una direzione chiara: pianificare la massima implementazione possibile del trasporto pubblico locale e realizzare una rete ciclabile e pedonale sicura da e per il polo logistico. Non è un dettaglio tecnico. È una scelta politica: decidere se mettere al centro le persone o continuare a sacrificare tutto sull’altare della velocità e del profitto.
Oggi quella proposta, non raccolta, torna con forza ancora maggiore.
Perché la sicurezza non è uno slogan. È la possibilità concreta di arrivare al lavoro e tornare a casa vivi. E perché una città giusta si misura da come tratta i più deboli, non da quanto produce”.













