ISTITUTI COMPRENSIVI, GROSSI: “ABBIAMO CERCATO DI RISOLVERE LE CRITICITA’ DEGLI SPOSTAMENTI FISICI. MA LA CONTINUITA’ NON E’ UN DIRITTO COSTITUZIONALE”

La rivoluzione degli istituti comprensivi, operativi dal prossimo settembre, coinvolge 8700 studenti e circa 1200 dipendenti tra docenti e personale amministrativo e Ata; “un processo complesso a cui si è arrivati a step, come hanno fatto anche le altre città capoluogo della regione Emilia Romagna” è stata la premessa del direttore dell’Ufficio Scolastico provinciale Andrea Grossi nel corso dell’audizione in commissione richiesta dalla minoranza.

“Un percorso che non è ancora possibile dettagliare, perché non vi sono ancora le definizioni dell’organico che prenderà servizio da settembre – ha spiegato Grossi – i ruoli e le competenze sono molteplici, poi ci sono le famiglie con cui abbiamo fatto incontri e a cui abbiamo cercato di spiegare l’intero processo e affrontato le varie criticità, che hanno riguardato soprattutto le primarie di secondo grado dove abbiamo incontrato più volte i  genitori per far capire loro il senso del nostro lavoro”.

Ecco i numeri delle iscrizioni per l’anno scolastico 2026/2027 nelle scuole cittadine; “dati che non si discostano di troppo da quelli dell’anno scolastico in corso” ha specificato Grossi. Gli iscritti alla scuola dell’infanzia sono 1480 (+17 rispetto all’anno precedente), 746 gli iscritti alla primaria (-81 rispetto all’anno precedente), 976 gli alunni delle scuole primarie di secondo grado (+56 rispetto all’anno scorso). “I comprensivi – ha riassunto il direttore dell’Ufficio Scolastico – non hanno sconvolto più di tanto gli assetti alle iscrizioni da parte dei genitori”. Dato che proiettati nel nuovo assetto sono così distribuiti:  1121 studenti all’istituto comprensivo n.1 (Mazzini e Nicolini secondarie primo grado, Mazzini e Giordani primarie, Mazzini infanzia); 974 studenti al comprensivo n.2 (Alberoni e Pontieri secondarie primo grado, Alberoni Mucinasso e San Lazzaro primarie, Alberoni Borghetto Gerbido infanzia); 853 studenti all’istituto comprensivo n.3 (Calvino via Stradella secondaria prima grado, De Gasperi S.Antonio e 25 Aprile primarie, De Gasperi Fratelli Grimm infanzia); 1331 alunni all’istituto comprensivo n.4 (Anna Frank secondaria primo grado, Caduti sul Lavoro e De Amicis primaria, Moro, Rodari, Farnesiana infanzia); 1163 studenti all’istituto comprensivo n.5 (Dante secondaria primo grado, Vittorino primaria, Dante e Collodi infanzia); 1155 studenti all’istituto comprensivo n.6 (Carducci secondaria primo grado, Due Giugno e Carella primaria, Due Giugno, Carella e Barbattini infanzia); 917 studenti al comprensivo n.7 (Ex Manifattura Tabacchi secondaria primo grado, Pezzani e Taverna primarie, Taverna e Cervini infanzia); 924 alunni all’istituto comprensivo n.8 (Calvino Boscarelli secondaria prima grado, Don Minzoni primaria, Don Minzoni, Besurica, Andersen infanzia). “Dati iniziali – ha commentato Grossi – che potranno oscillare di poco, ma non in modo significativo; nei prossimi anni invece dovremmo fare i conti con il calo demografico”.

“Per quanto riguarda il numero dei docenti non vi è ancora un dato preciso, ma le previsioni sono abbastanza affidabili – ha confermato il direttore Grossi – per la primaria i docenti titolari (cioè a tempo indeterminato) sono 372, per la secondaria di primo grado circa 200. I docenti la cui scuola è dislocata su più plessi ( come ad esempio la media Calvino), potranno esprimere una preferenza e in base alle graduatorie dell’istituto potranno essere accontentati. Il personale amministrativo titolare invece si attesta a 37 e quello Ata a un centinaio”.

Nella relazione, il direttore Grossi ha esaminato anche le criticità principali che, in alcuni casi, sono confluite in proteste vibranti; “il primo tema – ha spiegato – riguarda lo spostamento fisico. Abbiamo studiato la situazione considerando che il plesso dei Pontieri non sarà ancora completato a settembre: per cui abbiamo definito che la media Calvino avrà alcune classi che si sposteranno alla ex Manifattura Tabacchi, si tratta delle classi già attive (prime e seconde attuali, le terze resteranno in via Boscarelli).
Alla scuola Dante lo spostamento di alcune classi non partirà da subito. Per cui abbiamo due classi seconde e due classi prime che amministrativamente vengono attribuite all’istituto comprensivo 2 (scuola Pontieri), ma che vi si trasferiranno a partire dal 2027. Queste classi – ha proseguito Grossi – potranno anche completare il loro percorso di studi restando nell’edificio attuale della media Dante”.

“Dalle rilevazioni abbiamo capito che c’era un tema legato alla continuità legata alla scuola media Faustini. Qui – spiega il direttore dell’ufficio scolastico – abbiamo incontrato i genitori, ragionato, ma la situazione non si è sbloccata. D’intesa con il dirigente Silvestri abbiamo pensato di spostare l’attuale classe prima dalla sede dell’Alberoni al plesso Mazzini in modo che l’anno prossimo entri nel comprensivo 1 e così facendo possa avere maggiore tasso di continuità. Abbiamo fatto il possibile per venire incontro alle esigenze di tutti, ma la continuità non è un diritto costituzionale” ha concluso Grossi.

L’assessore Mario Dadati ha annunciato le novità che riguardano il trasporto pubblico locale per facilitare gli spostamenti degli studenti e venire incontro alle richieste dei dirigenti. “La dirigente Solari aveva chiesto un addetto alla sicurezza sulla linea 12 e la dirigente Stefanelli il prolungamento del trasporto da Vallera alla scuola Calvino per proseguire fino alla ex Manifattura Tabacchi e alla Genocchi. Entro l’estate – ha annunciato Dadati – sarà disponibile una guida digitale con le linee di trasporto pubblico locale, pedibus e piste ciclabile dedicata agli studenti per il raggiungimento delle scuole”.

giusto riconoscere lo sforzo che si sta facendo. “Come tutte le trasformazioni  anche questa ha una sua complessità – ha commentato il consigliere Trespidi –  che ha trovato, a mio modo di vedere, inizialmente una prima criticità nella carenza di comunicazione alle famiglie” ha detto rivolgendosi all’assessore Dadati che ha ammesso la sua responsabilità.
“Già nella delibera del 18 marzo 2024 – ha proseguito Trespidi – veniva evidenziata la criticità dell’istituto comprensivo 2, rispetto alla lontananza della media Pontieri alle frazioni di Mucinasso, Gerbido e Borghetto; con questa organizzazione non si rispetta il criterio della limitazione dello spostamento fisico che in realtà dovrebbe essere alla base degli istituti comprensivi. Vi faccio una proposta che vi prego di considerare: spostare Gerbido, Mucinasso, San Lazzaro e Borghetto all’istituto comprensivo 4, destinazione certamente più naturale rispetto al n.2”. “Il prossimo anno – ha risposto l’assessore Dadati – sarà fondamentale per valutare eventuali criticità e possibili modifiche da apportare”.

 

 

 

 

SALUTE FEMMINILE, UNA SETTIMANA DI EVENTI IN ROSA. BARDASI: “LAVORIAMO PER UN REALE BILANCIO DI GENERE”

Una settimana di servizi gratuiti dedicati alla salute della donna, estesi a tutti i presidi ospedalieri della provincia e alla casa della comunità. Dal 22 al 29 aprile sarà l’Open Week organizzata dalla fondazione Onda, osservatorio nazionale sulla salute femminile, a cui ha aderito anche l’azienda sanitaria di Piacenza.

Obiettivo dell’evento, che lo scorso anno ha registrato grande partecipazione di pubblico e di professionisti e riscosso molte adesioni, è offrire alle donne concrete occasioni di informazione, prevenzione e cura, valorizzando un approccio alla medicina attento alle specificità femminili e alle diverse fasi della vita delle donne.
Tante le iniziative disponibili: servizi clinici, diagnostici e consultoriali in ambiti specialistici quali cardiologia, colonproctologia, dermatologia, dietologia e nutrizione, endocrinologia, ginecologia e ostetricia, oncologia, pneumologia, psichiatria, reumatologia e senologia. Un ampio il ventaglio di possibilità dedicato alle donne grazie alla disponibilità di oltre cinquantina di professionisti appartenenti di diverse unità unite in un lavoro corale che ribadisce il valore della prevenzione e dell’attenzione verso la salute femminile.

Durante la settimana saranno proposte numerose iniziative. Tra queste, visite uroginecologiche e coloproctologiche dedicate alle donne tra i 40 e i 70 anni, consulenze reumatologiche e incontri di orientamento sui rischi trombotici in gravidanza. Sono previsti anche momenti di ascolto attraverso colloqui psicologici telefonici e attività dedicate alla prevenzione respiratoria con screening asmatici rivolti alle ragazze e alle giovani donne. Per le venticinquenni è stato predisposto un percorso integrato che unisce vaccinazione anti-HPV e Pap-test, un’iniziativa pensata per rafforzare l’adesione agli screening e offrire in un’unica occasione due importanti strumenti di prevenzione.

utti gli appuntamenti della settimana, con le indicazioni relative a date, sedi e modalità di prenotazione, sono disponibili sul sito istituzionale dell’Ausl di Piacenza (www.ausl.pc.it) e sulla piattaforma Bollini Rosa (www.bollinirosa.it). La Settimana della prevenzione al femminile rappresenta un invito aperto a tutte le donne del territorio: un’occasione per avvicinarsi ai servizi sanitari, per conoscere nuove opportunità di prevenzione e per dedicare attenzione al proprio benessere attraverso un percorso che unisce professionalità, accoglienza e cura.

APP, AVS E RIFONDAZIONE SCRIVONO A SINDACA E PRESIDENTE DELLA PROVINCIA “LOGISTICA, PER NOI IL LIMITE È SUPERATO”

“Vogliamo una città che tuteli persone e lavoro oppure no?” E’ la domanda che Alternativa per Piacenza, Alleanza Verdi Sinistra e Rifondazione Comunista rivolgono alla sindaca Tarasconi e alla presidente della Provincia Patelli in una lettera aperta sul tema della logistica. La richiesta è di prendere in carico le evidenti problematiche che riguardano la sicurezza e la mobilità dei lavoratori, necessità resa ancora più impellente dalla morte del giovane lavoratore del polo logistico che ha perso la vita attraversando i binari della ferrovia a Montale.

A Piacenza la logistica la conosciamo tutti. Sappiamo che porta lavoro (troppo spesso povero, dequalificato e precario), ma sappiamo anche quanto pesa: traffico, inquinamento, consumo di territorio, vite complicate per chi ci lavora. Da anni sentiamo le stesse frasi: è cresciuta senza regole”, serve più controllo”, bisogna trovare un equilibrio”. Poi però, quando si propone di fermarsi un attimo, arriva sempre la solita risposta:non si può bloccare lo sviluppo”.

Ma dopo quello che è successo il 2 aprile la morte di un ragazzo lavoratore di soli 21 anni diciamolo chiaramente: questo equilibrio non c’è. Non c’è mai stato.
Le aziende fanno quello che vogliono: camion su camion, capannoni su capannoni, territorio che sparisce. E intanto c’è chi lavora in condizioni pesanti, difficili e spesso deve anche rischiare la vita solo per andare e tornare dal lavoro. Per noi il limite è stato superato.

Adesso si parla di uno studio della Provincia, ma ancora una volta senza ascoltare davvero chi questi problemi li denuncia da anni, studi di tecnici amministrativi che portano soluzioni che rispondono solo ad una parte del problema e non considerano la questione a 360°, questo dovrebbe essere il compito di chi governa il territorio in nome dei cittadini, ma non lo fa o lo fa con superficialità. 

Allora diciamo due cose semplici, concrete: fermiamoci. Subito. Il PUG deve essere il momento per dire basta: nessun nuovo metro di logistica finché non si sistemano i problemi che già abbiamo.

Sicurezza per chi lavora. Subito. Non è normale che centinaia di persone vadano a lavorare rischiando ogni giorno. Servono:piste ciclabili vere fino a Le Mose; collegamenti sicuri lungo la via Emilia o la ferrovia; autobus navette dedicati, con orari che seguano i turni il cui costo va interamente posto a carico della logistica che lucra sul lavoro. Guai a porla anche solo parzialmente a carico dei cittadini!

Le soluzioni ci sono già. Manca solo la volontà.

Qui non si tratta di essere contro lo sviluppo. Si tratta di scegliere che tipo di sviluppo vogliamo. E soprattutto: se vogliamo una città che tutela le persone, oppure no.

PROF. GARATTINI: “LA PREVENZIONE E’ UNA RIVOLUZIONE CULTURALE”

Il concetto di salute non dipende solo dalla medicina, ma dal comportamento di ognuno di noi; la prevenzione? basta volerla, ma non è così scontata. Il professor Silvio Garattini, fondatore e presidente dell’Istituto di Ricerche Farmacologiche Mario Negri è molto chiaro, talvolta anche spiazzante, nel sostenere che la prevenzione è totalmente nelle nostre mani, basta solo capirlo e volerlo. Ospite, insieme al diabetologo Maurizio Bianco e al campione olimpico Andrea Dallavalle, del primo incontro dei Mercoledì della Medicina, Garattini ha portato esempi concreti che ben fanno capire quanto già la prevenzione stessa sia cura. La dipendenza dal fumo, in Italia si contano 12 milioni di fumatori, è fattore di rischio di 27 malattie, non solo del tumore ai polmoni, poi c’è l’alcool, i giochi d’azzardo per cui si spendono 160 miliardi, molto più di ciò che si spende per la salute. Dormire almeno 7 ore al giorno, mangiare poco e bene e muoversi regolarmente certamente contribuiscono a vivere meglio e più a lungo.

Poi ci sono i rapporti sociali, che influiscono in modo pesante sulla prevenzione di alcune patologie. Il professor Garattini ha condotto uno studio su due mila 80enni seguiti per 15 anni, per capire quale fosse il fattore di rischio per la demenza senile. E’ emerso che il ritiro sociale accelera le carenze cognitive. E’ chiaro che la parte del leone, in questo scenario, la fa l’aspetto culturale: capire cioè che la salute non dipende esclusivamente dalla medicina. Chi ha maggiore scolarità si cura di più e meglio; parlare di cultura della salute sarebbe fondamentale anche nelle scuole superiori, come materia di studio: “i medici- ha detto Garattini – hanno seguito di più la via delle cure, ma si sono dimenticato che la maggior parte delle malattie sono evitabili, non piovono da cielo”.

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A PIERLUIGI MAGNASCHI LA BENEMERENZA CIVICA. LA CERIMONIA L’11 MAGGIO

Si è riunita oggi la Commissione chiamata, come da Regolamento comunale, a valutare le candidature pervenute per la 

benemerenza civica “Piacenza Primogenita d’Italia”, presieduta dalla sindaca Katia Tarasconi e composta dalla presidente del Consiglio comunale Paola Gazzolo, dai capigruppo consiliari e da due membri esterni, in rappresentanza del tessuto sportivo e culturale del territorio: Robert Gionelli e Danilo Anelli.

Nell’occasione, alla luce delle tre candidature presentate, la Commissione all’unanimità ha deciso di attribuire l’onorificenza al giornalista Pierluigi Magnaschi, una tra le firme più autorevoli del panorama italiano dell’informazione. Laureato in Agraria, ha iniziato la carriera nel 1974 al quotidiano cattolico “Avvenire”, distinguendosi rapidamente per competenza e capacità organizzativa. Ha diretto testate storiche come “Milano Finanza”, La Domenica del Corriere” e l’agenzia Ansa. E’ attualmente direttore del quotidiano economico-giuridico “Italia Oggi”, incarico che ricopre – per la terza volta – dal 2009. Con oltre cinquant’anni di esperienza, è riconosciuto per lo stile diretto e indipendente, l’attenzione al lettore e la capacità di innovare e gestire redazioni. Vincitore del premio giornalistico “Walter Tobagi”, è considerato un punto di riferimento per il giornalismo italiano contemporaneo.

Nel riconoscere, nel percorso di vita e professionale di Pierluigi Magnaschi, i principi di solidarietà e coesione sociale che la benemerenza civica richiama, ratificandone ufficialmente la designazione per la cerimonia che si terrà lunedì 11 maggio prossimo, la Commissione ha espresso una significativa considerazione anche per le altre due candidature pervenute: ovvero quelle dell’ex schermidore azzurro Alessandro Bossalini, medaglia di bronzo nella spada a squadre agli Europei del 2003 e figura di spicco nella scherma italiana, presentata dal Circolo della Scherma “G. Pettorelli” e del critico cinematografico e giornalista Giulio Cattivelli (alla memoria), storica firma del quotidiano “Libertà” e tra i principali animatori della cultura cinematografica a Piacenza nel secondo Novecento, presentata dall’ex sindaco Stefano Pareti a nome di quattro associazioni cittadine (Famiglia Piasinteina, Amici della Lirica, Amici del Teatro Gioco Vita e Cinemaniaci).

CRISI REALCO: COMUNI DI PIACENZA E CASTEL SAN GIOVANNI INSIEME AI SINDACATI PER “SALVAGUARDARE LA CONTINUITA’ OCCUPAZIONALE”

“Chiediamo soluzioni concrete, chiare e tempestive per i 60 dipendenti dei quattro punti vendita del Gruppo Realco gestiti dalla società Gedis: a quasi due mesi di distanza dalla chiusura dei negozi di Piacenza e Castelsangiovanni, non sono ancora stati erogati i pagamenti della cassa integrazione, che costituisce uno strumento essenziale e doveroso a sostegno dei lavoratori coinvolti e per le loro famiglie. E’ una questione di dignità e rispetto su cui le nostre Amministrazioni continuano a tenere alta l’attenzione, insieme alle categorie Filcams Cgil, Fisascat Cisl, Uiltucs e all’assessorato regionale al Lavoro”. Queste le parole di Katia Tarasconi e Valentina Stragliati, sindache dei due Comuni interessati sul nostro territorio, al termine dell’incontro con i funzionari sindacali e le rappresentanze dei lavoratori Rsa tenutosi questa mattina a Palazzo Mercanti.

Una riunione da cui esce con forza il messaggio di un impegno univoco per salvaguardare la continuità occupazionale e garantire, al personale dei quattro negozi costretti ad abbassare le serrande – l’insegna Ecu in viale Dante, i supermercati Sigma alla Farnesiana, a Borgo Faxhall e Castelsangiovanni – tutto il supporto necessario, “non solo nell’ambito del Tavolo attivato dalla Regione a seguito della crisi Realco, che ha travolto 13 esercizi commerciali in Emilia Romagna, dalla nostra provincia sino a Imola – proseguono Tarasconi e Stragliati – ma anche facendo luce sulle mancate risposte e sui ritardi, che riteniamo inaccettabili, nella gestione delle pratiche amministrative a tutela dei lavoratori. Come avevamo già affermato sin dall’inizio di questo percorso, pur non avendo competenza diretta né alcun potere di intervento in materia di vertenze sindacali, ci sentiamo direttamente coinvolte di fronte a un’emergenza che incide in modo pesante sulla vita quotidiana di decine di famiglie e che richiede, oggi più che mai, che le istituzioni facciano squadra in modo compatto e determinato”.
Accanto a loro, nella sala Giunta del Municipio questa mattina, Marco Pascai per Filcams Cgil, Marco Alquati di Fisascat Cisl, Vincenzo Guerriero per Uiltucs, unitamente a Ombretta Vigevani e Patrizio Musselli per le Rsa di Sigma Farnesiana, Lucia Albertelli per le Rsa di Borgo Faxhall. “L’incontro odierno non è stato un passaggio formale – sottolineano – ma un momento importante di confronto, con l’obiettivo condiviso di affrontare questa crisi trovando soluzioni efficaci per mantenere tutti i posti di lavoro e, al tempo stesso, un servizio di qualità che rappresentava un punto di riferimento per la comunità. Oggi non possiamo che ribadire il forte rammarico per il mancato rispetto dell’annunciato accordo con una primaria banca regionale per l’anticipo della cassa integrazione: una promessa andata a vuoto su cui, come parti sindacali, non abbiamo sinora riscontri concreti né atti ufficiali. Continueremo a monitorare l’evolversi della situazione, anche insieme alle Amministrazioni comunali di Piacenza e Castelsangiovanni che ringraziamo per la loro partecipazione attiva nel vigilare, insieme alle parti sindacali, su una crisi che sta colpendo duramente tante famiglie”.

OPERAIO DEL POLO LOGISTICO TRAVOLTO SUI BINARI, PER MOLTI “UNA MORTE ANNUNCIATA”

Non una fatalità, ma una morte annunciata. Così in molti oggi definiscono la tragica morte dell’operaio lungo i binari della ferrovia, mentre si recava al lavoro. La Filt Cgil già “dal 2022 ha denunciato come le condizioni di sicurezza degli spostamenti da e verso i poli logistici del territorio – da Piacenza a Castel San Giovanni, da Monticelli a Fiorenzuola – siano gravemente inadeguate rispetto alle migliaia di lavoratrici e lavoratori che ogni giorno li raggiungono. Strade, percorsi e collegamenti non sono pensati per chi si muove a piedi o con mezzi pubblici, costringendo troppe persone a esporsi a rischi evidenti. L’attraversamento ferroviario tra via Bazzani e via Modena (dove è avvenuta la tragedia) pur essendo vietato, è da tempo utilizzato proprio per l’assenza di alternative sicure. È un passaggio noto, pericoloso, un vero e proprio passaggio killer che deve essere immediatamente chiuso, accompagnando questa scelta con soluzioni concrete che garantiscano un accesso sicuro ai luoghi di lavoro. Serve un’assunzione di responsabilità collettiva e immediata per interrompere questo passaggio prima di dover piangere un’altra vittima; mettere in sicurezza gli accessi ai poli logistici e costruire alternative praticabili, come un attraversamento sopraelevato. La sicurezza nel lavoro e negli spostamenti non è un optional. È un diritto che va garantito, sempre”.

Anche Legambiente si esprime sulla morte dell’operaio denunciando come “negli ultimi 30 anni abbiamo cercato in tutti i modi di dimostrare le gravi anomalie  che hanno determinato lo sviluppo del polo logistico piacentino ma anche provinciale, soprattutto nelle procedure di pianificazione e di autorizzazione degli insediamenti, senza adeguate valutazioni ambientali e senza un governo complessivo dell’impattante comparto produttivo. Oggi ci limitiamo a sottolineare la questione della sicurezza del raggiungimento del posto di lavoro al polo logistico di Le Mose. Anche recentemente, in occasione della discussione del PUT (Piano Urbano del Traffico) di Piacenza abbiamo trasmesso all’Amministrazione una specifica osservazione riguardo il potenziamento della linea autobus 19. La soluzione non è tuttavia aumentare il numero delle corse ma studiare, in collaborazione con il mobility manager del Polo Logistico (se esiste) soluzioni per favorire l’utilizzo del trasporto pubblico e della bicicletta. Considerando che gli orari di inizio e termine dei turni sono diversi a seconda degli operatori logistici interessati si potrebbe attivare una
sorta di servizio “tuobus” per la logistica, supportato da un’adeguata e massiccia campagna informativa”. E’ stata recepita questa richiesta? E’ stata messa in sicurezza e completata la pista ciclabile sulla strada Caorsana? E sulla via Emilia Parmense? Perché con i fondi del PNRR non è stata
avviata la progettazione della linea ferroviaria di superficie (detta metropolitana leggera) che sfruttando i binari già esistenti avrebbe potuto agevolmente offrire una seria opportunità di movimento economica e sicura alle migliaia di lavoratori della logistica? Lo abbiamo chiesto nel PUG, nel PUMS, nel PUT, nel PTCP, nel PTAV, nel PRIT, ecc. purtroppo senza risultati”.

Alternativa per Piacenza, insieme a Alleanza Verdi Sinistra, Rifondazione Comunista e Movimento 5 Stelle, definisce quanto accaduto “non solo una tragedia individuale. È lo specchio di una città, la nostra. Una città in cui si sono consolidati negli anni, citiamo una frase della magistratura, rapporti vischiosi, dove il profitto e la voracità economica hanno spesso prevalso sulla solidarietà, sulla sicurezza vera e sulla tutela dei diritti del lavoro. Una città dove interi pezzi di economia si reggono su lavoratori invisibili, costretti a lunghe attese davanti agli uffici della questura per poter lavorare in regola, a condizioni difficili, a spostamenti insicuri.
La responsabilità morale di quanto accaduto non è di uno solo. È diffusa. È di un sistema che tollera, giustifica, chiude un occhio. Noi di ApP non ci stiamo.
Già nel 2022, nel nostro Libro Giallo, indicavamo una direzione chiara: pianificare la massima implementazione possibile del trasporto pubblico locale e realizzare una rete ciclabile e pedonale sicura da e per il polo logistico. Non è un dettaglio tecnico. È una scelta politica: decidere se mettere al centro le persone o continuare a sacrificare tutto sull’altare della velocità e del profitto.
Oggi quella proposta, non raccolta, torna con forza ancora maggiore.
Perché la sicurezza non è uno slogan. È la possibilità concreta di arrivare al lavoro e tornare a casa vivi. E perché una città giusta si misura da come tratta i più deboli, non da quanto produce”.

MUSEO STORIA NATURALE: PRIMO SOPRALLUOGO AL PALAZZO DEL GOVERNATORE: AVVIATO IL PERCORSO PER IL NUOVO ALLESTIMENTO

Primo sopralluogo operativo per il neocostituito comitato chiamato a definire il futuro del Museo di Storia Naturale di Piacenza. Nei giorni scorsi i componenti del gruppo di lavoro hanno effettuato una prima visita agli spazi di Palazzo del Governatore, in piazza Cavalli, destinati ad accogliere il nuovo museo.

Al sopralluogo erano presenti anche l’assessore alla Cultura e al Turismo Christian Fiazza e il presidente del comitato, nonché direttore dei Musei civici di Palazzo Farnese, Antonio Iommelli.

«Questo primo sopralluogo ha consentito al comitato di apprezzare pienamente la qualità e soprattutto la posizione straordinaria degli spazi che ospiteranno il nuovo museo: una collocazione centralissima, con affaccio diretto su Palazzo Gotico e su piazza Cavalli – sottolinea l’assessore Christian Fiazza –. Portare qui il Museo di Storia Naturale significa valorizzarlo al meglio, riportandolo nel cuore della città e rendendolo più accessibile, visibile e attrattivo.

Con il nuovo allestimento a Palazzo del Governatore si consolida un polo culturale e turistico di assoluto rilievo: da una parte Palazzo Gotico e il nuovo museo, dall’altra gli altri due grandi poli cittadini, Palazzo Farnese con i Musei civici e la Galleria Ricci Oddi con lo spazio XNL. Un sistema integrato che rafforza l’identità culturale di Piacenza e ne aumenta la capacità di attrazione».

Il comitato, composto da sei professionisti selezionati attraverso bando pubblico, riunisce competenze specifiche nei settori della gestione museale, dell’allestimento, della didattica e delle scienze naturali. La visita ha rappresentato il primo passaggio concreto per valutare le potenzialità degli spazi e avviare la definizione delle linee guida del nuovo allestimento.

Il progetto si inserisce in un percorso più ampio di rilancio del Museo di Storia Naturale, nato a metà degli anni Ottanta grazie al lavoro congiunto della Società piacentina di storia naturale, del Comune, della Provincia e dei principali soggetti depositari delle collezioni, tra cui il liceo Respighi e il Romagnosi. La prima sede fu individuata nel collegio Morigi, mentre dal 2008 il museo trovò collocazione nell’area dell’ex macello, nella cosiddetta ghiacciaia, con un percorso espositivo articolato su due piani e dedicato agli ecosistemi del territorio – pianura, collina, fiume e montagna.

Il museo ha ospitato nel tempo importanti collezioni, tra cui la collezione mineralogica Dosi – tuttora unico nucleo formalmente donato –, la collezione malacologica Della Marta e numerosi esemplari tassidermizzati, oltre a rappresentare un punto di riferimento per l’attività didattica rivolta alle scuole.

A seguito del trasferimento della ghiacciaia al Politecnico, oggi una parte significativa delle collezioni è temporaneamente ospitata a Palazzo Farnese, dove prosegue l’attività educativa e laboratoriale.

Il nuovo progetto punta a valorizzare questo patrimonio in una chiave aggiornata, sia dal punto di vista scientifico che didattico, collocando il museo in una posizione centrale e strategica per la città.

Nei prossimi giorni il Comune concluderà la fase di individuazione del progettista incaricato della nuova struttura museale. Il professionista lavorerà in stretta sinergia con il comitato, che avrà il compito di definire le linee guida scientifiche e didattiche su cui si baserà il progetto.

È previsto inoltre un momento di confronto con il Consiglio comunale dei ragazzi e delle ragazze, che potrà contribuire con proposte e suggerimenti sui contenuti e i linguaggi del nuovo museo.

Parallelamente, prenderanno avvio il 7 aprile i lavori di adeguamento e messa a norma degli spazi di Palazzo del Governatore. Una volta definito il progetto di allestimento, si procederà con la gara per l’affidamento della realizzazione.

La riapertura del Museo di Storia Naturale a Palazzo del Governatore rappresenterà un passaggio strategico non solo sul piano culturale e didattico, ma anche in chiave turistica, riportando nel cuore della città un presidio scientifico e divulgativo di grande valore.

CITTADELLA, CONSULTA “DALL’AMMINISTRAZIONE NESSUNA PRESA D’ATTO DEL DISASTRO”. SUL PERCORSO PARTECIPATIVO “CI SIAMO MA ALCUNI PUNTI SONO IMPRESCINDIBILI”

“La situazione di vuoto spettrale della piazza stravolta, chissà per quanto tempo, è avvilente non solo per la bruttezza in cui è stata ridotta ma perché era semplicemente prevedibile e prevista”. Lo sostiene la Consulta Ambiente e Territorio che sta prendendo al percorso partecipativo avanzato dal Comune per piazza Cittadella.

E a proposito di percorso partecipato prosegue “questo richiederebbe
quantomeno la presa d’atto che qualcosa è andato storto, che la fiducia ferrea nella decisione presa (parcheggio interrato), era effettivamente azzardata. Niente di tutto questo. La disponibilità alla partecipazione sembra quasi un
atto di liberalità, una faticosa concessione, ignorando completamente le cause che hanno prodotto il disastroso e costoso stallo attuale. E no, così non va bene, queste non sono le basi accettabili per favorire il recupero del livello minimo di fiducia necessaria al dialogo”. “Dispiace dunque constatare che ancora oggi si legge nella nota – di fronte all’evidenza dell’esito disastroso del progetto di parcheggio, non ci sia alcuna disponibilità al riconoscimento di legittimità ai dubbi e alle obiezioni che cittadini e associazioni da anni cercano meritoriamente di rappresentare”.

Come nel caso di Legambiente, anche la Consulta Ambiente e Territorio ha deciso, per senso di responsabilità, di portare contributi positivi come ha richiesto Arcadis, la società indicata per la riqualificazione. Per ridare smalto alla piazza, la Consulta individua alcuni punti imprescindibili: cancellare definitivamente l’ipotesi di parcheggio interrato e spostare quello di superficie in un’altra area come il cortile interno dell’ex caserma Nino Bixio (circa 50 posti auto), ma anche l’area SI.AL. ex demolitori fra via XXI aprile e via del Pontiere (stimati 350 posti auto) e l’area compresa fra via del Pontiere (ex passaggio a livello ferroviario di fronte a porta Borghetto) e il tiro a segno (stimati circa
1.000 posti auto). Un’altra priorità è ricostituire le condizioni di verde e di alberature utili come misure di adattamento ai cambiamenti climatici, non inferiore a quanto esisteva prima dell’abbattimento, anche se con essenze arboree e posizionamento eventualmente diverso; la riqualificazione dell’area antistante alla scuola Mazzini (in via Cittadella) per destinarla a funzioni
di accoglienza degli studenti a piedi o in bicicletta, senza traffico veicolare; la chiusura al traffico veicolare di via Cittadella, da pedonalizzare, almeno nel tratto compreso fra via Gregorio X e via Baciocchi; la possibile dotazione di una struttura leggera, che funga da ristoro/bar/locale di sosta
e di incontro per cittadini e visitatori di palazzo Farnese e dei musei civici, anche con funzioni di presidio per la sicurezza.

Rispetto al progetto di piazza Casali che è già stato approvato, la Consulta ci tiene a precisare che i due progetto di riqualificazione siano armonici e unitari, inoltre “nulla vieta che si possa prevedere una variante (nel progetto di piazza Casali) in base alla modifica della viabilità che oggi potrebbe essere possibile, mentre prima era condizionato dalla realizzazione del progetto del parcheggio interrato.

Per quanto riguarda invece le ex Scuderie di Maria Luigia “riteniamo che l’eventuale disponibilità dei locali e delle strutture dell’ex caserma Nino
Bixio, potrebbe rappresentare una significativa opportunità per rivedere la destinazione funzionale complessiva dell’ex caserma, a partire da una nuova destinazione del mercato coperto rionale”. Infine “la Consulta chiede che
venga previsto il tempo e lo spazio per una fase interlocutoria con Arcadis. Sarebbe necessario che a seguito di una prima bozza di progetto, i soggetti partecipanti al percorso, fossero chiamati ad una prima illustrazione per poter
formulare eventuali osservazioni o proposte integrative”.

LIVELLO DI OCCUPAZIONE STABILE NEL 2025, MA CRESCONO LE PERSONE IN CERCA DI LAVORO. RESTA AMPIO IL DIVARIO TRA UOMINI E DONNE

Si arresta nel 2025 il trend espansivo sperimentato nei due anni precedenti dal mercato del lavoro piacentino: a fronte di una stabilizzazione dei livelli occupazionali si è assistito infatti ad un aumento delle persone alla ricerca di un lavoro.
In base alle stime della Rilevazione campionaria sulle forze di lavoro dell’ISTAT, sono circa 134.000 gli occupati residenti in provincia di Piacenza nella media del 2025, lo stesso livello dell’anno precedente; l’occupazione cresce però tra gli uomini di mille unità (da 76 a 77mila) mentre diminuisce di una cifra
analoga tra le donne (da 58 a 57mila). Il tasso di occupazione riferito alla popolazione dai 15 ai 64 anni rimane così sostanzialmente invariato (72,1%, -0,1 p.p.), calando di 0,2 punti percentuali a livello maschile (all’80,0%), e di 0,1 punti a livello femminile (al 63,9%).

Le persone in cerca di occupazione, nella media del 2025, sono invece salite a 8 mila unità (mille in più rispetto a un anno prima), con il tasso di disoccupazione provinciale che aumenta al 5,8% (+0,5 punti
percentuali), arrivando al 5,3% per i maschi e al 6,5% per le femmine.

Le persone attive sul mercato del lavoro, infine, misurate dall’aggregato “forze di lavoro”, sono risultate così circa 143 mila, portando il tasso di attività al 76,7%, 0,5 punti percentuali in più a confronto col 2024.
Si tratta di 2mila unità circa in più per la componente maschile (mille occupati e mille disoccupati) e di mille circa in meno per quella femminile (provenienti però solo dall’occupazione). Tra gli uomini il tasso di attività è
all’84,6%, tra le donne al 68,4% .

Nonostante la stabilità dello stock complessivo, è possibile rilevare andamenti differenti dell’occupazione tra i diversi comparti dell’economia locale. In questa occasione emerge infatti come nel corso del 2025, da una parte, si sia quasi
del tutto esaurita (+0,4 mila unità) la spinta propulsiva sperimentata nel post-covid dal settore degli “altri servizi” (aggregato che comprende trasporti e logistica, servizi alla persona e alle imprese, alberghi e ristorazione), mentre segna finalmente un’inversione di tendenza l’occupazione del commercio (+2,3 mila), dopo un andamento decrescente nei cinque anni precedenti; d’altra parte, si osserva una leggera flessione per gli occupati in agricoltura (-0,9), nell’industria (-0,6) e nelle costruzioni (-0,5).

Se si mette a confronto il dato piacentino con gli altri contesti di riferimento, il tasso di occupazione complessivo colloca adesso Piacenza al 7° posto nella graduatoria delle 107 province e città metropolitane italiane, ancora nella “Top Ten”, ma con una perdita di 2 posizioni rispetto al 2024; è al pari con Parma (che però sale di 5 posizioni), ma dopo Bologna, Bolzano, Firenze, Ferrara, Milano e Cuneo. Con riferimento, infine, al tasso di disoccupazione (5,8%), l’ambito piacentino si colloca nel 2025 al 64° posto tra le province italiane, perdendo 16 posizioni
rispetto a un anno prima. Qui il gap rimane particolarmente evidente nel confronto con Lodi, oltre che con Cremona.

Osservando d’altra parte le differenze tra il mercato del lavoro maschile e il mercato del lavoro femminile, se consideriamo gli uomini, il tasso di occupazione piacentino, pari all’80,0%, è sempre in quarta posizione tra
le province italiane, risultando superiore anche a quello medio emiliano e a quello dell’area metropolitana milanese; il tasso di attività, all’84,6%, si trova in prima posizione nella graduatoria nazionale, mentre il tasso di disoccupazione (5,3%) registra invece il 64° posto (18 in più rispetto al 2024, e l’ultimo posto nel confronto con i territori vicini). Considerando invece le donne, con il tasso di attività (68,5%) Piacenza si colloca al 15°posto, con quello di
occupazione (63,9%) al 21° (perdendo 8 posizioni rispetto all’anno precedente), per scendere invece in 62° posizione con riferimento al tasso di disoccupazione (6,5%).