APPALTO ENERGIA, DATI SECRETATI A GETEC: PER L’OPPOSIZIONE “DISATTESA LA SENTENZA DEL TAR”, MAGGIORANZA “SCELTA PRUDENZIALE”

“Pressapochismo e mancanza di trasparenza”: così l’opposizione di centro destra ha definito i debiti fuori bilancio dell’amministrazione che hanno prodotto una variazione degli stanziamenti di cassa. Variazione approvata, al termine della discussione generale, con 18 voti favorevoli (maggioranza di centro sinistra), tre astenuti (Rabuffi, Cugini e Trespidi) e otto non partecipanti (opposizione di centro destra).

A far discutere e ad indispettire il centro destra, in particolare, è stato il versamento da parte del Comune di Piacenza delle spese di lite relative al ricorso al Tar dell’Emilia-Romagna, sezione di Parma, che ammontano complessivamente a 1.759 euro rispetto al diniego di informazione alla società Getec, legato all’affidamento del maxi appalto energia. Il versamento della somma era stato stabilito dalla sentenza del Tribunale amministrativo che aveva accolto l’istanza di Getec che aveva chiesto un accesso agli atti relativa ad alcuni documenti. Ma l’amministrazione, al termine dei trenta giorni, gliene ha fornita solo una parte, secretandone un’altra. Getec si è opposta e il Tar le ha dato ragione, condannando il Comune al pagamento delle spese.

“Lo zelo talvolta è contrario al buon senso – ha detto il consigliere Massimo Trepidi – nemmeno Edison (società che si è aggiudicata l’appalto) ha chiesto che venissero secretati i documenti e perché invece il Comune l’ha fatto? Sarebbe interessare chi lo ha fatto e che si assumesse le proprie responsabilità”. “Ho notato da parte vostra – detto la consigliera Patrizia Barbieri – una certa presunzione da parte vostra tutte le volte che si fanno degli accessi agli atti, anche rispetto ai consiglieri. Il più delle volte hanno un parere negativo, tutto è secretato. Per poter negare l’accesso agli atti bisogna dimostrare che l’informazione provoca un vantaggio a chi ne viene a conoscenza. Chi dice di non procedere con trasparenza a quelle che sono le informazioni pubbliche fornite a chi legittimamente le chiede?” domanda la capogruppo della civica di centro destra. Anche Sara Soresi (Fdi) ha fatto presente che “gli accessi agli atti vengono spesso negati, personalmente quando ho fatto istanza al Difensore civico mi è stata data sempre ragione”. La maggioranza con il capogruppo Pd Andrea Fossati ha posto l’attenzione sull’approccio prudente del Comune, “che ha rispettato poi la decisione del giudice quando ha ritenuto opportuna l’ostensione integrale”. Caterina Pagani (Pc Oltre) ha sottolineato come “la sentenza stessa lasciasse all’amministrazione la possibilità di decidere cosa doveva  o non doveva essere dichiarato.  Pressapochismo sarebbe stato pubblicare tutto, anche nei confronti dell’altra società”.

Sono state le parole dell’onorevole De Micheli ad accendere il dibattito e la contrarietà dell’opposizione. “non sostituiamo il nostro ruolo politico di consiglieri con quello tecnico che attiene ai dirigenti – ha detto la parlamentare del PD- se il Comune avesse dato alcuni dati al momento della gara, gli altri partecipanti avrebbero ricorso. Lo stesso trattamento era stato riservato anche all’altro concorrente, Edison, che aveva a sua volta presentato una richiesta di accesso agli atti”. Dichiarazione che ha fatto saltare sulla sedia il consigliere Trespidi: “la consigliera De Micheli ha parlato di pari trattamento con altri concorrenti, si vede che qualcuno sa più di altri. Non ci crediamo che c’è stata la trasparenza richiesta, ma invece c’è stata una forzatura”. Dichiarazioni a cui ha, telegraficamente, risposto la sindaca Tarasconi per assicurare che “viene garantito pari trattamento a tutti sugli accessi agli atti, e a nessun consigliere vengono date informazioni segrete”.

 

 

 

 

SUICIDIO ASSISTITO: APP PRESENTA UNA RISOLUZIONE “NEL SEGNO DELLA DIGNITA’”

Una risoluzione nel segno della dignità e che risponde al bisogno di autodeterminazione del malato terminale. L’ha presentata il gruppo consiliare di Alternativa per Piacenza in sintonia con Alleanza Verdi Sinistra. Oggi non esiste una normativa sul tema e questo provoca una situazione di incertezza e indubbia sofferenza a chi si trova nelle condizioni di non poter scegliere, consapevolmente e lucidamente, sulla propria fine. Tra i casi più eclatanti che le cronache ricordano ci sono quelli di Luca Coscioni, Piergiorgio Welby, Giovanni Nuvoli, Eluana Englaro e dj Fabo.
La regione Toscana, ad oggi, è l’unica in Italia, ad aver approvato una legge regionale sul fine vita nel marzo del 2025, con la quale ha disciplinato, sul proprio territorio, tempi e modi del suicidio assistito.

Forte della sentenza della Corte Costituzionale del dicembre 2025 che ha dichiarato legittimi i principi generali delle legge toscana, bocciando il ricorso del Governo, Alternativa per Piacenza ha deciso di presentare la risoluzione, nella speranza che ottenga la maggioranza dei voti in consiglio comunale e che possa così essere inviata in regione affinché la delibera regionale del 2024 divenga legge e possa essere applicata.

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BARBIERI, CIVICA CENTRODESTRA: “AZIENDA UNICA TPL, RISCHIO DI PERDITA DI POTERE DECISIONALE PER PIACENZA”

“Con il progetto regionale di un’unica agenzia per la gestione del trasporto pubblico locale i singoli territori, quindi anche Piacenza, potrebbero subire gli effetti negativi dovuti a una perdita di potere decisionale, a fronte di una centralizzazione delle decisioni”. Ad esprimere la preoccupazione è Patrizia Barbieri, capogruppo della civica di centrodestra, che dopo aver affrontato il tema in sede di consiglio comunale, ha presentato un’interrogazione orale urgente, “alla luce del percorso politico e tecnico intrapreso dalla Regione Emilia Romagna”.
L’iniziativa regionale – spiega Barbieri nell’atto ispettivo – “andrebbe ad incidere sull’attuale assetto societario territoriale del trasporto pubblico, che per il nostro territorio vede come soggetto operativo SETA S.p.A. (di cui fanno parte Piacenza, Modena e Reggio Emilia), con la conseguenza di una programmazione dei servizi locali totalmente centralizzata”.

I rischi richiamati dall’ex prima cittadina sono quelli di una “privatizzazione che incida negativamente sui contratti di lavoro precari, sulle tariffe di trasporto, sulla cancellazione di tratte considerate di scarso interesse, etc.”.
Evidenziando come il Comune di Modena – con amministrazione di centrosinistra – abbia “già espresso fortissime preoccupazioni per il futuro della governance delle società coinvolte”, Patrizia Barbieri, che ha chiesto sul tema anche la convocazione di una commissione consiliare per discutere della situazione, sollecita l’Amministrazione per conoscere oltre a quale sia “lo stato di avanzamento del progetto”, “quali possano essere le conseguenze per il sistema del trasporto pubblico locale nel territorio piacentino”, “quali strumenti sono stati messi in campo per evitare la perdita del potere decisionale con riferimento al nostro territorio” e “quali iniziative si stiano mettendo in campo per evitare la perdita del potere decisionale di Piacenza sul trasporto pubblico locale”.

SORESI REPLICA ALLA MAGGIORANZA: “MOZIONE RESPINTA PERCHE’ L’HO PRESENTATA IO”

La capogruppo di Fratelli d’Italia Sara Soresi è tornata sulla sua mozione presentata nell’ultima seduta di consiglio, volta a prevedere strumenti per le donne vittime di violenza e stalking, respinta dalla maggioranza. La stessa maggioranza che, poche ore dopo,  attraverso una nota ha motivato ulteriormente il voto contrario (https://www.zerocinque23.com/attualita/maggioranza-su-violenza-di-genere-cambiamo-il-paradigma-agiamo-sulla-societa-perche-nessuno-si-senta-legittimato-ad-esercitare-violenza/)

In particolare ciò che la maggioranza non avrebbe gradito sarebbe stato il “tono” con cui la mozione è stata presentata; “mi sorprende molto questa affermazione – scrive Soresi in un comunicato – chiunque possa ascoltare lo streaming del Consiglio, disponibile online, noterà che la mia presentazione è stata pacata, perché non volevo che un tema così delicato potesse essere oggetto di qualsivoglia polemica politica. Spiace che, invece, il centrosinistra abbia alimentato la polemica non solo in Consiglio Comunale, ma – a quanto pare – anche successivamente, su un tema che invece meriterebbe un messaggio unitario e condiviso.
Dire che i miei toni avrebbero rappresentano un ostacolo per l’approvazione, è quindi una falsità che tutti possono appurare. La verità è invece che la mozione non è stata accolta semplicemente perché la presentavo io: prova ne è il fatto che, in altre occasioni, sono state accolte mozioni, presentate da altri componenti della minoranza, nonostante l’impegno del Comune fosse già in atto, così come spesso sono accolte mozioni senza che, successivamente, siano messe in pratica”.

Rispetto poi al contenuto della mozione,  Soresi precisa che i corsi di autodifesa personale rappresentano solo una parte della stessa: “chiedevo infatti anche fondi per supporto economico, giuridico e psicologico alle vittime e maggiore collaborazione con il Centro Antiviolenza di Piacenza.
Il rifiuto è stato dapprima motivato sostenendo che questi strumenti sarebbero già attuati. Nella pratica, tuttavia, non è così. O meglio, lo sono solo in parte. E non lo dico solo io: nella mia attività professionale seguo molte donne vittime di stalking e violenza, e tutte confermano le stesse difficoltà economiche e organizzative. Evidentemente non si sta facendo abbastanza.

Un secondo argomento, usato da alcune esponenti del centrosinistra, è stato che i corsi di autodifesa sarebbero inutili (salvo poi appartenere alla stessa Amministrazione che, invece, li propone, seppur – a mio avviso – con troppa sporadicità) in quanto sarebbe invece necessario agire sugli autori della violenza. Questo è fondamentale, e nessuno lo mette in discussione. Tuttavia, rifiutare una mozione solo perché prevede strumenti concreti di autodifesa per le donne, senza escludere parallelamente interventi sugli uomini, mi sembra del tutto ingiustificato e controproducente.
Una consigliera si è spinta oltre, sostenendo addirittura che i corsi di autodifesa non servirebbero poiché le donne rimangono comunque più deboli fisicamente. Questa affermazione mi lascia veramente amareggiata, non solo perché è davvero di cattivo busto, ma anche perché ignora totalmente l’efficacia dei percorsi di prevenzione e formazione.
Personalmente ritengo invece che questi corsi siano molto utili.
Evidentemente non sono la sola, considerando che in altri Comuni, anche della provincia, sono organizzati con cadenza mensile. A tal proposito, alcuni istruttori che tengono tali lezioni nei Comuni limitrofi, mi hanno contattata offrendosi di realizzarle gratuitamente, proprio perché li ritengono importanti per la tutela e la sicurezza delle donne.
Sgomberato, dunque, anche il problema relativo ai costi (ammesso che potesse essere quello), visto che i corsi sarebbero gratuiti. Va altresì detto che i Comuni della provincia che attuano queste attività investono circa 600 euro per un anno di lezioni a cadenza mensile. Un Comune come il nostro – che è stato capace di spendere 19.000 euro per noleggiare ombrelli colorati per tre mesi – penso non abbia problemi ad affrontare una spesa così ridotta.
Auspico quindi che il Comune prenda in considerazione la gentile offerta di questi istruttori: sarò ben lieta di fornire loro i relativi nominativi. Se non lo farà, mi rendo disponibile sin da ora ad aiutare questi istruttori per organizzarli privatamente”.

 

MAGGIORANZA SU VIOLENZA DI GENERE: “CAMBIAMO IL PARADIGMA: AGIAMO SULLA SOCIETA’ PERCHE’ NESSUNO SI SENTA LEGITTIMATO AD ESERCITARE VIOLENZA”

La maggioranza consiliare è tornata sul tema della violenza di genere sollevato dalla mozione della consigliera Sara Soresi che non è stata approvata. Di seguito il testo della nota.

La mozione presentata nei toni e nei linguaggi usati non ha di fatto riconosciuto l’impegno attualmente profuso dal Comune: tutti i punti elencati dalla mozione sono di fatto già attenzionati dall’Amministrazione e dagli Uffici.
Del resto sarebbe stato possibile invece arrivare a convergenza unitaria su una mozione che si caratterizzasse come stimolo a fare ancora di più.

Quando si parla di violenza di genere dobbiamo avere il coraggio di dire una cosa con chiarezza: è un fenomeno profondo, culturale e sociale, che riguarda tutte e tutti noi come società.

Per troppo tempo — spesso anche in buona fede — il discorso pubblico ha mandato un messaggio implicito: che le donne debbano proteggersi meglio, difendersi meglio, stare più attente.
Ma questo approccio, oggi, non è più sufficiente e rischia di essere profondamente ingiusto perché sposta il peso della prevenzione su chi subisce la violenza, invece che su chi la compie.

La violenza non nasce soltanto da una mancanza di autodifesa, ma nasce anche da una cultura del possesso, del controllo, della disuguaglianza, dalla difficoltà di accettare il limite e il rifiuto. Per questo il vero cambio di paradigma è chiaro: non possiamo più concentrare l’attenzione su come le potenziali vittime debbano difendersi, ma su come la società debba impedire che qualcuno si senta legittimato ad esercitare violenza. Questo significa parlare, soprattutto nelle scuole, di educazione, di responsabilità, di relazioni sane, di rispetto del consenso.

Significa intervenire sugli autori, sui contesti, sui modelli culturali che rendono possibile la violenza e significa anche riconoscere una verità importante: la responsabilità non è e non può essere individuale di ogni singola donna. Se così fosse, significherebbe accettare che la violenza sia un destino inevitabile da cui ciascuna deve imparare a difendersi da sola. Noi non possiamo accettarlo. La violenza di genere è una ferita collettiva e, come tutte le ferite collettive, chiama in causa la responsabilità dell’intera società: delle istituzioni, della cultura, dell’educazione, delle relazioni quotidiane.

Proprio per questo, questa Amministrazione e la Commissione Speciale delle Consigliere Elette lavorano costantemente attraverso audizioni, confronto con i servizi, con il centro antiviolenza, con il CIPM e con le realtà del territorio, per rafforzare le reti e comprendere ogni giorno come affrontare concretamente questo fenomeno complesso.

In merito alla prevenzione dei fenomeni di violenza fisica, verbale, virtuale e psicologica a cui, ancora oggi, molte donne — dalle adolescenti alle madri di famiglia — sono sottoposte, è fondamentale continuare il percorso promosso insieme a scuole, associazioni e centri antiviolenza con programmi di educazione al rispetto e alla parità di genere. Proseguono le campagne di sensibilizzazione, i progetti educativi rivolti alle giovani generazioni e le iniziative culturali volte a contrastare modelli patriarcali che ancora alimentano dinamiche di controllo e disuguaglianza. Nell’ottica della prevenzione rientra anche la formazione specifica degli operatori coinvolti, perché proteggere tempestivamente le vittime e prevenire la recidiva richiede competenze, coordinamento e consapevolezza. Parallelamente, l’obiettivo dell’Amministrazione è il rafforzamento continuo di una rete di sostegno alle donne, affinché chi decide di uscire da una situazione di violenza trovi protezione, accoglienza e accompagnamento concreto. Una rete solida significa non lasciare nessuna sola, garantire ascolto, sicurezza e reali opportunità di autonomia.

Questo è l’impegno che portiamo avanti: sostenere il centro antiviolenza, investire nella prevenzione culturale, rafforzare i servizi e costruire collaborazione tra istituzioni e territorio. Per questo il nostro impegno non è mai stato e non sarà mai in discussione, ma deve essere un impegno che guarda alle cause profonde, non solo alle conseguenze. Perché una società davvero giusta non è quella in cui le donne imparano a difendersi meglio.
È quella in cui non devono difendersi affatto.

CHIUSURA SUPERMERCATI SIGMA: SOLIDARIETA’ BIPARTISAN AI LAVORATORI. INFANTINO “LA REGIONE SI IMPEGNI DI PIU'”. BARBIERI “SI APRA ANCHE UN TAVOLO PREFETTIZIO”

Solidarietà bipartisan dall’aula consiliare di Palazzo Mercanti verso i lavoratori del gruppo Realco di Reggio Emilia. Le difficoltà economiche del gruppo hanno portato, anche sul territorio piacentino, alla chiusura di quattro punti vendita gestiti da Sigma. tre dei quali si trovano in città e uno a Castel San Giovanni. “Settanta i lavoratori rimasti senza un lavoro, l’impatto sociale è veramente importante” ha detto il consigliere di Piacenza Coraggiosa Boris Infantino, il primo a sollevare la questione in aula nel corso delle comunicazioni, che ha aggiunto “le istituzioni hanno l’obbligo di intervenire, credo si debba fare molto di più, c’è un tavolo regionale su cui bisognerebbe fare di più”.

Sulla stessa linea anche la consigliera della civica di centro destra Patrizia Barbieri “c’è un tavolo regionale ma credo che, quando ci sono crisi così ampie, sia doveroso e necessario aprire anche un  tavolo prefettizio  come fu per Fedex-Tnt”.

Il consigliere di Alternativa per Piacenza Stefano Cugini, oltre a ribadire la solidarietà per i lavoratori e le loro famiglie, ha allargato il discorso ai dati allarmanti che riguardano la cassa integrazione sul territorio piacentino “uno scenario impossibile da ignorare – ha detto – che ci vede in controtendenza rispetto alla regione: la cassa integrazione è crescita del 58% rispetto al 2024; insieme a Parma, siamo l’unica nota stonata della regione che altrimenti terrebbe. La cassa integrazione poi è triplicata, le aziende stanno lottando per non chiudere: per questo chiediamo alla giunta di avviare una seria relazione con le parti sociali”.

Anche la capogruppo di FdI Sara Soresi ha citato la situazione dei settanta lavoratori Sigma, “con l’auspicio – ha detto – che la regione si faccia carico della situazione”.

 

RABUFFI, APP: “SULLA SEDE DI FORZA NUOVA DAL COMUNE UN SILENZIO IMBARAZZANTE”

“Un silenzio totale, imbarazzante e fragoroso”. Così il consigliere di Alternativa per Piacenza Luigi Rabuffi definisce la reazione dell’amministrazione davanti all’apertura della sede di Forza Nuova, inaugurata pochi giorni fa, all’interno del centro commerciale Farnese. Si sarebbe invece aspettato una risposta ben diversa da parte del Comune; “come la sindaca di Genova Silvia Salis – ha detto Rabuffi – che ha definito la sede di Casa Pound, in città, una provocazione, una presenza non gradita, contraria ai valori repubblicani”.

“Quella vetrina – ha incalzato Rabuffi – non ha nulla di commerciale, solo ideologico, solo prodotto avvelenato e tossico che richiama pagine drammatiche della storia nazionale. Segni che rievocano “idoli” intramontabili. Piacenza non ha bisogno di questa vetrina, Piacenza, medaglia d’oro al valore militare, deve dire basta alle provocazioni, e avrebbe dovuto farlo con la voce della sindaca, dell’assessore alla cultura della memoria, dell’assessore al commercio, orgogliosamente. Invece nulla. Per fortuna ci sono state diverse posizioni, tra cui ApP e altre associazioni,  a testimonianza che Piacenza sa che da che parte stare. A rimetterci saranno i commercianti del centro commerciale Farnese. Un caffè con Katia,  – ha detto Rabuffi rivolgendo un invito alla sindaca – lo organizzi al bar del centro commerciale”.

Intanto, il consigliere di ApP ha richiesto, attraverso un accesso agli atti, la documentazione eventualmente prodotta dalla Polizia Locale (relazione di servizio, relazione ispettiva, verbali, parere) o dagli Uffici comunali competenti per verificare, autorizzare e legittimare l’apertura della sede (e la relativa esposizione di materiale di propaganda politica) nelle vetrine del Centro Commerciale.

VIOLENZA DI GENERE, TRESPIDI “IN PRIMIS SI AGISCA SULLE FAMIGLIE. LA SCUOLA E’ UN OSSERVATORIO PRIVILEGIATO”

Pur premettendo che la mozione non andava letta in chiave politica ma in termini di aiuto e sostegno alla donne vittime di violenza, non ha ottenuto l’approvazione. Per la precisione 16 voti contrari della maggioranza, 10 favorevoli del centro destra e quattro non partecipanti (Alternativa per Piacenza, e i consiglieri Casati e Anelli).
La consigliere Soresi aveva proposto un corso gratuito di autodifesa, un fondo per le vittime di violenza e un maggior sostegno al centro antiviolenza.
Tanto si sta già facendo – ha replicato l’assessora Corvi – sappiamo che purtroppo la gran parte degli eventi avviene in ambito domestico: per cui la tecnica di autodifesa diventa ininfluente. Diverse donne sono ricorse alla fondazione emiliano romagnola per le vittime di reato, alcuni alloggi sono stati messi a disposizioni delle vittime di violenza, “perché sappiamo – ha sottolineato Corvi – il problema è la fase successiva all’emergenza”.

La discussione ha portato a sollevare diverse riflessioni: una delle più significative, che conferma uno spaccato preoccupante, è quella portata all’attenzione dal consigliere Trespidi. Dalla sua posizione di docente e vice presidente di una scuola superiore della città, Trespidi ha riscontrato più di una volta quanto sia in aumento il fenomeno delle violenze domestiche dei genitori, in particolare padri, nei confronti delle figlie, soprattutto all’interno di alcune famiglie straniere.

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REFERENDUM, SEN. GASPARRI: “LA VITTORIA DEL SI’ RAFFORZERA’ L’AUTONOMIA DELLA MAGISTRATURA”

“Sarà proprio la vittoria del sì a rafforzare l’autonomia della magistratura, a dispetto di quanto sostiene il centro sinistra”. Ne è convinto il senatore di Forza Italia Maurizio Gasparri arrivato a Piacenza su invito del comitato nazionale Cittadini per il Sì. A fianco del senatore azzurro altri esponenti regionali e locali di Forza Italia. Tra il pubblico anche alcuni rappresentanti del centro destra locali tra cui Patrizia Barbieri, Jonathan Papamarenghi, la sindaca di Rottofreno Paola Galvani.

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BARBACETTO: “SE VINCE IL SI’ LA POLITICA AVRA’ MENO CONTROLLI, SARA’ IL GOVERNO A DECIDERE CHI INDAGARE”

Ha deciso di schierarsi dalla parte della Costituzione e di andare oltre il ruolo che la professione gli imporrebbe: Gianni Barbacetto, giornalista de Il Fatto Quotidiano, ha partecipato all’incontro pubblico Le ragioni del No, a fianco della Procuratrice capo Grazia Pradella, spiegando che la riforma proposta dal Governo anziché difendere la Costituzione la stravolge, partendo da sette articoli. “Di fatto la separazione esiste già – ha detto – quindi l’intenzione è un’altra non avere i ministri indagati dal pubblico ministero; dopodiché il prossimo passo sarà togliere al Pm la polizia giudiziaria, impedendogli di indagare sulle notizie di reato”.

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