Due progetti di ricerca finanziati dal Ministero della Salute nell’ambito della Ricerca finalizzata vedono protagonista l’Azienda Usl di Piacenza. Due passi avanti per contribuire a ridurre le disparità assistenziali, migliorare la sicurezza del paziente e aumentare la qualità delle cure. Si tratta di un importante riconoscimento per l’attività scientifica sviluppata dai professionisti piacentini e, soprattutto, di un’opportunità per migliorare l’assistenza sanitaria attraverso studi orientati all’appropriatezza delle cure, alla sicurezza dei pazienti e alla sostenibilità del Servizio sanitario nazionale.
I protagonisti dei progetti sono Daniele Vallisa, direttore dipartimento Onco-ematologia e direttore Ematologia e centro trapianti, e Filippo Banchini, direttore Chirurgia generale. Il primo è dedicato alla leucemia linfatica cronica e allo studio della malattia minima residua; il secondo mira a valutare il rapporto costo-efficacia nella chirurgia primaria del cancro del colon-retto.
Il progetto dedicato alla leucemia linfatica cronica coinvolge Piacenza insieme a Parma, Reggio Emilia e Modena. Vallisa partecipa allo studio come principale collaboratore. «L’obiettivo è valorizzare il ruolo di laboratori altamente specializzati in grado di rilevare la malattia minima residua e fornire informazioni utili a orientare le decisioni terapeutiche», spiega il medico. «Disporre di strumenti diagnostici sempre più accurati consente di individuare il momento più appropriato per iniziare o modulare i trattamenti, con benefici sia per i pazienti sia per la sostenibilità del sistema sanitario. In alcune patologie ematologiche, le terapie possono infatti avere costi molto elevati e una maggiore appropriatezza prescrittiva rappresenta un valore clinico ed economico rilevante».
«Questo percorso di ricerca – prosegue – è stato avviato anche grazie al sostegno della Fondazione di Piacenza e Vigevano. Il finanziamento complessivo ammonta a circa 480mila euro e a Piacenza saranno destinati 30mila euro, che saranno investiti nel potenziamento delle attività di laboratorio. Un aspetto particolarmente significativo è la possibilità di contribuire all’evoluzione delle linee guida per la diagnostica e il trattamento delle malattie linfo-proliferative». Vallisa sottolinea inoltre il contributo dei professionisti coinvolti nel progetto: Angela Rossi, direttore Biologia dei trapianti, diagnostica molecolare e manipolazione cellule staminali emopoietiche, e Annalisa Arcari, che in Ematologia segue le malattie linfo-proliferative.
Filippo Banchini è invece co-principal investigator di un progetto sviluppato con l’Istituto romagnolo per lo studio dei tumori “Dino Amadori” di Meldola e l’Azienda Usl della Romagna. «L’attività di ricerca – spiega – si concentrerà sugli outcome clinici e organizzativi dei pazienti sottoposti a intervento chirurgico per tumore del colon-retto. Valuteremo sia gli esiti clinici, anche attraverso gli indicatori del Programma nazionale esiti, sia gli aspetti economici e organizzativi. L’obiettivo è sviluppare modelli predittivi basati su un ampio database clinico, in grado di stimare il rischio chirurgico e post-operatorio dei pazienti e supportare in modo sempre più preciso i processi decisionali».
Lo studio dispone di un finanziamento complessivo di 350mila euro, dei quali circa 65mila destinati a Piacenza. Le risorse saranno utilizzate per acquisire strumenti tecnologici e informatici dedicati alla raccolta e alla gestione dei dati, oltre che per il coinvolgimento di un data manager a supporto delle attività di analisi. «Questi strumenti – osserva Banchini – consentiranno di approfondire la conoscenza dei fattori che influenzano gli esiti clinici, la durata della degenza e la qualità complessiva del trattamento, favorendo al tempo stesso l’ulteriore sviluppo delle tecnologie già presenti in ospedale». Secondo il direttore di Chirurgia generale, uno dei principali punti di forza dello studio sarà la possibilità di stimare l’impatto economico delle diverse strategie assistenziali dal punto di vista del Sistema sanitario regionale e nazionale: «L’identificazione di specifiche sottopopolazioni di pazienti nelle quali i diversi approcci chirurgici producono effetti differenti in termini di costi ed esiti clinici potrà fornire indicazioni utili ai decisori e ai professionisti, contribuendo a orientare scelte sempre più efficaci e basate sull’evidenza».
I risultati sono stati resi possibili anche grazie al settore Innovazione, ricerca e qualità dell’Azienda Usl di Piacenza che, attraverso Marina Bolzoni e Silvia Caruso, ha affiancato i professionisti coinvolti nella predisposizione della documentazione tecnico-amministrativa necessaria alla partecipazione ai bandi e nella definizione dei budget di progetto, garantendo un accompagnamento strutturato e continuativo durante tutte le fasi della candidatura.


