Che non ci sia nulla di definitivo è certo, ma è altrettanto evidente che la ex Pertite è inserita nel Programma di interventi per lo sviluppo delle energie rinnovabili della Difesa (PSER) come indica, dettagliatamente, la scheda identificativa riguardante pubblicata sul sito del ministero, insieme ad altre aree tutte presentate come ‘rapporto preliminare’ in una sezione specifica, in data 16 aprile 2026.
Nella premessa si legge che ricorrere alle energie rinnovabili risulta fondamentale, oltre che per il discorso legato all’emergenza climatica, soprattutto per le drammatiche evoluzioni dello scenario geopolitico, che hanno messo l’Europa davanti all’esigenza di affrancarsi dalla dipendenza energetica e dalle fonti fossili, imponendole una decisa accelerazione verso la transizione energetica, in particolare verso le fonti rinnovabili.
E’ proprio in questo scenario che il Ministero della Difesa intende impegnarsi alla crescita sostenibile del Paese e alla decarbonizzazione, con l’utilizzo del rilevante patrimonio immobiliare di cui dispone; l’area dell’ex Pertite, infatti, è un compendio del Demanio Militare e all’interno comprende un’area idonea per la realizzazione di un impianto di produzione di energia rinnovabile. Su una superficie totale di 268.668 metri quadrati, l’area per la produzione di energie rinnovabile dovrebbe essere di 59mila metri quadrati.
Nel documento viene specificato che l’area è facilmente raggiungibile con i collegamenti autostradali, ferroviari e aerei; ricade nel bacino idrografico “del Fiume Po”; non rientra nell’elenco ufficiale delle aree naturali protette; non
risulta interessato da Zone Umide di Importanza Internazionale; l’analisi di pericolosità idraulica svolta ha evidenziato che l’area in questione, per le
alluvioni, rientra interamente nella fascia di pericolosità da bassa ad elevata e si trova nella Zona Sismica 3 caratterizzata da un livello di pericolosità basso.


