DOSI: “SANTA LUCIA RINVIATA, UN EQUIVOCO”

Il sindaco Dosi torna sulle motivazioni che lo indotto a rimandare la festa di Santa Lucia prevista per venerdì e, alla luce delle critiche che la notizia ha avuto soprattutto da parte dei sindacati, fa alcune precisazioni: “Non era e non è mia intenzione mettere in dubbio le ragioni e le motivazioni dello sciopero, che considero più che legittime, così come non era mia intenzione rendere pubblica una nota interna rivolta agli uffici; ciò non esclude però il fatto che l’astensione dal lavoro (ripeto: assolutamente legittima) che riguarda anche il corpo docente, i mezzi pubblici e altri servizi di pubblica utilità, rende incerta l’organizzazione di un evento rivolto ai bambini. Nulla contro lo sciopero dunque, ma preoccupazione per il fatto di non poter garantire né la presenza di tutte le classi iscritte alla festa, né la completa riuscita di una manifestazione che tra l’altro non può essere spostata a sabato, in quanto molte scuole sono chiuse e sono inoltre previste altre iniziative di carattere pubblico e istituzionale”.

 

PROFUGHI, SINDACI CONTRO

Una soluzione al problema profughi sembra praticamente impossibile. Un tentativo è stato fatto con il protocollo che avrebbe dovuto, nell’intento dei sindaci che l’hanno presentato, mettere i singoli comuni al centro della questione. Ma non è bastato. Certo su una cosa i sindaci sono d’accordo ovvero la mala gestione del problema a livello centrale. Lo Stato insomma sembra il nemico numero uno. Bene, ma le modalità di difesa da questo sistema che non funziona, non si trovano. Non si riesce a trovare una quadra, e quindi la prefettura continuerà ad andare avanti in autonomia contattando i privati. In sostanza, tutti si lamentano ma non è cambiato nulla rispetto a prima. Un secco no al protocollo è stato ribadito dai sindaci di San Giorgio, Lugagnano, Cadeo, Nibbiano, Besenzone, Pianello, Morfasso, Alseno, Borgonovo, Cortemaggiore, Ziano, Caorso e Castel san giovanni, dove il sindaco Fontana è disposta a restituire la fascia da primo cittadino nel caso le venga imposto dall’alto di ospitare i profughi. “Apprezzo la moderazione e l’equilibrio del protocollo – ha detto Lucia Fontana – ma la mia posizione e quella della comunità che rappresento è un no senza se e senza ma. Rifiuto l’iconografia della sindaco chiamato ad eseguire ordini imposti dall’alto. Io non ci sto. Se mi venisse imposto di ospitare profughi mi vedrei costretta a restituire la fascia”. Sulla stessa linea anche il sindaco di Caorso Roberta Battaglia: “il mio comune non può ospitare profughi, è già abbastanza martoriato dalla presenza dei rom. Se arrivassero, informerei i cittadini che questa è una decisione calata dall’alto,  dopodichè saranno liberi fare le proprie manifestazioni. Demagogia? Assolutamente no – risponde Battaglia – noi dobbiamo far fronte ai problemi effettivi del territorio”. Favorevoli al protocollo che impegni la Prefettura ad una migliore gestione dei profughi i sindaci di Fiorenzuola, Bettola, Agazzano, Calendasco, Caminata, Podenzano, Monticelli, Travo, Vernasca, Gragnano e Rottofreno. “Ritengo che sia meglio affrontare l’emergenza prima che arrivi sul territorio – ha detto Raffaela Veneziani sindaco di Rottofreno – temo che i sindaci contrari si troveranno ad affrontare l’emergenza già esplosa”. “Ogni decisione è rispettabile – ha detto il primo cittadino di Gragnano Patrizia Calza – ma nonostante alcuni sindaci dicano no la legge consente al Governo e ella Prefettura di far arrivare ugualmente profughi sul territorio. Credo che queste di posizione siano troppo demagogiche e che non rispondano alla realtà”.

 

SCIOPERO GENERALE, E SANTA LUCIA SALTA

E’ proprio così: il Comune ha deciso di annullare la tradizionale festa di Santa Lucina in calendario il 12 dicembre perchè in concomitanza con lo sciopero generale. Si legge nella nota: Il sindaco Paolo Dosi – profondamente rammaricato – spiega che lo sciopero potrebbe creare problemi di affluenza e organizzativi, nonché rendere difficile o impedire ai ragazzi di raggiungere piazza Cavalli, tenuto conto inoltre del fatto che molti di questi potrebbero addirittura non essere a scuola per l’assenza dei loro insegnanti. Pertanto – conclude il sindaco – la soluzione più saggia, trattandosi di un’iniziativa rivolta ai bambini, che richiede una cura particolare, é quella di rinviare all’anno prossimo.

Come la prenderanno i bambini e soprattutto i cittadini?

REGGI E L’ACCELERATA SULLE AREE MILITARI

La notizia dell’accordo tra Comuni e Demanio per la valorizzazione delle aree militari ha fatto il giro di molti quotidiani nazionali, anche on line. Sbirciando tra i vari titoli, Il Sole24Ore nella sezione Edilizia e Territorio mette in risalto il ruolo del direttore dell’Agenzia del Demanio. Il Roberto Reggi che i piacentini conoscono molto bene. Un accordo, insomma, frutto di un’accelerata voluta proprio, pare, da Reggi. «Quando ero sindaco di Piacenza ho sempre incontrato grandi difficoltà ad interfacciarmi con il Demanio – ha dichiarato al Sole24Ore – ora cerchiamo di fare in modo che i sindaci possano affrontare queste partite in modo più rapido e con delle certezze». Con la firma del protocollo di valorizzazione si sono rigenerati accordi da tempo in attesa di sottoscrizione. Va detto anche, come riporta il quotidiano economico, che l’elenco include alcuni immobili sui quali è in corso una valutazione ai fini della consueta vendita straordinaria al fine anno allo scopo di contabilizzare risorse cash al bilancio dello Stato. In base alle informazioni del Demanio, gli immobili oggetto di valutazione per la vendita sono, per Piacenza le Caserme Alfieri, De Sonnaz, e Cantore.

Ne parla che il sito di Borsa Italiana che riporta le parole di Reggi valorizzando al massimo il ruolo dell’Agenzia del Demanio che “si conferma nel suo ruolo di snodo per la valorizzazione e la vendita degli immobili pubblici”.

Qualche giorno fa aveva pubblicato sulla pagina di Facebook l’articolo che gli ha dedicato Repubblica Affari&Finanza; una lunga intervista in cui Reggi spiega il percorso di valorizzazione degli immobili pubblici grazie “alla politica dei piccoli passi” da cui si ottengono “risultati concreti” dice lui. A noi invece viene da dire un’altra cosa: altro che piccoli passi! L’accelerazione degli ultimi mesi sulla partita delle aree militari, che coinvolge anche Piacenza, pare proprio opera del piglio distintivo dell’ex sindaco.

 

CENTRALE 118, E’ IL GIORNO DELLO SWITCH OFF

C’è fermento tra gli operatori del 118 di Piacenza. Fermento misto a malinconia perchè è il giorno dello switch off, il giorno in cui gli operatori non risponderanno più alle chiamate di emergenza sanitaria. Insomma si chiude un’era inziata nel settembre del 1993. E alcuni di loro, di quelli che avevano inaugurato la sede di via Anguissola ci sono ancora oggi, come Sandra infermiera, che nel suo lavoro ci ha messo il cuore. Oggi per lei è un giorno triste. “Ci sono situazioni che bisogna accettare e credo che questo sia avvenuto – ci dice con il nodo alla gola – la centrale operativa prosegue come centrale di traporto intraospedaliera. Diciamo che abbiamo chiuso una porta e se n’è aperta un’altra, speriamo sia un bel viaggio”. L’ultima chiamata alla centrala di via Anguissola è arrivata alle 9.30 dall’istituto Balderacchi di Riva di Ponte dell’Olio, per una difficoltà respiratoria, la prima, trasferita a Parma, alle 10.58 da Rivergaro. Gli operatori guidati dal coordinatore Stefano Nani hanno terminato la gestione delle ultime ambulanze per poi staccare i centralini. Un passaggio importante, una data quella del 10 dicembre, che segna un cambiamento forte, non tanto per i cittadini per i quali non cambierà nulla, ma per l’azienda sanitaria locale con la nascita della centrale Emilia Ovest che comprende Piacenza, Parma a Reggio Emilia. Piacenza perde il 118 ma rafforza la rete del soccorso; verranno potenziati i presidi di Croce Rossa e Anpas di Rivergaro, Piacenza, Pianello. Un’automedica verrà posizionata in tangenziale sud e un’altra delle due a disposizione del presidio di Fiorenzuola sarà spostata a Roveleto. “Come in tutte le riorganizazzioni bisogna avere al forza di mettersi in goco e di creare servizi nuovi – spiega il coordinatore Stefano Nani – con l’aiuto della direzione dei volontari abbiamo potenziato l’emergenza territoriale nelle aree critiche e la centrale rimarrà aperta sulle 24 ore come punto di riferimento”. E a Parma cosa succede? La centrale Emilia Ovest, in via del Taglio, gestirà 143 postazioni: nelle varie postazioni dislocate capillarmente sulle tre province sono presenti 109 ambulanze base, con equipaggi in grado di praticare manovre di rianimazione e defibrillazione precoce, 12 ambulanze infermieristiche, 2 auto infermieristiche e 18 automediche. La centrale operativa unica Emilia Ovest gestisce anche l’elisoccorso con base all’Ospedale di Parma.

AREE MILITARI DAL DEMANIO AI COMUNI. E ADESSO?

Caserma Nino Bixio, Lusignani, Nicolai, ex arsenale militare, ex 3° Centro automobilistico, ex ospedale militare, ex Pertite. Sette immobili di proprietà statale che da oggi passano al comune di Piacenza. Insieme al Ministero della Difesa incomincia un percorso di valorizzazione e razionalizzazione su immobili che porteranno, si spera, benefici alla città. Questo in poche parole il succo dell’accordo firmato dal Sottosegretario Giocchino Alfano, dal direttore del Demanio Roberto Reggi dal sindaco di Piacenza, ma anche dai primi cittadini di Padova, Trieste e Torino, le tre città coinvolte nel piano di razionalizzazione. La domanda a questo punto è: e adesso? Gli obiettivi sono chiari, forse il modo per raggiungerli un pò meno. Restituire alla città le aree militari è prerogativa di tutte le amministrazioni, il come è cosa complicata. La palla insomma ora nelle mani degli enti locali. Un punto di partenza? Secondo il Direttore del Demanio Roberto Reggi, per certi aspetti è un traguardo. In caso di alienazione dei compendi immobiliari di proprietà dello stato, sarà assegnata al Comune di Piacenza una quota non inferiore al 5 per cento e non superiore al 15 per cento del ricavato attribuibile alla rivendita sul mercato dei beni valorizzati se questo avverrà nell’arco di 12 mesi. Per valorizzare, rendere fruibili spazi che rischiano di diventare buchi neri nelle città, ci vuole progettualità soprattutto investitori, il comune da solo non può farcela. Altrimenti i beni rischiano di diventare un problema.

 

SENTINELLE IN PIEDI E SENTINELLI, DUE VISIONI OPPOSTE DELLE DIFFERENZE

Due mondi opposti seppure distanti poche centinaia di metri. Due modi di concepire le differenze. A Piacenza nello stesso momento hanno occupato due piazze diverse le Sentinelle in piedi e i Sentinelli, come ironicamente hanno deciso di farsi chiamare gli organizzatori della contromanifestazione. In piazza Duomo i primi, in piedi in silenzio intenti nella letttura di un libro,  in piazza Sant’Antonino i secondi,  colorati, con sciarpe e bandiere arcobaleno. Diversi nell’organizzazione,  diversi anche nei colori. Il manifesto delle  Sentinelle in Piedi, che già nelle primavera scorsa avevano occupato piazza Cavalli con la stessa manifestazione,  è “la difesa della libertà di espressione, gravemente minacciata dal disegno di legge Scalfarotto sull’omofobia, già approvato alla Camera, attualmente assegnato alla Commissione Giustizia del Senato”, come sostengono loro stessi.

Dall’altra parte invece rumorsi e festanti i Sentinelli “portate cartelli, striscioni,  bandiere arcobaleno i nostri strumenti preferiti – si legge nella nota- sono ironia, cultura intelligenza,  colori e rumore” . Poderoso il cordone di forze dell’ordine schierato per le due manifestazioni per cui non c’è stato bisogno di alcuni intervento.

Dalle parole grosse alla mani invece tra due gruppi contrapposti che non c’entravano nulla con le manifestazioni. Il consigliere comunale Carlo Pallavicini è stato colpito al volto conun pugno.

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A PALAZZO GOTICO IN MOSTRA LE ASSOCIAZIONI PIACENTINE

Oggi in tutto il mondo si celebra la giornata Internazionale del Volontariato, indetta nel 1985 dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite per ricordare il quotidiano impegno dei volontari di tutto il mondo. Anche Piacenza vuole esserci con le associazioni che operano sul territorio e con i preziosi volontari.  Quest’anno il luogo scelto è Palazzo Gotico. Il titolo che il Comitato Organizzatore ha scelto per quest’anno: “Aver cura …” che, in qualche modo, fa risuonare il tema di Expo 2015: Nutrire il Pianeta, Energia per la Vita. In tutto 55 associazioni che spaziano dal sanitario all’assistenza sociale, la protezione civile, la tutela dei diritti, l’ambiente, la cooperazione internazionale, la tutela dei beni culturali, l’ istruzione e ricerca, lo sviluppo economico e la coesione sociale, lo sport finalizzato allo scopo solidaristico.

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CASINI A PALAZZO GALLI, COME DIECI ANNI FA

Era il 4 dicembre del 2004 quando la Banca di Piacenza aprì al pubblico Palazzo Galli. Dieci anni fa l’ospite d’onore ritratto in numerose foto all’ingresso, fu l’on. Pier Ferdinando Casini. Anche oggi, per festeggiare il decennale, l’on. Casini, oggi presidente della Commissione Esteri alla Camera, è arrivato a Piacenza ricevuto dall’avvocato Corrado Sforza Fogliani. Dalle recenti elezioni regionali segnate da un preoccupante astensionismo alla crisi economica, Casini, nel suo intervento ha spaziato tra svariati temi davanti una platea gremita come dieci anni fa.

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FONDAZIONE: OK DEL CDA ALLA VENDITA DELLE AZIONI MONTE PARMA

Gli investimenti rischiosi non devono più riguardare la Fondazione di Piacenza e Vigevano. E’ il concetto che sottende ogni consiglio di amministrazione guidato dal presidente Massimo Toscani che continua a parlare di trasparenza e ripartenza per caratterizzare il nuovo corso dell’ente di via Sant’Eufemia. Anche nell’ultimo cda durato oltre 4 ore, il patrimonio e le erogazioni della Fondazione sono stati al centro della discussione. Il consiglio ha deliberato la vendita delle azioni Monte Parma, come riportava il documento programmatico. La Fondazione venderà a Banca Intesa la quota azionaria del 10% pari a 28 milioni 500 mila euro. Nella vendita è coinvolta anche la Fondazione Monte Parma che detiene un altro 10% della quota. Ricordiamo che la Fondazione ha visto svalutarsi pesantemente l’investimento in Banca Monte Parma compiuto dalla gestione Marazzi: un maxi investimento inizialmente pari a 72 milioni di euro. Nel 2011 ci fu una prima svalutazione di 24 milioni 500 mila euro, nel 2013 una seconda di 28 milioni. Con la delibera della vendita del 10% a 28 milioni 500 mila euro il saldo negativo dell’operazione arriva a quota 43 milioni 500 mila euro.

Nell’ultima seduta del cda è stata completata la composizione della commissione consultiva Arte e Cultura presieduta da Giorgio Milani. Al suo interno sono stati nominati Milena Tibaldi Montenz, Gilda Boiardi e Alberto Dosi consigliere nominato nell’ultimo consiglio generale. Le altre due commissioni, già completate, sono Ricerca Scientifica e Welfare.