A PALAZZO GOTICO IN MOSTRA LE ASSOCIAZIONI PIACENTINE

Oggi in tutto il mondo si celebra la giornata Internazionale del Volontariato, indetta nel 1985 dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite per ricordare il quotidiano impegno dei volontari di tutto il mondo. Anche Piacenza vuole esserci con le associazioni che operano sul territorio e con i preziosi volontari.  Quest’anno il luogo scelto è Palazzo Gotico. Il titolo che il Comitato Organizzatore ha scelto per quest’anno: “Aver cura …” che, in qualche modo, fa risuonare il tema di Expo 2015: Nutrire il Pianeta, Energia per la Vita. In tutto 55 associazioni che spaziano dal sanitario all’assistenza sociale, la protezione civile, la tutela dei diritti, l’ambiente, la cooperazione internazionale, la tutela dei beni culturali, l’ istruzione e ricerca, lo sviluppo economico e la coesione sociale, lo sport finalizzato allo scopo solidaristico.

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CASINI A PALAZZO GALLI, COME DIECI ANNI FA

Era il 4 dicembre del 2004 quando la Banca di Piacenza aprì al pubblico Palazzo Galli. Dieci anni fa l’ospite d’onore ritratto in numerose foto all’ingresso, fu l’on. Pier Ferdinando Casini. Anche oggi, per festeggiare il decennale, l’on. Casini, oggi presidente della Commissione Esteri alla Camera, è arrivato a Piacenza ricevuto dall’avvocato Corrado Sforza Fogliani. Dalle recenti elezioni regionali segnate da un preoccupante astensionismo alla crisi economica, Casini, nel suo intervento ha spaziato tra svariati temi davanti una platea gremita come dieci anni fa.

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FONDAZIONE: OK DEL CDA ALLA VENDITA DELLE AZIONI MONTE PARMA

Gli investimenti rischiosi non devono più riguardare la Fondazione di Piacenza e Vigevano. E’ il concetto che sottende ogni consiglio di amministrazione guidato dal presidente Massimo Toscani che continua a parlare di trasparenza e ripartenza per caratterizzare il nuovo corso dell’ente di via Sant’Eufemia. Anche nell’ultimo cda durato oltre 4 ore, il patrimonio e le erogazioni della Fondazione sono stati al centro della discussione. Il consiglio ha deliberato la vendita delle azioni Monte Parma, come riportava il documento programmatico. La Fondazione venderà a Banca Intesa la quota azionaria del 10% pari a 28 milioni 500 mila euro. Nella vendita è coinvolta anche la Fondazione Monte Parma che detiene un altro 10% della quota. Ricordiamo che la Fondazione ha visto svalutarsi pesantemente l’investimento in Banca Monte Parma compiuto dalla gestione Marazzi: un maxi investimento inizialmente pari a 72 milioni di euro. Nel 2011 ci fu una prima svalutazione di 24 milioni 500 mila euro, nel 2013 una seconda di 28 milioni. Con la delibera della vendita del 10% a 28 milioni 500 mila euro il saldo negativo dell’operazione arriva a quota 43 milioni 500 mila euro.

Nell’ultima seduta del cda è stata completata la composizione della commissione consultiva Arte e Cultura presieduta da Giorgio Milani. Al suo interno sono stati nominati Milena Tibaldi Montenz, Gilda Boiardi e Alberto Dosi consigliere nominato nell’ultimo consiglio generale. Le altre due commissioni, già completate, sono Ricerca Scientifica e Welfare.

 

A PARMA IL 118, A PIACENZA SI RAFFORZA LA RETE DEL SOCCORSO

Pronto 118. Dal 10 dicembre a rispondere alle chiamate di emergenza non saranno più gli operatori della sede piacentina ma i colleghi di Parma. Per gli utenti non cambierà nulla, dall’altra parte del telefono c i sarà un operatore che gestirà la chiamata. Tecnicamente si chiama switch off previsto per le 9 del 10 dicembre. Nasce così la centrale del soccorso Emilia Ovest che comprende Piacenza, Parma e Reggio Emilia.  Per i primi mesi gli operatori del 118 di Piacenza affiancheranno i colleghi di Parma nel passaggio,  come è avvenuto a Reggio Emilia dove tutto si è svolto con successo nonostante l’emergenza alluvione.  Tradotto in costi per l’azienda sanitaria significa uno stanziamento di 500mila euro per l’assunzione di 5 infermieri e il potenziamento della collaborazione tra Croce Rossa e Pubblica Assistenza.

La sede di via Anguissola resterà attiva per i trasporti ospedalieri in sinergia con gli ospedali di Castel San Giovanni,  Fiorenzuola e Bobbio e per il coordinamento della guardia medica. Se Piacenza perde la centrale operativa del 118 guadagna nel potenziamento della rete del soccorso: verranno rafforzati i presidi di Croce Rossa e Anpas di Rivergaro, Piacenza, Pianello. Un’automedica verrà posizionata in tangenziale sud e un’altra delle due a disposizione del presidio di Fiorenzuola sarà spostata a Roveleto.

AMIANTO, CITTADINI POCO INFORMATI

A Casale Monferrato sindaco e cittadini sono scesi in piazza dopo la sentenza della Cassazione che ha annullato la condanna per disastro ambientale del magnate elvetico Schmidheiny. Sui svolgerà un nuovo processo con un nuovo capo d’imputazione per omicidio volontario. E’ salito così alla ribalta delle cronache una sentenza che vede l’amianto sul banco degli imputati. Ci siamo chiesti come è la situazione a Piacenza, quanti edifici pubblici e privati hanno ancora amianto sui tetti o all’interno e se c’è corretta informazione su un tema così importante per la salute pubblica. In italia la legge 257 del ’92 ha vietato la produzione, commercializzazione l’importazione e l’uso dell’amianto. In italia i materiali con amianto sono stati installati fino all’aprile del 1994 e sono ancora presenti in edificio ad uso pubblico, privato, e nelle attività lavorative.

La prima mappatura, a livello regionale, risale al 1997 sulla presenza di amianto friabile più pericoloso per il rilascio spontaneo di fibre in ambiente. Nel 2002 Arpa mappò anche la presenza di amianto compatto. A Piacenza erano un centinaio i siti censiti. Ogni anno viene effettuata la nuova mappatura, al giugno scorso in totale restavano 48 siti tra cui 9 scuole, 7 luoghi di culto, 10 case di cura e ospedale, un cinema, 6 impianti sportivi, 5 centri commerciali. Mensilmente Arpa effettua nuove mappature e nuove bonifiche.

Come si gestisce in Italia la questione amianto? Il decreto minesteriale del 1994 contine le normative e le metodologie tecniche per identificare i materiali con amianto, valutare il rischio, scegliere i provvedimenti per la bonifica e tenere il rischio sotto controllo. Il rischio è correlato alla possibilità di rilascio delle fibre che possono essere inalate.

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“PROFUGHI, I SINDACI AL CENTRO DELLE DECISIONI”

I sindaci siano al centro della questione profughi. E’ l’essenza del protocollo che verrà sottoposto alla prefettura elaborato dopo oltre due ore di confronto tra i primi cittadini, moderati dal Presidente della Provincia Rolleri. La proposta di redigere un patto tra i sindaci è arrivata dal primo cittadino di Rottofreno Raffaele Veneziani e predisposto dai sindaci dell’unione della bassa Val Trebbia e Val Luretta. Il protocollo che verrà discusso la prossima settimana, punta a evitare soluzioni imposte dall’alto precisando che è sbagliato parlare di emergenza ma piuttosto di un fenomeno demografico storico , di un vero e proprio esodo di una parte del popolo africano che continuerà nel tempo e quindi , non si può far finta di nulla. Il patto è necessario proprio per aiutare a gestire la situazione. “Tutta la comunità è chiamata a risolvere la situazione – ha detto il sindaco di Bettola Sandro Busca – non si può lasciare alla prefettura questa responsabilità.  In campo scendano anche chiesa curia e volontariato”. “Non possiamo permettere alla prefettura di decidere – ha rincarato Ghillani sindaco di Gossolengo – Il rischio e di avere tante Caratta in ogni comune”. Il primo cittadino di San Giorgio Giancarlo Tagliaferri ha fatto un gesto significativo; ha annodato la fascia tricolore che non indosserà nelle cerimonie pubbliche  fino a quando non riceverà risposte chiare dalla prefettura.

Da più parti è arrivata l’esigenza di impostare un chiaro progetto educativo per i profughi che arrivano sul nostro territorio. Da parte di coloro che si candidano ad ospitarli è necessario un percorso che impegni gli stranieri in attività favore della comunità come è accaduto a Ponte dell’Olio, per favorire una pacifica convivenza con i cittadini. Poi un appello ai parlamentari del governo perchè venga in qualche modo modificata la politica nazionale sull’immigrazione, per molti apastti deficitaria. Il sospetto è quello che dietro ai bandi per la disponibilità dei luoghi di accoglienza si crei un business pericoloso.

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DON MAZZI: “MENO REGOLE, PIU’ TESTIMONIANZA”

La carica di don Antonio Mazzi fondatore di Exodus, 85 anni compiuti da pochi giorni, è contagiosa. Contagiosa anche per chi la grinta la deve tirare fuori in campo, come i giocatori di volley e di basket. Don Antonio Mazzi è arrivato in casa Bakery perchè con la società di Marco Beccari è nata una collaborazione. Il ricavato delle iniziative della Bakey andranno a favore dei 40 centri che don Mazzi gestisce in tutta Italia. Oggi la droga non è più il problema principale, Exodus si occupa del recupero dei giovani nella parte finale della detenzione, fra poche settimane ospiterà anche Fabrizio Corona. “Ho dedicato la mia vita ai disperati- ha detto .- perchè io stesso era un disperato. Bocciato a scuola, senza un padre, non avevo mai pensato di fare il prete”. Poi negli anni 50 ha fondato la città dei ragazzi e da lì ha capito che la sua strada era quella di aiutare chi è in difficoltà. Nel 1979 fondò Exodus. “Odio le regole – ha detto don Mazzi – perchè non hanno mai educato nessuno. E’ attraverso la stima e la fiducia che si educano le persone. Meno regole e più testimonianze”. E ai giovani ha detto: “non bruciate la vostra adolescenza ma riempitela di sogni”.

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PROFUGHI, SALE LA TENSIONE TRA I SINDACI

La questione profughi si sta allargando e il livello di tensione sta assumendo dimensioni preoccupanti. Tra gli amministratori la preoccupazione è altissima, il caso della struttura di Caratta bruciata dopo l’annuncio dell’arrivo di una ventina di profughi è emblematico e ricorda ciò che sta accadendo nelle periferie romane. L’assessore al Nuovo Welfare del comune Stefano Cugini scrive su Facebook cita un proverbio dei nostri anziani “a es trop bon a s’e cuion”. Come dire che “Piacenza sta facendo anche per i Comuni della provincia che non fanno”. Piacenza ospita molti più profughi più rispetto a quanti in realtà potrebbe ospitarne in rapporto al numero di abitanti. Molti altri comuni della provincia, pur essendo di medie dimensioni, non ne hanno ospitato nessuno. Nel post l’assessore lancia una frecciata agli esponenti della destra piacentina   “Ai copywriter della destra, troppo concentrati sugli slogan, ricordo che a non gestire insieme la questione si finisce per avere le assegnazioni d’ufficio della Prefettura, i cui numeri sono sempre molto più alti di quelli spettanti a ogni singolo comune da un’equa distribuzione distrettuale. Finiti i titoli, come lo spiegate ai vostri cittadini?” La proposta dell’assessore Cugini è quella di una ridistribuzione dei migranti sulla base della popolazione dei singoli comuni. In altre parole: ognuno faccia al sua parte. 

 

LE CORSAIRE HA INCANTATO IL MUNICIPALE

Grande successo per la prima che ha aperto la stagione di danza del Teatro Muncipale; tra i più celebri balletti del repertorio romantico Le Corsaire ha rivissuto sul palco grazie alla bravura e al virtuosismo dei danzatori del Balletto dell’Opera Nazionale di Riga. Nato il primo dicembre 1922, il Balletto dell’Opera Nazionale di Riga, la cui storia affonda le radici nella migliore tradizione della scuola di balletto russa, ha dato i natali a vere e proprie star del balletto, quali Mikhail Baryshnikov, Māris Liepa e Aleksandr Godunov. In quei primi anni di attività l’ex-prima ballerina del Balletto Mariinskij, Aleksandra Fedorova, appartenente alla prestigiosa famiglia Fokin, iniziò a lavorare come danzatrice e coreografa mettendo in scena molti balletti sulla base delle coreografie di Marius Petipa, Lev Ivanov e Mikhail Fokin. Sotto la sua direzione, la compagnia acquisì un considerevole valore artistico e tecnico. Nel 1932, Anatole Viltzak, ex-solista del Balletto Mariinskij, che aveva danzato nella leggendaria compagnia di Sergej Djagilev, i Ballets russes, venne nominato direttore del Balletto dell’Opera Nazionale di Riga e il talentuoso ballerino e coreografo Osvalds Lēmanis ne fu maître de ballet dal 1934 al 1944. Dopo la seconda guerra mondiale il balletto fu affidato a Helēna Tangijeva-Birzniece, allieva a San Pietroburgo della celebre Agrippina Vaganova. Ad Helēna Tangijeva-Birzniece hanno fatto seguito i seguenti direttori: Yevgeny Čanga, Irēna Strode, Aleksandrs Lembergs, Janīna Pankrate, Modris Cers, Lita Beiris in later years, e Aivars Leimanis che dirige la compagnia dal 1993. Oggi il repertorio della compagnia si fonda sulle perle del balletto classico, su capolavori come Giselle, Il lago dei cigni, Lo Schiaccianoci, Don Chisciotte, Le Corsaire e produzioni classiche più recenti come Romeo e Giulietta, Coppélia, La Fontana di Bachcisaraj e Il limpido ruscello. Il repertorio è stato recentemente arricchito dagli influssi di autori contemporanei, interpretando il complesso e raffinato Anna Karenina di Boris Eifman e il balletto Tango Plus/Voyages del coreografo argentino Mauricio Wainrot. Fanno parte del repertorio anche produzioni scritte da musicisti contemporanei quali Juris Karlsons (The Silver Veil) e Arturs Maskats (Les Liaisons Dangereuses) e quelle ispirate ad opere musicali tra cui Clear Invisible di Pēteris Vasks e Tango di Arturs Maskats.

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VIGNAIOLI INDIPENDENTI, STORIE DI VITA E DI PASSIONE PER LA TERRA

Si prendono cura del prodotto fin dall’inizio, curandone ogni aspetto dalla vigna alla bottiglia. Per gli 800 vignaioli indipendenti riuniti della FIVI produrre vino è una missione più che una professione. Ognuno di loro ha una storia, un passato e  un presente da raccontare spesso racchiusi in un calice. La Fiera Mercato dei Vini ha riunito a Piacenza Expo 250 vignaioli indipendenti provenienti da 19 regioni italiane. E’ stata una due giorni per degustare centinaia di vini di tutte le tipologie, la maggioranza prodotti da vigneti autoctoni. Gli organizzatori hanno voluto dedicare un importante momento al vignaiolo Lino Maga, 80 anni, che ha dedicato la vita alla custodia e alla promozione della sue terra attraverso un vino simbolo, il Barbacarlo, consegnandogli il premio “Romano Levi”.

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